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Ergonomia e impressioni d'uso

Recensione - Test della Pentax K-5 II, seconda versione che ha cancellando il più grave difetto della capostipite: l'autofocus lento rispetto alla concorrenza. E per chi adora il dettaglio, c'è anche una versione senza filtro low-pass.

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Avatar di Tom's Hardware

a cura di Tom's Hardware

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 01/04/2013 alle 10:30 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:45
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Ergonomia e impressioni d'uso

L'ergonomia è uno dei punti di forza della K-5 II, e non potrebbe essere altrimenti visto che l'impostazione del corpo è la stessa da 3 generazioni (oltre alla K-5, anche la K-7 condivideva lo stesso corpo). La macchina è poco ingombrante, ben bilanciata e pesante al punto giusto. Solo chi ha mani molto grandi si troverà un po' scomodo con l'impugnatura. Per tutti gli altri, i comandi cadono perfettamente sotto le dita, e dopo qualche ora di utilizzo ci si ritrova a operare tenendo l'occhio incollato al mirino, senza più la necessità di guardare i comandi.

Gli unici un po' scomodi sono la levetta per la scelta dei punti di messa a fuoco, piuttosto dura da azionare, e il pulsante di Live View in posizione un po' atipica, ma tanto lo si aziona guardando il display, quindi non è un problema. Alcuni poi troveranno fastidioso il pulsante di blocco della ghiera dei modi, che d'altronde a volte è utilissimo per non ritrovarsi la fotocamera in una modalità di funzionamento imprevista.

La "mappa" delle guarnizioni che rendono la K-5 II a prova di intemperie. 

Chi vuole tenere tutto sotto controllo si troverà benissimo con la K-5 II: gran parte dei parametri di scatto sono visibili sia nel mirino, sia sul display monocromatico vicino al pulsante di scatto, sia infine sul display LCD a colori, che nell'uso normale mostra le caratteristiche dei modi di scatto selezionati, e lo stato dei vari parametri, con i principali (tempo, diaframma, variazioni d'esposizione) riportati a caratteri molto grandi e nitidi, mentre quelli secondari (programma, esposizione, modalità del flash e del focus, formato e via discorrendo) in caratteri più piccoli a occupare le fasce superiore e inferiore del pannello. Tra l'altro, quando si scatta in verticale la macchina ruota di 90 gradi le scritte sul display, riorganizzandole in modo da sfruttare sempre al meglio lo spazio disponibile.

Da un punto di vista operativo, la chiave per un utilizzo comodo non è nei menu, pur ben organizzati, ma nella schermata riassuntiva accessibile premendo il tasto info, che consente di mettere mano a 15 diversi aspetti della ripresa. Da qui è possibile, per esempio, accedere al sistema di controllo delle caratteristiche colorimetriche (con vari preset completamente personalizzabili), ai filtri digitali (come l'estrazione colori, retrò, fotocamera giocattolo), all'HDR regolabile.

A confronto i display della K-5 e della K-5 II

Altre regolazioni possibili riguardano il sistema D-range, per la correzione di ombre e alteluci, la regolazione fine della taratura della messa a fuoco per 20 obiettivi, e la correzione delle distorsioni geometriche delle lenti. È possibile anche trasformare in macchina i file RAW in JPEG, anche qui con varie possibilità di regolazione. In tutta questa messe di funzioni, spicca per l'assenza un sistema di Scene, spesso presente nelle reflex concorrenti. La K-5 II, insomma, non è pensata per fare la compatta di lusso.

L'impostazione tradizionalista della K-5 II si vede anche dalle specifiche del mirino ottico. Esso è basato su un pentaprisma in vetro, più costoso e pesante dei più comuni pentamirror, ma anche in grado di garantire una maggiore luminosità, sempre gradita soprattutto se si lavora dopo il tramonto. Il mirino presenta una copertura pari al 100% del campo inquadrato dall'obiettivo, e un fattore di ingrandimento di 0,92X che lo pone fra i più grandi e luminosi nel segmento delle reflex formato APS-C. Ovviamente è dotato del sistema per la correzione diottrica, per agevolare l'uso a chi ha problemi di vista.

Disponibile una livella elettronica per eliminare il rischio di foto inclinate. A proposito: sembra proprio che il mito delle "Pentax che facevano le foto storte" sia stato definitivamente sfatato. La voce si era diffusa anni fa perché su alcune K10 si poteva registrare, a volte, un disallineamento fra il pentaprisma (fisso) e il sensore (mobile, in quanto montato sulle bobine dello stabilizzatore). Il problema si è risolto con le versioni successive dello stabilizzatore e del firmware, e infatti sulla K-5 II non si è mai presentato.

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