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Hayao Miyazaki, buon compleanno al regista del fantastico

Hayao Miyazaki è un autore e regista il cui nome evoca inevitabilmente associazioni di immagini fatte di luoghi incantati, personaggi fantastici, storie senza tempo. Ma è anche, si potrebbe dire, la personificazione di uno stile inequivocabile che da decenni accompagna le produzioni dello Studio Ghibli: un nome, una garanzia, come si suol dire. La sua è una firma ben distinguibile e le pellicole d’animazione realizzate sotto il suo segno hanno servito da scuola per diverse produzioni filmiche degli ultimi tempi, oltre che da eredità per ciò che verrà domani. Nato il 5 gennaio 1941, e dunque nel giorno del suo ottantesimo compleanno, ci issiamo sulle spalle di questo gigante per ripercorrere la sua carriera e celebrare questa giornata in suo onore. Buon compleanno, Hayao Miyazaki!

Hayao Miyazaki

Tra arte e aerei

A Tokyo, nasce Hayao Miyazaki, uno dei registi giapponesi più conosciuti al mondo che con inventiva e sensibilità ha esportato oltre il paese del Sol Levante una particolare visione della realtà grazie all’arte dell’animazione. Questa, è stata di certo influenzata moltissimo da alcuni elementi che durante la sua infanzia hanno avuto un ruolo determinante e, negli anni a venire, sarebbero entrati a far parte delle sue storie. Hayao è infatti figlio di Katsuji Miyazaki, dirigente dell’azienda Miyazaki Airplane che produce componenti aeronautici e, durante i suoi primi anni d’età, vive a diretto contatto con gli apparecchi sognando il cielo. Non è un caso, quindi, se il tema del volo ricorre spesso nelle produzioni filmiche da lui sceneggiate, con veri e propri omaggi ai velivoli che di certo ha imparato a conoscere bene grazie al lavoro del padre: i film d’animazione Porco Rosso e Si Alza il Vento sono forse due degli esempi più chiari.

Per molti anni, durante l’infanzia di Hayao, la madre soffre invece di una patologia che la costringe per diverso tempo in una stanza d’ospedale. Una tubercolosi spinale che perdura per circa nove anni, rendendo il giovane Miyazaki particolarmente sensibile al tema della malattia, tanto da inserirlo successivamente in alcune delle sue storie, come Il Mio Vicino Totoro, in cui la madre delle piccole protagoniste vive una condizione molto simile a quella della madre del regista. L’infanzia e l’adolescenza di Hayao Miyazaki trascorrono tuttavia all’insegna di una passione che lo condurrà alla sua futura carriera: quella per i manga e per il disegno in generale.

Porco Rosso

È così che, dopo aver conseguito la laurea in Scienze Politiche ed Economia nel 1963, abbandona il percorso tracciato dagli studi per dedicarsi al suo reale interesse entrando a far parte della Toei Animation in qualità di disegnatore. Qui conosce anche Akemi Ota, la donna che diverrà sua moglie e da quest’unione nasceranno Gorō e Keisuke Miyazaki, per i quali si prospetta un futuro da disegnatori come il padre. Intanto, la narrativa per ragazzi che viene divorata quotidianamente dall’autore, unitamente al suo talento nell’illustrazione, sono i capisaldi che muovono Hayao Miyazaki: è l’inizio di un percorso artistico particolarmente produttivo, in cui il futuro regista inizia a farsi notare per le sue idee e le sue capacità.

Queste gli valgono così una promozione, alcuni anni più tardi, come animatore capo e concept artist: i ruoli lo vedono impegnato quindi inizialmente nella realizzazione del film Horus – Principe del Sole, di Isao Takahata. Da questo punto in poi, nasce una collaborazione con il regista e sceneggiatore destinata a consolidarsi per molti anni a venire.

L’esordio come regista e le serie animate

La carriera di Miyazaki decolla come i velivoli costruiti dal padre e il suo lavoro non si limita più alla sola realizzazione dei disegni, ma si attesta su un ruolo da regista. Dal 1971, insieme all’amico Takahata, inizia infatti a dirigere alcune delle più belle serie animate giapponesi: alcuni episodi di Lupin III (anime tratto dal manga di Monkey Punch) danno il La alla carriera, conducendo poi Hayao Miyazaki alla direzione di Heidi, Anna dai Capelli Rossi e Marco – Dagli Appennini alle Ande. Queste ultime, sono produzioni inserite nell’ambito del progetto World Masterpiece Theater, a cui il regista partecipa con Takahata producendo serie animate basate su alcuni dei più celebri romanzi della narrativa per ragazzi.

Tra il ’77 e il ’78 vediamo il regista impegnato anche nella direzione di Rascal, il mio Amico Orsetto e Conan il Ragazzo del Futuro, mentre è del 1979 il primo lungometraggio ad essere prodotto dietro la direttive di Miyazaki: Lupin III – Il Castello di Cagliostro, che vede l’artista ancora una volta alla prese con il personaggio di Monkey Punch. Non tutti poi sanno che nel 1982 Hayao Miyazaki ha anche diretto sei episodi della serie Il Fiuto di Sherlock Holmes, produzione cofinanziata dalla RAI, la cui sceneggiatura della versione a fumetti porta la firma di quei fratelli Pagot che Miyazaki omaggerà nel suo Porco Rosso donando il nome di Marco Pagot al suo protagonista.

Hayao Miyazaki

Il regista giapponese non perde l’abitudine al disegno e in patria è conosciuto anche per i suoi manga: tra questi figura Nausicaä della Valle del Vento, che dal 1982 viene pubblicata sulla rivista Animage. È da quest’opera che viene tratto il primo film d’animazione interamente prodotto e diretto da Miyazaki e Takahata per lo studio Topcraft, proiettato per la prima volta nel 1984. L’esperienza segna positivamente i due amici e colleghi, che da questo momento prendono un’importante decisione: fondare un proprio studio d’animazione in cui poter esprimere appieno la loro creatività senza vincoli per creare tanti altri lungometraggi. Nel 1985 nasce così quello che è destinato a diventare il leggendario Studio Ghibli. Da dove deriva il suo nome? Ovviamente da quello di un velivolo italiano in uso negli anni ’30, secondo la storica passione di Miyazaki per l’aviazione, ma anche dal nome di un vento caldo tipico del deserto del Sahara.

Lo Studio Ghibli e il successo globale

Con la co-fondazione dello studio d’animazione giapponese da parte di Hayao Miyazaki e Isao Takahata viene inaugurata una nuova era di lungometraggi animati, caratterizzati da una cifra stilistica unica e inconfondibile che col tempo garantirà ai due registi e allo Studio Ghibli una fama in grado di valicare i confini del Giappone per estendersi a tutto il mondo. La storia dello studio inizia con il primo film, Laputa – Castello nel Cielo (1986), proseguendo poi con Una Tomba per le Lucciole e Il Mio Vicino Totoro (entrambi del 1988). Quest’ultima pellicola riveste un’importanza particolare poiché il suo protagonista, Totoro, diviene il volto dello Studio Ghibli che ne fa il proprio logo.

La creatività di Miyazaki sembra non conoscere confini ed è per questo che lo studio è costantemente al lavoro, distribuendo nel 1989 un altro film d’animazione: Kiki – Consegne a Domicilio, il cui successo condurrà lo Studio Ghibli ad un’evoluzione. Una volta avviata, la macchina è infatti in continuo movimento e necessita di ulteriori ingranaggi, perciò lo staff viene ampliato e vengono progettate nuove politiche di marketing. Il lavoro quindi prosegue senza sosta e Miyazaki realizza altre due opere meritevoli di successo: Porco Rosso (1992) e Principessa Mononoke (1997). La seconda è stata addirittura per diversi anni la pellicola con più incassi in Giappone ed è valsa al suo autore diversi premi. Hayao Miyazaki intanto, tra una produzione e l’altra, collabora con lo Studio Ghibli alla realizzazione di altri progetti come Pioggia di Ricordi, Pom Poko e I Sospiri del Mio Cuore.

La Città Incantata

È tuttavia il 2001 l’annata dell’apice del successo: La Città Incantata vede la luce nelle sale cinematografiche e la pellicola vale a Miyazaki l’Orso d’Oro al Festival di Berlino (è il primo film d’animazione a ricevere il riconoscimento) e il Premio Oscar come migliore lungometraggio animato. In occasione della celebrazione, tuttavia, Hayao Miyazaki non ritira personalmente il premio: inizialmente il regista non giustifica il gesto, benché tempo dopo dichiari di essersi rifiutato perché non intendeva visitare il “paese che stava bombardando l’Iraq“, esprimendo ancora una volta la sua particolare sensibilità antibellica e pacifista che è già esplicita in diverse sue opere.

Nonostante l’intento del regista di lasciare sempre maggiore spazio ai giovani e ai nuovi talenti che entrano a far parte dello Studio Ghibli, la sua carriera non si arresta ancora: è del 2004 il suo Il Castello Errante di Howl, presentato alla 61esima Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, mentre del 2008 Ponyo sulla Scogliera, presentato invece alla 65esima edizione della kermesse. Il suo ritiro viene annunciato tuttavia alcuni anni più tardi. Nel 2013, in occasione dell’uscita della sua ultima opera, Si Alza il Vento, Hayao Miyazaki dà notizia del suo ritiro dall’attività cinematografica, benché sia nota la sua collaborazione in altri progetti collaterali ai suoi interessi e i premi a lui dedicati non smettono di arrivare (come il Premio Oscar onorario del 2014), mentre il figlio Gorō prosegue l’attività del padre all’interno dello Studio Ghibli.

Hayao Miyazaki, poeta visivo

Celebrare l’ottantesimo compleanno di Hayao Miyazaki è d’obbligo. L’autore e regista giapponese ha infatti rivoluzionato la settima arte con i suoi film animati, grazie non solo allo stile delle sue raffigurazioni sempre solari e brillanti, ma anche al particolare insieme di idee che compongono la sua visione del mondo. Una poetica espressa per immagini che dipingono ora scenari fantastici, ora la crudele realtà talvolta difficile da accettare, sempre tuttavia con una grande delicatezza e un profondo romanticismo in grado di rendere i suoi lungometraggi apprezzabili sia dagli adulti che dai più piccoli.

Hayao Miyazaki

Benché le sue storie siano tutte piuttosto diverse tra di loro, è innegabile che siano legate da alcune tematiche ricorrenti care a Miyazaki. Il suo rifiuto, ad esempio, di qualsiasi conflitto bellico e dei regimi dittatoriali, rintracciabile ne Il Castello Errante di Howl o Porco Rosso: la guerra è per il regista qualcosa di stupido e insensato, e mostra la sua natura distruttiva nei confronti della società e dell’ambiente, cui i protagonisti non riescono a dare un senso reale. Ed è proprio l’ambiente, la natura, l’altro elemento-chiave delle sue narrazioni: un luogo che soffre il progresso dell’uomo vinto dalla costante e rapida distruzione operata per far spazio all’avanzata di acciaio e cemento.

La natura è un’entità fragile, per Hayao Miyazaki, cui rivolge tuttavia un sacro rispetto riscontrabile nella rappresentazione che l’autore ne dà nei suoi film: sempre rigogliosa, carica di un proprio spirito che la rende paragonabile ad una vera e propria grande divinità. È interessante notare però come Miyazaki non inserisca una netta contrapposizione tra bene e male, tra entità malvagie e benevole, che possa riflettersi quindi sulla costruzione di protagonisti buoni e cattivi. I film d’animazione diretti dall’autore difficilmente presentano quindi un antagonista malevolo e anche i personaggi che sono in contrasto con i protagonisti sono caratterizzati da una profondità tale da essere umanamente sfaccettati, così come gli “eroi” possiedono personalità sfumate da zone d’ombra.

Il Mio Vicino Totoro

È nel discorso inerente ai protagonisti che si inserisce un altro punto cardine della poetica di Miyazaki: il femminismo, che si traduce nella presenza di eroine donne in quasi tutte le sue opere visive. Basti pensare alla principessa Mononoke, Kiki, Nausicaa, Chihiro, ma anche alle donne che pur non essendo direttamente protagoniste rivestono dei ruoli molto importanti, come Fio Piccolo o le lavoratrici de La Città Incantata. Personaggi dal carattere fiero e dalla grande forza di volontà, difficilmente asservibili ma sempre piuttosto combattive e piene di una forte energia positiva.

Ma non finisce qui

L’opera di Miyazaki celebra in più punti le tradizioni del suo paese d’origine, il Giappone, tuttavia è innegabile l’ispirazione data all’autore da numerose opere che rappresentano dei classici nella letteratura occidentale: i Viaggi di Gulliver di Jonathan Swift, Il Ciclo di Earthsea di Ursula K. Le Guin, le opere di Lewis Carroll, lo stile di Roald Dahl, senza contare il romanzo Il Castello Errante di Howl della scrittrice Diana Wynne Jones da cui il regista ha tratto il suo omonimo film. Un’altra grande fonte d’ispirazione per Hayao Miyazaki? Indubbiamente l’Italia e la sua storia aeronautica.

Il Castello Errante di Howl

Benché l’autore non abbia mai fatto parlare di sè per quanto riguarda aspre controversie, ha tuttavia dimostrato più di una volta di possedere un bel caratterino deciso. Ad esempio, in occasione dell’acquisto di Nausicaä della Valle del Vento per la proiezione negli Stati Uniti: era stato previsto infatti dai colleghi americani di Miramax che la pellicola fosse tagliata in più punti e resa più fruibile per un pubblico giovane, ma Hayao Miyazaki pare si sia rifiutato di concedere i diritti della sua opera finché non fosse stato deciso che il film non sarebbe stato soggetto a tagli. Per sottolineare la propria posizione, il regista fece recapitare alla Miramax una vera katana, recante il messaggio “Niente tagli“. A dir poco incisivo.

Recentemente, inoltre, Miyazaki ha liquidato con toni duri un giornalista che lo ha avvicinato per strada, per chiedere un’opinione sull’uscita di Demon Slayer: il film si è guadagnato infatti un nuovo record di incassi in Giappone scalzando qualsiasi altra pellicola precedente, incluse quelle dello Studio Ghibli ed è stato chiesto al regista cosa ne pensasse. Queste le sue parole:

Non guardo la TV, o niente in realtà, nemmeno i film. Sono solo un semi-pensionato che a volte raccoglie spazzatura. Non sono interessato. Il mondo è sempre in costante inflazione. La cosa importante ora è che devo raccogliere questa spazzatura.

Il contributo di Hayao Miyazaki e del suo Studio Ghibli può essere considerato tuttavia inequivocabile e la fama conquistata in tutto il mondo è una delle prove inconfutabili. Qualunque fan nel mondo sogna, ad esempio, di poter visitare un giorno l’incantevole Museo Ghibli che si trova nei pressi di Tokyo: un museo voluto da Hayao ed eretto nel 2001, in cui è possibile respirare le atmosfere magiche dei suoi lungometraggi. Il primo a dirigere il museo è stato proprio il figlio maggiore, Gorō Miyazaki, impegnato da sempre all’interno dello Studio Ghibli. È proprio di Gorō la pellicola realizzata totalmente in CGI uscita negli ultimi giorni, Earwig e la Strega, che segna una nuova produzione per lo studio d’animazione giapponese sulle orme dell’immaginifico Hayao.

Un documentario per scoprire a 360° la figura di Hayao Miyazaki, disponibile in Blu-Ray, dal titolo Never-Ending Man: Hayao Miyazaki. Dove trovarlo? Semplice: a questo link.