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Masters of the Universe: Revelation Parte 2, recensione: troppo amore uccide

Sull’orlo della nostalgica febbre da revival di qualsiasi cosa proviene dai gloriosi e patinati anni ’80 anche per Masters of the Universe, uno dei franchise in assoluto più amati e caratteristici dell’epoca, era arrivato il momento di tornare prepotentemente in pista grazie a Netflix e ad una nuova serie animata che, ponendosi in continuity, voleva fungere da ideale sequel, proprio della serie animata classica realizzata negli anni ’80 da Filmation e Mattel. Sbarca quindi oggi sulla piattaforma streaming Masters of the Universe: Revelation Parte 2 composta da altri cinque episodi di circa 30 minuti l’uno che chiudono idealmente la prima stagione.

Masters of the Universe: Revelation Parte 2

C’è da sottolineare che la prima parte di Masters of the Universe: Revelation  aveva subito catturato l’attenzione dei fan di lunga data del franchise anche per la presenza di Kevin Smith, nel ruolo di showrunner e grandissimo fan del franchise, salvo poi raccogliere pareri contrastanti anche a causa di alcune scelte narrative troppo radicali che avevano fatto assomigliare i primi cinque episodi più ad uno spin-off che ad un vero e proprio sequel.

Masters of the Universe: Revelation Parte 2, dove eravamo rimasti?

Nei primi cinque episodi di Masters of the Universe: Revelation avevamo assistito allo scontro finale fra Skeletor ed He-Man consumatosi drammaticamente con la morte dei due. L’eroe si era sacrificato, rivelando anche la sua identità agli alleati ancora ignari del suo segreto come Teela, per impedire che Skeletor assorbisse il potere magico di Eternia. He-Man aveva quindi usato la Power Sword come una sorta di parafulmine.

Le due parti della spada erano finite a Subternia e Preternia, il primo un luogo infernale mentre il secondo un Valhalla per eroi e campioni, luoghi in cui Teela era stata richiamata, con improbabile manipolo di nuovi amici e soprattutto vecchi nemici, per salvare il Eternia. Il pianeta infatti, depauperato della sua magia, stava morendo. Proprio a Preternia, Teela aveva riabbracciato Adam che però sembrava tutt’altro che intenzionato a lasciare quel luogo.

Il senso del dovere e di amicizia nei confronti di Teela (cliccate qui per acquistare la nuova action figure di Teela) tuttavia avevano spinto Adam a ritornare su Eternia. La scelta però non era stata saggia facendo realizzare il complesso piano ordito da Skeletor che in un solo colpo non solo era tornato in vita, dopo essersi nascosto nello scettro di Evil-Lyn, ma aveva finalmente preso possesso della Power Sword diventando il nuovo campione di Castle Greyskull.

Con l’accesso ai poteri e ai segreti cosmici del castello e con Adam redivivo ma gravemente ferito, inizia Masters of the Universe: Revelation Parte 2. Con Skelegod ormai sull’orlo di apprendere i segreti della creazione, Eternia conta i suoi minuti. Teela, Andra e Adam fuggono per il rotto della cuffia mentre Eternos viene evacuata. Sembra tuttavia impossibile sfuggire a Skelegod che rintraccia Adam, salvato dal provvidenziale intervento di Teela che accede finalmente ai suoi poteri realizzando che sua madre era Sorceress, il quale con una mossa disperata cerca di attingere al potere senza l’ausilio della spada.

Masters of the Universe: Revelation Parte 2

Il risultato è inaspettato: Adam si trasforma in un He-Man selvaggio e brutale. Tanto basta però a far guadagnare tempo sufficiente per sfuggire dalle grinfie di Skelegod. Indispettito dal nuovo colpo di scena, Skelegod si rintana a Castle Greyskull incolpando Evil-Lyn di non aver indagato a dovere sui mistici poteri del campione. L’atteggiamento di Skelegod indispettisce ancora di più Lyn che si sente usata e tradita.

Teela intanto ha usato i suoi poteri per teletrasportare il selvaggio He-Man lontano da Eternos e nei pressi della roccaforte di Point Dread, ultimo baluardo della resistenza contro Skelegod. Mentre He-Man cede il posto nuovamente ad Adam che si ricongiunge con Re Randor e la Regina Marlena, Skelegod viene clamorosamente tradito da Evil-Lyn che fa suo il potere di Greyskull. All’orizzonte si profila quindi l’assalto finale a Castle Greyskull con Adam e Skeletor, nuovo improbabile alleato, che tentano di distrarre Lyn e Teela che cerca di penetrare nelle stanze segrete del castello e andare incontro al suo destino divenendo la nuova Sorceress per restituire così il potere ad Adam e sconfiggere Lyn e debellare la minaccia di Skeletor.

Masters of the Universe: Revelation Parte 2: troppo amore uccide

Per quanto fosse una traiettoria curva ed insidiosa, usando un gergo sportivo, Masters of the Universe: Revelation godeva di alcune intuizioni pregevoli che la allontanava in maniera netta da una mera operazione nostalgica o peggio ancora studiata per cavalcare certe mode e retoriche. Questi aspetti positivi, già surclassati qualche mese fa da una pioggia di critica forse ingenerosa, purtroppo non trovano riscontro in Masters of the Universe: Revelation Parte 2 che risulta sia narrativamente che tecnicamente molto al di sotto delle aspettative.

Questi cinque episodi conclusivi infatti sprecano malamente personaggi e situazioni in scelte narrative che preferiscono ripiegare su stilemi troppo ingenui e dialoghi a tratti davvero grotteschi (con tanto di battutaccia nella battaglia finale fra He-Man e Marlena) dando l’impressione di meri riempitivi anche perché privi di quei guizzi che pescavano, nella prima parte della stagione, a piene mani dalla ricca lore del franchise mentre qui sono ridotti ad un carosello di personaggi e veicoli presi dalla linea di action figures solo per soddisfare una vacua nostalgia dei fan della primissima ora. Si arriva stanchi e poco coinvolti al finale di Masters of the Universe: Revelation Parte 2 che assomiglia sinistramente a quello di Avengers: Endgame non tanto per modalità quanto per intenzioni con una rumorosa battaglia finale in cui l’unico sforzo apprezzabile è quello di ricondurre il tutto alle dualità fra He-Man e Skeletor e Teela e Evil-Lyn.

Masters of the Universe: Revelation Parte 2

Ed è forse il personaggio di Evil-Lyn (cliccate qui per acquistare la nuova action figure di Evil-Lyn) quello che meglio esemplifica il fallimento di Masters of the Universe: Revelation Parte 2. Ben costruito e cesellato nel corso dei primi cinque episodi, tanto da rendersi vera protagonista ad un certo più di Teela, Evil-Lyn si perde in motivazioni deboli e in una retorica scontata e a tratti stantia e poco incisiva.

Masters of the Universe: Revelation Parte 2

Se questi cinque episodi conclusivi beneficiano di un arco narrativo unico, meno frammentario ma anche meno dinamico rispetto ai primi cinque episodi più classicamente fantasy per struttura e plot, è difficile non notare ancora una volta quanto la presenza di He-Man sia quasi secondaria sullo schermo. Così come non viene approfondito l’He-Man selvaggio (neanche un cenno ad Oo-Larr a fronte del patheon di campioni visto nella prima parte di stagione) ridotto a una copia carbone dell’Hulk della Marvel tanto sono scontati i twist del plot, tutti prevedibili basti vedere la fuga di Man-at-Arms con l’ausilio dell’Orlax di cui però non vengono menzionate le origini (da recuperare nel fumetto di prossima pubblicazione per Panini Comics), e soprattutto il finale aperto che lascia ovviamente spazio non solo ad un nuovo filone narrativo in seno alla serie ma anche a possibili spin-off, leggasi She-Ra.

Masters of the Universe: Revelation Parte 2

È indubbio infatti che alla fine di Masters of the Universe: Revelation Parte 2 la sensazione sia stata quella di aver visto un prodotto partito con le migliori intenzioni, fra l’omaggio e il sequel vero e proprio, ma poi soffocato dall’amore per il materiale originale del suo stesso showrunner e da una certa ansia da prestazione volta ad accontentare un po’ tutti ma finendo per smarrire la propria identità assomigliando sinistramente ad un soft reboot di cui francamente non si sentiva la necessità, almeno in questi termini, visto l’ottimo lavorato svolto con la serie CGI prodotta da Netflix ed intitolata He-man and The Masters of the Universe e rivolta ad un target più basso.

I fan dei MOTU rimarranno delusi, rifugiandosi magari in un rewatch della serie del 2002, sperando magari in una nuova interazione più robusta che si rifaccia al fantasy più ruvido o alla cosmic opera più grandiosa. Il problema è che allo stato attuale Masters of the Universe: Revelation Parte 2 scontenta anche lo spettatore casual che si ritrova una conclusione povera rispetto alle premesse iniziali.

Masters of the Universe: Revelation Parte 2, la realizzazione tecnica

Anche dal punto di vista tecnico, Masters of the Universe: Revelation Parte 2 è claudicante. Powerhouse Animation non riesce a bissare il buon lavoro fatto con i primi cinque episodi: il framerate delle animazioni è incostante il che abbassa notevolmente la qualità visiva della serie che in più di un frangente sembra un prodotto realizzato 15/20 anni fa a causa della semplicità delle espressioni e della eccessiva stilizzazione di anatomie e movimenti.

Masters of the Universe: Revelation Parte 2

Gli sfondi simil-pittorici e gli inserti in CGI cercano di tamponare questo calo al netto anche di un character design che non brilla rispetto ai primi cinque episodi, basti vedere i vari sgherri (come Spikor) di Lyn che vengono riproposti in versione classica senza un minimo di rifacimento. La regia è piatta e svogliata, mancando di ritmo e inventiva nelle inquadrature, anche qui la sensazione è quella di non volersi discostare troppo dagli stilemi classici, fatta eccezione per qualche sequenza di combattimento come nel secondo e nel quarto episodio in cui si fa sentire in maniera marcata una certa influenza orientale (linee cinetiche, telecamera all-around e/o behind-the-back).

In un momento in cui la media dei prodotti animati è dettata al rialzo dall’industria nipponica ed i picchi sono rappresentati da serie come Arcane, sempre Netflix sia ben chiaro, Masters of the Universe: Revelation Parte 2 è tecnicamente un prodotto poco brillante e visivamente poco incisivo.