Cinema e Serie TV

Alice in Borderland, recensione in anteprima della serie Netflix

Alice in Borderland è la nuova serie TV Netflix tratta dal celebre manga di Haro Aso in uscita in Italia il 10 Dicembre. Il serial è di genere sci-fi thriller e vede alla regia Shunsuke Sato, celebre per aver diretto il live action del manga di culto Bleach, mentre tra gli attori ricordiamo Kento Yamazaki, Tao Tsuchiya, Aya Asahina, Nobuaki Kaneko, Ayame Misaki.

Questo nuovo show televisivo originale Netflix incuriosirà sicuramente gli appassionati del manga di Aso, pubblicato per la prima volta su Shōnen Sunday S di Shogakukan dal 2010 fino al 2015, ma, sicuramente deluderà non poco le aspettative dei fan che, forse, avrebbero voluto vedere qualcosa di diverso e più accattivante. Abbiamo avuto la possibilità di guardare in anteprima i sette episodi che compongono la prima stagione di Alice in Borderland, di seguito trovate il nostro resoconto.

Alice in Borderland: sci-fi made in Japan

La storia di Alice in Borderland racconta la vicenda di Arisu (l’Alice del titolo della storia) e dei suoi amici che, passeggiando per le strade dell’occidentalissimo quartiere Shibuya di Tokyo, vengono improvvisamente trasportati in una realtà parallela. I tre amici si ritrovano così in una Tokyo completamente deserta, uguale a quella che conoscono ma totalmente diversa sia per la desolazione delle strade altrimenti gremite di cittadini e turisti, sia per l’aria decadente che sembra emergere da ogni cosa che si presenti dinanzi ai loro occhi.

Serie tv varie

Ben presto i ragazzi riceveranno dei segnali esterni, che seguiranno fino all’ingresso di un palazzo in cui, poi, saranno costretti a partecipare a un gioco dove in ballo c’è la loro stessa vita. Qui incontreranno un’altra coetanea, anche lei trasportata e intrappolata in questa nuova realtà distopica, dal nome emblematico di Usagi, che possiamo tradurre come “coniglio”, un chiaro riferimento all’opera di Lewis Carroll. Insomma, un survival game intriso di sadismo e cliché che porterà i giovani protagonisti a dover scegliere, a ogni loro azione, se vivere o morire o, peggio, chi sacrificare per sopravvivere. Insomma, niente di nuovo all’orizzonte, nemmeno le strade deserte di Tokyo, dopo il lockdown degli scorsi mesi, sembrano stupire più di tanto lo spettatore più attento.

Serie tv varie

Partendo dall’opera di Haro Aso, il manga Alice in Borderland, conclusosi ben cinque anni fa, già dalle prime pagine trasporta il lettore in un mondo distopico, lo destabilizza e con molta calma cerca di condurlo verso la soluzione dell’enigma. Nella serie TV, invece, questo sembra essere, invece, a volte veloce, a volte molto lento, creando una discrepanza paradossale nel ritmo narrativo che non riesce a mantenere viva l’attenzione dello spettatore. Sicuramente, in ogni show televisivo ci sono puntate riempitive che raccontano ben poco della trama principale della storia, in Alice in Borderland, però, questi spezzoni riempitivi e fini a se stessi sembrano spalmati lungo tutto l’arco narrativo che si sviluppa nelle puntate che compongono la prima stagione.

Un viaggio esasperato in una Tokyo che non c’è

Come abbiamo già detto, la Tokyo descritta nel film è una Tokyo che non c’è, non esiste, proprio perché non è quella che conosciamo ma una falsa copia considerevolmente mutata per aspetto e vitalità. Il contrasto tra la caotica metropoli giapponese e la distopica città decadente ritratta nel survival game è spiazzante. Inserire, poi, dei ragazzi, poco più che adolescenti, all’interno di uno scenario così grottesco e costringerli a una guerra spietata contro loro stessi per la sopravvivenza è davvero molto crudele e sadico.

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Dobbiamo però considerare una cosa, i prodotti giapponesi di maggior successo su Netflix sono gli anime presenti in catalogo che, spesso, ci raccontano storie ancor più cruente e senza alcun filtro moralista di sorta. Alice in Borderland, evidentemente, è un prodotto che si riferisce allo stesso target. Questo lo vediamo in maniera lampante dalla mescolanza di generi diversi, dal teen drama al survival thriller dai toni fantascientifici. Un accostamento di tanti generi diversi che fanno, purtroppo perdere identità al prodotto.

Da non dimenticare, è anche la maestria del regista dietro la realizzazione della serie TV, Shunsuke Sato è un veterano della trasposizione live action dei più famosi manga e anime giapponesi tra cui la serie di film tratti dal fumetto Gantz. Quest’ultimo è molto simile a Alice in Borderland, parla infatti di un gruppo di personaggi intrappolati in una sorta di purgatorio dove devono per forza partecipare a delle missioni militari dove sopravvivere è l’eccezione e non la regola.

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Nella serie TV originale Netflix, però, il tutto è molto enfatizzato, i protagonisti, prima di intraprendere una nuova prova, esasperano le loro emozioni rendendo la narrazione e i dialoghi stucchevoli e inutilmente sentimentali. Quello che poi non aiuta è sicuramente il comparto artistico e le prove attoriali degli interpreti che sembrano quasi delle icone russe nella loro sempiterna inespressività.

Conclusioni

La serie TV Netflix Alice in Borderland, tratta dall’omonimo manga di Haro Aso, è rivolta a un pubblico giovane, composto per lo più da adolescenti. L’originalità e il comparto artistico non aiutano lo show televisivo a decollare, rendendo la narrazione piatta e l’interpretazione inespressiva e eccessivamente stucchevole.

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D’altro canto, alcuni giovani appassionati di manga e anime potrebbero trovare piacevole lo show per le ambientazioni e le prove, sempre più sadiche e senza pietà, del survival game a cui i protagonisti sono costretti a partecipare. Interessanti sono le ambientazioni, sempre più degradate e inospitali, proprio a voler sottolineare l’abbrutimento delle convenzioni sociali difronte alle più inumane forme di tortura psicologica e fisica. Sicuramente si potrà vedere la città di Tokyo come non siamo mai stati abituati a vedere né sul piccolo né sul grande schermo.

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