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Notte degli Oscar: le curiosità dei discorsi più memorabili

Finalmente ci siamo: la notte degli Oscar è ormai alle porte e a breve sentiremo risuonare nelle case di mezzo mondo la celeberrima frase che, in cuor nostro, ognuno vorrebbe poter ascoltare dal vivo. «And the Oscar goes to…» è il classico preambolo alla nomina del vincitore. Cinque magiche parole che raccolgono al loro interno un carico di tensione inimmaginabile: fatica, sacrifici, delusione, soddisfazione, gioia smisurata.

Queste e altre emozioni hanno accompagnato, e continueranno a farlo, la notte degli Oscar lungo le decadi. Provando a ripercorrere alcuni celebri discorsi di ringraziamento, cercheremo quindi di riportarvi alla memoria i momenti secondo noi indimenticabili legati alla manifestazione tra cui alcuni boicottaggi, attrici da record, discorsi brevissimi e amicizie senza tempo.

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Notte degli Oscar: i discorsi più memorabili

Il record di Meryl Streep

Ad oggi, Meryl Streep è l’attrice con maggiori candidature nella Storia degli Oscar. Sono infatti ventuno le nominations ottenute dall’interprete. Un record assoluto che difficilmente sarà scalzato. Basti pensare che, al secondo posto di questa particolare classifica, si posizionano a pari merito Katherine Hepburn e Jack Nicholson con dodici nominations ciascuno. In effetti, sembrerebbe proprio che la Streep giochi una sorta di campionato individuale.

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Se le candidature non stentano a palesarsi anche negli anni più recenti (l’ultima risale al 2018 per il film The Post diretto da Steven Spielberg), la vittoria più recente risale al 2012 quando l’attrice vinse il premio per la miglior interpretazione femminile grazie al biopic The Iron Lady. Proprio durante quel discorso di ringraziamento, la Streep esclamò:

«Quando è stato pronunciato il mio nome, mi è sembrato di sentire mezza America dire “Oh no! Oh, perché lei? Di nuovo?!?”. Beh, chi se ne frega».

Sempre durante i ringraziamenti, l’attrice afferma che non salirà più su quel palco. Ma mai direi mai; visti i numeri e la sua bravura, potrebbero avverarsi altre soprese.

Joe Pesci e il discorso più breve di sempre

«È un mio privilegio, grazie». Queste le sole parole di ringraziamento pronunciate da Joe Pesci, sul palco durante la notte degli Oscar del 1991. L’attore italoamericano ha appena vinto il premio come miglior attore non protagonista grazie al suo ruolo in Quei bravi ragazzi, di Martin Scorsese. Joe Pesci ha avuto la meglio su colleghi del calibro di Andy Garcia e Al Pacino, possiamo quindi solo immaginare l’entusiasmo incontenibile dovuto alla notizia.

Eppure su quel palco l’attore si limita a pronunciare quelle rapide parole. Non sappiamo se il suo sia un gesto di protesta, oppure un atto dovuto all’eccessiva emozione. Sappiamo solo che si tratta di uno dei discorsi più brevi di sempre e che, almeno per una volta, il regista della cerimonia non è dovuto intervenire per cacciare dal palco il vincitore (dato che spesso capita che i discorsi siano più lunghi del tempo concesso a disposizione del premiato).

Martin Scorsese e i suoi tre amici

Il rapporto tra l’Academy e Martin Scorsese è abbastanza controverso. Sicuramente non corre buon sangue e, nel tempo, non sono mancate un po’ di frecciatine tra il regista newyorkese e la Mecca di Hollywood. Il dato interessante è che Martin Scorsese, a oggi, è il secondo regista di sempre in base al numero di candidature ottenute. Sono infatti nove le nominations ricevute in carriera, l’ultima risalente proprio allo scorso anno grazie alla regia di The Irishman (film disponibile nel catalogo online di Netflix).

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Nel 2007, alla sua ottava nomination, finalmente Scorsese si aggiudica l’Oscar per la regia di The Departed. Si tratta di un momento storico ma, a rendere ancora più unico quel momento, sono i tre registi che hanno aperto la busta e assegnato il premio. Abbiamo infatti a che fare con un trio d’eccezione formato da Francis Ford Coppola, George Lucas e Steven Spielberg. Tre storici amici che insieme al loro quarto compagno di ventura, Scorsese appunto, hanno contribuito più che mai a rilanciare l’industria cinematografica statunitense negli anni Settanta: quattro amici prima ancora che quattro colleghi nonché pilastri della Storia del cinema.

Il boicottaggio di Marlon Brando

È il 1973. Durante la notte degli Oscar è la volta del premio al miglior attore protagonista. In nominations ci sono Michael Cane, Peter O’Toole, Laurence Olivier, Paul Winfield e Marlon Brando che si aggiudica la seconda statuetta in carriera grazie alla sua interpretazione ne Il padrino, di Francis Ford Coppola. L’applauso della platea è tanto fragoroso quanto la sorpresa di vedere salire sul palco non l’attore ma Sacheen Littlefeather, una rappresentante degli Indiani d’America.

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«Marlon Brando mi ha chiesto di comunicarvi che non può accettare questo premio per un motivo molto semplice: il modo in cui gli Indiani d’America sono trattati oggi dall’industria cinematografica e televisiva».

Sono queste le parole pronunciate dalla Littlefeather che fanno imbestialire alcuni presenti, tanto che il discorso della donna viene coronato da ululati e fischi. Ovviamente, si tratterà dell’ultimo Oscar vinto da Brando. Ciò che però risulta più curioso ancora è sapere dove sia finita la statuetta che avrebbe dovuto ricevere. Infatti il premio resta nelle mani di  Roger Moore (attore di 007 che avrebbe dovuto consegnare il trofeo) dato che la Littlefeather rifiuta di accettarlo dalle sue mani.

La camminata sulle poltrone di Roberto Benigni

Il momento, per la cinematografia italiana, è davvero indimenticabile: Sofia Loren urla a squarciagola il nome di Roberto Benigni per assegnargli l’Oscar al miglior film straniero vinto grazie a La vita è bella (titolo disponibile sul catalogo di Disney+). L’attore italiano, incredulo e colmo di gioia, inizia a sbraitare come suo solito e si arrampica letteralmente sulle poltrone della platea camminando sugli schienali. Si fermerà solo di fronte al posto occupato da Steven Spielberg il quale, ridendo, lo sostiene per non farlo cadere.

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Il discorso, genuino e appassionato, del regista italiano è uno dei più folli mai visti sul palco degli Oscar. Viene citato Dante (in tempi non sospetti e di molto antecedenti alla divulgazione che poi Benigni metterà in scena in tutto il mondo) e soprattutto Benigni ringrazia i suo genitori per avergli concesso il dono più prezioso di tutti: la povertà. Quella sera, La vita è bella vinse anche il premio come miglior colonna sonora e, soprattutto, l’inatteso premio al miglior attore protagonista (nuovamente Benigni) divenendo così il film italiano più premiato agli Oscar.

La sincerità di Julia Roberts

Dopo due nominations andate a vuoto, nel 2001 Julia Roberts riesce a vincere il premio Oscar come miglior attrice protagonista grazie al film di Steven Soderbergh Erin Brockovich – Forte come la verità. L’interprete è davvero incredula e vuole godersi ogni singolo momento su quel palco. Così, esordisce avvertendo il direttore d’orchestra di mettersi comodo perché probabilmente sforerà dai 4 minuti concessi per i ringraziamenti:

«Signore sta facendo un ottimo lavoro, è veramente veloce con quella bacchetta, perché non si siede per un po’? Perché potrei non salire mai più su questo palco».

In effetti, almeno fino a oggi, la Roberts non è più riuscita a salire sul palco dell’Academy eppure il suo discorso rappresenta un caso unico di genuina emozione e al tempo stesso divertimento. «Amo stare su questo palco! Amo il mondo! Sono così felice! Grazie!».

Non ci resta che aspettare la notte degli Oscar del prossimo 25 aprile, sperando di poter ampliare l’elenco dei discorsi immancabili che hanno reso unica questa cerimonia.