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The United Way – La vera storia del Manchester United, la recensione

Ogni appassionato di calcio che si rispetti conosce un po’ la storia del Manchester United. I Busby Babes, il disastro aereo di Monaco, la loro corsa alla gloria della Premier League e, naturalmente, la storica stagione vincente del triplete del 1998/99 sono solo alcuni degli eventi che hanno reso celebri i Red Devils. Tuttavia, finora, tutto questo non aveva mai avuto un vero e proprio racconto di qualsiasi media che potesse mettere in mostra anche la psicologia e il lato umano dei vari protagonisti dell’epico viaggio verso la gloria sportiva mondiale. Ecco, quindi, che su Sky Documentaries e NOW arriva il film documentario di 90 minuti dal titolo The United Way – La vera storia del Manchester United e realizzato dal regista Mat Hodgson. Vediamo insieme, con questa recensione, come di presenta questo documentario dedicato a una delle squadre di calcio più vincenti del pianeta.

The United Way

The United Way: la vera rinascita dalle ceneri

The United Way offre uno sguardo approfondito sulla storia unica del Manchester United dal 1945 al 1999, tracciando la cronistoria tra la Manchester del dopoguerra, l’arrivo di Sir Matt Busby e la squadra della Premier League che è diventata famosa in tutto il mondo. Ad accompagnarci in questo documentario storico ci sono tutti i volti familiari che hanno reso celebre il club: dal grande David Beckham all’attuale manager Ole Gunnar Solskjær al narratore ufficiale Eric Cantona. Questo approccio è alquanto classico anche nel resto dei documentari sportivi che poi diventano popolari, poiché i risultati materiali giocano un ruolo di comparsa rispetto alle personalità che li raccontano. Quest’ultime, in questo caso specifico, comprendono le tradizioni associate a Manchester e, cosa più importante, al disastro aereo di Monaco che probabilmente è stata la prima pietra per il grande riscatto.

Per chi non lo sapesse, il 6 febbraio 1958, la squadra dello United reduce da un’importante vittoria in Coppa dei Campioni a Belgrado dovette fare rifornimento a Monaco di Baviera. Inaspettatamente, l’aereo sbandò e andò fuori pista durante il decollo schiantandosi al suolo. Dall’incidente morirono 8 giocatori, di cui 7 sul colpo e l’ottavo alcune settimane dopo in ospedale. Questi calciatori rappresentavano i cosiddetti Busby Babes, un gruppo di giovani giocatori scoperti e allenati da Jimmy Murphy, che li fece passare dalla sezione giovanile del club alla prima squadra, sotto la guida dell’allenatore Matt Busby.

The United Way presenta dei filmati mai visti prima che mettono in evidenza il pesante impatto emotivo che questo evento ha avuto sulla gente di Manchester. Infatti, nonostante la notizia del disastro raggiunse ogni angolo della Terra, per la popolazione dell’allora città operaia gli effetti sono durati per tutta la vita. Il Manchester United, dopotutto, ha sempre rappresentato il popolo dato che lo stesso club venne fondato da ferrovieri e permetteva di esportare in tutto il mondo il patrimonio industriale operaio della città in cui ha sede. È proprio con questa tenacia che, grazie al documentario, scopriamo che lo United accettò di giocare una partita di FA Cup meno di 2 settimane dopo l’incidente vincendo per 3 a 0 nonostante Matt Busby stesse combattendo per la sua vita in un ospedale di Monaco. Con una squadra improvvisata in una fredda notte di febbraio, c’erano ben 60.000 tifosi desolati a fare compagnia ai propri beniamini sportivi.

The United Way

Avrebbero continuato il torneo fino a raggiungere la finale della FA Cup nello stesso anno, sfortunatamente perdendo contro i Bolton Wanderers. Tuttavia, pur non arrivando alla vittoria, questo evento portò nella mentalità della squadra un certo modo di pensare dedito all’adattamento e al non arrendersi mai. Vediamo, quindi, una squadra perdere il suo spirito, il suo slancio e metà dei suoi giocatori nel 1958, solo per riprendersi nel corso di un solo decennio e assicurarsi il più grande trofeo del calcio per club. The United Way permette al pubblico di sentire gli effetti di quel periodo così duro, invece di documentarlo semplicemente.

Il grande Eric Cantona, tra genio e sregolatezza

Per questo motivo, la seconda metà del documentario si basa soprattutto sulla rinascita del club grazie anche a Eric Cantona, dal suo ingresso nel club fino alla spiegazione del perché è stato uno dei giocatori fondamentali per il successo della squadra nei primi anni ’90. Cantona interpreta il ruolo di narratore come solo lui sa fare, a metà tra un arrogante campione e una caricatura satirica di se stesso. Dopotutto non fa altro che riprendere la sua stessa carriera dove ha svolto il ruolo sia dell’eroe che del cattivo permettendo a chiunque gli girasse intorno di diventare un giocatore migliore. Con la sua grande forza di volontà ha ricordato a una squadra di calcio e a un’intera città chi sono e cosa potrebbero realizzare se emulassero la passione e la determinazione della squadra del 1958. Testimonianza di ciò sono le dichiarazioni entusiastiche dei suoi ex compagni di squadra e The United Way non fa altro che ribadire l’importanza del lavoro di squadra.

The United Way

Il documentario colpisce certamente le corde del cuore di tutti gli appassionati di sport che amano conoscere tutti i retroscena di una determinata squadra. Qui sta la più grande forza di The United Way, ma anche la sua unica parziale debolezza. I momenti documentati sono incredibili, inediti e forniscono una sorta di spettacolarizzazione quasi onirica per portata e prestigio delle immagini.  Sfortunatamente ciò che manca è proprio il carisma con cui vengono consegnate queste scene al grande pubblico. Acclamati documentari sportivi come The Last Dance, Schumacher e Senna hanno tutti una peculiarità importante in comune: sono incentrati sui segreti e la vita delle più grandi icone sportive di sempre.

The United Way

In The United Way, invece, la forza del racconto è dato da personaggi come Nicky Butt, Steve Bruce e Mark Hughes che sì, hanno emozionato intere generazioni di fan, ma non donano lo stesso spettacolo di nomi più blasonati che hanno calcato il campo di Manchester. Dopotutto ci sono una moltitudine di nomi che possono essere attribuiti al successo dello United: Cristiano Ronaldo, Wayne Rooney, Paul Scholes, Roy Keane e Alex Ferguson sono solo quelli universalmente conosciuti anche da chi non mastica di calcio. Tuttavia, The United Way serve a ricordarci che nessuno di loro ha portato la più grande squadra di calcio d’Europa sulla scena mondiale come Eric Cantona, che ha incapsulato la mentalità di un gruppo di giocatori con cui non aveva mai giocato all’interno di nuovi sportivi che hanno rivitalizzato il club.

Conclusioni

The United Way è un’ode a tutti gli appassionati di calcio che vogliono che il loro club abbia sempre successo, fornendo le giuste emozioni e sensazioni. Gli eventi sono ben documentati, ma vengono arricchiti da nuovi filmati e dialoghi mai sentiti e visti prima, così da impreziosire ulteriormente la produzione. Il documentario non è solo un focus sul successo del club, ma mostra anche la vera luce della squadra, con tutte le ramificazioni che comprendono anche i simboli, la città e i suoi abitanti che non vengono visti come semplici spettatori, ma veri e propri membri della dirigenza del club. Insomma, che voi siate un Red Devil, un tifoso rivale o qualcuno senza interesse per il calcio, The United Way ha qualcosa di interessante per tutti grazie al suo porre al centro non tanto lo sport in sé, quanto gli eventi e i personaggi che lo rendono speciale.