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L’apparenza delle cose, anteprima del thriller “sovrannaturale”

Se pensavate che la vita bucolica fosse armoniosa, tranquilla e in grado di riequilibrare i vostri livelli di stress, non vi siete ancora imbattuti nel film di cui andiamo a parlare. Tratto dal romanzo omonimo (acquistabile a questo link) scritto da Elizabeth Brundage, L’apparenza delle cose, Things heard and seen in versione inglese, è un titolo, quest’ultimo, che sicuramente meglio concorda con quanto abbiamo visionato nella nostra anteprima dell’originale Netflix, disponibile in streaming da oggi 29 aprile e in grado di restituirci un’ambientazione dal sapore quasi halloweenico. Di genere horror/drama e dalla trama in linea con diverse altre produzioni della sua categoria, siamo rimasti colpiti dalla trasposizione cinematografica del libro sopracitato, condensando oltre cinquecento pagine di storia in due ore di film, piene di suspense e tensione grazie al lavoro di una direzione artistica ben curata. Quanto è davvero spaventoso questo film? E quanto invece si è rivelato prevedibile? Scopriamolo insieme nella nostra recensione.

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L’apparenza delle cose: nulla è come sembra (?)

Catherine Clare è una giovane, sposata e con famiglia, che soffre di disturbi di stomaco, ma questo non le impedisce di rinunciare a qualcosa di molto importante per lei: la vita in città, per seguire il marito, George Clare, in una cittadina dal nome evocativo, Chosen, dimenticata da Dio e collocata a nord, nella Hudson Valley, dove si trasferisce per insegnare in un college. La cattedra di professore d’arte è davvero ambiziosa, ma come è riuscito a ottenerla senza una raccomandazione? Intanto la coppia, con la piccola Franny, trasloca da Manhattan in questo luogo immerso nel verde, molto isolato e tranquillo. Troppo. Una tranquillità che viene ben presto spezzata da fatti davvero strani e inspiegabili.

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Luci che vanno e vengono a intermittenza, oggetti che cadono e si rompono, e per finire, apparizioni. La casa è infestata, sostengono Catherine e la figliola, ma il marito non è dello stesso parere e non crede ai fantasmi. La versione della donna viene al contrario supportata da altri membri della comunità, con i quali stringe un rapporto sempre più stretto, diametralmente opposto a quello con George, il quale si comporta in modo sempre più strano e non perde tempo a tradire la consorte con la giovane Willis (Natalia Dyer), una studentessa di letteratura adescata in biblioteca.

Sto vomitando il nostro matrimonio.

Non ci sarà il solo tradimento in questa storia, alla base della quale vi è la narrazione di un dramma di coppia dove ormai l’uno odia l’altro. Si è dunque giunti non solo al punto di non ritorno, ma queste problematiche relazionali sono inoltre accentuate dalla presenza di spiriti nella casa in cui la famiglia abita. Una presenza davvero ingombrante, al punto di impossessarsi delle vite di entrambi i coniugi, riproponendo lo stesso scenario che si era palesato all’epoca della convivenza in quella casa della precedente coppia. Inevitabilmente, gli spiriti guideranno le azioni di entrambi, in maniera più o meno attiva, soprattutto nel caso di George, il quale nasconde un segreto. E qual è l’unica soluzione rimasta, quando altre persone scoprono le sue menzogne? Far sparire le tracce…

“Un anello per domarli”

Come si manifesta dunque la presenza dei precedenti inquilini in questa casa? Tutto comincia con ritrovamenti particolari da parte di Catherine, elementi non sempre connessi tra loro, ma che comunque rimandano al grande tema delle presenze sovrannaturali che circolano in questa casa infestata. Il primo tra questi è l’anello, portato in precedenza dalla madre di famiglia, la quale sarà una figura cruciale per la storia, dalla trama non sempre lineare e chiara, soprattutto per l’aggiunta di dettagli disseminati qua e là, ma rivelatisi soltanto strade senza uscita e senza connessione con il resto della narrazione.

Se da un lato però vi sono problematiche di indizi rimasti irrisolti, come se fossero dei “finti” très-d’union con il resto del film, dall’altro sono stati inseriti elementi registici che rimandano ad altre produzioni, rendendo la visione del film più godibile. Tra queste, la recitazione di Franny, anch’essa talvolta posseduta, come in una sorta di trance, e che ricorda il piccolo veggente Cole de Il sesto senso, in grado di vedere la gente morta. Una caratteristica comune anche ad altri giovani personaggi della storia del cinema, ma presenti in generi ben diversi, come Harry Potter e alcuni suoi amici.

Inoltre non mancano i classici cliché che si appoggiano a stereotipi sociali abbastanza diffusi; ad esempio, quando Catherine racconta alla madre le problematiche da lei vissute, questa non le comprende. Le consiglia infatti di frequentare la Chiesa locale e di recitare qualche preghiera, come se la soluzione definitiva fosse l’affidamento della sua anima al conforto della religione, forse perché la madre ritiene che la giovane abbia solo bisogno di tranquillità e serenità. Più fastidiosa e pruriginosa invece l’osservazione di George nei confronti di Justine, un’amica di famiglia che si preoccupa per la giovane protagonista, e che viene tacciata di essere una “lesbica non dichiarata e parecchio ossessionata da Catherine”, con l’obiettivo di creare volutamente problemi nella coppia. Una linea dialogica forse non delle più felici, ma si tratta di un caso più unico che raro.

In conclusione

L’apparenza delle cose è un film girato con cura e che vanta un cast di tutto punto, a partire proprio da Amanda Seyfried, cresciuta professionalmente rispetto ai precedenti lavori sul grande schermo, tra cui la serie di film musical Mamma mia! e titoli horror come Cappuccetto Rosso Sangue, nonché candidata all’Oscar come miglior attrice non protagonista per il ruolo di Marion Davies interpretato nel Mank di David Fincher.

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La Seyfried viene inoltre affiancata dalla giovane star di Stranger Things, Natalia Dyer, e da James Norton, oltre ad altri nomi meno noti, ma non meno performanti sullo schermo, dove si alternano inquadrature a campo lungo decisamente suggestive, ritraendo paesaggi naturali come fossero quadri dipinti su schermo, un rimando non casuale alla materia artistica insegnata da George al college. E sarà proprio il libro dedicato a Caravaggio, scelto da Willis in biblioteca, a darci non pochi indizi su come proseguirà la storia, dal finale che rimembra a tratti la storia di Frankenstein, ma di cui non vi anticipiamo altro.

Tutti sulla terra siamo associati nel mondo spirituale a quelli che erano come noi. Siamo in un certo senso legati a loro.

In conclusione, il film in questione è degno di nota, non solo per gli appassionati di thriller drammatici, ma anche per i fan dell’horror, un elemento qui non di certo predominante in maniera massiccia, ma in grado di fare la sua comparsa parecchie volte. Una produzione Netflix che potrebbe essere in grado di fare la differenza nel panorama attualmente proposto dalla piattaforma.

Sulla via del destino potrai raccogliere le pietre taglienti, in modo che non ti facciano male. Ma il libero arbitrio di una persona è solo suo. La nostra essenza è unita.