Il delicato equilibrio tra memoria storica e intrattenimento digitale si è trasformato in una tempesta per gli sviluppatori di Leenzee, finiti al centro di un caso che travalica i confini del gaming. Wuchang: Fallen Feathers (qui la nostra recensione) è diventato il simbolo delle complesse dinamiche culturali che attraversano l’industria videoludica, dove ogni scelta narrativa può innescare reazioni imprevedibili. Quello che doveva essere un semplice aggiornamento si è trasformato in un terremoto capace di dividere la community tra Est e Ovest.
Quando la dinastia Ming incontra il soulslike
a miccia della controversia è scattata attorno a un dettaglio che, per un giocatore occidentale, potrebbe sembrare secondario: il modo in cui Wuchang: Fallen Feathers rappresenta la dinastia Ming. In Cina, l’assenza di una condanna esplicita nei confronti della dinastia Qing successiva è stata interpretata come un errore grave, persino offensivo. Per rendere l’idea, è come se un titolo ambientato nella Seconda guerra mondiale evitasse accuratamente di prendere posizione sul nazismo: un silenzio che diventa esso stesso un messaggio.
La reazione degli sviluppatori è stata immediata e drastica. Con la patch 1.5, Leenzee ha cercato di allinearsi alle critiche interne, ma invece di intervenire con ritocchi marginali ha riplasmato in profondità le basi stesse del gioco, toccando tanto il sistema di combattimento quanto la trama.
Una patch che cambia tutto
Le modifiche introdotte hanno avuto un impatto radicale. Alcuni boss sono diventati imbattibili, diversi nemici non muoiono più ma si “stancano”, e molti personaggi ostili sono stati trasformati in alleati. Il numero di avversari attivi è stato ridotto drasticamente, alterando la natura stessa dell’esperienza soulslike.
Se l’obiettivo era rassicurare il pubblico cinese, all’estero il risultato è stato devastante. Su Steam il titolo è stato travolto dal review bombing, con migliaia di valutazioni negative da parte di giocatori che hanno percepito le modifiche come censura ingiustificata.
La risposta della comunità modding
La creatività dei giocatori ha però trovato una via d'uscita attraverso i canali non ufficiali. DarkmoonBlade, un modder esperto, ha pubblicato su NexusMods la "Rollback censorship patch", una modifica che ripristina integralmente la versione 1.4 del gioco. Nonostante la procedura di installazione richieda competenze tecniche specifiche - inclusa la disattivazione degli aggiornamenti automatici e l'avvio tramite eseguibile diretto - la patch ha ottenuto una diffusione sorprendente tra la comunità internazionale.
I dati di Steam raccontano una storia più complessa di quella che emerge dai social media. Dopo aver raggiunto il picco di 131.000 giocatori simultanei a fine luglio, Wuchang ha visto un calo che lo ha portato a stabilizzarsi intorno ai 16.000 utenti, in linea con l’andamento naturale del genere. Un paragone utile è quello con Lies of P, che dopo il lancio nel 2023 superò i 60.000 giocatori simultanei ma, nel giro di pochi mesi, si assestò su numeri molto più contenuti pur mantenendo una fanbase solida.
Il quadro diventa ancora più chiaro se confrontato con i grandi nomi della scena soulslike. Solo pochissimi titoli, come Elden Ring, sono riusciti a mantenere numeri consistenti a lungo termine, trasformandosi in fenomeni culturali oltre che commerciali. La parabola di Wuchang, pur amplificata dalla controversia, rientra quindi nei parametri tipici del mercato: un picco iniziale impressionante seguito da una fisiologica discesa.