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I migliori giochi narrativi e cinematografici | Giugno 2020

Il videogioco negli ultimi due decenni ha attraversato vari momenti di forte crescita che, nella maggior parte dei casi, hanno interessato le esperienze prevalentemente incentrate sul racconto e mosse da un comparto tecnico capace di mettere in risalto l’aspetto cinematografico. Dai tempi del primo Metal Gear Solid di cose ne sono cambiate tante, ed oggi vogliamo raccontarvi i giochi che, nell’ultimo periodo, hanno saputo dimostrare al meglio le conquiste fatte. Mettevi comodi e seguiteci in questo viaggio.

I migliori giochi narrativi e cinematografici

Red Dead Redemption 2

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Quando penso alle narrazioni dal forte impatto e coinvolgimento emotivo mi viene subito in mente Red Dead Redemption 2. L’avventura prequel con protagonista Arthur Morgan è una delle esperienze più umane e narrativamente dense che il videogioco, inteso come medium, abbia mai incontrato. Può sembrare un’enorme esagerazione, me ne rendo conto, eppure è proprio questo ciò che penserete mentre i titoli di coda scorreranno davanti ai vostri occhi. A stupire non è tanto l’utilizzo efficace della regia o lo strabiliante comparto tecnico. No, sono i personaggi o meglio le persone che incontreremo durante il nostro lungo cammino. Perché sì, più che con dei personaggi in Red Dead Redemption 2 avremo a che fare con delle persone difficili da comprendere, diretta conseguenza del voler rappresentarle quanto più credibili possibili. Questi uomini e queste donne oltre a stupire per la loro estrema diversificazione, legheranno molto con voi, ma mai quanto Arthur Morgan, il protagonista principale del racconto. Chi ha giocato il primo Red Dead Redemption è, per forza di cose, rimasto legato a John Marston. Impossibile dire il contrario, non mentite. Dunque spiazza, perlomeno sulle prime, ritrovarsi al comando di un nuovo volto – sì, proprio non ci riesco a definirli personaggi – ma ci si abitua e, in maniera del tutto inaspettata, si finisce per apprezzarlo ancora di più. Arthur, infatti, ti rimane proprio dentro, e l’incredibile colpo di scena che lo interessa più da vicino è da intendere come una fucilata brutale e in pieno petto. Non è da meno il resto della banda: probabilmente vi affezzionerete a tutti quanti, soprattutto durante quei meravigliosi momenti da focolare domestico che tanto mi hanno ricordato la letteratura italiana, in particolare Pascoli e Verga. Come non citare, poi, un gameplay sicuramente non perfetto ma studiato a tavolino per l’esperienza, supportando a dovere il comparto narrativo. Certo, non aspettatevi un’ampia liberta negli approcci, perlomeno durante le missioni che portano avanti il racconto, poiché e va detto: Red Dead Redemption 2 al di fuori della narrazione è un titolo estremamente libero, capace di concedere ampio respiro al giocatore e di stupire con numerosi incontri sempre interessanti e particolari.

Un must have assoluto per tutti gli amanti di belle storie.

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The Last of Us

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Un semplice racconto di viaggio, due persone prima distanti e poi molto unite. The Last of Us inscena un racconto semplicistico, ma come già ribadito nel paragrafo dedicato all’Epopea Western di Rockstar Games, narra i personaggi con estrema cura e, soprattutto, non si tinge solamente di bianco e nero. Ogni scelta che i protagonisti andranno a compiere sarà quindi sempre tratteggiata da qualche sfumatura di grigio, facendoci dubitare dei personaggi e delle azioni a schermo. La vera forza del lavoro di Naughty Dog, tuttavia, sono loro: Joel ed Ellie. Questa coppia, apparsa per la prima volta nel lontanissimo 2012, sin dall’uscita della versione PlayStation 3 catturò mezzo mondo, e ad oggi è fra le più amate di sempre nel panorama videoludico. Anche in questo caso, e bisogna ammetterlo, non c’è nulla di particolarmente innovativo; stesso dicasi del racconto, condito da scene abbastanza prevedibili. A questo punto lo avrete capito: The Last of Us non si fa apprezzare per la sua originalità o per i suoi incredibili lampi di genio. No, è un racconto semplice ma meraviglioso, con dei personaggi poco originali ma incredibilmente umani, quindi capaci di rimanere dentro l’anima dello spettatore. Come non citare, poi, una cornice ludica di tutto rispetto, specie considerando altri lavori Naughty Dog. The Last of Us è in effetti il più “complesso,” quello arricchito da meccaniche ben studiate e da un avanzamento sempre metodico e soddisfacente. Inoltre, e concludo, l’avventura di Ellie e Joel da il meglio di sé a difficoltà massima, ossia realismo, a causa di una sensibile riduzione delle risorse.

In attesa di mettere le mani sulla Parte 2, che Yuri Polverino ha premiato con un bel 10, vi consigliamo di giocare The Last of Us, così da essere pronti a continuare il viaggio della giovane Ellie, oramai irriconoscibile e intrisa di rabbia e odio, lasciandosi alle spalle quella fanciulezza che, forse, non ha mai vissuto realmente.

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Quantum Break

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Quantum Break, di Remedy, non è nemmeno lontanamente un gioco perfetto, ma la sua natura di titolo incentrato pesantemente sulla componente narrativa, lo fa entrare di diretto in questo piccolo catalogo. A supporto di un gameplay eccellente solamente durante le fasi puramente TPS, vi è infatti un racconto davvero ben strutturato: tra sequenze di gioco, cutscene, live action e narrazione emergente, Remedy imbastisce un racconto imponente che, però, si perde del tutto durante le battute finali. In particolare mi riferisco allo scontro con l’antagonista, davvero brutto e mal realizzato, assolutamente sottotono rispetto al resto dell’avventura.

Quantum Break, inoltre, arrivò dopo Alan Wake e in un periodo particolarmente vuoto di esclusive Xbox, l’attesa era quindi altissima e rispettarla non proprio facile. Il titolo sin dal suo annuncio stupì per una realizzazione tecnica da capogiro, per la straordinara direzione artisticamente e non ultima l’affascinante tematica riguardante i viaggi temporali. Il riuscitissimo mix, tuttavia, non conquistò moltissimi utenti, complice – almeno secondo me – anche una community poco adatta a produzioni di questo tipo; fosse arrivato su PlayStation 4, avrebbe sicuramente rievuto un’accoglienza migliore, soprattutto considerando il percorso che Sony ha intrapreso nelle ultime due generazione, in particolare sulla corrente.

Rimane, quindi, un titolo da consigliare con poche riserve agli appassionati di belle storie, ma non aspettatevi un gameplay eccelso e un racconto segnante.

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Death Stranding

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Atteso come la venuta di Cristo e accompagnato da un hype senza precedenti, Death Stranding  (QUI la nostra recensione) è disponibile su PlayStation 4 e, tra un mese, raggiungerà anche i giocatori PC. Non è per niente facile raccontarvi l’ultima fatica di Hideo Kojima: dalla struttura di gioco fino alla narrazione, il gioco si distacca da tutto il resto, si distacca da come abbiamo imparato a conoscere ed apprezzare il videogioco. È un’esperienza stramba, a volte anche troppo, ma di quelle davvero indimenticabili, a patto di essere disposti ad accettare i ritmi selezionati dall’autore.

Death Stranding vi mette nei panni di un personaggio affranto e sconfitto dalla vita. Il vostro compito sarà quello di riconnettere quel che rimane degli Stati Uniti, attraversando un continente irriconoscibile. L’autore ha fatto di tutto per concedere il giusto spazio a ciascun personaggio: in questo modo l’intero cast, che ricordiamo essere composto da nomi di assoluto prestigio, non risulta forzato e inserito solo per catturare la stampa generalista o un pubblico meno avvezzo al medium. Anzi, questi straordinari attori arricchiscono il racconto, e se Death Stranding, oggi, è una delle storie più belle e sentite dell’ultimo decennio, il merito è anche loro. Emozioni e racconto a parte, Death Stranding stupisce soprattutto per il suo immaginario fuori di testa: l’avventura di Sam Porter Bridges è infatti piena di momenti potentissimi, di scene che sembrano presentare al pubblico una fantascienza del tutto inedita. Inoltre, e qui è davvero il caso di ribadirlo, l’intera esperienza è sorretta da una regia davvero sorprendente, in assoluto la migliore che mi sia capitata di vedere in tutta la mia carriera da giocatore.

Se riuscite a sopportare un gameplay diverso ma non per questo brutto o poco appagante, e vi affascina il mondo messo in piedi da Hideo Kojima e compagni, beh, è forse il caso di acquistare Death Stranding.

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Detroit: Become Human

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Chiudiamo questa carrellata di esperienze narrativamente dense e cinematografiche, con Detroit: Become Human, l’ultimo titolo Quantic Dream ad aver ricevuto il supporto di PlayStation. Oggi, infatti, il team è sbarcato anche su PC, portandosi dietro la sua line-up: da Heavy Rain al già citato, Detroit.

Come solito fare nei giochi firmati da David Cage, abbiamo a che fare con un titolo prevalentemente incentrato sul racconto e sulla possibilità di influenzarlo attraverso numerose scelte. E qui è doveroso sottolineare un aspetto: Detroit: Become Human è il gioco con più diramazioni narrative che l’intero studio abbia mai creato, ed anche quello dove un QTE errato può portare a conseguenze molto pesanti. È quindi molto libero e caratterizzato dal solito impianto ludico dei giochi di Cage, leggermente impreziosito da meccaniche investigative un po’ più a fuoco e da sequenze dal respiro più ampio. Anche la narrazione, che come sempre vi mette nei panni di molteplici personaggi (in questo caso tre), è bella ma non esente da problematiche, che poi, riflettendoci bene, sono purtroppo le solite che da sempre riscontriamo nelle produzioni Quantic Dream: aspettatevi ancora una volta un racconto che si perde nella seconda metà e un approfondimento scarno del mondo di gioco, questo perché si preouccupa di seguire da vicino solamente le vicende che interessano i protagonisti. In sostanza, non c’è onniscienza.

Se vi piacciono i videogiochi cinematografici e narrativi, questo, oltre che essere un grande esponente, nonostante i suoi difetti è il lavoro migliore di Cage, quindi lo consigliamo a mani basse.

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