PlayStation 4

Borderlands 2 VR Recensione, la realtà virtuale sbarca su Pandora


Borderlands 2 VR
Genere
Azione
Piattaforma
PS4/PSVR
Sviluppatore
Gearbox Software
Editore
2K
Data di Uscita
14 dicembre 2018

La seconda parte del 2018 ha dato un boost senza precedenti alla line-up di Playstation VR: dal divertente e coloratissimo platform Astro Bot Rescue Mission all’intrigante horror sci fi The Persistence, passando per i tattici scontri multiplayer offerti da Firewall: Zero Hour, la periferica per la realtà virtuale di Sony sta vivendo l’apice della sua miglior stagione contenutistica. Prima di festeggiare l’inizio del 2019, tuttavia, Ps VR ha ancora una cartuccia da sparare in queste holydays natalizie: Borderlands 2 VR, adattamento per la realtà virtuale dell’immenso e irriverente action-rpg di 2K e Gearbox Software rilasciato originariamente per PS3, Xbox 360 e PC nel 2012.

Dopo essere sbarcato sui lidi dell’attuale generazione di console con The Handsome Collection, raccolta rimasterizzata contenente Borderlands 2 e Borderlands The Pre- Sequel (ultimo capitolo inedito del franchise ambientato prima degli eventi di Borderlands 2) con annessi tutti i loro DLC, il titolo sviluppato da Gearbox ci viene ora riproposto in VR, inizialmente come esclusiva temporale Playstation.
In attesa di scoprire maggiori dettagli su Borderlands 3, Ps Move alla mano e visore in testa ci siamo avventurati nuovamente sull’inospitale pianeta Pandora per scoprire questa riedizione e se anche l’ultimo colpo del 2018 di PS VR sia andato a segno. Ecco la nostra recensione.

 

Pandora, la Cripta e Jack Il Bello. Ora in VR

La serie Borderlands è amata da sempre per i suoi eccessi, per la natura goliardica e grottesca dei suoi personaggi, delle loro storie e del loro mondo, un universo caricaturale e strampalato dove il tema della violenza si stempera nell’eccentricità di una grafica cel-shading dal tratto particolarissimo; in Borderlands 2 vestiamo i panni di un Cacciatore della Cripta, un mercenario in cerca di gloria e tesori che ambisce a scoprire i segreti nascosti nei più remoti recessi di Pandora, il nefasto pianeta che fa da sfondo all’avventura. I nostri rivali, invece, sono Jack Il Bello e la sua azienda, l’Hyperion Corporation, oltre a tutti i pazzi e alle gang assassine che popolano Pandora.


In cerca del misterioso potere celato nella Cripta, Borderlands 2 offre decine e decine di ore di gioco, fra le missioni di una storia fatta di risate e violenza gratuita e side quest esilaranti e divertenti. La formula è quella di un gioco di ruolo che strizza l’occhio al genere open world,  ma che è prepotentemente orientato verso delle forti meccaniche action, grazie alla visuale in prima persona e ai tantissimi scontri a fuoco che ne farciscono il gameplay.
Nonostante ciò, il sostrato da FPS non deve ingannare: le dinamiche sparatutto sono ben intrecciate con una componente ruolistica funzionale alla deriva action del titolo, con una progressione del personaggio ben delineata sul fronte delle statistiche e della conseguente efficienza di parametri chiave come salute, danni inflitti e equipaggiamento utilizzabile. All’inizio del gioco ci viene chiesto di scegliere uno fra quattro personaggi, ciascuno dei quali con caratteristiche uniche e ben delineate in diversi ambiti che spaziano fra stili stealth o di supporto, per esempio.
Uccidere nemici e completare missioni permette di salire di livello, consentendo così di essere più efficaci negli scontri ma anche di poter sfruttare abilità diverse e imbracciare armi più potenti; queste vengono generate proceduralmente dai drop dei nemici caduti e nelle casse sparse per le aree di gioco, portando ulteriore varietà nelle meccaniche di gioco e differenziando il feedback e le caratteristiche di ciascun pezzo d’artiglieria.

Originariamente, Borderlands 2 venne concepito per dare il meglio di sé quando giocato in cooperativa, nelle sue lunghe e divertenti fasi shooting. A dispetto di ciò, la prima grande novità di questa riproposizione per VR consiste proprio nell’assenza della modalità cooperativa tanto apprezzata nel gioco originale. Un compromesso probabilmente dovuto, necessario per garantire stabilità e omogeneità all’esperienza di gioco trasposta in realtà virtuale. Alcune abilità delle quattro classi di personaggi, inoltre, sono state rivisitate per adattarsi al nuovo contesto totalmente single-player; è importante sottolineare anche la mancanza all’appello dei contenuti post-lancio e di vero materiale esclusivo dedicato a questa versione VR.
A compensare tale mancanza troviamo alcune piccole aggiunte lato gameplay e un nuovo bilanciamento negli scontri, elementi pensati specificamente per far calzare meglio il contesto della VR al gioco di Gearbox Software. In particolare, è ora possibile attivare un effetto slow motion in grado di rallentare il tempo per i nostri nemici e sbalzarli via grazie a un’onda d’urto, se sufficientemente vicini quando attivato.
A prescindere da queste sottili introduzioni, come nella grande maggioranza dei porting in realtà virtuale di titoli non concepiti ad-hoc, il passaggio alla prospettiva dinamica e il diverso modo di interagire con l’ambiente sono il vero fattore di cambiamento per l’economia di gioco.

Questione di prospettiva

Il nuovo viaggio fra i pericoli di Pandora ripercorre così esattamente le stesse tappe e gli stessi momenti che già abbiamo conosciuto, ma da una prospettiva tutta nuova: muoversi fra le lande desolate di ghiacciai e deserti, nelle roccaforti delle gang e negli insediamenti che incontriamo in VR ha un sapore nuovo, intrigante da un lato e, purtroppo, non sempre appagante dall’altro: da una parte troviamo lo splendido e particolare tratto cel-shading originale, riportato in realtà virtuale con discreta cura, senza perdere quei dettagli e quelle sfumature che ne caratterizzavano il singolare stile grafico. Dall’altro lato vediamo le scene di intermezzo originali essere riprodotte soltanto in modalità teatro, immergendoci in un mondo quasi totalmente passivo, dove le interazioni dirette sono pochissime e in cui il “peso” della nostra presenza è tangibile nei soli scontri a fuoco. Il fattore coinvolgimento non manca ma questo limite resto un peccato, specialmente visto il notevole lavoro svolto dal team di sviluppo per portare in modo naturale lo schema dei controlli previsti per i pad tradizionali sulle periferiche PS Move.

In modo analogo a quanto già visto in Skyrim VR, infatti, la coppia di Ps Move diventa un surrogato del canonico pad (è comunque possibile giocare con il Dualshock4): mantenendo il layout di default, con la mano destra controlliamo lo spostamento laterale della telecamera e gestiamo l’arma impugnata. Con la mano mancina possiamo stringere la mira, eseguire azioni tramite un puntatore laser – ad esempio aprire casse, raccogliere munizioni o parlare con dei png – e anche usare le abilità sbloccate e richiamare il menù di gioco, oltre comandare i nostri movimenti tramite un semplice sistema di teletrasporto o di movimento libero. Quest’ultimo funziona esattamente come la sua controparte di Skyrim VR, assegnando al pulsante Move l’azione del movimento verso la direzione in cui rivolgiamo il controller; anche la guida dei veicoli ha un funzionamento simile, con l’aggiunta del controllo delle torrette al nostro casco.
Seppur nausea e disorientamento siano sempre dietro l’angolo in titoli VR di questo tipo, possiamo affermare di non aver avvertito alcun tipo di chinetosi durante il nostro giocato, godendoci a pieno l’esperienza.

Il poter prendere la mira in modo naturale sfruttando il traking dei controller Ps Move si conferma anche in questo caso un valore aggiunto per l’azione di gioco, che ne giova sul fronte del coinvolgimento degli scontri. Qui i movimenti nemici e il bilanciamento delle loro reazioni sono stati rivisti e resi parzialmente più statici, per compensare la differenza del sistema di movimento.
Il risultato sono battaglie meno dinamiche, visivamente spettacolari e ben ritmate grazie ad abilità e slow motion quando chiamati in causa; nonostante la grande attenzione dedicata da Gearbox alle opzioni legate al comfort di gioco e al sistema di movimento, ampiamente personalizzabili attraverso il menù impostazioni, le fasi più concitate delle battaglie tendono comunque a essere caotiche e confusionarie. Questo in parte è dovuto al nuovo sistema di movimento, funzionante ma non sempre funzionale al dinamismo delle meccaniche shooting del titolo.
Insomma, Borderlands 2 si conferma un grande gioco anche in VR, pur mostrando il fianco ad un game design troppo ancorato ai canoni tradizionali per sfruttare a pieno le possibilità della realtà virtuale

Borderlands 2 VR

Borderlands 2 VR è la riedizione in realtà virtuale del frenetico e spassoso action rpg sviluppato da Gearbox Software.

7.5
7.5
Verdetto

A conti fatti, Borderlands 2 VR rappresenta un’aggiunta di valore alla libreria di Playstation VR. Il gioco di 2K riesce nell’intento di colpire il suo bersaglio, trasporre l’esperienza di questo grande action rpg in un’esperienza VR divertente e accessibile, pur mancandone ampiamente il centro: l’assenza di novità di rilievo e il mancato sfruttamento delle possibilità legate alla realtà virtuale in termini di interazione con l’ambiente di gioco e con i suoi contenuti pesano fortemente su questo gap. La discreta realizzazione tecnica e la sempreverde mole contenutistica in dote al titolo portano, però, su PS VR una quantità potenzialmente infinita di ore di divertimento.

Pro

- Lo stile visivo e il tono particolarmente dissacrante delle serie Borderlands si accentuano piacevolmente in VR
- La personalizzazione del sistema di movimento consente a ciascuno di trovare il proprio comfort
- Ci sono dozzine e dozzine di ore di gioco da scoprire

Contro

- Si sente la mancanza di sfumature e contenuti inediti
- L’interazione con il mondo di gioco poteva essere approfondita maggiormente
- Durante gli scontri più affollati il sistema di movimento pensato per i Move tende ad essere limitante