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Giochi narrativi e cinematografici | I migliori di Settembre 2021

Il videogioco negli ultimi due decenni ha attraversato vari momenti di forte crescita che, nella maggior parte dei casi, hanno interessato le esperienze prevalentemente incentrate sul racconto e mosse da un comparto tecnico capace di mettere in risalto l’aspetto cinematografico. Dai tempi del primo Metal Gear Solid di cose ne sono cambiate tante, ed oggi vogliamo raccontarvi i giochi che, nell’ultimo periodo, hanno saputo dimostrare al meglio le conquiste fatte. Mettevi quindi comodi e seguiteci in questo viaggio ludico-cinematografico!

Se cercate degli open-world (anche di stampo narrativo) non dimenticate di consultare anche questa guida. Oppure se preferite quella sui migliori giochi d’azione in cui non mancano titoli parecchio cinematografici.

I migliori giochi narrativi e cinematografici

Alan Wake

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Annunciato proprio in questi giorni, la versione remastered di Alan Wake arriverà questo autunno anche su console Sony, novità assoluta dal momento che, ad oggi, il gioco è sempre stato disponibile esclusivamente su Xbox e PC. Un bel modo quindi per rimetterci le mani sopra  e riscoprirlo al meglio, con grafica migliorata.

I più impazienti che non vedono l’ora di mettere le mani su questa edizione possono già tenere d’occhio il link di riferimento; gli altri possono acquistare la versione Xbox 360 perfettamente funzionante sulle nuove Series, così da portarsi avanti e far entrare in collezione anche l’edizione originale!

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Death Stranding Director’s Cut (solo per PS5)

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Atteso come la venuta di Cristo e accompagnato da un hype senza precedenti, Death Stranding  (QUI la nostra recensione) è disponibile su PlayStation 5/4 e PC. Non è per niente facile raccontarvi l’ultima fatica di Hideo Kojima: dalla struttura di gioco fino alla narrazione, il gioco si distacca da tutto il resto, si distacca da come abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare il videogioco. È un’esperienza stramba, a volte anche troppo, ma di quelle davvero indimenticabili, a patto di essere disposti ad accettare i ritmi selezionati dall’autore.

Death Stranding vi mette nei panni di un personaggio affranto e sconfitto dalla vita. Il vostro compito sarà quello di riconnettere quel che rimane degli Stati Uniti, attraversando un continente irriconoscibile. L’autore ha fatto di tutto per concedere il giusto spazio a ciascun personaggio: in questo modo l’intero cast, che ricordiamo essere composto da nomi di assoluto prestigio, non risulta forzato e inserito solo per catturare la stampa generalista o un pubblico meno avvezzo al medium. Anzi, questi straordinari attori arricchiscono il racconto, e se Death Stranding, oggi, è una delle storie più belle e sentite dell’ultimo decennio, il merito è anche loro. Emozioni e racconto a parte, Death Stranding stupisce soprattutto per il suo immaginario fuori di testa: l’avventura di Sam Porter Bridges è infatti piena di momenti potentissimi, di scene che sembrano presentare al pubblico una fantascienza del tutto inedita. Inoltre, e qui è davvero il caso di ribadirlo, l’intera esperienza è sorretta da una regia davvero sorprendente, in assoluto la migliore che mi sia capitata di vedere in tutta la mia carriera da giocatore.

Se riuscite a sopportare un gameplay diverso ma non per questo brutto o poco appagante, e vi affascina il mondo messo in piedi da Hideo Kojima e compagni, beh, è forse il caso di acquistare Death Stranding.

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Life is Strange (Serie)

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Nonostante sia stato il primo capitolo ad aver lasciato un segno deciso nel panorama videoludico, anche Before the Storm e Life is Strange 2, pur con i loro difetti, sono esperienze narrative che suggeriamo di vivere agli appassionati del genere.

Nel primo Life is Strange vestite i panni di una ragazza con una grandissima passione per la fotografia che scoprirà di possedere capacità straordinarie e fuori dall’ordinario. In Before the Storm, invece, avventura prequel, impersonate Chloe, la migliore amica di Max, e avrete modo di approfondire parecchi dettagli e personaggi dell’avventura principale. Infine, in Life is Strange 2, i protagonisti cambiano così come l’ambientazione: questa volta la vicenda riguarda la fuga di due fratelli i quali s’incamminano lungo un’avventura che recupera parecchi elementi ludici apparsi nei precedenti capitoli.

Consigliamo di dare un’occhiata anche a True Colors, appena arrivato. Scopritelo nella nostra recensione.

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Ratchet and Clank: Rift Apart

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Ultimo arrivato in casa Sony, nonché ultimo titolo spiccatamente pensato per sfruttare le potenzialità di PlayStation 5. Rift Apart, infatti, è una produzione letteralmente impensabile per una PlayStation 4, vista l’enorme mole poligonale, la straordinaria fedeltà delle texture, il ray tracing e il 4K. Ma a stupire sono proprio alcuni passaggi di gioco, che fanno tesoro dell’SSD della console e trasformano l’esperienza. È inoltre un’avventura adatta sia ai più grandi che ai più piccoli, quindi lo consigliamo davvero a tutti, soprattutto a chi cerca un validissimo motivo per accendere la nuova arrivata in casa Sony.

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Marvel’s Spider-Man: Miles Morales

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Miles Morales è stato protagonista assoluto del lancio di PlayStation 5. Come vi abbiamo raccontato nella nostra recensione, pur essendo una costola dell’avventura principale arrivata due anni fa su PlayStation 4, riesce a differenziarsi a sufficienza, fornendo persino un assaggio di Next-Gen. È infatti possibile giocarlo in 4K con Ray Tracing attivo, oppure a 1440p ma a 60 FPS. Il gameplay presenta invece parecchie similitudini, così come il setting che è stato parzialmente rivisto, perlomeno nella resa scenica, dato che avrete modo di esplorare una New York completamente innevata.

L’edizione che vi lasciamo nel link qui sotto, contiene inoltre anche la versione rimasterizzata del gioco principale, un pacchettone enorme che saprà tenervi incollati per una quarantina di ore.

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The Last of Us Part II

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Seguito del gioco che mandò in pensione PlayStation 3 in grande stile, The Last of Us Part II (QUI la nostra recensione) esce con il medesimo obiettivo, nonostante l’ultimo arrivato in casa PlayStation sia stato l’ottimo Ghost of Tsushima.

Questo secondo atto ci mette nei panni di Ellie, e lo fa con un gameplay che, pur non allontanandosi troppo dallo schema del primo capitolo, riesce a sorprendere a più riprese: innanzitutto il sistema di animazioni, motion matching, rende il controllo del personaggio vario, fluido e bellissimo da guardare; i movimenti sono sempre reattivi e riescono ad incantare letteralmente l’utente. Non è da meno il lavoro svolto sulle fasi stealth – menzione d’onore per l’ottima reattività dei nemici – e sullo straordinario level design, talmente eccelso in alcuni punti da far desiderare ai giocatori una modalità multiplayer, la quale potrebbe presto arrivare, magari in vista dell’uscita della nuova console.

Ma comparto tecnico e gameplay a parte, The Last of Us Part II è prima di tutto un’esperienza fortemente incentrata sul racconto, motivo per cui abbiamo deciso che meritasse un posto in questo nostro articolo. Addentrarci nelle vicende avrebbe poco senso e rischieremmo di rovinarvi la sorpresa, ma vi basti sapere che se cercate un gioco scritto con cura e capace anche di giocare con lo spettatore e con i suoi principi etici e morali, non dovete andare oltre. Quello che vi aspetta è un viaggio talmente profondo che, con molte probabilità, non vi scrollerete più di dosso. Da acquistare ad occhi chiusi.

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Red Dead Redemption 2

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Quando penso alle narrazioni dal forte impatto e coinvolgimento emotivo mi viene subito in mente Red Dead Redemption 2. L’avventura prequel con protagonista Arthur Morgan è una delle esperienze più umane e narrativamente dense che il videogioco, inteso come medium, abbia mai incontrato. Può sembrare un’enorme esagerazione, me ne rendo conto, eppure è proprio questo ciò che penserete mentre i titoli di coda scorreranno davanti ai vostri occhi. A stupire non è tanto l’utilizzo efficace della regia o lo strabiliante comparto tecnico. No, sono i personaggi o meglio le persone che incontreremo durante il nostro lungo cammino. Perché sì, più che con dei personaggi in Red Dead Redemption 2 avremo a che fare con delle persone difficili da comprendere, diretta conseguenza del voler rappresentarle quanto più credibili possibili. Questi uomini e queste donne oltre a stupire per la loro estrema diversificazione, legheranno molto con voi, ma mai quanto Arthur Morgan, il protagonista principale del racconto. Chi ha giocato il primo Red Dead Redemption è, per forza di cose, rimasto legato a John Marston. Impossibile dire il contrario, non mentite. Dunque spiazza, perlomeno sulle prime, ritrovarsi al comando di un nuovo volto – sì, proprio non ci riesco a definirli personaggi – ma ci si abitua e, in maniera del tutto inaspettata, si finisce per apprezzarlo ancora di più. Arthur, infatti, ti rimane proprio dentro, e l’incredibile colpo di scena che lo interessa più da vicino è da intendere come una fucilata brutale e in pieno petto. Non è da meno il resto della banda: probabilmente vi affezionerete a tutti quanti, soprattutto durante quei meravigliosi momenti da focolare domestico che tanto mi hanno ricordato la letteratura italiana, in particolare Pascoli e Verga. Come non citare, poi, un gameplay sicuramente non perfetto ma studiato a tavolino per l’esperienza, supportando a dovere il comparto narrativo. Certo, non aspettatevi un’ampia liberta negli approcci, perlomeno durante le missioni che portano avanti il racconto, poiché e va detto: Red Dead Redemption 2 al di fuori della narrazione è un titolo estremamente libero, capace di concedere ampio respiro al giocatore e di stupire con numerosi incontri sempre interessanti e particolari.

Un must have assoluto per tutti gli amanti di belle storie.

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Detroit: Become Human

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continuiamo questa carrellata di esperienze narrativamente dense e cinematografiche, con Detroit: Become Human, l’ultimo titolo Quantic Dream ad aver ricevuto il supporto di PlayStation. Oggi, infatti, il team è sbarcato anche su PC, portandosi dietro la sua line-up: da Heavy Rain al già citato, Detroit.

Come solito fare nei giochi firmati da David Cage, abbiamo a che fare con un titolo prevalentemente incentrato sul racconto e sulla possibilità di influenzarlo attraverso numerose scelte. E qui è doveroso sottolineare un aspetto: Detroit: Become Human è il gioco con più diramazioni narrative che l’intero studio abbia mai creato, ed anche quello dove un QTE errato può portare a conseguenze molto pesanti. È quindi molto libero e caratterizzato dal solito impianto ludico dei giochi di Cage, leggermente impreziosito da meccaniche investigative un po’ più a fuoco e da sequenze dal respiro più ampio. Anche la narrazione, che come sempre vi mette nei panni di molteplici personaggi (in questo caso tre), è bella ma non esente da problematiche, che poi, riflettendoci bene, sono purtroppo le solite che da sempre riscontriamo nelle produzioni Quantic Dream: aspettatevi ancora una volta un racconto che si perde nella seconda metà e un approfondimento scarno del mondo di gioco, questo perché si preoccupa di seguire da vicino solamente le vicende che interessano i protagonisti. In sostanza, non c’è onniscienza.

Se vi piacciono i videogiochi cinematografici e narrativi, questo, oltre che essere un grande esponente, nonostante i suoi difetti è il lavoro migliore di Cage, quindi lo consigliamo a mani basse.

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Quantum Break

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Quantum Break, di Remedy, non è nemmeno lontanamente un gioco perfetto, ma la sua natura di titolo incentrato pesantemente sulla componente narrativa, lo fa entrare di diretto in questo piccolo catalogo. A supporto di un gameplay eccellente solamente durante le fasi puramente TPS, vi è infatti un racconto davvero ben strutturato: tra sequenze di gioco, cutscene, live action e narrazione emergente, Remedy imbastisce un racconto imponente che, però, si perde del tutto durante le battute finali. In particolare mi riferisco allo scontro con l’antagonista, davvero brutto e mal realizzato, assolutamente sottotono rispetto al resto dell’avventura.

Quantum Break, inoltre, arrivò dopo Alan Wake e in un periodo particolarmente vuoto di esclusive Xbox, l’attesa era quindi altissima e rispettarla non proprio facile. Il titolo sin dal suo annuncio stupì per una realizzazione tecnica da capogiro, per la straordinaria direzione artisticamente e non ultima l’affascinante tematica riguardante i viaggi temporali. Il riuscitissimo mix, tuttavia, non conquistò moltissimi utenti, complice – almeno secondo me – anche una community poco adatta a produzioni di questo tipo; fosse arrivato su PlayStation 4, avrebbe sicuramente ricevuto un’accoglienza migliore, soprattutto considerando il percorso che Sony ha intrapreso nelle ultime due generazione, in particolare sulla corrente.

Rimane, quindi, un titolo da consigliare con poche riserve agli appassionati di belle storie, ma non aspettatevi un gameplay eccelso e un racconto segnante.

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