Libri e Fumetti

Marvel Comics: breve storia della Casa delle Idee

Un misterioso essere di fuoco irrompe da una parete, avventandosi su un uomo spaventato che cerca di difendersi con una pistola, inutile contro una creatura che è pura fiamma. È questa immagine che campeggia su Marvel Comics #1, albo a fumetti che arriva nelle edicole americane 31 agosto 1939 sotto l’etichetta Timely Comics, nome che a molti potrebbe non dire nulla, ma che sarebbe divenuta, nei decenni succesivi, una delle grandi realtà del comics supereroico con il nome di Marvel Comics. Una storia trionfale, fatta di momenti difficili e di grandi successi, di rivoluzioni del genere e di avvicinamenti ad altri media, grazie alla creazione di un pantheon di moderni eroi che a partire dagli anni ’60 del secolo scorso è divenuto una presenza costante nella pop culture.

Marvel

Ripercorrere quasi un secolo di storia della Marvel Comics è un’impresa titanica. L’evoluzione della casa editrice è un parallelismo con il mutare del settore, specchio a sua volta di una società, quella americana, che ha avuto rapporti contrastanti con il medium fumetto, passando dall’amore viscerale della Golden Age al sospetto che portò alla creazione del Comics Code Authority, sino alla rinascita del genere con la Silver Age. La Marvel è sempre stata presente in tutti questi passaggi, animata da una competizione con l’altro pilastro del fumetto supereroico, la DC Comics, dando vita a universo narrativo che da decenni accompagna generazioni di lettori.

La nascita della Timely Comics (Golden Age)

Il tutto si deve alla lungimiranza di Martin Goodman, editore newyorkese dalla mente arguta che riusciva a cogliere le giuste occasioni per dare lustro alla sua casa editrice. Compito non semplice negli States dei primi anni ’30, reduci dal primo dopoguerra e dalla Grande Depressione scaturita dal Giovedì Nero del 1929, in cui la popolazione era in cerca di una nuova rotta sociale, rappresentata economicamente dal New Deal, ma che necessitava anche di un supporto morale, un disimpegno mentale che alleggerisse questo periodo cupo. La letteratura pulp fu uno di rifugi, una serie di pubblicazioni in cui venivano presentate avventure di esploratori, storie fantascientifiche ed epopee western. Soprattutto su queste ultime si era concentrato Goodman con il suo Complete Western Book, antologia di racconti western realizzati senza l’utilizzo di una redazione vera e propria, ma appoggiandosi esternamente a un’agenza di creativi su commissione, la Funnies Inc.

capitan america 3

A dar sollievo agli americani non c’era solamente la letteratura pulp, ma erano presenti anche i fumetti, inseriti come strisce all’interno dei quotidiani. Occasione per mostrare ai lettori, specialmente i più giovani, avventure appassionanti di ogni genere, che divennero presto uno degli intrattenimenti più amati del periodo. Al punto che nel 1934 a Max Gaines venne un’intuizione: ristampare le strisce in raccolte che avessero una dimensione compatta, come un quotidiano piegato due volte. Con questa idea, Gaines creò il comic book, l’albo a fumetti come lo conosciamo oggi, ma soprattutto diede il via a quella che divenne una rivoluzione per il mondo dei comics.

Da questa intuizione di Gaines, infatti, cominciarono a comparire diverse pubblicazioni che seguivano il nuovo formato. Una tendenza che non sfuggì a Goodman, che dopo avere visto il crescente successo di questa tipologia di pubblicazione decise di dare vita a un’apposita redazione che realizzasse comics book. Forte di questa scelta, nel gennaio del 1939 rivoluzionò la sua casa editrice, battezzandola Timely Comics, e assumendo due nomi che avrebbero fatto la storia del fumetto: Joel Simon e Jack Kirby. A loro, venne presto affiancato un giovane, Stanley Lieber, inizialmente con ruolo di assistente, ma che in breve avrebbe avuto un ruolo più marcato nella casa editrice, arrivando a firmare alcune storie con il nom de plume di Stan Lee.

Nel 1938 era uscito Action Comics #1 della National Allied Comics, la futura di DC Comics, in cui compare Superman, momento che segna la nascita della Golden Age dei comics, il periodo in cui si ebbe la maggior fioritura del genere. La concorrenza tra le case editrici divenne spietata, la Timely si trovò a dovere entrare nella dinamica di creare continuamente nuovi personaggi e nuove pubblicazioni, che raccontassero avventure soliste o di gruppo dei suoi personaggi. Marvel Comics #1 aveva già presentato alcuni dei personaggi che avrebbero animato le pubblicazioni della casa editrice, come la Torcia Umana e Namor il Sub-Mariner, ma ancora una volta a guidare il mondo dei comics fu la contemporaneità.

In Europa, l’ombra del nazismo si stava profilando come un pericoloso nemico, sino allo scoppio della Seconda Guerra Mondiale, conflitto che in un primo momento gli States evitarono, anche se in patria iniziavano a sentirsi voci di protesta che invitavano invece il governo a scendere in campo al fianco degli Alleati. In questo contesto comparvero, nel mondo dei comics, i patriotically themed heroes, personaggi dei comics che avevano un dichiarato intento bellico. The Shield fu il primo, ma anche personaggi precedenti, come il Daredevil della Ley Gleason Publishing, vennero ritratti mentre combattevano in prima linea Hitler.

capitan america 5

Non pago di avere dato vita a un’offerta sostanziosa di comic book tra il 1939 e il 1940, Goodman decise che era ora di schierare un personaggio nuovo che fosse interprete del sentimento americano riguardo alla guerra in corso, chiedendo a Simon e Kirby di dare vita a un eroe che se ne facesse interprete. I due autori avevano già pronto da tempo una proposta in tal senso, e nel dicembre del 1940 (anche se datato marzo 1941 come da tradizione) comparve Captain America Comics #1, con in copertina un eroe armato di scudo che prendeva a pugni in faccia Hitler in persona!

Captain America divenne un vero e proprio cult, tanto che in breve tempo si ritrovò anche protagonista di una serie di cortometraggi, realizzati dalla Republic, che presentavano una versione diversa del personaggio, ma che ne manteneva l’aspetto. L’imminente vittoria alleata era sembrata un’occasione perfetta a Goodman per spingere il suo personaggio, seguendo una consuetudine del periodo che vedeva gli eroi dei comics conquistare la radio e il cinema, tendenza che possiamo considerata un’antenata del moderno concetto di cinecomic.

In quegli anni, i fumetti dei supereroi sembravano inarrestabili, un mercato florido di cui tutti volevano una fetta, ma questa sovraesposizione del genere, lentamente, portò alla saturazione del mercato, e gli incredibili dati di vendita dei primi anni cominciarono a calare vertiginosamente, portando a un crollo del settore che venne definitivamente abbattuto dalla comparsa del Comics Code Authority.

La seduzione dell’innocente e gli anni ‘50

Nel 1954, lo psichiatra Fredric Werthman pubblica il saggio Seduction of the Innocent, in cui evidenzia come alcuni temi trattati dal fumetto supereroico possano essere lesivi per i giovani lettori, dando vita a una rivoluzione del settore, che coinvolge commissioni parlamentari che si fanno interpreti di una vera crociata morale. Per evitare la bancarotta, il settore accetta la creazione di un Comics Code Authority, rigida regolamentazione con cui sono posti paletti su tematiche e modalità narrative da adottare nei comics.

La Timely, come altri, deve rinunciare ai suoi supereroi, ma non tutto il male viene per nuocere. Dopo aver visto negli eroi in costume della Golden Age l’incarnazione di una moderna epica, la società americana post bellica viene ora attraversata da nuove paure, come il pericolo atomico, e l’avvicinarsi a nuove narrative, come la fantascienza, che sta prendendo sempre più campo, sia in ambito letterario che in quello cinematografico. Ancora una volta, Goodam si fa interprete di questa dinamica, scegliendo di cambiare nome alla casa editrice, trasformandola in Atlas Comics, e dando vita a pubblicazioni che offrano al pubblico le storie che desidera, aprendosi anche al pubblico femminile, con comic book che vedono protagoniste adolescenti. Titoli come Patsy Walker e Millie the Model riscuotono grande successo, al pari di pubblicazioni come Tales to Astonish o Strange Tales.

Hellcat FQ

Non mancano dei tentativi di riportare in auge i supereroi, tanto che anche Captain America ritorna in azione, ma in un ruolo che sembra troppo schiavo del suo tempo. Sconfitto il nazismo, Cap ora combatte il nemico comunista, tanto da essere ribattezzato Commie Smasher, lo schiaccia comunisti, sotto la guida di Lee e di un giovane John Romita. La serie, figlia del clima della Guerra Fredda, non ha il successo sperato, e anche in futuro troverà poco spazio nei piani della casa editrice, che la renderà una parentesi fuori continuità. A tenere alto il buon nome dei supereroi della casa editrice è un altro personaggio della Golden Age, Namor il Sub-Mariner, tanto che si pensa addirittura di renderlo protagonista di un film, ma il progetto naufraga.

L’era dei supereroi sembra essere oramai tramontata, ma ancora una volta a dare ossigeno al settore è la casa editrice di Superman e Batman, che da National Alliance Comics è divenuta National Periodical Publication. È innegabile che sia questo editore a dare il ritmo al mondo dei supereroi, ne ha segnato la consacrazione nella Golden Age e ora, nel suo momento più buio, si appresta a sancirne la rinascita con una nuova concezione. Nel 1956, compare in edicola il nuovo Flash, Barry Allen, in Showcase #4, primo tassello di una ricostruzione del mondo eroistico composto da Superman, Batman e Wonder Woman, che con successo rilanciò il genere, tanto che a breve comparve la Justice League, formazione supereroica che raccoglieva i personaggi della DC Comics. Era iniziata la Silver Age del fumetto.

La nascita della Marvel Comics (Silver Age)

Come già accaduto in precedenza, Martin Goodman raccoglie i segnali del settore e cerca di trasformarli in un guadagno. Per farlo vorrebbe affidarsi al suo fidato Stan Lee, che però, viste l’attuale situazione della casa editrice, sta meditando di lasciare il posto e dedicarsi a una carriera di scrittore. Leggenda vuole che Goodman, durante una partita a golf con Julius Schwarts, editor della DC Comics, lo senta vantarsi degli incredibili incassi del suo nuovo comic book, Justice League. Per Goodman è il segnale del ritorno dei supereroi, una nuova era che si apre per la sua casa editrice, come testimoniò Stan Lee:

“Martin ci fece presente che aveva notato alcuni dei titoli della National Comics che stavano vendendo incredibilmente bene. Si trattava di una pubblicazione chiamata Justice League of America, ed era basata su un gruppo di supereroi. ‘Se la Justice League vende’ disse Martin ‘perché non pubblichiamo una serie basata su un gruppo di supereroi?”

Convinto da Goodman, Lee ha finalmente occasione di potersi cimentare come creatore di personaggi, rivoluzionando il genere, introducendo un elemento di umanità, di fallibilità nei personaggi. Dopo avere assistito a supereroi invincibili, per Lee era il momento di mostrarne le cadute, le difficoltà quotidiane dell’uomo dietro la maschera. È la nascita del paradigma ‘supereroi con superproblemi’, cui ben presto si unirà anche una dimensione meno eroica e più umana del ruolo dell’eroe, votata al dovere, spesso pressante e ingiusto, che verrà esaltata dal mantra ‘da grandi poteri derivano grandi responsabilità’. Con questi due apparentemente semplici concetti, Lee riesce a rivoluzionare la figura del supereroe, avvalendosi della collaborazione iniziale di due nomi importati della storia dei comics: Jack ‘The King’ Kirby e Steve Ditko.

spiderman villains

Tutto il lavoro creativo, però, era soggetto a un limite imposto dal distributore, che già si occupava di distribuire i fumetti DC: massimo otto albi mensili. Goodman non si scoraggiò, decidendo di dare ai propri albi cadenza bimestrale, escamotage che gli consentiva di avere in edicola sedici albi. Sistemato questo dettaglio, Lee e Kirby si misero al lavoro per creare una prima formazione di supereroi, come richiesto da Goodman, ma diedero a questa supersquadra un taglio diverso.

Affidandosi a quella che divenne una consuetudine negli anni successivi, si decise di trovare una ragione scientifica alla comparsa dei superpoteri dei nuovi eroi, e le nuove scoperte scientifiche legate alla corsa allo spazio trovarono in un viaggio spaziale sperimentale la soluzione. Fu durante una missione nel cosmo che lo scienziato Reed Richards, la fidanzata Susan Storm, accompagnata dal fratello Johnny, e il pilota Benjamin Grimm vennero colpiti da radiazioni cosmiche che diedero loro straordinari poteri, rendendoli i Fantastici Quattro. Era l’agosto 1961 quando Fantastic Four #1 conquistò i lettori, che assistettero anche a un altro momento epocale nella storia dei comics. Per celebrare questa sua nuova avventura editoriale, Goodman decise di cambiare nuovamente nome alla sua casa editrice, ribattezzandola Marvel Comics.

fantastici quattro copertina

Negli anni immediatamente successivi, il successo dei Fantastici Quattro porta alla nascita di altri personaggi che, nei decenni successivi, diventeranno parte integrante del Marvel Univers, come Spider-Man, Hulk, Iron Man e gli X-Men. Tratto comune ai personaggi, in questa prima fase del Marvel Universe, è un’origine scientifica o pseudo tale, interpretando le crescenti paure dell’era atomica (come per Hulk e X-Men) o del clima della guerra fredda, come per Iron Man e la comparsa di nemici come la Vedova Nera. Lee è instancabile nel suo spronare i suoi collaboratori a creare nuovi personaggi, una frenesia che portò anche parecchi dissidi legati in seguito alla paternità degli eroi Marvel. Le dinamiche del Metodo Marvel, infatti, prevedevano che chiunque partecipasse al processo creativo dei personaggi ne potesse rivendicare la creazione, a prescindere dall’apporto dato. Lee, che collaborava attivamente stendendo le sinossi delle prime storie o dando suggerimenti, con questo sistema poteva quindi dichiararsi quantomeno co-creatore di ogni personaggio Marvel. Una condizione che creò non pochi problemi in seno alla Marvel, che presto vide l’abbandono di figure importanti come lo stesso Kirby o Wally Wood.

L’evoluzione della Marvel Comics

Va riconosciuto a Lee, comunque, l’essere stato un perfetto interprete dei tempi, riuscendo a introdurre nuovi personaggi o storie che fossero uno specchio dei tempi, fedele al suo concetto per cui la Marvel fosse ‘il mondo fuori dalla finestra’. Nell’epoca di primi moti New Age e del crescente interesse per il misticismo arrivò alla creazione di Dottor Strange e durante la blaxploitation diede vita a Luke Cage, il primo supereroe di colore protagonista di una propria serie. Lee, tra pregi e difetti, divenne il perfetto interprete della mentalità Marvel, arrivando a sfidare il Comcis Code Authority e stimolando i propri sceneggiatori, che ebbero l’ardire di creare storie che affrontassero piaghe sociali in periodi in cui i comics ancora erano percepiti come intrattenimento minore. Storie come Il Demone nella bottiglia, Dio ama, l’uomo uccide o L’ultima caccia di Kraven sono simboli dell’anima Marvel, che da sempre valorizza maggiormente l’aspetto umano dei propri protagonisti.

demone nella bottiglia 5

Non paghi di avere conquistato le edicole, i supereroi Marvel a partire degli anni ’70 iniziarono a comparire anche in ambito televisivo, spinti dalla voglia di Lee di rendere i personaggi della Casa delle Idee figure del mondo del cinema, obiettivo che lo portò a lasciare l’amata New York alla volta di Los Angeles. Spider-Man e Capitan America furono i primi eroi marveliani ad approdare sul piccolo schermo, con scarso successo, ma la serie dedicata Hulk divenne un vero cult, tanto che si pensò di dare vita a un universo narrativo più ampio, di cui avrebbero fatto parte anche Iron Man, Thor e Daredevil. Progetto naufragato, ma in cui si ravvisano i primi segni di una transmedialità promettente, ribadita dal successo della concorrenza al cinema con Superman e Batman negli anni ’80, e che in Marvel, dopo un primo fallimentare tentativo con Howard e il destino del mondo nel 1986, trovò le prime conferme nella seconda metà degli anni ’90 con Blade, sino al successo del primo film degli X-Men.

iron man 7

Dopo aver ceduto parte dei diritti dei propri personaggi (come X-Men, Spider-Man e Fantastici Quattro), la Marvel, attraversati momenti economicamente poco felici, è riuscita a non perdere la propria fama, grazie a leggendarie saghe fumettistiche come Vendicatori: Divisi, La Saga di Fenice Nera e Civil War, o la nascita di nuovi esperimenti narrativi del calibro di Marvel 2099 e dell’universo Ultimate. Materiale incredibile, decenni di storie che sarebbero poi divenuti, in maniera diversa, la base per il futuro cinematografico dei personaggi della Casa delle Idee, quando nel 2008 Iron Man diede vita al Marvel Cinematic Universe.