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I migliori film del Rinascimento Disney

Chi l’ha vissuto se lo ricorda bene, e per certi versi è ancora adesso una grande fonte di ispirazione. Stiamo parlando del Rinascimento Disney, il periodo tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Duemila in cui la casa di Topolino è riuscita a riprendersi dopo degli anni Ottanta assai difficoltosi. Grazie a un tipo diverso di creatività, che contaminava l’animazione con una spiccata vena musical, la Disney non solo è tornata sulla cresta dell’onda, ma ha lasciato un’impronta immortale nel cinema d’animazione contemporaneo.

Su queste pagine ne abbiamo abbondantemente parlato, dedicando ampi speciali e approfondimenti che hanno indagato la storia della Disney anni Novanta dentro e fuori dallo schermo. Oggi però vogliamo proporvi qualcosa di leggermente differente: una selezione dei film più interessanti di quel periodo. Una rassegna senza la presunzione di essere esaustiva, bensì con l’ambizione di guidarvi in quei film forse meno “celebri”, ma comunque degni di attenzione; potete trovarli tutti su Disney+.

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I migliori film del Rinascimento Disney

La Sirenetta – l’iniziatore del Rinascimento Disney

Non potevamo che partire dalla pellicola accreditata come iniziatrice di tutto il Rinascimento Disney. Con questa loro prima regia, John Musker e Ron Clements iniziano il loro percorso tra le coppie di registi più affiatati della storia recente della Disney (sarebbero stati loro a dirigere Aladdin ed Hercules, e tra i loro ultimi lavori c’è anche Oceania). Riprendendo un’idea di cinquant’anni prima, in cui adattare La Sirenetta di Hans Christian Andersen era in lista come secondo classico dopo Biancaneve e i Sette Nani, La Sirenetta fu un progetto molto ambizioso. Lo fu non solo per le persone e lo sforzo economico (costò 40 milioni di dollari di allora) ma anche perché fu appunto la materializzazione plastica di quel cambio di mentalità nello studio e nel modo di lavorare.

L’idea dei numeri musicali e delle canzoni cantate che fungessero da “tappe” narrative sarebbe stata la fortuna della storia de La Sirenetta. Tuttora si rimane basiti nel vedere i dettagli sopraffini dell’animazione e soprattutto l’enorme sforzo produttivo nel rendere credibile un ambiente subacqueo, dai milioni di bolle alla resa degli elementi mobili come i capelli della bella Ariel. Questo film fu anche l’esordio della profittevole collaborazione tra la Disney e il compositore Alan Menken, che avrebbe firmato tra le colonne sonore più ricordate degli anni Novanta e oltre. Un classico da riscoprire, per comprendere quanto genuino spirito di cambiamento vi fosse ai tempi nello studio di Walt.

Il Re Leone – l’epopea

Basta andare solo qualche anno più avanti ed ecco che troviamo quelli che molti considerano come “il migliore di tutti”: Il Re Leone non ha certo bisogno di presentazioni, ma lo inseriamo in questa rassegna perché è un’altra grande ambizione. La pellicola diretta da Roger Allers e Rob Minkoff, nonché spinta dall’allora produttore Jeffrey Katzemberg, è un cammino di crescita verso la maggiore età, nonché una storia originale ispirata all’Amleto di Shakespeare e alla vicenda biblica di Mosè.

Attraverso l’animazione tradizionale di leoni realistici si compie infatti un’epopea semplice ma magniloquente, fatta di panorami sconfinati e cori soffusi, velati di tribale. Con persino i primi accenni di computer grafica, presente nella celebre sequenza degli gnu impazziti. Uno sforzo di produzione notevole, ma paradossalmente non nato sotto una buona stella: le aspettative erano infatti riposte maggiormente su Pocahontas. Ma dove il successo commerciale di entrambi fu indiscutibile, a spiazzare tutti fu proprio Il Re Leone, valutato in maniera assai più positiva anche dalla critica.

Il Gobbo di Notre Dame – il gigante silenzioso del Rinascimento Disney

Se vogliamo, i primi due film di questa rassegna erano gli “scontati”, ovvero i due che tutti hanno visto e che tutti ricordano. Dopo il 1994 però le cose cambiano, e la produzione del Rinascimento si rigira verso lidi diversi e “atipici”: simbolo e inizio di questo è proprio Il Gobbo di Notre Dame del 1996. Adattamento del romanzo Notre-Dame de Paris di Victor Hugo e diretto da Gary Trousdale e Kirk Wise (già registi nel 1991 de La Bella e la Bestia), era e rimane uno dei classici più cupi, gotici e adulti mai fatti dallo studio di Topolino.

La lotta del deforme ma buono Quasimodo per essere accettato nella Parigi del Quattrocento è infatti un’opera che, più che al bambino, parla all’adulto che l’accompagna. La magnificenza della cattedrale di Notre Dame si accompagna alla cupezza e al non detto, dalla composta malvagità di Frollo alla contrapposizione infernale dell’amore ingenuo a quello lussurioso. Fino a toccare temi delicati come la discriminazione etnica, il significato della preghiera e l’ingiustizia travestita da autorità. A completare il tutto nuovamente la grande colonna sonora di Alan Menken, che stavolta si supera inserendo canti gregoriani. Un classico assolutamente da riguardare e da riscoprire, vista la sua capacità di crescere e far venire fuori significati sempre nuovi a seconda dell’età dello spettatore.

Mulan – la grande ambizione

Un paio d’anni dopo Quasimodo ecco che la Disney osò ancora, distribuendo nelle sale l’atipico Mulan. Un film che è tuttora uno dei più grandi (se non il più grande) unicum della storia della casa di Topolino. Mulan infatti non solo è il primo vero tentativo di riuscire a sfondare anche in Cina, ma è ancora adesso l’unico film d’animazione Disney che abbia la guerra tra i suoi elementi portanti.

Malgrado ai tempi avesse avuto sensibilmente meno successo rispetto ai film degli anni precedenti, complice anche il fatto che la pellicola non ebbe l’approvazione della censura cinese, è stata ampiamente rivalutata in anni recenti. L’adattamento della leggenda cinese di Hua (Fa) Mulan rimane una storia semplice ma profonda, che racconta con delicatezza un’antica Cina resa in maniera iconica e mitologica. Un pacato fervore che trova respiro nei numeri musicali e nelle spalle comiche, che nascondono insospettabili riferimenti culturali (Mushu è un aiutante perché nel folklore asiatico il drago è un essere benevolo e un simbolo di prosperità). Un’opera diversa da quelle cui si è abituati dall’animazione Disney più “tradizionale”, ma proprio per questo ancora più preziosa.

Le Follie dell’Imperatore – l’unicum

Ci avviciniamo alla fine della rassegna, e di converso anche agli anni conclusivi del Rinascimento Disney. Una delle ultime trovate di un periodo così “progressista” fu proprio Le Follie dell’Imperatore, di cui abbiamo parlato in un recente speciale dedicato. Nato come classico “tradizionale” ad ambientazione precolombiana dal titolo Kingdom of the Sun, venne prima scartato e poi resuscitato come qualcosa di diverso.

Le Follie dell’Imperatore è sì un buddy movie dove l’ambientazione precolombiana funge solo da scenografia, ma è anche un incredibile ricettacolo di trovate comiche. Una risata che si muove su binari multipli, dalla commedia slapstick ai doppi sensi, fino allo sfondamento della quarta parete e all’auto-satira nei confronti della Disney e dei suoi “grandi successi seriosi” degli anni precedenti. Aiutato anche da un doppiaggio italiano che amplificò ancor di più la vena cabarettistica, Le Follie dell’Imperatore è tuttora considerato uno dei film d’animazione più divertenti della storia contemporanea.

Il Pianeta del Tesoro – il sottovalutato

E infine, chiudiamo in tutti i sensi: Il Pianeta del Tesoro è infatti il film che ha chiuso ufficiosamente il Rinascimento Disney. La conclusione “ufficiale” è infatti da retrodatare al 1999, anno di uscita di Tarzan. Uscito nel 2002, Il Pianeta del Tesoro rappresentò ai tempi il compimento della frattura iniziata da Hercules nel 1997. Quest’opera, a lungo desiderata da Musker e Clements, si rivelò uno dei più grandi flop di tutti i tempi, capace di incassare solo 109,6 milioni di dollari a fronte di 140 di budget.

Col tempo, fan e critici hanno provato a immaginare le ragioni di questo fallimento, tra costi fuori controllo a una campagna marketing costruita su una magniloquenza in realtà inesistente. L’adattamento in chiave spaziale dell’Isola del Tesoro di Robert Louis Stevenson segue la medesima tematica del romanzo originale, ovvero l’avventura alla ricerca del tesoro come “viaggio di iniziazione alla vita” per il giovane Jim Hawkins. A fronte di questa tematica però c’è anche l’enorme lavoro fatto sulla psicologia dei personaggi. Un’ambizione che rilancia il pirata Long John Silver lungo una redenzione inaspettata e piacevole, nella realizzazione animata del “chi trova un padre trova un tesoro”. Un film sottovalutato e probabilmente uscito anche nell’epoca sbagliata, ma che avrebbe sicuramente meritato assai più attenzione: per fortuna, Disney+ l’ha salvato dall’oblio.

L’animazione umana

Questa rassegna dei migliori film del Rinascimento Disney non è stata né esaustiva né tantomeno troppo oggettiva. Questo perché, pure avendo ciascuno i suoi pregi e difetti, tutti i film di quell’epoca si meriterebbero una menzione d’onore. Quello che abbiamo voluto fare in questa occasione è stato guidarvi alla riscoperta di quei classici meno noti, che fossero capaci di partire dai canoni fissati a fine anni Ottanta per raccontare qualcosa di diverso tramite il mezzo dell’animazione.

Dalle space opera alle guglie di pietra di una cattedrale, da un mondo lontano minacciato dalla guerra fino ad Aztechi e Incas, il Rinascimento Disney ha saputo vincere per la sua capacità di parlare a un pubblico trasversale: non solo al bambino, ma anche all’adulto che lo accompagnava. Ma è stato in grado di sopravvivere nei cuori di tutti coloro che l’hanno vissuto perché ha saputo mettere al centro del suo operato l’essere umano: ovvero, esattamente quello che ha fatto l’altro Rinascimento, quello storico. E il nostro augurio, specialmente in queste feste, è di riscoprirlo grazie a Disney+.

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