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Cloud Gaming, tra presente e futuro dello streaming videoludico

Quali sono le sensazioni che ricordate della vostra prima console? Riuscite a recuperare il sentimento di scoperta di qualcosa di nuovo? Eppure ogni volta che siamo vicini all’uscita di una nuova console riviviamo sempre quello stesso attimo, senza accorgecene. Ma se tutto questo finisse di punto in bianco? Per favorire la distribuzione di contenuti senza essere limitati al semplice hardware, sareste contenti lo stesso? In realtà sembra ancora lontano quel momento eppure il cloud gaming sta viaggiando ad una velocità sempre più spedita.

Se pensiamo soltanto a pochi anni fa, magari anche l’inizio della scorsa generazione, soltanto l’idea di giocare a titoli come Cyberpunk 2077 senza l’ausilio di nessuna console, ma soltanto sfruttando la nostra connessione ci sembrava un momento “lontanissimo” da noi. Eppure siamo qui nel 2021, il mondo dello streaming si è evoluto e le tecnologie diventano sempre più permissive. Considerando anche il potenziamento delle connessioni nel nostro Bel Paese. Prima di addentrarci in quello che è oggi il Cloud Gaming, cerchiamo di fare un piccolo passo indietro e vediamo da dove è partita questa tecnologia e cosa ci portiamo ancora dietro.

Cosa c’è nella nuvola…in breve

Quando si parla di cloud gaming in realtà si fa riferimento ad una tipologia più dettagliata del cloud computing (ovvero l’erogazione di particolari servizi o veri e propri applicativi tramite l’uso delle rete internet). Nel nostro caso specifico abbiamo quindi bisogno di eseguire videogiochi in tempo reale, e farli arrivare al videogiocatore con la più bassa latenza possibile. Nel corso degli anni la tecnologia alla base del servizio si è evoluta, anche grazie alla ricerca svolta nei tanti settori che ruotano intorno a questa tipologie di infrastrutture.

Il nemico principale di questa tipologia di servizio soprattutto nell’ambito del gaming è sicuramente la latenza. Quest’ultima in realtà è un nemico che sarà sempre più facile da “sconfiggere” anche grazie all’avanzamento delle infrastrutture nelle varie parti del globo. Pensiamo soltanto a 5 anni fa, e come sarebbe stato difficile giocare in streaming con connessioni poco prestanti. Il discorso in questo caso sarebbe lungo da fare nel quale sarebbe da tirare in ballo tantissimi fattori, e se siete interessati potete scrivercelo nei commenti!

I primi passi

I primi accenni di cloud gaming per il grande pubblico arrivarono soltanto intorno al 2010. Una delle prime piattaforme nate per permettere ai videogiocatori di tutto il mondo (o quasi) di provare l’ebbrezza del gioco in streaming è stata Onlive. Presentato alla GDC 2009 (Game Developer Conference), poi lanciato sul mercato nel Giugno del 2010. Cosa rendeva però questo servizio diverso da Steam o altri store digitali dell’epoca? Permetteva semplicemente di avere accesso ad un’infrastruttura di cloud computing sulla quale venivano fatti eseguire i titoli posseduti dall’utente nella libreria di Steam oppure acquistati direttamente nello store della piattaforma. Tanti titoli arrivarono su OnLive, e molti publisher decisero di credere nel progetto, tra di questi troviamo Ubisoft, THQ e una Epic Games ben diversa da come la vediamo oggi.

Cloud gaming

All’epoca tutti i titoli giravano in risoluzioni SD di base, e per riuscire a raggiungere l’HD bastava una semplice connessione da 5Mbps. Inutile dire che la tecnologia dell’epoca era molto diversa da come la conosciamo noi oggi, la stessa infrastruttura di OnLive non permetteva al giocatore di avere una latenza bassa per poter giocare in tutta tranquillità, soprattutto nei titoli più frenetici. Che fine ha fatto OnLive quindi? Beh, chiuse i battenti intono alla metà del 2015 per poi esser “acquisita” da Sony, insieme ad un altro servizio di cloud gaming (GAIKAI) per poter mettere le basi dell’infrastruttura di un proprio servizio in streaming, che oggi conosciamo come Playstation Now.

Il resto della storia in realtà la conosciamo, perché la maggior parte dei servizi che nacquero dopo Onlive, sono ancora in vita aldilà di qualche piccolo caso, come Project Atlas di EA, finito poi nel dimenticatoio, forse per poco interesse della stessa azienda a far sviluppare il servizio. Va ricordato infatti che il caso di Onlive deve essere di monito per tutte le realtà che sono arrivate dopo, non è stato semplice per un’azienda giovane puntare su qualcosa di completamente nuovo soprattutto nell’ambito del gaming.

Permettere ai giocatori di tutto il mondo di giocare ai propri titoli preferiti senza l’ausilio di un hardware non è semplice. Alla base ci deve essere un’infrastruttura ben delineata e soprattutto ben distribuita in tutto il territorio. Oggi invece abbiamo tanti servizi di cloud gaming che permettono di accedere a diverse offerte di intrattenimento, in base alle nostre necessità.

Il caso GeForce Now

Nel 2013 anche Nvidia lanciò il suo servizio di cloud gaming, o meglio, integrò all’interno di Shield TV, GRID. Quest’ultimo servizio non era altro che un applicativo in grado di far girare i titoli presenti sulla propria libreria di Steam in un’infrastruttura cloud based pagando semplicemente un piccolo abbonamento. Lo stesso GRID diventò poi quello che conosciamo noi oggi come GeForce Now. Al momento forse uno dei migliori servizi mai creati, presente su quasi tutte le maggiori piattaforme di intrattenimento. Windows, Mac OS, Android, iPhone e iPad (ancora in fase di Beta) e ovviamente Nvidia Shield.

NVIDIA GeForce NOW

L’offerta odierna del servizio prevede due tipologie di abbonamento, con la possibilità di giocare a titoli presenti nelle nostre librerie o acquistarli direttamente su GeForce Now. Per accedere all’infrastruttura basterà semplicemente aderire all’abbonamento, che si divide in due tipologie.

La prima è completamente gratuita ma prevede una coda per l’accesso, e una durata della sessione massima di 1 ora. L’abbonamento Fondatore invece garantisce un accesso prioritario e una durata della sessione estesa. Da poco inoltre è possibile godere di tutta la capacità di calcolo dei nuovi server Nvidia, e sfruttare l’RTX anche in streaming. Se pensiamo da dove siamo partiti con questa tecnologia in soli 10 anni abbiamo fatto dei passi da gigante.

Stadia…o mia Stadia!

A contrapporsi a GeForce Now troviamo ovviamente il tanto chiacchierato Google Stadia che a partire dal 2019 sta facendo tanto parlare di se, non tanto per la qualità del servizio, ma soprattutto per come l’azienda sta cercando di comunicare il proprio servizio di Cloud Gaming. Lanciato ufficialmente nel Novembre del 2019 da subito Stadia è stata apprezzata per la qualità del servizio offerto dal punto di vista tecnico. Non poteva essere altrimenti in effetti, pensando all’infrastruttura di Google e di come l’azienda può sfruttare i propri server distribuiti per evitare di avere elevata latenza e soprattutto una compressione audio e video sempre minore.

Google Stadia

Ciò che in realtà ha fatto storcere il naso un po’ a tutti è stata la proposta commerciale, che non sembrava abbracciare il videogiocatore, in quanto i titoli da giocare devono essere acquistati direttamente all’interno dello store di Stadia oltre a dover fare un abbonamento se si vuole raggiungere una risoluzione “vicina” al 4K con HDR e audio 5.1.

Il servizio in abbonamento di Stadia Pro mette però sul piatto anche una serie di titoli che vengono regalati su base quasi mensile, che è possibile riscattare e aggiungere alla propria libreria. Al momento il servizio di Google non è propriamente disponibile per tutti. È possibile giocare tramite browser, su una TV con Chromecast (da acquistare separatamente), oppure utilizzando una lista di dispositivi compatibili (al momento solo Android è supportato, mentre su iOS abbiamo soltanto una webapp).

Il caso Cyberpunk

Se prima abbiamo parlato di Stadia come un servizio con ancora alcune perplessità dal punto di vista commerciale e comunicativo è pur vero che nell’ultima parte del 2020 abbiamo assistito ad un grande fenomeno di rivalsa della piattaforma di Big G, anche grazie all’uscita dell’ultima fatica di CDPR. La versione disponibile per Stadia all’uscita era una delle più stabili insieme a quella per PC, e questa ha fatto in modo di spostare gran parte dell’attenzione su di un servizio che ancora in pochi avevano preso in considerazione per giocare dei titoli AAA.

Anche chi era detrattore del servizio ha avuto modo di capire come in realtà l’infrastruttura di Stadia sia completamente da lodare nel modo in cui permette con tanta semplicità di entrare in gioco, con pochi e semplici passi.

Amazon joins the battle!

Se con l’arrivo di Microsoft nel mercato del cloud gaming si pensava che almeno per un po’ di tempo ci fosse stato un attimo di calma nella corsa al servizio in streaming, ecco che Amazon ci ha messo lo zampino. Durante il corso del 2020 il colosso dell’e-commerce ha infatti svelato la sua nuova piattaforma di gioco in streaming. Amazon Luna in questo momento è ancora in fase di beta e soltanto pochi fortunati possono avere il piacere di provare questo nuovo servizio. Come spiegato anche in questo nostro articolo completamente dedicato a Luna, il servizio avrà una forma “particolare” di distribuzione dei titoli.

Per accedere infatti ai vari cataloghi messi a disposizione dai diversi publisher, bisognerà abbonarsi a dei “canali” all’interno dei quali saranno disponibili una quantità di titoli che ancora non viene definita in tutto e per tutto. Ovviamente al momento le informazioni sono ancora poche, ma è pur vero che Amazon vuole sicuramente aggredire il mercato, difatti basti pensare l’esplosione che sta avendo Twitch nell’ultimo anno, e come questo potrebbe davvero ribaltare le sorti del cloud gaming.

Cloud gaming

Una piccola nota vogliamo dedicarla all’infrastruttura di Amazon che potrebbe settare in realtà un nuovo standard anche per questa tipologia di servizi. I server utilizzati dalla società sono basati sul servizio aws dell’azienda di Bezos e utilizza delle GPU Nvidia Tesla, schede principalmente utilizzate in ambiente di machine learning. Non vediamo l’ora di poter mettere le mani sul servizio targato Amazon, per testarne le particolarità e l’efficienza.

Il futuro del Cloud Gaming

A questo punto viene da chiedersi cosa ci porterà il futuro e se il cloud gaming setterà un nuovo standard oppure sarà soltanto un servizio da affiancare ad un hardware sempre presente nelle nostre case. La risposta non è semplice perché bisognerebbe prendere in considerazione tantissimi fattori, il primo tra i tanti sono gli investimenti che le grandi aziende faranno nelle infrastrutture. L’altro fattore è la ricerca in determinati settori tecnologici, tra cui le reti (basti pensare all’evoluzione della tecnologia 5G) e il calcolo distribuito.

Un quadro sicuramente positivo se pensiamo a come si sta evolvendo il machine learning, e soprattutto se guardiamo ad Nvidia e il suo grande interesse nel settore. D’altro canto invece bisognerà capire come le aziende un po’ meno vicine a questa tipologia di servizio, come Nintendo (se non con casi sporadici) si approcceranno a questo nuovo modo di vedere il videogioco e i servizi dedicati ai giocatori. Se c’è invece un punto fermo all’interno del mercato odierno sono proprio i servizi offerti al consumatore, e soprattutto la qualità e la semplicità con cui essi vengono offerti.

Siamo giunti quindi alla fine di questa disamina voleva essere una grande linea del tempo per mettere insieme un po’ la storia del Cloud Gaming e per capire quale sarà la strada da intraprendere per il futuro. Voi avete mai provato qualche servizio di streaming dedicato ai videogiochi o la vostra connessione vi ha sempre frenato nel farlo? Siamo davvero curiosi di sapere la vostra opinione su un argomento cosi caldo!

Se volete provare il servizio Ultimate del Game Pass che comprende anche XCloud, trovate i codici su Amazon. Se invece volete avere la comodità di giocare sul divano ai vostri titoli preferiti in streaming, trovate la Shield TV Pro ad un ottimo prezzo!