Cinema e Serie TV

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni ’80

Masters of the Universe He-Man and The Masters of the Universe, da cui l’abbreviazione MOTU, in Italia adattato come He-Man e i Dominatori dell’Universo, è senza ombra di dubbio uno dei franchise più amati degli anni ’80. La serie animata e la linea di action figures omonime hanno riempito i pomeriggi di milioni di ragazzi e ragazze coinvolgendo almeno due generazioni e incarnando un certo spirito avventuroso, un gusto heroic fantasy fresco seppur familiare e un tono e una tensione perfettamente bilanciate fra azione e ironia.

Proprio la presenza di una componente action sicuramente più marcata rispetto alle serie animate dell’epoca, le robuste action figures che permettevano vere e proprie battaglie senza timore di vederle andare letteralmente in frantumi e la presenza di personaggi carismatici, anche femminili (una rarità per l’epoca), e un design azzeccatissimo che mescolava fantasy e fantascienza, hanno solleticato la fantasia di uno stuolo di fan rimasto fedele e attaccatissimo ai MOTU.

Masters of the Universe

Al netto di tutte le considerazioni è indubbio che a contribuire al fascino del franchise sia stata la rilettura di un tema classico: quello della doppia identità. Ogni bambino e bambina cresciuti in Italia, a cavallo fra la seconda metà degli anni ’80 e i primissimi anni ’90, ha infatti alzato al cielo a mo’ di spada qualcosa gridando “Per la Forza di Grayskull” sognando di trasformarsi dal goffo ed impacciato Adam al poderoso e valoroso He-Man. Un gesto semplice ma inequivocabile che è diventato iconico al pari dell’asciugamano o lenzuolo legato intorno al collo per trasformarsi in Superman.

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I personaggi principali e la complessa lore

Il fulcro della lore di Masters of the Universe è il conflitto fra He-Man e Skeletor. Al centro di questo conflitto vi è l’accesso ai segreti di Castle Greyskull e il dominio su Eternia. Tuttavia per quanto semplice sia impostata la mitologia dei MOTU è molto stratificata a causa delle varie revisioni attuate dai minicomics ai fumetti passando per la serie animata e dai rimaneggiamenti votati a rendere coerenti diverse versioni di personaggi e avvenimenti.

Masters of the Universe

Preternia

Partiamo dal principio ovvero dal pianeta Eternia. Nell’universo narrativo dei MOTU esistono 5 dimensioni principali. Al centro vi è la Dimensione Eterna dove risiede proprio Eternia, poi c’è la Dimensione Senzatempo al cui interno si trova il pianeta Trolla. La terza è la Dimensione di Despondos, la più oscura e inospitale, dove risiede il Etheria. Le ultime due sono la Dimensione Senzanome e la Dimensione Infinita.

Su Trolla i 6 arcimaghi catturarono lo Star Seed, una porzione dell’energia che ha creato l’universo, e la rinchiusero nel nucleo di Eternia con l’immortale gigante Procrustus come guardiano. Ma, ritenendo che non potesse essere sufficiente, forgiarono una spada, la Power Sword o Spada di He, che avrebbe conferito incredibili poteri al campione di Eternia. Non tutti gli arcimaghi però avevano intenzioni benevole e infatti uno di loro, Gorpo, cercò di impossessarsi della spada finendo per essere bandito nella Dimensionesenzanome e passando alla storia come Unnamed One.

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Pur imprigionato, l’Unnamed One riuscì ad estendere il suo dominio su Eternia grazie ad una razza di uomini serpente creata combinando il DNA di diverse razze autoctone comandate da Re Hiss. Nel tentativo di ristabilire l’equilibrio fra bene e male, gli arcimaghi istituirono il Corpo dei Cosmic Enforcer (di cui molti anni dopo farà parte Zodac) ed inviarono uno di loro, Light Hope, su Etheria affinché costruisse un faro di speranza ovvero il Crystal Castle. Light Hope ebbe anche una visione: la nascita di due gemelli che avrebbe salvato l’universo.

Intanto dal pianeta Horde, Horde Prime e Hordak avevano iniziato l’invasione di Eternia grazie al loro tecno-virus che introdusse la tecnologia sul pianeta al fianco della magia. A soccombere al virus era stato anche il campione scelto dagli arcimaghi, Gray Ro, che venne soccorso dal saggio Eldor che non solo lo curò ma lo addestrò alle arti magiche permettendogli così di brandire la Spada di He. Gray Ro prese il titolo di He-Ro guidando la resistenza contro l’Evil Horde e gli Snakemen al fianco di Re Grayskull.

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A questo punto il continente principale di Eternia venne diviso in tre zone di influenza contrassegnato da tre diversi bastioni: la Grayskull Tower, Central Tower (che permetteva grazie ai portali al suo interno di viaggiare fra le dimensioni) e Viper Tower. La pace, precaria, fu siglata con la promessa da parte del Concilio degli Anziani, i maghi alleati di Grayskull, di non avere eredi.

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A rompere la tregua fu però Nikolas Powers che ebbe una figlia scatenando l’ira di Re Hiss che risvegliò il dio Serpos. Solo con lo sforzo congiunto di tutti gli anziani, Serpos venne fermato e pietrificato divenendo la Montagna del Serpente. Macchiatosi di tradimento, Nikolas venne marchiato come Faceless One e costretto a divenire il custode nel regno di Zalesia di due potenti artefatti oscuri: la Ram Stone e la Havoc Staff.

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He-Ro mosso a compassione si fece convincere da Nikolas ad inviare sua figlia nel futuro per scongiurare ritorsioni. La bambina, Evelyn, fu teletrasportata nel futuro tramite la Central Tower venendo allevata nella città sotteranea di Tundaria, sede di una potente congrega di streghe dichiarata fuorilegge da Re Miro (il padre di Re Randor, padre a sua volta di Adam). La bambina, una volta cresciuta, avrebbe preso il nome di Evil-Lyn schierandosi al fianco di Skeletor.

Approfittando del rinnovato clima di tensione, Hordak sferrò un nuovo attacco cercando di spaccare in due letteralmente il pianeta per impossessarsi dello Star Seed. Solo la forza del gigante Procrustus riuscì a tenere insieme il pianeta che però fu diviso in due emisferi uno oscuro e l’altro luminoso. Nella battaglia fu anche colpito mortalmente He-Ro che affidò la Power Sword a Re Grayskull mentre Eldor fece collassare le tre torri. Grayskull iniziò quindi la costruzione di un maniero che contenesse le spoglie dell’eroe e la spada che fu ultimato poco prima dell’ultimo assalto di Hordak e della sua orda che fu respinta da Grayskull a costo della sua stessa vita.

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Hordak e i suoi furono banditi nella dimensione di Despondos mentre Grayskull infuse il suo spirito nella spada suggerendo di dividerla in due parti. Sarebbe toccato a sua moglie Veena divenire custode del castello e mentore della sacerdotessa Sharella a cui sarebbe stato dato il compito di addestrare e guidare i futuri campioni di Eternia.

La Dea e Oo-Larr, Keldor e la nascita di Skeletor

Divenuta ben presto venerata con una divinità benevola, Sharella divenne la Dea per le genti libere di Eternia. Sotto la sua guida servirono come campioni, dopo Re Grayskull, Vikor (nome del primo concept di He-Man) e poi Wun-Dar (nome di una figure promozionale realizzata in pochissimi esemplari nel 1981). Quando He-Ra, nata dall’unione del figlio di He-Ro e della figlia di Re Grayskull, respinse un nuovo assalto di Re Hiss fu necessario individuare un’altra figura che proteggesse Castle Grayskull. Fu scelta la fattucchiera Kuduk Ungol che prese il titolo di Sorceress. Il suo aspetto invece è legato alla sua devozione verso il dio falco Zoar.

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Intanto Re Miro, sovrano delle genti libere di Eternia, ebbe due figli. Il primogenito Keldor, da una donna della tribù dei Gar dalla tipica pelle blu, e Randor dalla sua regina. Durante il suo regno, Re Miro dovette affrontare una ribellione dei guerrieri dell’emisfero oscuro guidati dal Conte Marzo che culminò con il suo esilio nella dimensione di Despondos e l’elezione di un nuovo sovrano macchiata dalla tragedia.

Il popolo infatti non voleva Keldor come re in quanto di pelle blu, in circostanze poco chiare il primogenito fu accusato di aver ucciso la regina madre, nonché madre di Randor, e venne esiliato. Giurando vendetta contro le genti libere vago in tutto il continente finché non giunse al Tempio di Hordak dove sotto la guida attenta dello spirito dello stesso Hordak apprese tutti i segreti delle arti oscure divenendone suo discepolo e servitore.

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La prima missione di Keldor fu recuperare la Havoc Staff dal tempio del Faceless One che, dopo una visione premonitrice, gli concesse il possesso del potente artefatto. La visione riguardava il figlio di Keldor e di sua figlia Evelyn. I due effettivamente ebbero un figlio che fu spedito nel futuro così come fatto millenni prima con sua figlia.

Intanto Keldor aveva radunato un’armata per assediare il fratello ma il suo piano fallì miseramente. Vittima di un suo stesso incantesimo, il viso di Keldor iniziò a liquefarsi e solo grazie all’intercessione di Evil-Lyn,Hordak salvò il suo discepolo facendolo unire con Demo-Man (il nome del primo concept di Skeletor) un potente demone della dimensione di Despondos. Era nato Skeletor.

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Hordak in cambio chiese a Skeletor di liberarlo dalla sua prigione immateriale, ma il nuovo signore oscuro di Eternia aveva altri piani. Per fortuna Sorceress eresse una Barriera Mistica che separò i due emisferi del pianeta garantendo un periodo di relativa pace.

Le origini di Skeletor, che quindi è di fatto lo zio di Adam, sono diverse nei primi minicomics in cui viene descritto come un demone proveniente dal pianeta/dimensione Infinita che cerca di impossessarsi della Power Sword per accedere ai segreti di Castle Grayskull e aprire un portale verso il suo pianeta/dimensione natale e conquistare Eternia. In questi minicomics inoltre proprio la Power Sword cambia spesso proprietario passando da He-Man a Skeletor in più di una occasione.

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L’arrivo di Adam e He-Man

In questo periodo di pace, una distorsione spazio-temporale porta su Eternia la nave della esploratrice terrestre Marlena Glenn. Dopo essersi ristabilita dalle ferita subite nello schianto, Marlena si innamorò di Re Randor dando alla luce due gemelli: Adam e Adora.

Intanto Skeletor continuava a tramare nell’ombra. Approfittando di un attimo di debolezza della nuova Sorceress (Teela Na), rimasta incinta di un misterioso guerriero, il signore del male di Eternia aveva provato clonarla strappandole la bambina con l’intenzione di crescere una Sorceress votata all’oscurità. Il piano fallì ma Sorceress decise di affidare la neonata al fido Duncan aka Man-at-Arms.

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La bambina si chiamava Teela e più volte, anche se mai confermato, si allude al fatto che Duncan sia anche il padre biologico di Teela e quindi Sorceress sua madre. Questo espediente cerca di compensare le prime apparizioni della Dea nei minicomics (uguale a Teela) e la corazza a forma di serpente della figures. Inoltre nel primissimo minicomics la Dea appare con la pelle verde ma solo ed esclusivamente lì dove, fra l’altro, la si vede scegliere un nuovo He-Man si tratta del selvaggio Oo-Larr.

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Il nuovo He-Man riesce a riunire la Power Sword affrontando Skeletor in diverse battaglie che culminano con la nuova divisione della spada. Nella dimensione di Despondos intanto Hordak ha ripreso le forze ed esteso il suo dominio sul pianeta Etheria ordinando che i due gemelli di Re Randor vengano rapiti. Adam viene salvato, Adora invece è perduta. Solo dopo molti anni, nel film The Secret of the Sword verrà svelato il suo fato dando il via allo spin-off animato She-Ra Princess of Power.

Dal rapimento passano 16 anni e la Barriera Mistica ormai ha perso tutto la sua forza. Le scorribande di Skeletor sono sempre più audaci e Sorceress non può far altro che nominare un nuovo campione attirando a Castle Grayskull Adam, il giovane e impacciato erede al trono, che riluttante accetta il compito di riunire le due metà della spada e affrontare Skeletor e successivamente il redivivo Re Hiss e Hordak. Al suo fianco ci saranno Teela, Man-at-Arms, la timida tigre Cringer che si trasforma in Battle-Cat grazie al potere della spada e Orko, un appredista mago proveniente da Trolla.

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È bene ricordare come nella serie animata classica non si faccia mai riferimento alle due metà della spada. La Power Sword viene consegnata ad Adam direttamente da Sorceress, l’idea della spada divisa invece è ripresa nella serie reboot del 2002 che recupera il canone dei minicomics originali.

Le origini

Alla fine degli anni ’70 anche il mercato dei giocattoli venne rivoluzionato da Star Wars. Con una felice intuizione, la Kenner si era assicurata la produzione della mastodontica linea di figures da 3.5 pollici ispirata alle pellicole di George Lucas facendo piazza pulita della concorrenza che, dubbiosa, non aveva voluto investire sulla fantascienza eroica di Luke Skywalker e soci. Mentre la Hasbro correva ai ripari (rilanciando la sua classica linea G.I. Joe con nuove figures da 3.5 pollici ricche di accessori) a rimanere decisamente indietro era stata la Mattel che, vedendo calare a picco le vendite di Big Jim ovvero la sua linea principale di figures maschili, provò a mettersi nella scia dei suoi competitor producendo linee ispirate a Clash of Titans, Flash Gordon e Battlestar Galactica (sempre da 3.5 pollici) con scarsissimi risultati.

Mattel decise quindi di sviluppare autonomamente una propria linea di action figures non ispirata a nessuna pellicola o serie televisiva partendo da una ricerca fatta sul campo: cosa volevano davvero i pre-adolescenti di fine anni ’70, inizio anni ’80? La risposta era sibillina: il potere, il controllo in poche parole non avere un adulto che dicesse loro cosa fare.

Dopo aver intavolato una trattativa per produrre le action figures ispirate a Conan Il Barbaro, il film in uscita nel 1982 con Arnold Schwarzenegger, salvo poi ritirarsi dalla corsa (e venendo anche citata in giudizio per “plagio” fra Conan e He-Man) quando venne assodato che il film sarebbe stato vietato ai minori, un brain-trust composto da designer ed esperti di marketing iniziò, su questo concetto elementare, a sviluppare diversi concept e temi fra i quali uno dei più gettonati era l’heroic fantasy.

Parallelamente a questa vera e propria ricerca di mercato, il designer Roger Sweet, ispirato proprio dal Conan di Robert E. Howard nonché dalla sua stessa passione per il body-building, sviluppò tre prototipi di action figures radicalmente diverse da quelle allora sul mercato. Modificando con la creta alcuni Big Jim, Sweet creò delle figures da 5.5 pollici dai muscoli scolpiti, dalle espressioni agguerrite (Sweet non sopportava lo sguardo vacuo di quelle di Star Wars) e in pose da combattimento.

Si trattava di Bullet Head, una figure che prendeva ispirazione da Boba Fett con tanto di elmetto, Tank Head, una figure con un elmetto a forma di carro armato e un fucile, ed infine un barbaro con ascia e mantello di pelliccia denominato He-Man, nome ispirato dai corsi di body-building per corrispondenza del culturista italo-americano Charles Atlas (pseudonimo di Angelo Siciliano).

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La patenità di He-Man e dei Dominatori dell’Universo tuttavia non è così semplice. L’intuizione di Sweet fu rimaneggiata anche dal talentuoso Mark Taylor (quello che oggi definiremmo un concept artist dallo stile molto vicino a quello di Frank Frazetta). Taylor, fan del Prince Valiant di Hal Foster e dello stesso Frazetta, unì all’intuizione di Sweet l’estetica di un personaggio che aveva creato da adolescente chiamato Torak.

Sempre Taylor realizzò il design di tutti e 8 i personaggi delle prime due wave di figures. Ad He-Man venne associata una nemesi Skeletor il cui nome originale era D-Man ovvero Demon Man. Taylor si ispirò per il suo design ad un episodio realmente accadutogli visitando la casa dell’orrore del parco divertimenti Pike Amusement Park. Taylor infatti era convinto di aver visto un vero cadavere all’interno dell’attrazione rimanendo molto impressionato. Solo dopo molti anni fu scoperto che effettivamente si trattava di un vero cadavere, un tale fuorilegge di nome Elmer McCurdy il cui corpo mummificato era passato attraverso tutti gli Stati Uniti in diversi carnival e parchi divertimento!

Completavano le wave: Man-At-Arms, Beast Man (il cui design fu modificato in corsa per non apparire troppo simile a quello di Chewbacca), Teela, Mer-Man, Stratos e Zodac. Alle figures poi venne associato il mastodontico playset di Castle Grayskull. Si trattava di un vero e proprio castello in due sezioni che una volta richiuso era trasportabile questo per permettere di contenere le figures e giocare ovunque; la prima versione del castello non fu realizzata in scala non permettendo alle figures di passare dalla porta principale inoltre il prototipo fu scartato anche per un design troppo longilineo e realistico. L’ispirazione per il playset di Castle Grayskull ve il playset del celebre film di guerra I Cannoni di Navarone. Un’altra particolarità di questo playset, assolutamente mastodontico per l’epoca, era il fatto che fosse completamente dipinto a mano con bombolette spray in fabbrica, questo ha reso ogni singolo castello leggermente diverso l’uno dall’altro.

A queste prime wave appartenevano anche due veicoli: il Battle Ram e Wind Raider. A cui poi si aggiunse la peculiare cavalcatura di He-Man ovvero la tigre corazzata Battle-Cat.

Mentre i veicoli furono progettati da Ted Meyer, il responsabile dei prototipi di tutte le figures fu Tony Guerrero a cui si deve anche la realizzazione di Battle-Cat. Per il lancio della linea infatti era necessario un terzo veicolo ma il budget era praticamente terminato. Paul Cleveland, uno dei responsabili del marketing e dello sviluppo, scavò nel catalogo di Big Jim pescando la tigre di un set safari, il problema era che il felino era in scala per la figures di Big Jim (da 10 pollici circa). Guerrero dapprima ridipinse la tigre di verde e poi sottolineando come, in proporzione, la tigre avesse le dimensioni di un cavallo per le figure da 5.5 solleticò la fantasia di Cleveland che propose di sellarla. Il resto come si suol dire è storia.

Infine il caratteristico artwork dei packaging di tutte le figures fu affidato ad un altro talentuoso artista di ispirazione frazettiana: Rudy Obrero. Obrero realizzò alcuni evocativi dipinti ad olio che vennero poi riadattati per i vari packaging.

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Per la presentazione della linea ai vertici Mattel mancava qualcosa. Se il competitor era la Kenner con Star Wars non ci sarebbe potuti presentare con il solo He-Man come nome. Il primo nome dato alla line fu Lords of Power. Ma Glenn Hastings (presidente delle operazioni nazionali della Mattel) spinse per cambiarlo perché ritenuto troppo “religioso” proponendo Masters of the Universe (che sarebbe diventato in italiano I Dominatori dell’Universo) che non incontrò il favore del gruppo di creativi dietro l’ideazione della linea ma che divenne tuttavia quello ufficiale.

Le action figures

La serie originale (1981-1987)

Il lancio avvenne nel 1981 e fino al 1987 vennero prodotte 70 action figures (24 personaggi in tutto) 12 veicoli, 6 playset e 10 accessori. L’Italia fu uno degli ultimi paesi in cui venne dismessa la commercializzazione delle figures che furono proposte fino alle fine del 1988, al netto ovviamente delle scorte nei magazzini dei distributori italiani. Le figures venivano prodotte a Taiwan e in Malesia, con fabbriche anche negli Stati Uniti, Messico, Spagna, India, Argentina, Brasile, Venezuela e Giappone. Questo portò ad una proliferazione di bootleg e “plasticoni” come affettuosamente si definiscono le buffe imitazioni fra i collezionisti di giocattoli vintage.

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Le proiezioni di vendita della Mattel era pari per la linea al lancio nel 1981/82 a circa 13 milioni di dollari, alla fine dell’anno fiscale il guadagno fu di 38 milioni: un successo senza precedenti. Ma i guadagni si moltiplicarono esponenzialmente: 80 milioni nel 1983, 111 milioni nel 1984, 250 milioni nel 1985, 400 milioni nel 1986. Se i guadagni furono stratosferici, la flessione fu vertiginosa: nel 1987 la linea guadagnò appena 7 milioni di dollari gettando nel panico Mattel.

Leggenda vuole che il calo brusco, oltre a motivazioni prettamente fisiologiche, fosse dovuto anche all’esaurimento degli He-Man e Skeletor originali, rimpiazzati da versioni riviste e aggiornate, molto richiesti per iniziare le collezioni ma ad un certo divenuti introvabili.

Le ultime figures prodotte per quella che è passata alla storia come la “serie originale” sono 5 figures dal film live action: i personaggi originali Blade, Saurod e Gwildor (con minicomics intitolato The Cosmic Key). Solo per il mercato europeo invece arriveranno i “Laser Power” He-Man e Skeletor che dovevano ricordare nel design vagamente le loro controparti cinematografiche. Con il flop del film, Mattel provò a giocare un’ultima carta con la linea The Powers of Grayskull: dopo aver introdotto gli Snake Men, nuovi antagonisti provenienti dal passato di Eternia, l’obbiettivo era quello di creare una sorta di linea parallela di eroi ancestrali che avrebbero esplorato la così detta Preternia.

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Il progetto venne immediatamente cassato e vennero realizzate solo 3 figure (Turbodactyl, Bionatops, Tyrantisaurus Rex) a cui si aggiunsero due dei MOTU più rari di sempre, realizzati in Argentina e commercializzati solo in Italia, ovvero i giganti Tytus e Megator (misuravano 13 pollici) ancora oggi molto ambiti fra i collezionisti.

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She-ra e le fashion action dolls

Con la nascita dello spin-off She-Ra Princess of Power, Mattel varò ovviamente una linea di figures parallele a quella classica. Fra il 1985 e il 1987 vennero prodotte in totale 22 figures (12 soggetti in tutto) due playsets e 16 accessori (abbigliamento). La particolarità della linea di She-ra è che venne commercializzata come linea di “action fashion dolls” che tradotto significava una maggior cura per abiti e accessori e soprattutto la presenza dei lunghi capelli pettinabili (cosa che le figure femminili della linea classica non avevano).

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Per le figure di She-Ra fu usato come prototipo ovviamente quello di Teela e Evil-Lyn, le uniche figure femminili della serie classica, mentre una piccola curiosità riguarda l’assortimento. Nella linea infatti trovano posto solo le villain Catra e Entrapta, Hordak e i membri della sua Evil Horde (gli antagonisti principali della serie animata) vennero infatti presentati nella linea classica. A differenza inoltre ti quando accaduto con la linea classica non fu realizzata una figure di Adora ovvero l’alter-ego di She-ra.

Con il reboot Netflix della serie animata è stata varata anche una linea ispirata al nuovo character design così come visto a partire dal 2019.

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The New Adventures of He-Man (1989)

Con la nuova serie animata The New Adventures of He-man del 1989 vengono rilanciate anche la action figures ma il drastico cambio di ambientazione non giova alle vendite delle figures anzi l’esatto opposto. La Mattel infatti, cercando di avvicinarsi ad altre linee in voga in quel momento, rende le figure più longilinee, snodabili e dotate di meccanismi per azioni di vario tipo.

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Il risultato non piace ai fan sia nel design che nella resistenza delle figure stesse famose per essere estremamente fragili e tutt’altro che adatte alle lunghe battaglie tipiche dei MOTU. Da segnalare che con He-man in allegato non c’era il classico minicomics ma una audiocassetta con due avventure originali che potete riascoltare su YouTube sia Lato A che Lato B.

Commemorative Series, Minis, Giants, The Super7 Series

La serie classica ha vissuto diversi revival. Il primo è targato 2000 con la Commemorative Series, una riedizione in edizioni limitata identica all’originale delle prime 10 figures commercializzate negli anni ’80 la cui unica differenza è il packaging commemorativo. La linea classica (5.5 pollici con 5/6 punti di articolazione) è protagonista anche della The Super7 Series una riedizione estremamente fedele, anche nel packaging, della serie classica.

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Diverso il discorso per i Minis e i Giants che come suggerisce il titolo ripropongono i personaggi in versione deformed da 2 pollici e gigante da 12 pollici.

Classics, Club Grayskull e Origins

Per qualcosa di più “moderno” dobbiamo fare un piccolo salto alla serie Classics che ripropone i personaggi in una scala da 7 pollici, con svariati punti di articolazione e diversi accessori come teste e mani intercambiabili oltre alle armi. La linea propone anche personaggi che non avevano mai goduto di una figure attingendo da tutte le serie animate classiche e dal film live action. Il packaging è una versione riveduta di quello classico.

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Altra linea a tiratura limitata è quella del Club Grayskull. Si tratta di figures da 6 pollici con svariati punti di articolazione ma che riprendono il character design della serie animata classica.

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Infine c’è la linea Origins che rilegge le classiche figures da 5.5. pollici aggiungendovi nuovi punti di articolazione per una maggiore posabilità.

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Modern Series o 200x Series

Con Modern Series si intende la linea lanciata nel 2002 in concomitanza con la serie animata reboot con il design rimaneggiato dal gruppo noto come The Four Horsemen. La linea prende ispirazione dalla serie classica con figures massicce e dalla limitata posabilità ma il design è ovviamente quello più aggressivo della serie animata ispirata da una certa estetica anime.

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Masterverse

Con il lancio di Masters of the Universe: Revelation, la serie sequel in arrivo su Netflix realizzata da Kevin Smith, Mattel lancerà anche una nuova serie di action figures. Le figure saranno dotate di 30 punti di articolazione in grado di conferire un’estrema posabilità.

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Il lancio: dai minicomics ai comics

Al momento di presentare la line di action figures ai maggiori rivenditori dell’epoca però venne sollevato una non poco trascurabile perplessità: come vendere una linea di giocattoli non supportata né da un film o da una serie TV né tantomeno da una serie animata?

Fu Mark Ellis, vicepresident of sales di Mattel, a salvare la presentazione confermando che in ogni figure sarebbe stato allegato un fumetto che avrebbe fornito il contesto delle avventure di He-Man. È proprio in quelli che passeranno alla storia come minicomics (per il loro formato circa 4.25×5.5 cm).

I minicomics originali

I primi 4 minicomics si intitolavano He-Man and the Power Sword, The King of Castle Grayskull, Battle in the Clouds e The Vengeance of Skeletor. Furono scritti da Donald F. Glut (leggendario sceneggiatore e scrittore esperto in adattamenti) e illustrati da Alfredo Alcala (grande disegnatore e inchiostratore in forze alla DC per la quali realizzò anche Swamp Thing, House of Mystery e House of Secrets). Lo stile di questi minicomics è fortemente pittorico: si tratta di illustrazioni a cui viene sottoposta una lunga didascalia dal gusto volutamente preGolden Age.

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L’ispirazione è chiaramente howardiana: Eternia è un paese devastato da un guerra che ha spazzato via una avanzatissima civiltà di cui sono sopravvissuti solo scampoli di una incredibile tecnologia. He-Man lascia la sua tribù intenzionato a scacciare misteriose forze del male dal mistico Castle Grayskull. Dopo aver incontrato l’altrettanto misteriosa Sorceress, He-Man ottiene poteri e armi per combattere queste forze del male fra cui la leggendaria Power Sword.

Si tratta in realtà di una spada facente parte di una coppia che, riunita, fungerebbe da chiave per accedere ai segreti del castello e sulle cui tracce c’è il perfido Skeletor giunto su Eternia grazie ad una imprecisata distorsione temporale.

In queste prime avventure ci sono diversi dettagli che verranno successivamente modificati soprattutto nella serie animata. Quello più lampante è la totale assenza della doppia identità di He-Man, il look di Sorceress più vicino a quello della figure di Teela (l’armatura che ricorda un serpente) e soprattutto vengono sagacemente inseriti alcuni aspetti chiave della linea di figures come la Power Sword divisa (chi possedeva Skeletor e He-Man poteva effettivamente unire le loro spade) che si trasformava in chiave per il castello.

I minicomics DC

Già dalla seconda wave di figures (1982-83) la produzione dei minicomics passa alla DC con testi di Gary Cohn e matite di Mark Texeira. Si segue sempre la continuity dei primi minicomics introducendo i nuovi personaggi e le nuove figures con qualche aggiunta come Zoar (il falco che diventerà la trasformazione di Sorceress) e soprattutto la nozione che Teela sia la figlia segreta proprio della maga nonché figlia adottiva di Man-At-Arms (nel minicomics The Tale of Teela).

La prima vera consistente sistemazione della lore dei MOTU avviene però con DC Comics Presents #47 in cui Superman arriva su Eternia per dare manforte a He-Man nella sua lotta contro Skeletor. L’albo apre le porte ad una miniserie di 3 numeri uscita nel 1983 (con testi di Paul Kupperberg e matite di Curt Swan e George Tuska) in cui ci sono importanti aggiunte alla mitologia e al parco personaggi come la Famiglia Reale di Eternia ovvero Re Rodor e la Regina Marlena, di cui apprendiamo anche le origini. Si tratta di una astronauta proveniente dalla Terra precipitata su Eternia e lì rimasta. È proprio in questa miniserie inoltre che compare Adam come alter-ego di He-Man (qui con un abito blu esteticamente ispirato ancora una volta ai lavori di Hal Foster), Cringer come alter-ego di Battle Cat e alcuni personaggi subiscono delle modifiche: Zodac diventa una sorta di poliziotto cosmico, Stratos è il leader del suo pianeta Avion, mentre Sorceress (ancora in armatura a foggia di serpente) abita la misteriosa Caverna del Potere (così come visto nei primissimi minicomics).

La miniserie arriverà anche in Italia, nel 1984, su Superman 102 della Cenisio:

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni '80

Con il lancio della serie animata, anche i minicomics si avvicinarono come estetica e come trame a quanto proposto da Filmation concedendosi solo piccole digressioni sul passato dei personaggi che non poteva trovare spazio nelle puntate fra gli autori figurava anche Christy Marx, famosa per aver creato un altro cult degli anni ’80 animato ovvero Jem e le Holograms, fra gli illustratori invece saltano all’occhio quello di Stan Sakai (creatore di Usagi Yojimbo) al lettering e soprattutto quello di Bruce Timm divenuto poi famoso per il charachter design di Batman The Animated Series.

I minicomics pubblicati fra il 1986 e il 1988 provano ad introdurre alcuni dei personaggi e dei concept del film live-action ma soprattutto nuovi antagonisti, i temibili Snake Men capeggiati da Re Hiss. Fra le firme da segnalare quella di Steven Grant, noto soprattutto per i suoi lavori alla Marvel (Avengers, The Incredible Hulk, The Punisher). Potete acquistare su Amazon il volume He-Man and the Masters of the Universe Minicomic Collection (in inglese) che raccoglie tutti i minicomics “classici”.

Le altre pubblicazioni e le pubblicazioni italiane

Proprio la Marvel, fra il 1986 e il 1988, produsse una serie a fumetti bimestrale sotto l’imprinting Star Comics per giovani lettori. La serie durò appena 13 numeri e passo quasi inosservata cercando, fra le altre cose, di introdurre personaggi originali come il Tenente Andra. Diversa sorte invece fu riservata dai fan al He-Man and the Masters of the Universe Magazine, una rivista realizzata dal fan club ufficiale che presentava fumetti, disegni, giochi e rubriche a tema. Notevoli di questa pubblicazione sono i poster realizzati da Earl Norem molto ricercati fra i fan ancora oggi.

Una piccola curiosità riguardo a questo magazine: nella primavera del 1986 fu indetto un concorso per far creare ai fan un nuovo personaggio, vinse Nathan Bitner con il suo Fearless Photog che non vide la luce fino al 2012 quando Mattel iniziò a produrre la linea Masters of the Universe Classics.

Fra il 1985 e il 1989 fu anche prodotta una striscia giornaliera per i quotidiani americani scritta da Chris Weber esportata con successo anche in Brasile, India, Grecia ed ex-Yugoslavia. Nel 2017, Dark Horse ha raccolto 1639 strisce delle 1674 totali in un volume cartonato intitolato Masters of the Universe: The Newspaper Comic Strips che potete acquistare su Amazon.

Fra il 1983 e il 1990 sia negli Stati Uniti che in tutto il resto del mondo iniziò a fiorire una ricca produzione di magazine e storie a fumetti dedicato all’universo dei MOTU. Uno dei più ricchi fu senz’altro l’inglese By The Power Of Grayskull… Masters Of The Universe Comic Magazine (72 uscite, quindicinali fra il 1986 e il 1988) edito da Brian Clarke che, con alcuni racconti e storie a fumetti, espanse notevolmente la mitologia e il background di diversi personaggi.

Molto attiva la produzione anche in Germania con il magazine edito da Interpart/Condor (18 uscite fra 1984 e il 1987) e successivamente dalla Ehapa (21 uscite fra il 1987 e il 1989). Il materiale prodotto in Inghilterra e Germania è quello che arriverà in Italia (a cui si aggiunge una produzione propria di cui però è difficilissimo recuperare gli autori) grazie a Editrice Edigamma e Domus prima con un tentativo di vera e propria testata a fumetti e poi nei magazine Più e Masters of the Universe e il Team dell’Avventura (edito da Mondadori che al lancio regalava la musicassetta He-Man e il Labirinto con una audio avventura che potete riascoltare su YouTube) che confluirà nel magazine, edito dalla stessa Mattel, Magic Boy che ad ogni uscita proponeva diversi gadget a tema (soprattutto articoli di cartoleria).

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni '80

La serie animata classica

L’intuizione dei minicomics fu geniale ma insufficiente. Un altro rivenditore, il colosso Toys’R’Us, fece una osservazione non trascurabile. Se il target della linea era quella dei maschietti dai 5 anni in su come avrebbero potuto leggere questi minicomics? Fu ancora una volta Mark Ellis, vicepresident of sales di Mattel, ad avere l’intuizione vincente promettendo due speciali animati televisivi da un’ora ciascuno.

Fu subito chiaro che l’unico studio a cui Mattel si sarebbe potuto rivolgere era la Filmation di Lou Scheimer che nel 1981 aveva realizzato Blackstar, serie heroic fantasy dalle premesse e dall’ambientazione molto simile a He-Man and The Masters of the Universe. Scheimer accolse positivamente la richiesta di Mattel e di contro, dopo un netto rifiuto di ABC, propose di dirottare lo stesso budget per la creazione di una serie completa che andasse non nella fascia usuale del sabato mattina ma direttamente in syndication, bisognava creare quindi abbastanza episodi per coprire 5 giorni della settimana per almeno 13 settimane. Furono realizzati in totale 130 episodi divisi in due stagioni andate in onda fra il settembre 1983 e il dicembre 1984.

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni '80

La serie fu inoltre la prima a sfruttare l’abolizione della legge che vietava la creazione di serie animate per bambini in quanto ritenute alla stregua di veri e propri spot commerciali. Con la distribuzione in syndication Mattel di fatto non incassava nulla ma aveva a disposizione tutti gli spazi commerciali disponibili: una diffusione più capillare sul territorio sia in termini geografici che temporali e una penetrazione più efficace in termini commerciali per alimentare le vendite delle figures.

Leggenda vuole che Scheimer fece questa proposta alla Mattel anche perché avesse già subodorato che l’epicentro dell’animazione era in procinto di spostarsi in oriente. Con He-Man e i Dominatori dell’Universo, la Filmation entrò di fatto nel suo ultimo ricchissimo ciclo vitale realizzando lo spin-off She-Ra, The Original Ghostbusters e Bravestarr.

Lo sviluppo

Il primo passo per la realizzazione della serie animata fu compilare, nel dicembre del 1982, quella che in gergo viene definita Bibbia. Si tratta di un documento in cui vengono delineati tutti i dettagli e le peculiarità delle ambientazioni e dei personaggi e le loro caratteristiche. A realizzarla fu Michael Halperin che prese sostanzialmente quello che era stato fatto nei vari minicomics e accennato nella miniserie DC e lo rese appetibile affinché diventasse una serie animata coerente dalla geografia del pianeta Eternia fino al background dei singoli personaggi, ne potete leggere un estratto a questo link.

Il secondo passo fu quello di rileggere l’estetica immanente e pittorica con cui fu lanciata la linea di action figures in favore di qualcosa di più kid friendly. Il compito di rivedere quindi il character design della serie fu affidato ad un stuolo di consumati professionisti fra cui Herbert A. Hazelton, Diane A. Kenner e Carol Lundberg .

Per la realizzazione della serie fu usata la tecnica del rotoscopio, una delle tecniche di cui la Filmation era maestra indiscussa. Questa tecnica, spiegata molto semplicemente, era costituita da una prima fase di registrazione in bianco e nero di un filmato con attori in carne ed ossa le cui movenze venivano poi ricalcate in modo da ottenere dei fotogrammi riutilizzabili “all’infinito”. Un esempio lampante è la corsa: He-Man entra correndo da un lato dello schermo ed esce dall’altro, a cambiare è solo il fondale.

Una serie di rottura

He-Man and The Masters of the Universe fu un successo clamoroso: nel 1984 era in programmazione su oltre 120 canali negli Stati Uniti e in oltre 30 paesi nel mondo. Un successo ancora più clamoroso se rapporto alle ristrettezze tecnico-economico con cui furono realizzati i 130 episodi e per il valore di rottura che la serie ebbe ancor prima del suo debutto.

Fu infatti la prima serie animata ad avere come protagonista un personaggio maschile che mostrava i muscoli e soprattutto ad essere protagonista di vere sequenze d’azione, pur estremamente coreografate, attirandosi su di sé non poche polemiche soprattutto da parte di Peggy Charren e della sua Action for Children’s Television, associazione nata per proteggere i giovani telespettatori, che, pur spingendo per un pesante editing della serie, perse la battaglia ottenendo solo l’inserimento delle brevissime “morali” (consigli pratici sulla vita di tutti i giorni spesso completamente sconnessi dalle trame degli episodi) alla fine degli episodi.

La serie fu anche la prima ad avere come produttrice una donna, la leggendaria Gwen Wetzler promuovendo attivamente il ruolo delle donne all’interno della lavorazione della serie. Intorno alla serie si riunirà anche un gruppo di sceneggiatori divenuto poi un pilastro dell’animazione e non solo dei decenni successi. Fra i nomi che firmano le sceneggiature ci sono: J. Michael Straczynski (Babylon 5) Paul Dini e Brynne Stephens (Batman: The Animated Series), Larry DiTillio (Transformers: Beast Wars), David Wise (Teenage Mutant Ninja Turtles, The Real Ghostbusters) D. C. Fontana (Star Trek).

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni '80

La serie rimaneggiò anche la lore creata nei minicomics, già di suo non propriamente lineare, creando nuovi personaggi e nuove inedite connessioni. Ovviamente il tono howardiano degli inizi venne riassorbito prendendo come ispirazione il Flash Gordon di Alex Raymond e una certa fantascienza degli anni ’70 da Jack Kirby a Druillet e Moebius. In questo senso la serie assume toni più avventurosi e meno immanenti, spariscono i riferimenti a guerre cosmiche e devastanti riassorbendo il tutto alla più classica lotta fra bene e male rappresentati da He-Man e Skeletor.

Proprio l’antagonista principale si trasforma da figura mistica e luciferina in tragicomica figura, sempre temibile, ma accerchiata da alleati spesso tonti ed incompetenti. Il merito di questa trasformazione fu del doppiatore Alan Oppenheimer che rese credibile, anche grazie alla sua iconica risata, lo Skeletor animato che divenne poi il canovaccio per tutti i villain animati successivi. A completare il cast vocale in realtà non c’erano molti attori: Linda Gary doppiava tutti i personaggi femminili, Lou Scheimer e sua figlia Erika il resto del cast in pratica.

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni '80

John Erwin era invece la voce di Adam/He-man. Prendendo ispirazione dal Superman di Bud Collyer, Erwin offrì una iconica interpretazione della trasformazione del protagonista passando da un registro adolescenziale ad uno caldo e potente. La performance è notevole anche perché Erwin non è mai apparso in pubblico: estremamente timido e riservato non ha mai risposto agli inviti delle varie convention e fan-fest.

La conclusione

He-Man and The Masters of the Universe termina nel 1985, anzi non termina. Con lo spin-off She-Ra Princess of Power già ai blocchi di partenza, e gli antagonisti della nuova serie già introdotti nella linea di action figures, alcuni dei personaggi, compresi He-Man e Skeletor, continueranno a comparire regolarmente, addirittura fino al terz’ultimo episodio, dello spin-off. Quello che però è più interessante constatare è che la serie animata classica non ha un vero e proprio finale.

L’ultimo episodio, il 130° intitolato “The Cold Zone”, è a tutti gli effetti un episodio normale che segue la struttura degli episodi autoconclusivi della serie in cui di fatto c’è pochissima trama orizzontale. Per i fan il vero finale della serie è invece il 110° episodio intitolato “The Problem with Power” in cui Skeletor riesce a far credere ad He-Man di aver ucciso un innocente che abbandona la Power Sword.

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni '80

Ovviamente l’inganno viene scoperto, Adam recupera la spada trasformandosi nuovamente in He-Man e sconfiggendo per l’ennesima volta Skeletor riuscendo anche a salvare Teela, caduta prigioniera, e con la quale si avvia verso il tramonto. La scena finale e l’intensità della sceneggiatura, molto diversa dalle altre, quindi etichettano questo episodio come il “finale” della serie anche se come già detto la battagli fra He-Man e Skeletor proseguirà in She-Ra. Infine l’episodio 110 è l’unico in cui viene mostrata la trasformazione da He-Man ad Adam.

She-Ra, lo spin-off/sequel

Durante il primo anno di vendita della linea di figures, He-Man and the Masters of the Universe superò addirittura la punta di diamante della Mattel ovvero Barbie. Non era un caso: ben presto un attenta indagine rivelò che a richiedere le figures erano anche le bambine e che oltre il 20% della audience della serie animata era femminile. Mattel corse ai ripari e sviluppo un linea di figures parallela e una nuova serie animata spin-off: She-Ra: Princess of Power.

Sviluppata sempra da Filmation, con una realizzazione tecnica forse leggermente superiore alla serie originale, She-Ra: Princess of Power aveva come protagonista Adora, sorella gemella di Adam, che era stata rapita dal perfido Hordak e portata sul pianeta Etheria, pianeta gemello di Eternia. Lì dopo essere stata soggiogata dalla tecno-magia di Hordak aveva guidato le sue truppe alla conquista del pianeta risvegliandosi solo dopo l’incontro con He-Man.

È Sorceress a rivelare la sua vera identità ad Adora facendole dono dalla Sword of Protection con la quale si può trasformare in She-Ra guidando la resistenza contro Hordak e i suoi alleati.

Furono prodotti 93 episodi divisi in due stagioni e la scelta di Hordak come antagonista fu dettata dalla necessità di non avere una antagonista femminile diretta per Adora/She-Ra onde evitare scarse vendite delle figures. Hordak era inoltre stato già introdotto nella serie originale ed erano state già commercializzate le sue figure. Il character design di She-Ra: Princess of Power è di Charles Zembillas nome divenuto leggendario nell’animazione di fine anni ’80 ma che diventerà leggenda fra i videogiocatori curando i concept design di  Crash Bandicoot, Jak and Daxter: The Precursor Legacy e Spyro the Dragon fra gli altri.

Fra i doppiatori: Melendy Britt doppierà sia Adora/She-Ra che la villain Catra, mentre George DiCenzo doppierà uno dei pochi personaggi maschili originali della serie il fascinoso Bow ma soprattutto l’antagonista Hordak.

Il film animati

Per collegare la serie animata originale e lo spin-off (come descritto poco sopra) Mattel e Filmation realizzarono un film di circa 90 minuti intitolato The Secret of the Sword. Uscito nei cinema americani il 22 marzo del 1985 e costato 2 milioni di dollari, il film incassò circa 6.5 milioni di dollari. Il film tuttavia ebbe una seconda vita: diviso in 5 episodi da 24 minuti l’uno, con l’aggiunta di alcune scene precedentemente tagliate nella versione cinematografica, è di fatto l’inizio della prima stagione di She-Ra.

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni '80

Il secondo film è He-Man and She-Ra – A Christmas Special e, come nella migliore tradizione dell’animazione degli anni ’70/’80 e come suggerisce il titolo, è uno speciale originale a tema natalizio della durata di circa 40 minuti. Orko finisce sulla Terra durante il periodo natalizio apprendendo da due piccoli abitanti del nostro pianeta tutto sulla festa più magica dell’anno, ovviamente i due finisco poi per fare visita ad Eternia finendo anche nelle mira di Skeletor e Hordak che temono che lo spirito del Natale intralci la loro missione. A difendere i due bimbi assicurandone il ritorno a casa saranno ovviamente He-Man e She-Ra.

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni '80

Masters of the Universe, il film live action

Nel 1987, con il brusco declino delle vendite delle figures, Mattel provò a risollevare le sorti della linea mettendo in sviluppo un film live action ispirato alla serie animata. A produrre il progetto insieme a Mattel arrivò il Cannon Group, Inc. con i cugini Yoram Globus e Menahem Golan in veste di produttori esecutivi. Lo sviluppo della pellicola fu a dir poco difficoltoso e flagellato da problemi finanziari di ogni sorta.

Il regista Gary Goddard (co-creatore di un altro franchise cult per la Mattel negli anni ’80 ovvero Captain Power) voleva realizzare un film solo “ispirato” alla serie animata ma dall’estetica raffinata e debitrice alla fantascienza di Jack Kirby e dei grandi maestri francesi degli anni ’70. La sceneggiatura di David Odell fu più volte rimaneggiata spingendo per un film dai contenuti molto edulcorati e kid friendly mentre gran parte del budget venne speso in fase di concept design, a cui lavorarono l’illustratore William Stout (Indiana Jones e i Predatori dell’Arca Perduta, il video musicale Thriller di Michael Jackson) e il leggendario Moebius responsabile del look di He-Man, e di costruzione di enormi ed intricati set e prop molto raffinati e il makeup di Skeletor.

Per il ruolo di He-Man fu scelto Dolph Lundgren (sulla scia del successo di Rocky IV) mentre per Skeletor fu scelto Frank Langella. Il film, che arrivò in Italia solo nel 1990 con una distribuzione limitatissima, fu un flop totale di critica e pubblico. Lontanissimo dalle atmosfere della serie animata, il film fu presentato come “lo Star Wars degli anni ’80” rivelandosi invece pedestre sia nella sceneggiatura che nel portare sul grande schermo i personaggi amati da milioni di piccoli fan. Se per motivi di budget era impossibile portare all’epoca sul grande schermo personaggi come Orko o Battle-Cat, la mancanza di alcuni momenti chiave (come la trasformazione di Adam in He-Man) e l’ambientazione terrestre del film scoraggiarono gli spettatori.

In tutto questo le riprese del film vennero interrotte a poche settimane dalla conclusione ufficiale per mancanza di budget. Goddard, che intraprenderà poi una importante carriera a Brodway lasciando il cinema, riuscì a girare il finale del film, a sua spese, prima che i set venissero definitivamente smantellati. Alla fine il film, costato 22 milioni di dollari, ne incasserà solo 17: Cannon Group, Inc. era entrata in una profonda crisi finanziaria.

Il gruppo aveva bruciato Superman con il pessimo Superman IV e per realizzare Masters of the Universe aveva consumato gran parte del budget destinato a Spider-man di cui aveva acquisito i diritti cinematografici a metà anni ’80. L’ultimo film realizzato dal gruppo fu Cyborg (1989) con Jean-Claude Van Damme, che riutilizzò tutto quello che non era stato svenduto dai costumi ai set del summenzionato Spider-man e del sequel di Masters of the Universe. Rimanendo in tema Marvel, Golan fuoriscì dal gruppo fondando la 21st Century Film Corporation che produsse e distribuì per il mercato home video il film del 1990 di Captain America.

The New Adventures of He-Man

Mattel ci riprova e nel 1990, dopo aver rilanciato in maniera radicale le action figures, lancia una nuova serie animata dal titolo The New Adventures of He-Man. Come per le figures anche questa nuova serie animata fu un rilancio radicale.

L’ambientazione non è più l’heroic fantasy che tanto successo aveva portato negli anni ’80 ma, con l’approssimarsi della fine del decennio, la fantascienza prende il sopravvento. La serie infatti prende spunto dal concept, mai realizzato, di un’altra serie di figures intitolata He-Man and the Masters of Space da cui si recuperano le premesse. He-Man infatti viene trasportato nel futuro per diventare il campione del pianeta Primus minacciato da Flogg e dai suoi mutanti del pianeta Denebria. Insieme ad He-Man, nel futuro, è giunto anche Skeletor che, ferito gravemente ha aggiunto delle parti cibernetiche al suo corpo per sopravvivere, non ha perso tempo alleandosi con Flogg per sconfiggere He-Man che nel frattempo ha messo insieme i Guardiani Galattici.

Così come le figures anche la serie animata non ottenne il successo sperato pur venendo realizzata una stagione da ben 65 episodi con una trama orizzontale molto forte. Di contro la serie e le figures andarono molto bene in Europa soprattutto in Italia e in Francia riscuotendo un discreto successo.

The New Adventures of He-Man non venne realizzata da Filmation bensì da Jetlag Productions. Lo stile dell’animazione e l’estetica così come la regia e le sceneggiature, che abbandonarono il tono ironico e scanzonato della serie originale, sono fortemente influenzate dall’animazione nipponica che proprio in quegli anni stava lentamente ma inesorabilmente prendendo il sopravvento. Alla serie infatti lavorarono fra gli altri Kazuo Terada, Masanori Miura (regia); Hiroshi Wagatsuma, Hiroshi Yokoyama (character design) e Shinji Aramaki (mecha design).

He-Man and the Masters of the Universe, la serie reboot del 2002

Un primo tentativo di revival del franchise dei MOTU si ebbe nel 1996 con Lou Scheimer che propose alla DIC Entertainment una serie sequel con protagonista He-Ro, alter-ego di Dare ovvero il figlio di Adam/He-Man. Bocciata questa proposta, Mattel forte di una nuova ed aggressiva linea di action figures dà il via libera, nel 2002, ad una serie che pensata ancora una volta come sequel dell’originale diviene ben presto un reboot.

Sviluppata dalla Mike Young Productions (con animazioni subappaltate anche alla coreana Dong Woo Animation) He-Man and the Masters of the Universe viene cancellata dopo due stagioni e 39 episodi. La ricezione, come accaduto per altri franchise rilanciati in quegli anni come ad esempio Teenage Mutant Ninja Turtles, era stata buona ma non supportata sufficientemente dalle vendite delle figures. La serie, e le figures, arriveranno anche in Italia (la serie su Italia 1) con un discreto riscontro.

Uno dei pregi della serie, oltre al taglio decisamente più attento alle trame orizzontali e alla caratterizzazione dei personaggi, è quello di scavare nella lore dei MOTU recuperando un vecchio spunto legato a Re Hiss ed ai suoi Snakemen che diventano di fatto, nella Stagione 2, i veri antagonisti al posto di Skeletor tant’è che la Stagione 2 viene sottotitolata Masters of the Universe vs The Snakemen. Oltre a rimaneggiamenti più o meno radicali dei personaggi, vengono rilette anche le origini di Skeletor, della Power Sword e di Castle Grayskull e di Sorceress.

La serie godette, oltre che dei minicomics, anche di alcune miniserie a fumetti e one-shot realizzate dalla MVCreations distribuite da Image Comics e Crossgen. Particolarità di queste serie a fumetti è che furono disegnate dall’italiano Emiliano Santalucia.

Masters of the Universe: Revelation

Masters of the Universe: Revelation debutterà su Netflix con i primi 5 episodi della prima stagione il prossimo 23 luglio. La serie è sviluppata da Powerhouse Animation (Castlevania). Si tratta di una serie sequel della serie animata originale:ad affiancare Kevin Smith, nel ruolo di showrunner e sceneggiatore, ci sarà il veterano Rob David che aveva già scritto recentemente i fumetti di He-Man and The Masters of the Universe per DC.

Questa la sinossi: “La battaglia finale ha inizio. I Guardiani di Grayskull salveranno Eternia e il destino dell’Universo intero? La fine è soltanto il principio.”

Il cast vocale di Masters of the Universe: Revelation di Netflix è composto da Mark Hamill (Star Wars, Batman: The Animated Series) nei panni di Skeletor, Lena Headey (Game of Thrones, 300) come Evil -Lyn, Chris Wood (Supergirl, The Vampire Diaries) nel ruolo del Principe Adam/He-Man, Sarah Michelle Gellar (Buffy the Vampire Slayer, Cruel Intentions) nel ruolo di Teela, Liam Cunningham (Game of Thrones, Clash of the Titans) nel ruolo di Man-At-Arms, Stephen Root (Office Space, Barry) nel ruolo di Cringer, Diedrich Bader (Office Space, Napoleon Dynamite) nel ruolo di King Randor / Trap Jaw, Griffin Newman (The Tick, Vinyl) nel ruolo di Orko, Tiffany Smith (Behind Enemy Lines, Supernatural) nei panni di Andra, Henry Rollins (Johnny Mnemonic, Lost Highway) nei panni di Tri-Klops e Alan Oppenheimer (lo Skeletor originale) (Westworld, He-Man and the Masters of the Universe) nei panni di Moss Man.

Susan Eisenberg (Wonder Woman, Justice League) nei panni della Maga, Alicia Silverstone (Clueless, Batman & Robin) nei panni della regina Marlena, Justin Long (Galaxy Quest, Live Free o Die Hard) nei panni di Roboto, Jason Mewes (Clerks, Jay e Silent Bob Strike Back) nel ruolo di Stinkor, Phil LaMarr (Mad TV, Justice League) nel ruolo di He-Ro, Tony Todd (Candyman, Star Trek: The Next Generation) nei panni di Scare Glow, Cree Summer (DC Super Hero Girls, Vampirina) nei panni della sacerdotessa, Kevin Michael Richardson (The Batman, ThunderCats) nel ruolo di Beast Man, Kevin Conroy (Batman: The Animated Series, Crisis on Infinite Earths) nel ruolo di Mer-Man e Harley Quinn Smith (Once Upon a Time … a Hollywood, Jay e Silent Bob Reboot) nel ruolo di Ileena.

Ricordiamo che parallelamente, sempre per Netflix, è in fase di sviluppo una serie reboot con un target di pubblico più bassa chiamata semplicemente He-Man and The Masters Of The Universe, per i primi dettagli recuperate il nostro articolo.

Il merchandise e gli altri media

He-Man and The Masters of the Universe è stata una delle linee di giocattoli maggiormente sfruttata in senso trasversale. Il marchio fu infatti utilizzato per qualsiasi tipo di merchandise possibile e immaginabile dall’intimo, alle suppellettili da cucina, fino ad una infinità di articolo di cancelleria. Fu una delle primissime serie animate ad essere raccolta, in VHS e Betamax, per il mercato home video e divenne fra le altre cose un audio drama (prodotto nel Regno Unito) e in una serie di musicassette prodotte in Germania (oltre 40 episodi), uno spettacolo teatrale dal intitolato Power Tour che partito in tour nel 1987 culminò con 19 repliche al New York’s Radio City Music Hall e con la creazione del personaggi originale Songster.

Masters of the Universe, He-Man e tutto il potere degli anni '80

Oltre gli innumerevoli giochi da tavolo a tema, FASA pubblicò nel 1985 il The Masters of the Universe Role Playing Game corredato da miniature in metallo realizzate da Grenadier Models. La serie fu adatta prestissimo anche in videogioco già nel 1983 con Masters of the Universe: The Power of He-Man per Atari 2600 e Mattel Intellivision. Seguirono diversi titoli (shooter orizzontali, platform, RPG e avventure grafiche) soprattutto per Amstrad CPC, BBC Micro, Commodore 64 e ZX Spectrum sviluppati fra gli altri da Adventure Soft/U.S. Gold e Gremlin Graphics. Per i primi titoli realmente validi però dobbiamo fare un salto al 2002 con l’hack-and-slash isometrico per GBA He-Man: Power Of Grayskull.

Il gioco ebbe anche un seguito per PS2, l’action adventure, He-Man: Defender Of Grayskull. Entrambi i titoli sono ispirati alla serie TV reboot del 2002.