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Il cavaliere del male (Demon Knight), l’horror vecchio stile che piace nonostante tutto

Recensione di Demon Knight, in Italia Il Cavaliere del Male. Film del 1995 che ha ancora qualcosa da dire.
Retrocult cover

Nota del curatore. In qualche modo, Retronauta è riuscito a infilare una sua rubrica dentro la mia rubrica. E la cosa assolutamente geniale è che lo ha fatto con il mio consenso e approvazione. Dev’essere così, altrimenti non saprei come meglio l’insieme dei suo articoli, che include tra gli altri il pezzo su Pumpkinhead, quello su The Pagemaster, la disquisizione su Il Bambino d’Oro, e l’autodibattito su Indipendence Day.

Direi però che questa combustione ad alti ottani su Il Cavaliere del Male stabilisce alza notevolmente l’asticella. Leggere l’articolo di oggi vi obbligherà a domandarvi ancora e ancora cosa sia davvero un brutto film, o cosa significhi bello.

Già, perché rovistando nel fango si può trovare l’oro. Persino dei diamanti grezzi ogni tanto, ma forse non è il caso odierno … forse. Il punto è che l’autore di oggi maneggia con maestria il setaccio, smonta e smembra film solo apparentemente faciloni, e finisce per regalarci ogni volta il piacere di una lettura inaspettata. Spero che vi divertirete a leggere questo pezzo come mi sono divertito io.

Buona lettura e alla settimana prossima.

Valerio Porcu

Retronauta

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Demon Knight

Demon Knight, da noi Il cavaliere del male, è un po’ l’antesignano dell’attuale Marvel Cinematic Universe se vogliamo metterla in un certo qual modo. Infatti, oltre a esser stato il primo tentativo di portare su grande schermo la popolare serie tv I racconti della Cripta, l’intenzione primaria era quella di dar vita a un franchise. Avviando una sorta di “universo espanso”, con una serie di film che riprendesse toni, ambientazioni e carattere generale della serie.

Peccato, come dire, che Il cavaliere del male tutto fu tranne che un prodotto entusiasmante.

Demon Knight

Al tempo riuscì, tutto sommato, a guadagnarsi la pagnotta al botteghino, ma in generale fu spernacchiato, schifato e anche un po’ sputato. D’altra parte è difficile negare il fatto che è un film pieno di difetti. Piuttosto lento, a tratti noioso, non spaventa né fa paura. Insomma, non centra nessuno dei bersagli che sarebbero ideali di un film horror. Ma è anche un film unico, originale, nonché, cosa sorprendentemente sbalorditiva, pieno di buone idee. Un film che nella sua abbacinante umiltà, è forse migliore di parecchi prodotti moderni.

Dal Guardiano della Cripta a Zio Tibia

Come se il fatto non fosse sufficientemente chiaro, cioè che Il cavaliere del male è de facto “un racconto della cripta”, la pellicola inizia con la stessa popolare apertura dello show televisivo (che per un po’ andò in onda anche in Italia, NdC). La carrellata panoramica della magione, la camera che via via si sposta di stanza in stanza fino alla cripta, e tutta questa bella roba qua. Alla fine, zoom sulla bara e bam! Il Crypt Keeper, cioè il Guardiano della Cripta, che viene fuori. Scherzone!

A proposito del Guardiano della Cripta, vorrei approfittare dell’occasione per una breve parentesi esemplificativa; anche perché a oggi, nell’anno domini 2019, c’è ancora gente che fa confusione sull’argomento.

Demon Knight

Dunque, negli anni ’50 la storica EC Comics (cofanetto a 92 euro) iniziò la pubblicazione di vari fumetti horror. In generale erano un compendio di storie autoconclusive introdotte da “personaggi-mascotte”: c’era quindi il Vault-Keeper della serie The Vault of Horror, l’Old Witch di The Haunt of Fear e, naturalmente, il Crypt-Keeper di Tales from the Crypt. Anche se ogni serie aveva il suo presentatore, i tre apparivano spesso insieme nei fumetti, e molti siparietti comici venivano giocati sulla loro “rivalità professionale”.

Il cavaliere del male
Titolo originale Demon Knight
Anno 1995
Regista Ernest R. Dickerson
IMDB 6.7
Rotten Tomatoes – critici top NA
Rotten Tomatoes – tutti i critici 38
Rotten Tomatoes – Pubblico 64

Il Crypt-Keeper divenne il personaggio più popolare, tanto da apparire in ogni adattamento della serie: a partire dal film Racconti dalla tomba (Tales from the Crypt) del 1972, fino alla serie animata dei primi anni ’90 Tales from the Cryptkeeper (conosciuta da noi come Brividi e polvere con Pelleossa) e via dicendo.

Successivamente, apparve una rivista sostanzialmente simile a Tales from the Crypt: era Creepy della Warren Publishing. Le cui storie, analogamente ai fumetti della EC, venivano introdotte dal personaggio di Uncle Creepy (Zio Raccapriccio). Il personaggio della Warren Publishing, oltre che nella funzione di presentare e introdurre le storie, anche nell’aspetto è, chiaramente, ispirato al Crypt-Keeper di Tales from the Crypt della EC Comics. Si rivelò comunque un successo e, anni dopo, da quelle storie vennero tratti i film Creepshow.

In Italia invece, verso fine anni’80/inizio ’90, venne tirato su un programma televisivo largamente ispirato a Tales from the Crypt: Venerdì con Zio Tibia. Questo benedetto Zio Tibia era ispirato a Uncle Creepy di Creepshow, ma in ogni caso è un prodotto, diciamo “originale italiano”. Che non ha niente da spartire né col Crypt-Keeper che con Uncle Creepy. Successe però che, quando alcuni anni dopo venne mandato in onda I Racconti della Cripta, per… diciamo una specie di distorto “senso della continuità”, il Guardiano della Cripta venne chiamato pure lui Zio Tibia. Ma sono comunque personaggi diversi – ed è su questo punto che molti ancora oggi fanno confusione.

Il Cavaliere del Male, storia

Demon Knight

Tornando al Cavaliere del male, all’inizio c’è questa simpatica sequenza metareferenziale in cui il Crypt-Keeper “sta girando” alcune scene per un nuovo episodio del programma. In sostanza, vediamo la classica “bellezza da film horror”, con forme generose e poca stoffa addosso, che ha appena eliminato il marito con un colpo d’accetta a tradimento, e messo poi a mollo il cadavere in una vasca d’acido. Nudità gratuita, mammelle che spuntano ogni due e tre per contratto, violenza insensata fine a se stessa… insomma, si respira tutto il profumo dei bei vecchi tempi.

Alla fine, il “regista” stoppa tutto e rivolgendosi agli spettatori introduce il film. Che sarebbe – nella finzione – la sua entrata di giustezza in grande stile nel mondo del cinema. Devo ammettere che questa decina di minuti ha un suo perché. Molto gradevoli e sfiziosi, danno al tutto quell’area campy voluta e sopra le righe che non guasta mai.

Inizia così il film vero e proprio, in cui vediamo un inseguimento fra due tizi, uno dei due è Billy Zane in versione cosplayer di Walker Texas Ranger. A un certo punto, il tizio inseguito finisce la benzina e ferma l’auto in piena strada, preparandosi ad accogliere a fucilate Billy Texas Ranger. Quest’ultimo però se ne infischia altamente delle schioppettate e con tutta nonchalance si schianta contro l’auto e tutto finisce in una palla di fuoco.

Tra l’altro, qui va assolutamente un altro punto nostalgia a favore del film: le esplosioni anni ’90. Dove anche una semplice sputacchiata faceva esplodere le auto (o qualunque altra cosa) almeno ottanta volte.

Il tizio si salva e, dopo esser scappato via incontra il vecchio e alcolizzatissimo Zio Willy, a cui si presenta come Frank Brayker. Brayker chiede allo spugnone molesto se per caso conosca un posto dove passare la notte. Che te lo dico a fare, il vecchio è amico della proprietaria di un alberghetto poco distante. Nel frattempo Brayker continua a controllarsi il palmo della mano dove ha un insolito tatuaggio animato; che ti fa essere sia l’anima di ogni festa che il prescelto sulle cui spalle grava un compito di vitale importanza non solo per te, ma per tutto il genere umano.

Arrivato in albergo e registratosi sotto falso nome, Brayker osserva la clientela del posto. Perciò, panoramica generale sul già visto Zio Willy, la proprietaria Irene, la prostituta Cordelia, l’ ex impiegato postale Wally e Jeryline, una detenuta che lavora lì per ottenere il rilascio. Nel frattempo sul luogo dell’incidente giunge la polizia. E che polizia, insomma. Roba che il commissario Winchester spostati: un duo di obesissimi poliziotti, a cui appare di punto in bianco Billy Texas Ranger che li convince di essere una specie di detective all’inseguimento di un pericoloso criminale, che ha rubato un oggetto d’inestimabile valore. E nonostante poco ci manchi che Zane termini ogni frase con una malvagia risata tipo “Muah! Ah! Ah!”, loro gli credono ciecamente.

Demon Knight

All’albergo intanto, arriva anche Roach. Raccontando che poco prima, nella tavola calda dove lavora come cuoco, un tizio, cioè Brayker, aveva provato a fregare l’auto del proprietario. Insospettita, Irene, la proprietaria del posto, decide di chiamare la polizia: i due tizi di prima arrivano sul posto portandosi appresso Billy Texas Ranger. Giusto cinque minuti e parte la mattanza, con Billy che, tolti i panni del Ranger, si rivela essere una specie di demonio chiamato il “Collezionista”. Il quale, tanto per mettere in chiaro le cose, con un papagno di quelli potenti sfonda il cranio allo sceriffo.

Attimi di panico generale, delirio, ma poi con l’artefatto che Brayker si portava appresso, riesce a mettere in fuga il Collezionista. Quest’ultimo però, dal suo sangue che sparpaglia un po’ qui e un po’ là sul terreno fuori dall’edificio, richiama una mandria di creature demoniache che assediano la clientela dell’albergo. Brayker prontamente riuscirà a tenere testa e a bada i mostri, spargendo su porte e finestre un po’ del liquido contenuto nell’artefatto, creando così una barriera che i mostri non sono in grado di oltrepassare.

Alla fine della fiera, per salvarsi, lui e gli altri dovrebbero resistere fino al mattino. Naturalmente però, i poteri del Collezionista sono vari ed eventuali, in grado di arrivare là dove i mostri non possono.

Il commento: è meno peggio di quanto sembri

Le critiche mosse a Il Cavaliere del Male sono incontrovertibilmente vere. Tutto lo spettacolo dura circa un’ora e venti:. se però togliamo quelle le sequenze metareferenziali all’inizio e alla fine, col Guardiano della Cripta, la storia del film vera e propria a stento arriva all’oretta. Va da sé quindi, che già di suo un fatto simile, un minutaggio simile, lo rendano automaticamente inadatto al grande schermo. Mai, neanche mezza volta, Il cavaliere del male riesce a staccarsi da dosso quell’aria da, come dire… riassunto. In cui la fretta di a ficcare tutto assieme alla meno peggio quanto più in fretta possibile, è praticamente più che palese.

In tutto questo poi, non c’è una linea di condotta che sia una: è una commedia? No, perché non fa ridere. Allora è un horror bello e semplice? No, manco stavolta. Ché “paura” è una parola che non viene in mente mai neanche lontanamente una volta durante il film. Inoltre mettici pure che la qualità del “materiale artistico” su cui tutto il film si basa è, diciamo, paragonabile a uno sputo che cola da una parete. Molte sequenze sono tirate via talmente alla carlona da far spavento. E poi… che altro? Ah, sì: Il Cavaliere del Male è un film che ha tutto quello che un film di questo genere dovrebbe avere.

Demon Knight Il cavaliere del male

Il fatto è che nonostante la pezzenteria, le sequenze non brillantissime, la confusione generata da una storia a tirar via, Il cavaliere del male fa scena di meccaniche che raramente si vedono in questo tipo di film. Innanzitutto i comprimari, per quanto possibile, sono caratterizzati. Ognuno di essi dà effettivamente l’impressione di essere un personaggio “vivo”, con una storia alle spalle. Siamo onesti, ci sono fin troppi film in cui c’è il gruppo che deve necessariamente essere fatto a pezzi prima della fine; ma nel 90% dei casi, sono tutti personaggi-cartonato buoni solo allo splatter-service.

In secondo luogo, il film ha delle regole. Regole ben precise che rispetta fino alla fine. Per esempio, i demoni e i posseduti dal Collezionista si possono uccidere solo distruggendogli gli occhi.Così è detto, e così è per tutto il film. Un dettaglio certo non di poco conto, che aiuta molto la sospensione del dubbio.

Poi, c’è il Collezionista: un Billy Zane grande così. Particolarmente ispirato e totalmente innamorato di se stesso. Decisamente brillante, che rende particolarmente bene nel ruolo di antagonista. Tanto che, non voglio dire ma, se Zane avesse una quindicina d’anni di meno, sarebbe una pazzia oggi non prenderlo in considerazione per il ruolo di Joker nel prossimo film DC.

Dulcis in fundo, cosa più unica che rara in film del genere, un finale coerente. Coerente con la storia ma soprattutto plausibile con essa. Ah, e tanto per non lasciarle fuori, ci sono le volgari nudità gratuite, gore a tutto spiano ed effetti prostetici di quelli vecchia scuola. Che riescono a trasmettere ancora, a distanza di quasi trent’anni, una certa solidità al tutto.

In definitiva, il problema più grande de Il Cavaliere del Male, alla fine della fiera, è imputabile al taglio troppo televisivo. Da episodio di contenitore quale era a suo tempo I Racconti della Cripta originale. Per via di ciò molte sequenze risultano forzate e, probabilmente, più stupide di quello che in realtà sarebbero. Ma, in fin dei conti questo è un film che non si può non amare. O almeno, non guardare almeno una decina di volte.

Ebbene, detto questo credo che anche per oggi sia tutto.
Stay Tuned ma soprattutto Stay Retro.

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