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Auto elettriche e ibride, come e perché sceglierle

Il mondo delle auto elettriche e ibride si fa sempre più variegato: facciamo chiarezza sui diversi tipi di motorizzazioni esistenti.

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Avatar di Francesco Daghini

a cura di Francesco Daghini

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 03/10/2022 alle 13:00
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Auto elettriche, ibride plug-in, full hybrid, mild hybrid: negli ultimi anni il mercato automobilistico si è riempito di nomenclature più o meno fantasiose per descrivere le tipologie di motori esistenti, ma non sempre le differenze tra le varie declinazioni vengono presentate in modo chiaro e semplice. In questo articolo andremo ad analizzare le varie tipologie di motori elettrificati, per capirne meglio le differenze, i punti di forza e di debolezza.

Auto elettriche: perché sceglierle e perché no

Iniziamo da quelle più semplici, le auto elettriche o BEV - Battery Electric Vehicle: fino a pochi anni fa il concetto di un’auto 100% elettrica ci sembrava lontanissimo, o riservato a un ristretto gruppo di compratori – oggi questa realtà è cambiata e l’auto elettrica sta entrando con più concretamente sul mercato, anche con proposte relativamente alla portata delle masse. A livello di schema meccanico l’auto elettrica è quella più semplice in assoluto da progettare: troviamo un grosso pacco batterie che va a sostituire completamente il serbatoio del carburante – solitamente corre lungo tutto il pianale dell’auto, così da migliorarne anche il baricentro – collegato direttamente al motore o ai motori elettrici presenti.

L’energia immagazzinata nella batteria viene sfruttata dal motore, e l’autonomia offerta dall’auto dipende principalmente dalle dimensioni della batteria – espressa in kWh – e dall’efficienza con cui questa viene gestita: in più di un’occasione abbiamo visto compagnie rilasciare aggiornamenti software che hanno migliorato l’autonomia dell’auto grazie a un’ottimizzazione della gestione dell’energia elettrica.

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A seconda del modello scelto – e quindi del prezzo di vendita – l’autonomia può variare tra i 200 e i 600 km; nella parte alta di questo range sono collocate anche auto endotermiche, con la differenza che un “pieno” di corrente elettrica impiegherà almeno 15 minuti con una colonnina ad alta potenza, mentre un pieno di benzina o gasolio può essere effettuato in pochi minuti a una qualunque pompa di benzina.

Il risparmio vero avviene se si riesce a caricare l’auto principalmente alla wall box di casa, dove i tempi di ricarica sono molto più lunghi ma il costo dell’energia elettrica cala drasticamente; in questo modo si potrà guidare la propria auto elettrica con costi di esercizio molto bassi.

L’autonomia delle auto elettriche può anche essere influenzata dalla temperatura ambientale: quando le temperature calano, l’auto dovrà sfruttare energia immagazzinata nella batteria per tenere quest’ultima alla temperatura ottimale di utilizzo, andando quindi a scaricarla prima del tempo riducendo i chilometri percorribili.

Tra gli svantaggi principali c’è senza dubbio il prezzo di acquisto iniziale, che ad oggi è ancora sensibilmente più alto rispetto a quello di un’auto di simili dimensioni con motore endotermico: l’alto costo delle materie prime necessarie a produrre le batterie, unito al grande lavoro di ricerca e sviluppo fatto dalle aziende che stanno portando auto elettriche sul mercato, rende queste auto ancora inaccessibili ai più.

Per contro, un’auto elettrica è in grado di offrire tanti vantaggi: i costi di gestione sono molto bassi anche grazie alle agevolazioni che le permettono di non pagare il bollo, di sostare gratuitamente nei parcheggi con strisce blu di molte città, di accedere alle ZTL in molte città, e di non subire i blocchi del traffico quando l’aria diventa irrespirabile. E soprattutto, se avete già guidato un’auto elettrica, non potrete che concordare con noi che uno dei maggiori vantaggi offerti sta nelle ottime prestazioni e nella marcia silenziosa e priva di vibrazioni.

Passiamo ora al magnifico mondo delle auto ibride, andando a capire meglio in cosa differiscono le tre tipologie maggiormente diffuse sui mercati: plug-in hybrid, full hybrid e mild hybrid.

Mild hybrid: una soluzione semplice a basso costo

L’ultima delle tre tipologie è quella che più rapidamente si sta diffondendo anche tra le auto economiche, proprio perché è una soluzione semplice da implementare, poco costosa e in grado di migliorare in modo percepibile i consumi. “Mild” in inglese ha tante traduzioni, e quella più adatta è probabilmente “leggero”: il mild hybrid è un tipo di motore ibrido leggero e semplice, che unisce le capacità di un motore endotermico con la forza di spinta di uno elettrico.

Sulle auto mild hybrid il motore elettrico è molto piccolo, e lo stesso vale per la batteria da 12 o 48 Volt: l’auto non è in grado di muoversi solo con l’energia elettrica in quanto il motore elettrico viene collegato a quello termico, ma sfrutterà la spinta del sistema elettrico per avere un’accelerazione migliore – specialmente nelle marce basse, dove i consumi di carburante sono più alti. L’auto mild hybrid non ha bisogno di essere ricaricata a una colonnina, in quanto la piccola batteria installata verrà costantemente ricaricata durante la frenata dell’auto, e necessiterà quindi soltanto del pieno di carburante.

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Le soluzioni mild hybrid si trovano anche su modelli molto economici come la Fiat Panda o la Ford Fiesta: queste motorizzazioni sono in grado di migliorare sensibilmente i consumi di carburante e le prestazioni in accelerazione, ma le vere differenze si vedono sui modelli full hybrid o plug-in hybrid.

Full hybrid: la Prius fa strada

I modelli full hybrid - o FHEV, Full Hybrid Electric Vehicle -  sono tra i primi a essersi diffusi sul mercato: in molti ricorderanno gli anni in cui le grandi città sono state letteralmente invase di Toyota Prius utilizzate dai tassisti, una delle prime auto a farsi conoscere proprio grazie alla tecnologia full hybrid.

L’auto full hybrid è dotata di un pacco batterie più grande rispetto a quello di una mild hybrid, e ha il motore elettrico direttamente collegato alle ruote, così da permettere la percorrenza di qualche chilometro sfruttando solo l’energia elettrica. Anche in questo caso non sarà necessario collegare l’auto a una colonnina di ricarica: sarà l’auto stessa a monitorare lo stato di carica delle batterie, che si ricaricano anche durante la frenata, e qualora ce ne fosse bisogno si potrà accendere il motore endotermico per velocizzare la ricarica delle batterie.

Grazie a questi sistemi di alimentazione full hybrid si possono migliorare i consumi di carburante anche del 30% in ambiente cittadino, mentre in autostrada non si avverte nessun miglioramento particolare perché a velocità più alte si viaggia quasi interamente con il motore endotermico. Per contro però il peso dell’auto può aumentare anche di 100 kg, a causa della presenza delle batterie - che potrebbero anche ridurre lo spazio a disposizione nel bagagliaio – e del motore elettrico.

Plug-in hybrid: solo per chi ricarica

Arriviamo infine all’espressione più alta del motore ibrido, il plug-in hybrid: si tratta di quel tipo di auto ibrida che può essere ricaricata a una colonnina ed è in grado di muoversi per diversi chilometri – una quantità compresa all’incirca tra 40 e 100 km – sfruttando soltanto il motore elettrico.

Le auto plug-in hybrid (o PHEV, che sta per Plug-in Hybrid Electric Vehicle) rappresentano il punto più alto del motore ibrido attuale, grazie all’elasticità della doppia alimentazione che offrono: le batterie installate sono sufficienti a coprire il percorso quotidiano dell’italiano medio – che è di circa 30 km – e permettono un utilizzo giornaliero molto economico ed ecologico, dato che potenzialmente si può utilizzare l’auto senza mai accendere il motore endotermico. Quando invece si ha bisogno di fare molta strada, subentrano le indiscusse capacità del motore a benzina che ci porterà a destinazione senza ansie da autonomia.

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Utilizzare un’auto plug-in hybrid in città assicura costi di esercizio molto bassi, simili a quelli di un’auto elettrica, con diversi vantaggi fiscali sia in fase di acquisto sia durante l’utilizzo. Per contro, un’auto plug-in hybrid richiede di avere sempre a disposizione un punto di ricarica casalingo per sfruttarla nel modo migliore possibile, e la presenza di batterie si traduce molte volte in uno spazio minore all’interno del bagagliaio. L’aumento di peso rispetto a un semplice modello endotermico diventa ancor più evidente quando si viaggia con la batteria scarica, facendo aumentare i consumi senza guadagnare nulla a livello di prestazioni.

A conti fatti diventa subito chiaro un aspetto fondamentale: le auto elettriche o elettrificate in qualche forma danno un grande apporto a livello di consumi quando vengono utilizzate in città, dove il traffico rende le auto endotermiche particolarmente inefficienti. Più ci si allontana dalle strade trafficate e meno sarà utile ed efficiente avere a disposizione un motore elettrico o ibrido; ad oggi la soluzione più bilanciata resta senza dubbio una motorizzazione plug-in hybrid, in grado di offrire il meglio dei due mondi mantenendo però una grande elasticità nell’utilizzo che se ne può fare.

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