Cinema e Serie TV

Happy Days: il primo episodio spegne 47 candeline

Il 15 Gennaio del 1974 andava in onda per la prima volta negli USA Happy Days, la sit-com che idealizzava la vita dei giovani americani a cavallo tra gli anni ’50 e gli anni ’60. La serie è entrata nel cuore di molti appassionati, complici soprattutto le numerose repliche che le nostre reti televisive hanno mandato in onda continuamente nel corso degli anni.

Happy Days

Ma non solo: Happy Days ha avuto anche un impatto culturale decisamente imponente, tanto da coniare persino delle espressioni ricorrenti nel linguaggio televisivo o cinematografico, oltre che influenzare pesantemente moltissimo la cultura pop in generale e tantissimi prodotti che ne fanno parte. Nel celebrare questo compleanno speciale, ripercorriamo le origini della serie e di cosa ha significato all’interno dell’industria televisiva e cinematografica.

Una serie che non doveva esistere

Prima di mandare in onda una qualsiasi serie televisiva, viene prodotto e girato un “Episodio Pilota” che, di solito, viene mostrato agli investitori o alla rete per giudicare se valga la pena produrre l’intera serie o meno. Anche Happy Days non fu esente da questa pratica (anche se avrebbe dovuto essere il primo episodio di una serie intitolata New Family in Town), ma sfortunatamente non piacque e, inizialmente, la serie non fu prodotta.

Happy Days

Tuttavia, per non “sprecare” quell’episodio, venne inserito all’interno della serie antologica Love, American Style, nella quale ogni puntata raccontava una storia diversa, sempre di genere romantico o commedia e che ospitava spesso pilot di serie scartate e che non furono mai realizzate.

Quando andò in onda, nell’arco della terza stagione, l’episodio intitolato “Love and the Happy Days” (che aveva già come protagonisti Ron Howard e Anson Williams nei loro ruoli di Richie e Potsie e Marion Ross nel ruolo di Marion Cunningham), gli ascolti furono davvero ottimi, tanto che, alla fine, si decise di produrre una nuova serie con protagonista la famiglia Cunningham, intitolata proprio Happy Days.

Il grande successo grazie ai personaggi

La serie ambientata a Milwaukee, nel Wisconsin, racconta la vita degli adolescenti degli anni ’50, in particolare di quelli della famiglia Cunningham e di tutte le persone che vi gravitano attorno. A differenza del fantomatico “episodio pilota“, la serie vanta, ovviamente, di un discreto numero di personaggi, che ne hanno decretato il successo.

Happy Days

A Richie e Potsie si aggiunse anche Ralph (Interpretato da Donny Most), che completò il trio di migliori amici; la famiglia Cunningham si arricchì di altri membri come il capofamiglia Howard (Interpretato da Tom Bosley, già sceriffo di Cabot Cove ne La Signora in Giallo), la figlia minore Joanie “Sottiletta” (interpretata da Erin Moran) e dal figlio maggiore Chuck (interpretato da due attori diversi, Gavan O’Herlihy e Randolph Roberts), che apparve pochissimo nell’arco delle prime due stagioni, per poi sparire senza alcuna spiegazione e generando il termine “Sindrome di Chuck Cunningham“, che sta proprio a significare quando in un film o una serie TV scompare improvvisamente senza un motivo particolare.

Happy Days

Il fenomeno Fonzie

Tuttavia, il personaggio che forse ha spinto la popolarità dello show alle stelle è senz’altro Arthur Fonzarelli, detto Fonzie, interpretato da Henry Winkler. “The Fonz“, come viene chiamato in originale, doveva essere un personaggio secondario e di poco conto, destinato a rimanere pressoché nell’ombra, ma il pubblico lo adorava a tal punto che gli sceneggiatori si videro quasi costretti a promuoverlo a protagonista, assieme ai Cunningham che, nel corso della serie, acquisiranno quasi come un terzo (o quarto?) figlio.

Happy Days

Il personaggio di Fonzie incarna l’animo del tipico motociclista ribelle, ma allo stesso tempo sicuro delle sue capacità e di se stesso, rimanendo comunque fedele a dei sani principi e valori come l’amicizia e la famiglia, nonostante fosse cresciuto orfano e senza dei role model. Nel corso degli episodi, diventerà un punto di riferimento per i giovani Cunningham, nonché per tutti i giovani frequentatori di Arnold’s, il locale in centro a Milwaukee.

Tutto ciò che riguarda Arthur Fonzarelli è entrato a far parte della cultura pop e, in generale, quasi chiunque almeno una volta nella propria vita ha provato ad accendere qualcosa con un pugno, o ha indossato un giubbotto di pelle pronunciando il tipico:”Heey!“. Ed è proprio il mitico indumento ad essere diventato un vero oggetto di culto per appassionati e collezionisti: pensate che ne è conservata una addirittura al Museo Smithsonian della Storia Americana a Washington!

Happy Days

Inoltre, è proprio dal personaggio di Fonzie che deriva la celebre espressione usata in ambito televisivo di “jump the shark” (“saltare lo squalo“), che sta a indicare il momento in cui un determinato prodotto seriale (o anche cinematografico) raggiunge un fantomatico “punto di non ritorno“, dopo il quale perderà sia di qualità che di popolarità, identificando proprio quel momento come l’inizio del declino.

Questa espressione deriva dall’episodio di Happy Days nel quale il coraggioso Fonzie deciderà di fare letteralmente un “salto di uno squalo” con degli sci d’acqua. Per molti, quella puntata è stata dichiarata troppo eccessiva e totalmente fuori dagli standard della serie e viene identificata proprio come l’inizio del declino dell’intera serie.

Gli Spin off

Anche Happy Days ha dato origine a una serie di spin-off, alcuni di successo e altri meno, che hanno deciso di raccontare alcune storie parallele di personaggi passati da Milwaukee e che hanno interagito coi protagonisti.

Quello che in America ebbe più successo fu Laverne & Shirley, che superó addirittura la serie madre per certi aspetti. Questa serie spin-off racconta le vicende di due ex-ragazze di Richie e Fonzie (Laverne e Shirley appunto), impiegate in una fabbrica di birra sempre di Milwaukee.

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Ci fu poi Le ragazze di Blansky, serie andò in onda per una sola stagione e non ebbe molto successo, a differenza della precedente. Essa vedeva come protagonista Nancy Blansky, la cugina di Howard Cunningham, e si svolgeva nel presente di quell’epoca (cioè la fine degli anni ’70).

Happy Days

Out of the blue aveva, invece, come protagonista Random, un angelo custode apparso in uno degli episodi di Happy Days. La cosa giudicata strana da parte di molti è il fatto che la serie era già in onda da un paio di episodi quando si vide il personaggio nella “serie madre“; per questo è definibile quasi come un “episodio crossover” quello dove appare il personaggio.

Happy Days

Trasmessa in concomitanza con la decima stagione di Happy Days, venne prodotta Jenny e Chachi, che racconta le vicende di Jenny e Chachi intenti a sfondare come musicisti a Chicago. Dopo due stagioni molto brevi e gli ascolti molto bassi, i due personaggi furono fatti ritornare nella serie madre.

Happy Days

Forse lo spin-off più conosciuto da noi in Italia é Mork & Mindy, che nasce dall’esigenza di “cavalcare l’onda” della fantascienza portata da Star Wars in quegli anni, volendo i produttori portare un alieno anche sul set di Happy Days. Fu così che nacque il personaggio, apparso per un paio di episodi, di Mork, interpretato da Robin Williams, che colpì a tal punto la produzione con la sua bravura e la sua comicità da guadagnarsi una serie da protagonista, regalando all’attore il suo primo vero ruolo da protagonista.

Happy Days

Dove sono i protagonisti oggi?

Sono passati davvero tanti anni dall’ultimo episodio di Happy Days e, ovviamente, i suoi protagonisti non sono rimasti con le mani in mano, specialmente i due principali protagonisti della serie: Ron Howard e Henry Winkler.

Il primo, ha partecipato ad un paio di altri ruoli cinematografici come American Graffiti e Il Pistolero, per poi virare totalmente sul ruolo di regista. A Ron Howard sono attribuiti diversi film cult della storia del cinema come Splash – Una sirena a Manhattan, Cocoon o ancora Apollo 13, A Beautiful Mind e tutti i film sui romanzi di Dan Brown, ricevendo anche diversi premi Oscar e Golden Globe. La sua opera più recente è Elegia Americana, distribuito su Netflix a Novembre, racconta una visione moderna del sogno americano attraverso gli occhi di tre generazioni diverse.

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Per quanto riguarda il secondo, invece, subito dopo Happy Days decise di fermare momentaneamente la carriera attoriale, dedicandosi solo a qualche sporadico ruolo in qualità di produttore di alcune serie TV (come MacGyver, ad esempio). Tornò ad interpretare qualche ruolo all’inizio degli anni ’90 in film come Scream o Waterboy, continuando poi negli anni 2000 con altre parti anche in serie televisive come Arrested Developement.

Un progetto interessante che l’ha visto protagonista è quello di autore di una fortunata serie di libri per ragazzi che continua ancora oggi con protagonista il personaggio di Hank Zipzer, un ragazzino di nove anni affetto da dislessia proprio come l’attore.

Howard e Winkler sono ottimi amici fin dai tempi della serie, tanto che quest ultimo ha fatto da padrino al battesimo della prima figlia del fu Richie Cunningham; i due decisero di tornare nei rispettivi ruoli di Happy Days in un breve corto nel 2008 per sostenere la campagna presidenziale di Barack Obama.

Un bel ricordo

Con la sua spensieratezza, i suoi personaggi e le sue storie, Happy Days rimarrà nel cuore di tutti gli appassionati di sit-com e serie TV in generale, che ha saputo raccontare un’epoca passata in maniera scanzonata e divertente, radicandosi così tanto all’interno della cultura popolare da coniare persino delle espressioni utilizzate ancora oggi.

Il mondo della televisione deve molto a Happy Days, che ha saputo intrattenere in maniera leggera e divertente il pubblico senza troppe pretese e senza mai prendersi troppo sul serio.

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