Perdere l’accesso ai propri dati può generare un forte senso di urgenza: ci si chiede subito quanto tempo sarà necessario per recuperarli. La risposta, però, dipende da molti fattori. In generale, il recupero dei dati può richiedere da poche ore a diverse settimane a seconda del caso. Bisogna considerare il tipo di dispositivo (hard disk tradizionale, SSD, smartphone, cloud, ecc.), la natura del problema (cancellazione logica, guasto fisico, attacco ransomware) e la disponibilità di eventuali backup. Di seguito analizziamo vari scenari comuni, ciascuno introdotto da una domanda chiave, per capire i tempi tipici di recupero, i fattori che li influenzano, i costi medi e i consigli pratici per gestire al meglio la situazione.
Cosa influenza la durata del recupero dei dati?
Il tempo necessario per recuperare dei dati dipende da diversi fattori chiave. Primo fra tutti, la tipologia di danno subito dal dispositivo: un danno logico (ad esempio file cancellati o file system corrotto) di solito si risolve più velocemente di un danno fisico (come componenti hardware guaste o supporto danneggiato). In caso di danni fisici gravi (es. incendio, allagamento, caduta del dispositivo) il processo di ripristino è più complesso, e le operazioni possono protrarsi più a lungo. Inoltre, per danni fisici conta la rapidità di intervento: più a lungo un device danneggiato da acqua o fuoco rimane senza trattamento, minori sono le chance di recupero.
Anche la capacità e quantità di dati influenzano i tempi: dover recuperare pochi gigabyte o migliaia di piccoli file è diverso dal dover estrarre terabyte di informazioni. Ad esempio, accedere a 10 TB su un hard disk con lieve problema può richiedere pochi minuti, mentre ottenere 5 MB da uno smartphone bruciato può richiedere ore o più. Anche il numero di file e la loro frammentazione incidono: recuperare milioni di file minuscoli può richiedere scansioni ripetute e molto tempo.
Un altro fattore è lo stato dell’hardware: se il dispositivo è instabile, i tecnici potrebbero dover creare delle copie forensi lente (bit per bit) o sostituire componenti con parti di ricambio (donatori), operazioni che allungano i tempi. La disponibilità di parti di ricambio (come testine di lettura per un hard disk) o di specifici firmware può condizionare la durata del processo. In certi casi, trovare un componente donatore raro può aggiungere giorni o settimane di attesa.
Infine, la presenza di backup può fare la differenza: se disponete di un backup aggiornato, spesso il metodo più rapido è ripristinare quello. Ad esempio, su servizi cloud o NAS con versioning, recuperare una versione precedente di un file è questione di minuti. Viceversa, senza backup occorre tentare il recupero diretto dal supporto originale, affrontando tutte le complessità tecniche del caso.
Considerata la variabilità di queste condizioni, nessun professionista può garantire a priori il tempo esatto di un recupero dati senza prima analizzare il dispositivo. Solo una diagnosi preventiva permette di stimare con maggior precisione tempistiche e probabilità di successo. Nei prossimi paragrafi esamineremo i tempi tipici per vari scenari di perdita dati, tenendo presenti questi fattori.
Quanto tempo serve per recuperare i dati da un hard disk guasto?
Il recupero dati da hard disk (HDD) presenta tempi molto variabili perché dipende dalla natura del problema. In presenza di danno logico (ad esempio file cancellati, formattazione accidentale o file system corrotto) l’intervento è in genere più rapido: la scansione completa del disco e l’estrazione dei file possono richiedere da alcune ore a uno-due giorni, in funzione di capacità, numero di file e stato del supporto. In ambito professionale, tuttavia, i laboratori parlano di finestre operative “standard” di circa 7–15 giorni lavorativi, che comprendono diagnosi, code di lavorazione e verifiche d’integrità; i tempi effettivi di recovery possono risultare più brevi. Esistono anche servizi express/urgenti che, a fronte di un sovrapprezzo, riducono la consegna a 24–72 ore, quando il caso lo consente.
Diverso lo scenario del guasto fisico. Se l’HDD manifesta rumori anomali, testine danneggiate, motore bloccato o non viene riconosciuto dal sistema, il recupero richiede interventi in camera bianca, sostituzione di componenti e clonazione a basso livello. In queste condizioni, i tempi medi oscillano tra una e due settimane in modalità standard, ma possono allungarsi quando servono ricambi donatori rari o quando le superfici magnetiche risultano compromesse. Anche qui alcune realtà offrono modalità emergency con lavorazione continuativa, capace di comprimere i tempi a 2–3 giorni, se la gravità del danno lo permette.
Sul fronte costi, un recupero logico da HDD rientra spesso in una fascia 150–350 €, mentre un guasto meccanico che implica camera bianca può salire in media a 300–650 €; la lavorazione urgente può arrivare a 500–950 € in base alla complessità. Molti operatori adottano la formula “no data, no cost”, con pagamento dovuto solo in caso di recupero effettivo.
In termini di best practice, in caso di hard disk guasto è prudente spegnere subito il dispositivo, evitare ulteriori accensioni/scan e non aprire l’HDD al di fuori di un ambiente controllato. Metodi pseudo-artigianali, come il “trucco del congelatore”, sono controproducenti e possono ridurre drasticamente le probabilità di successo. Nei danni logici meno gravi è possibile tentare un software di data recovery lavorando solo su un clone e in sola lettura; per i guasti fisici è fortemente consigliato rivolgersi a un laboratorio specializzato.
Quanto tempo serve per recuperare i dati da uno smartphone guasto?
Il recupero dati da smartphone presenta tempistiche molto variabili perché dipende dalla natura del problema, dallo stato dell’hardware e dalla cifratura del dispositivo. Se il telefono è funzionante ma avete effettuato una cancellazione accidentale, le chance di successo sono in genere basse: le memorie flash dei moderni smartphone Android e iPhone usano tecniche simili agli SSD e, con crittografia attiva e processi di ottimizzazione, i dati eliminati vengono spesso resi irrecuperabili. In questo scenario il “recupero” più rapido coincide con il ripristino da backup (Google Drive, iCloud, WhatsApp Backup), che è pressoché immediato e riduce il tempo necessario a pochi minuti o poche ore a seconda della quantità di dati da ripristinare.
Quando il dispositivo presenta un danno hardware (display rotto, porta di ricarica difettosa, scheda logica instabile, contatto con liquidi), i tempi dipendono dalla strategia di accesso ai dati. Se basta una riparazione leggera per riattivare il telefono e sbloccarlo con il PIN o la password, l’estrazione dei file può avvenire in poche ore o uno-due giorni. Nei casi più complessi, i laboratori ricorrono a tecniche forensi come il chip-off (rimozione e lettura diretta del chip NAND) o a procedure di micro-saldatura e ripristino del firmware: si parla di diversi giorni fino a 1–2 settimane, soprattutto se il dispositivo è criptato e occorre riportarlo a uno stato minimo di funzionamento per accedere alla chiave di decrittazione. Laddove la crittografia hardware e danni estesi alla scheda madre impediscano l’autenticazione, il recupero dati da telefono può diventare impraticabile, indipendentemente dal tempo investito.
Sul piano economico, il costo del recupero dati da smartphone varia in base a difficoltà e urgenza. Una semplice estrazione dopo riparazione base può rientrare in fasce medio-basse, mentre lavorazioni avanzate (chip-off, ricostruzione di piste, bypass di componenti danneggiati) spostano l’intervento su fasce medio-alte. Molti centri propongono una diagnosi preliminare e la formula “no data, no cost”; in modalità express o emergency 24/7 i tempi possono ridursi a 24–72 ore se la fattibilità tecnica lo consente, ma con incremento di prezzo.
In termini operativi, la regola d’oro per massimizzare il tasso di successo è spegnere subito il dispositivo, evitare ulteriori accensioni e ricariche, non tentare smontaggi o asciugature invasive in caso di danno da liquidi, e rivolgersi rapidamente a un laboratorio specializzato in data recovery mobile. La tempestività limita l’ossidazione e previene scritture che potrebbero compromettere le aree di memoria ancora integre.
Quanto tempo serve per recuperare i dati da un SSD?
Il recupero dati da SSD è un processo più complesso rispetto a quello da un tradizionale hard disk, nonostante la maggiore velocità di lettura e l’assenza di parti meccaniche. I tempi di recupero dipendono in gran parte dal tipo di problema: nei casi di cancellazione accidentale o formattazione errata, la possibilità di successo è fortemente influenzata dalla funzione TRIM. Questa tecnologia, attiva su quasi tutti i SSD moderni, cancella in modo permanente i blocchi di memoria marcati come liberi, rendendo impossibile il recupero dei file cancellati dopo poche ore. Se TRIM è disattivato o il disco è collegato tramite interfaccia USB (che non lo supporta), è possibile che i dati non siano ancora stati sovrascritti e che quindi il recupero logico possa avvenire in poche ore o uno-due giorni, utilizzando software di data recovery professionali.
Quando invece il problema è di tipo hardware, come un controller danneggiato, celle di memoria NAND difettose o un firmware corrotto, la procedura è molto più lunga. In questi casi, i laboratori specializzati eseguono operazioni di chip-off, cioè la rimozione fisica dei chip di memoria e la loro lettura diretta con strumenti specifici, seguita da un complesso lavoro di ricostruzione logica dei dati. Questa attività può richiedere diversi giorni o persino una o due settimane, a seconda del grado di danneggiamento, della quantità di memoria e della disponibilità di firmware compatibili. Se il guasto coinvolge anche una singola memoria NAND o se il chip è resinato, il recupero dei dati da SSD guasto può diventare particolarmente delicato o addirittura impossibile.
In termini temporali medi, i servizi professionali di recupero SSD indicano finestre operative di circa 7–10 giorni lavorativi per interventi standard, con possibilità di ridurre i tempi a 24–72 ore in modalità urgente o express. Tuttavia, queste stime comprendono anche la diagnosi preliminare, la creazione di immagini di sicurezza e la verifica dell’integrità dei file recuperati, fasi indispensabili per garantire un risultato affidabile. Nei casi più complessi, come danni al firmware proprietario o mancanza di componenti donatori, l’attesa può estendersi oltre le due settimane.
Dal punto di vista economico, il costo del recupero dati da SSD è in genere superiore a quello di un HDD. Gli interventi standard partono da circa 250–300 euro, ma possono raggiungere 700–900 euro per lavorazioni complesse o urgenti. Il prezzo riflette non solo il tempo tecnico necessario, ma anche il valore delle attrezzature impiegate per leggere e ricostruire i dati da chip NAND. La maggior parte dei laboratori offre la garanzia “no data, no cost”, il che significa che si paga solo in caso di recupero riuscito.
Sul piano operativo, è fondamentale interrompere immediatamente l’uso dell’SSD non appena si sospetta un problema o una perdita di dati. Continuare a scrivere sull’unità, anche involontariamente, può rendere irreversibile la perdita a causa delle logiche interne di gestione della memoria. È consigliabile evitare qualsiasi tentativo fai-da-te, poiché un’errata manipolazione dei chip o l’utilizzo di software non adeguati può compromettere in modo permanente la struttura del file system.
I dati nel cloud si recuperano più velocemente?
Il recupero dati nel cloud è generalmente più rapido rispetto a quello su dispositivi fisici, ma la velocità dipende dal tipo di servizio e dalle politiche di conservazione adottate. Nella maggior parte dei casi, i principali provider come Google Drive, Dropbox o OneDrive permettono di ripristinare file eliminati in modo quasi istantaneo grazie al cestino o alle versioni precedenti dei documenti. Se l’eliminazione è recente, il processo di recupero avviene in pochi secondi: basta accedere al proprio account, selezionare il file desiderato e procedere con il ripristino immediato. Ad esempio, su Google Drive i file restano nel cestino per 30 giorni, mentre Dropbox consente di recuperare contenuti cancellati entro 30–180 giorni a seconda del piano scelto. Questo significa che, entro tali limiti, il recupero dei dati nel cloud è quasi istantaneo e completamente gratuito, senza necessità di intervento tecnico.
Tuttavia, la situazione cambia radicalmente quando i dati vengono rimossi definitivamente dai server dopo la scadenza del periodo di retention. In questi casi, il recupero da cloud diventa estremamente difficile, se non impossibile, perché le infrastrutture cloud utilizzano meccanismi di sovrascrittura e deallocazione automatica per motivi di sicurezza e privacy. Un contatto con l’assistenza del provider può, in rari casi, portare a un recupero parziale, ma solo se il provider conserva backup di sistema interni o snapshot recenti. Una volta oltrepassata la finestra di recupero, non esiste un “disco” su cui operare come nei casi di data recovery tradizionale, e quindi nemmeno un laboratorio esterno può intervenire.
Il discorso è diverso per il cloud aziendale o i servizi di infrastruttura (IaaS/PaaS), come AWS, Microsoft Azure o Google Cloud Platform. In questi ambienti, la possibilità di recuperare dati persi dipende dalle strategie di backup e disaster recovery implementate. Un’azienda che esegue regolarmente snapshot automatici dei volumi o delle macchine virtuali può ripristinare l’intero sistema in pochissime ore, garantendo una continuità operativa quasi immediata. Se invece mancano copie di sicurezza, anche nel cloud i dati eliminati vengono rapidamente sovrascritti dai nuovi processi, rendendo il recupero tecnico quasi impossibile.
In termini di tempi, dunque, il recupero dati dal cloud può variare da pochi secondi (ripristino diretto di file eliminati di recente) a diverse ore o giorni nei contesti più complessi come server virtuali o ambienti cloud aziendali. Oltre tali limiti, non è più possibile agire sui dati persi, e il recupero professionale da cloud richiede un approccio altamente tecnico e tempi simili a quelli di un normale recupero da server locale. Per quanto riguarda i costi, le operazioni di ripristino tramite le funzionalità native del servizio sono gratuite, mentre gli interventi su infrastrutture cloud compromesse o colpite da attacchi ransomware possono richiedere consulenze specialistiche con tariffe comparabili ai servizi di recupero dati da server fisici.
Da un punto di vista pratico, è essenziale sfruttare al massimo le funzioni di backup automatico, versioning e ripristino rapido offerte dai servizi cloud. Configurare politiche di retention estese, sincronizzare regolarmente i file critici e mantenere almeno una copia offline dei dati più importanti riduce notevolmente il rischio di perdita permanente. In caso di attacco informatico o di cancellazione accidentale, è fondamentale agire subito, disattivando la sincronizzazione automatica e avviando il ripristino prima che le modifiche vengano propagate a tutte le copie.
Meglio tentare il recupero dati fai-da-te o affidarsi a un professionista?
Di fronte a una perdita di dati, ci si chiede se convenga provare da soli qualche soluzione oppure consegnare subito tutto a un’azienda specializzata. La scelta dipende dal valore dei dati, dal tipo di problema e dalle competenze dell’utente. Ecco alcune linee guida per decidere:
Quando provare il fai-da-te
Se la perdita è dovuta a un errore logico lieve (ad es. avete cancellato per sbaglio alcuni file, oppure il disco risulta formattato ma fisicamente intatto) e i dati non sono vitali, potete tentare un recupero autonomo. In commercio esistono diversi software di data recovery, anche gratuiti, pensati per utenti finali. Questi programmi eseguono la scansione del supporto alla ricerca di file cancellati e spesso riescono a recuperare foto, documenti e altri file comuni, a patto che lo spazio su disco non sia stato ancora sovrascritto da nuovi dati. Il fai-da-te può quindi dare risultati soddisfacenti nei casi di cancellazione recente. Tuttavia, è fondamentale usarli con cautela: il software non deve mai scrivere sul disco da cui sta recuperando. Idealmente, montate l’unità in sola lettura (sui sistemi Windows ad esempio non create nuovi file sul disco in questione e disabilitate defrag/ottimizzazioni) oppure effettuate prima una copia forense dell’intero disco su cui lavorare. Molti insuccessi del fai-da-te derivano dall’aver installato il programma di recupero sullo stesso drive contenente i file persi, finendo col sovrascriverli. Un esperto avverte che i tool gratuiti, se non usati correttamente, rischiano di scrivere su settori di disco proprio mentre tentano di recuperare i dati. Quindi procedete solo se sapete bene cosa state facendo e accettate il rischio.
Inoltre, il fai-da-te è ammissibile solo su dispositivi senza guasti hardware. Se sospettate un problema fisico (rumori dal disco, drive SSD non rilevato, telefono bagnato), non insistete con tentativi casalinghi: potreste aggravare irreparabilmente il danno. In caso di attacco ransomware, similmente, il fai-da-te è sconsigliato: strumenti di decrittazione improvvisati o web trovati online potrebbero fallire o peggiorare la situazione (es. alcuni ransomware cancellano i file se rilevano tentativi di forzatura).
Quando rivolgersi a professionisti
Se i dati persi sono molto importanti (foto di lavoro, database aziendali, documenti insostituibili) o se il problema coinvolge l’hardware, la scelta migliore è affidarsi a un servizio di recupero dati qualificato. I tecnici specializzati dispongono di camera bianca, strumenti hardware/software dedicati e anni di esperienza: sanno come manipolare dischi aperti, come estrarre memorie flash, come trattare file system complessi e anche come affrontare ransomware in modo sicuro. Tentare soluzioni manuali senza competenze in questi casi può ridurre drasticamente le chance di successo. Ad esempio, aprire un hard disk fuori dalla camera bianca può far depositare polvere sui piatti distruggendo il contenuto, oppure provare comandi sbagliati su un NAS in fault può inizializzare i dischi cancellando la struttura RAID. Un intervento maldestro può rendere irreversibile una perdita che sarebbe stata recuperabile. Come raccomandato dagli esperti Ontrack, se non siete sicuri contattate prima un professionista e non eseguite operazioni azzardate da soli Il fattore tempo inoltre è cruciale nei danni fisici: più si ritarda e più il deterioramento (ad es. ossidazione da liquidi) può avanzare).
Un professionista vi offrirà almeno una diagnosi gratuita o a basso costo e un preventivo chiaro. Potrete così valutare se il prezzo vale i dati da recuperare. In molti casi, soprattutto per privati, scoprire che il recupero costa magari 300 € per un hard disk guasto fa riflettere: sono dati per me così preziosi da giustificare la spesa? Se sì, meglio investire e avere ottime probabilità di riaverli; se no (magari erano film o giochi facilmente riscaricabili), si può anche rinunciare.
Quali software usare per prevenire la perdita di dati?
La prevenzione è l’unico modo realmente efficace per evitare di dover affrontare un costoso e lungo recupero dati. Anche i migliori laboratori di data recovery professionale sottolineano che nessuna tecnologia può garantire il recupero completo di informazioni cancellate o danneggiate in modo grave. Ecco perché è fondamentale affidarsi a software di backup affidabili, capaci di proteggere i propri file in modo continuo e automatizzato. Tra le soluzioni più apprezzate dagli esperti e dagli utenti avanzati spiccano EaseUS ToDo Backup, Acronis Cyber Protect Home Office e Paragon Backup & Recovery, tre strumenti che offrono approcci diversi ma complementari alla sicurezza dei dati.
EaseUS ToDo Backup
EaseUS ToDo Backup è una delle soluzioni più popolari per il backup automatico dei dati personali e aziendali. Si distingue per l’interfaccia intuitiva e per la possibilità di eseguire backup completi, incrementali e differenziali con pochi clic. Il software consente di clonare dischi, programmare salvataggi ricorrenti e creare immagini di sistema utili per ripristinare un computer in caso di guasto hardware o attacco informatico.
La funzione “Smart Backup” è particolarmente utile per gli utenti che modificano spesso i propri file, poiché salva automaticamente le nuove versioni dei documenti senza dover avviare manualmente un’operazione. EaseUS offre anche la sincronizzazione con servizi cloud come Google Drive, Dropbox o OneDrive, garantendo una copia esterna sempre aggiornata. È ideale per chi cerca un software di backup completo ma leggero, adatto sia a PC domestici che a piccoli uffici.
Acronis Cyber Protect Home Office
In passato noto come Acronis True Image, Acronis Cyber Protect Home Office è oggi una delle suite di protezione dati e sicurezza informatica più avanzate. Combina il backup tradizionale con strumenti di cybersecurity integrata, come l’antivirus in tempo reale, la protezione ransomware e la valutazione delle vulnerabilità di sistema.
La sua forza sta nella capacità di eseguire backup completi del sistema operativo, comprese impostazioni, applicazioni e partizioni, in locale o nel cloud Acronis. In caso di guasto, è possibile ripristinare l’intero sistema in pochi minuti grazie all’immagine di emergenza “Acronis Survival Kit”. Inoltre, la funzione Active Protection monitora costantemente l’attività del sistema per bloccare in tempo reale tentativi di crittografia dei file da parte di malware.
Per professionisti e utenti che gestiscono dati sensibili, Acronis rappresenta una soluzione robusta, multifunzione e proattiva, pensata per garantire continuità operativa e sicurezza totale.
Paragon Backup & Recovery
Paragon Backup & Recovery è un’altra eccellente soluzione orientata alla flessibilità e affidabilità del backup. Offre un controllo completo sui processi di salvataggio, consentendo di pianificare strategie di backup personalizzate e di creare immagini del sistema o di singole partizioni. La sua interfaccia pulita e il sistema di pianificazione intelligente lo rendono adatto sia a utenti esperti sia a chi desidera una protezione automatica ma non invasiva.
Un punto di forza è la funzione di ripristino selettivo, che permette di recuperare solo determinati file o cartelle da un backup senza dover ripristinare l’intero sistema. Inoltre, Paragon supporta dischi esterni, NAS e server di rete, risultando ideale anche in contesti aziendali o semi-professionali. La compatibilità con i più diffusi formati di file system (NTFS, FAT32, exFAT, HFS+, APFS) lo rende una scelta versatile per chi lavora su più piattaforme.