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IoT, che cos’è l’Internet of Things?

Salve team di Tom's Hardware. Ho una domanda da farvi, potete fare un post dove spiegate bene cos'è l'internet of things? Sono venuto a conoscenza ma non riesco a capire bene. Se riusciste vi sarei grato. Vi ringrazio in anticipo

Bella domanda, l'abbiamo trovata nella posta della nostra pagina Facebook. Una domanda che probabilmente i lettori abituali di Tom's si sono fatti molto tempo fa, ma ogni tanto fa bene ricordarsi che non tutti sono tenuti a sapere tutto. La curiosità è una grande qualità, e chi fa domande merita una risposta. Proviamo allora a rispondere senza omettere nulla ma anche senza allungare eccessivamente il discorso.

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Un primo passo utile in questi casi è una ricerca online: il vocabolario integrato in Google ci dice Internet delle Cose, che è in effetti la traduzione comune per Internet of Things. Google propone poi una definizione in inglese.

The interconnection via the Internet of computing devices embedded in everyday objects, enabling them to send and receive data.

Invece Wikipedia riporta:

[…] un neologismo riferito all'estensione di Internet al mondo degli oggetti e dei luoghi concreti. […] Gli oggetti (le "cose") si rendono riconoscibili e acquisiscono intelligenza grazie al fatto di poter comunicare dati su se stessi e accedere ad informazioni aggregate da parte di altri.  Le sveglie suonano prima in caso di traffico, le scarpe da ginnastica trasmettono tempi, velocità e distanza per gareggiare in tempo reale con persone dall'altra parte del globo, i vasetti delle medicine avvisano i familiari se si dimentica di prendere il farmaco. Tutti gli oggetti possono acquisire un ruolo attivo grazie al collegamento alla Rete.

Abbiamo quindi il termine Internet, che conosciamo e associamo alla rete globale tra computer. A cui si aggiunge delle cose. La connessione quindi non è più tra computer (termine che in questo caso include anche smartphone e tablet), ma tra una più vasta gamma di oggetti.

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Google Home

Praticamente qualsiasi cosa, in effetti, può entrare a far parte dalla IoT. Tutto ciò che serve è qualche circuito elettronico per rendere possibile il collegamento stesso e lo scambio di informazioni. Per esempio, un'auto con un modem GSM potrà collegarsi alla Rete per trasmettere informazioni esternamente (velocità, posizione, stato del motore) oppure per riceverne (per esempio informazioni sul traffico, notifiche da parte del produttore o anche aggiornamenti software). E lo stesso vale per televisori, frigoriferi, aspirapolvere, macchine industriali, attrezzature agricoli e chi più ne ha più ne metta.

Ok ma a che serve?

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Le possibili applicazioni della IoT sono pressoché infinite, proprio perché il concetto si può applicare a praticamente qualsiasi cosa. La potenziale utilità è impossibile da stimare. In casa possiamo pensare a elettrodomestici che comunicano tra loro e con l'esterno per esempio. Limitandosi all'ambito personale e domestico, ecco un possibile scenario:

La mattina casa tua si sveglia prima di te, prepara la colazione, regola la climatizzazione, verifica se tra le ultime notizie c'è qualcosa di rilevante, aggiorna l'agenda del giorno. Al tuo risveglio saprai se per andare al lavoro ci vorrà più tempo del solito, se uno dei bambini non sta bene e se devi uscire prima per fare la spesa o passare dal meccanico. La lista della spesa, a proposito, è automatica e tutto sarà consegnato a casa da un drone all'orario più opportuno – inclusi eventuali imprevisti. O, volendo, la troverai nel bagagliaio dell'auto.

Un'auto che fa un checkup autonomo almeno tre volte al giorno e che non solo guida da sola, ma ti ha fatto dimenticare le emergenze dovute ad avaria. Anche l'impianto di climatizzazione è collegato e si regola secondo il meteo per farti trovare sempre l'ambiente perfetto. Così come fanno i sensori in giardino, che gestiscono l'irrigazione, l'illuminazione e il drone che taglia l'erba (praticamente un Roomba off-road).

In ogni momento del giorno non devi far altro che parlare, e ci sarà sempre un qualche oggetto pronto ad ascoltarti ed eseguire i tuoi ordini: comprare qualcosa, modificare la lista della spesa, regolare luci e temperatura, prenotare un ristorante, avvisare a scuola che tua figlia non ci sarà domani.

Si può intuire insomma che essere circondati da oggetti connessi può portare diversi vantaggi nella vita di tutti i giorni, ma non solo. L'uso esteso di sensori collegati, infatti, sta cambiando anche l'industria. Insieme a sistemi di Intelligenza Artificiale, infatti, questo approccio tecnologico ha reso possibile quella che alcuni chiamano "Quarta Rivoluzione Industriale" o anche "Industria 4.0".

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Per esempio, i sensori possono monitorare lo stato di strutture e macchinari e avvisare con largo anticipo se c'è un problema. Stiamo passando quindi dalla riparazione alla manutenzione preventiva a basso costo; i tecnici sanno quando è necessario un intervento e di che tipo, e si evita che il ciclo produttivo si interrompa. Simili soluzioni si trovano in agricoltura e in zootecnica, sempre mirate all'ottimizzazione delle attività – quindi ridurre i costi e aumentare il profitto.  

Luci e ombre

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Internet of Things è quindi un concetto nuovo e in evoluzione, ma in sintesi possiamo dire che indica un mondo coniugato al futuro prossimo nel quale l'essere umano è circondato da oggetti che parlano con altri oggetti, una comunicazione che sfugge al controllo dell'individuo e che non si ferma mai. Ed è anche, comprensibilmente, un business che promette grandi profitti e sul quale tutte le aziende hi-tech stanno investendo con entusiasmo. Così tanto entusiasmo che spesso e volentieri i possibili problemi passano in secondo piano.

Tanto per cominciare ci sono possibili problemi di privacy. Se attraversiamo un aeroporto, una stazione o una strada in città, questo scenario è già reale oggi. Ci sono cartelli pubblicitari che in qualche modo ci riconoscono e ci parlano, videocamere di sicurezza che riconoscono i volti, auto della polizia con sensori di ogni genere e molto altro. Tutti sistemi IoT sui quali non abbiamo controllo -in molti casi non sappiamo nemmeno che sono lì.

Sono tecnologie che potrebbero facilmente portare a scenari di sorveglianza di massa – in Cina c'è un progetto per il controllo mentale dei lavoratori. Ma non è l'unico problema possibile.

Anzi, c'è una minaccia più subdola e forse più seria. Se come cittadini possiamo almeno protestare contro uno stato che sta diventando orwelliano, è un po' più difficile mettersi al riparo dall'insicurezza insita in questi dispositivi.

Come il computer o lo smartphone, infatti, anche tutti gli altri oggetti collegati a Internet sono esposti a pericoli. La questione è estremamente seria, tant'è che al MIT stanno lavorando a una soluzione specifica che possa se non altro arginare il problema.

Fa paura l'idea che qualcuno dall'altra parte del mondo spenga le nostre centrali elettriche, apra le dighe o faccia qualche altro tipo di enorme danno – non sarebbe fuori luogo parlare di cyberterrorismo. E anche mettendo al sicuro le infrastrutture critiche di un paese (non che sia semplice) ognuno di noi vorrebbe sapere che la propria auto non può essere telecomandata da un ragazzino fuori di testa, o che i bambini possano usare "giocattoli intelligenti" senza che un'azienda li trasformi in cavie per il marketing. O peggio, senza che qualcuno prenda il controllo di quei giocattoli e li usi per mandare messaggi terrorizzanti. È già successo, non è un'ipotesi, e in Italia si è già pronunciata l'AGCOM a riguardo.  

In conclusione, Internet of Things è il modo in cui chiamiamo l'evoluzione di Internet, che da rete di computer diventa rete di oggetti. Oggetti che si collegano, comunicano e agiscono anche senza il controllo di un essere umano. Un'evoluzione che, come sempre, promette grandissimi benefici ma implica anche diversi pericoli. Un'evoluzione che ci autorizza a sognare un futuro migliore, e allo stesso tempo ci obbliga a restare sempre all'erta.