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Il Risveglio della Forza: il ritorno al cinema di Star Wars

Quando il 17 dicembre 2015 i cinema britannici proiettarono Star Wars: Il Risveglio della Forza, i fan inglesi della saga di George Lucas presero d’assalto i cinema, ansiosi di poter tornare finalmente in sala per rivivere le emozioni provate dalle precedenti  generazioni che sul grande schermo avevano visto i capitoli precedenti, come L’Impero colpisce ancora o La Minaccia Fantasma. Certo, i tempi erano cambiati e lo stesso Lucas aveva preso definitivamente le distanze dalla sua creazione, ma la galassia lontana lontana si apprestava nuovamente a essere il teatro di avventure fantastiche.

Sin dai tempi di Una Nuova Speranza, Lucas aveva concepito la sua space opera come un complesso dramma familiare diviso in tre archi narrativi principali. La scelta di iniziare a metà di questa storia fu una delle chiavi del successo della saga, così come raccontare i prequel (La Minaccia Fantasma, L’Attacco dei Cloni e La Vendetta dei Sith) divenne l’occasione per Lucas di dare alla sua visione piena concretezza.

Una nuova speranza per Star Wars

Ma lavorare alla saga di Star Wars fu anche una fatica per Lucas. Ai tempi della prima trilogia, lo stress lo condusse al divorzio, con la conseguenza che aveva deciso di abbandonare la propria creatura dopo Il Ritorno dello Jedi. Star Wars però era ormai un cult, si era ritagliato una schiera immensa di appassionati che non volevano accettare la fine della loro avventura.

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Nel periodo in cui Lucas si impegnò su altri fronti, a fine anni ’80, l’universo di Star Wars si mosse in altre direzioni, quando i capi di Lucas Licensing, il ramo dell’impero Lucas dedicato allo sfruttamento delle licenze del gruppo, decise di dare vita a nuova esistenza per Star Wars. Dopo un brusco freno alla produzione di prodotti corollari all’universo di Star Wars nel 1986, infatti, la continua richiesta di nuove avventure dei fan era diventata troppo evidente perché venisse ignorata, soprattutto ora che mancavano nuovi capitoli cinematografici.

Motivo per cui, nel 1989, Howard Hoffman, presidente di Lucas Licensing, si mise all’opera per creare nuovi racconti ambientati in Star Wars, che dai primi romanzi di Timothy Zahn, in cui comparve il temibile Grand Ammiraglio Thrawn, si espansero su fumetti e videogiochi. L’unico vincolo di Lucas, coinvolto con fatica nel progetto, fu di non raccontare nulla antecedente a Una Nuova Speranza, considerato che voleva riservarsi l’era pre-imperiale come suo potenziale ritorno al cinema.

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Con questa sua indicazione, Lucas indirizzò la nascita del cosiddetto Universo Espanso, un variegato contesto narrativo multimediale in cui la sua creatura continuò a vivere. È in esso che comparvero figure come Mara Jade, Talon Karrde o Kyle Katarn, personaggi che divennero beniamini degli appassionati che per anni si chiesero: perché non li portano al cinema?

Un interrogativo che sembrò trovare risposta quando Lucas vendette la propria creatura, la LucasFilm Ltd.  alla Disney il 30 ottobre del 2012, dopo che le voci di questo incredibile passaggio si fecero sempre più insistenti. A galvanizzare gli appassionati, però, fu una dichiarazione del colosso dell’entertainment: sarebbero arrivati presto nuovi film di Star Wars.

Ritorno nella galassia lontana lontana

Una simile dichiarazione non poteva che scatenare l’hype dei fan di Star Wars. Immediatamente sulla rete si susseguirono le ipotesi, tra chi sperava di vedere in azione Thrawn e chi invece confidava nella narrazione della saga dell’Accademia Jedi. Senza dimenticare il ritorno dei propri beniamini, ma come fare considerando che se gli eroi non invecchiano, gli attori invece gli anni li sentono tutti?

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Quando Lucas vendette la proprietà di LucasFilm, nonostante il suo volersi sempre distaccare da Star Wars, aveva già iniziato la stesura della sceneggiatura di una terza trilogia, seguente agli eventi de Il Ritorno dello Jedi. Sull’onda dell’entusiasmo per questa acquisizione, Kathleen Kennedy, nuova guida di LucasFilm, annunciò nel novembre 2012 che Disney era già all’opera su una nuova trilogia, con data prevista per il primo capitolo fissata per il 2015. In questa prima fase, le idee preliminari di Lucas furono prese in seria considerazione, venendo presentata allo sceneggiatore Michael Arndt, incaricato di sceneggiare la nuova trilogia.

La prima idea di Arndt fu di coinvolgere sin dalle prime battute Luke Skywalker, ma ben presto la produzione chiese di non introdurre subito il Jedi nel film, una scelta condivisa anche da Arndt, che in seguito motivò questa scelta:

“Ogni volta che Luke entra in scena, tutta l’attenzione si concentra su di lui. Improvvisamente, non ci interessa più chi sia il protagonista”

Motivo per cui si decise di utilizzare Luke come MacGuffin, facendo ruotare attorno alla sua ricerca la trama del film, rendendo il suo ritrovamento il fine dei protagonisti. Arndt si concentrò anche nel trovare delle ragioni con cui motivare il ritorno degli altri protagonisti della Trilogia Classica, come Leia, che venne resa fondamentale nel dare un senso alla Nuova Repubblica, sino a quando non fosse rivelato che era figlia di Vader, idea che venne poi utilizzata per la saga letteraria Star Wars: Bloodline. Tutte le idee pensate dagli sceneggiatori, però, avevano un punto fermo: portare a compimento la saga degli Skywalker, chiudendo il ciclo iniziato da Lucas nel 1977 con Una Nuova Speranza.

STAR WARS: L'ASCESA DI SKYWALKER

Nel gennaio del 2013 venne annunciato il nome regista: JJ Abrams. Dopo che furono presi in considerazioni diversi registi come Ben Affleck, David Fincher e Jon Favreau, futuro creatore di The Mandalorian, la scelta cadde su Abrams su consiglio di Steven Spielberg, che lo propose alla Kennedy. Reduce dal reboot dell’altra grande saga fantascientifica, Star Trek, Abrams era destinato a esser l’artefice della rinascita delle due più amate IP della fantascienza moderna. Una nomina, quella di Abrams, che venne accolta positivamente anche da Lucas:

“Sono stato più volte stupito dal talento di Abrams come cineasta e narratore, è una scelta ideale per dirigere una nuova trilogia di Star Wars, l’eredità della saga non potrebbe essere in mani migliori”

Se Lucas era estremamente positivo nella nomina di Abrams, in Disney si facevano ancora i conti con la cifra spesa per l’acquisizione di LucasFilm, tanto che Bob Iger non si fece scrupoli a mettere non poca pressione sulle spalle di Abrams:

“Continuavo a ripetere a JJ Abrams che stavamo parlando di un film da 4 miliardi di dollari. Dovevamo trattarlo con estrema cautela. Era un privilegio incredibile e una responsabilità indescrivibile poter prendere un simile gioiello e lavorarlo in un modo che fosse rispettoso del suo passato ma che lo proiettasse nel futuro”

In queste prime battute, il ruolo di Lucas iniziò man mano a essere sempre meno rilevante, tanto che divenne un semplice consulente, ma quando vide che le sue idee non erano più parte della visione di Disney, il creatore di Star Wars fece una scelta che sorprese tutti: fece un passo indietro, abbandonando la produzione.

Una decisione che Lucas motivò qualche tempo dopo:

“La saga originale era basata sul padre, i figli e i nipoti. Non credo sia un segreto per nessuno, era nei romanzi, e i figli avevano circa vent’anni. Ma loro scelsero di andare in un’altra direzione, ed ero entusiasta, considerato che non stavano seguendo la mia storia, quindi non sapevo cosa stessero combinando”

Durante un’intervista con la CBS, Lucas si lasciò andare ad una dichiarazione molto più esplicativa:

“Se mettessi becco nella produzione, causerei solo problemi perché non faranno le cose come vorrei, e non avrei il controllo come in precedenza, con la conseguenza che farei impantanare il tutto. Vogliono fare un film dal gusto retrò, e non mi piace l’idea. Con ogni film, ha sempre cercato di farli diversamente, li ho resi completamente diversi: differenti pianeti, differenti astronavi.”

La sensazione di Lucas non era sbagliata, considerato che Abrams voleva realizzare un film che tornasse alle radici di Star Wars, puntando più al coinvolgimento emotivo che non a dare corpo alla storia. Motivo per cui lo stesso regista confessò di aver volutamente tenuto fuori dal film alcuni dettagli, come i cognomi dei protagonisti.

La Kennedy confidò che, in effetti, alcuni aspetti della storia non erano stati definiti, ragione per cui vennero coinvolti nella stesura della trama complessiva della nuova trilogia anche Ryan Johnson e Colin Trevorrow, i futuri registi de Gli Ultimi Jedi e L’Ascesa di Skywalker, anche se Abrams aveva già iniziato a scrivere le basi delle sceneggiature dei capitoli successivi, all’insegna di una continuità che non lasciasse di incompiuto, ma seguendo una dinamica creativa che tenesse conto delle opinioni di tutti i diretti interessati.

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Ad aiutare la produzione intervenne Simon Kinberg, che divenne il nuovo consulente per gli sceneggiatori. Sino a quando nell’ottobre del 2014 venne comunicato che la sceneggiatura su cui aveva lavorato Arndt venne presa in mano da Abrams e da Lawrence Kasdan, che aveva già lavorato con Lucas ai tempi della trilogia originale. Questo cambio di programma spaventò non poco le alte sfere Disney, che temevano che Abrams e Kasdan non potessero rispettare i tempi previsti, proponendo di rimandare l’uscita del film al 2016.

Ad aiutare i due intervenne anche il figlio di Kasdan, Jon, che pur non essendo accredito ebbe un ruolo non indifferente nel riuscire a rispettare i tempi, soprattutto quando Rian Johnson, futuro regista de Gli Ultimi Jedi, chiese di modificare la sceneggiatura facendo sì che fosse R2-D2 e non BB-8 ad accompagnare Rey su Ach-To.

Il futuro di Star Wars

La scelta di dare vita a un seguito delle avventure di Luke Skywalker e dei suoi amici mise la produzione de Il Risveglio della Forza di fronte a un dubbio: che storia raccontare? Dai tempi de Il Ritorno dello Jedi, il citato Universo Espanso aveva portato alla nascita di un ricco universo narrativo, che però poteva entrare in contrasto con le necessità della produzione. Motivo per cui venne fatta una scelta: rinnegare l’Universo Espanso.

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Una decisione che venne ufficializzata il 25 aprile 2014, quando LucasFilms annunciò che Il Risveglio della Forza non avrebbe seguito nessuna continuity pre-esistente. Con questa decisione, vennero resi quasi trent’anni di storie, su diversi media, non canoniche, trasformandole in una sorta di immenso what if…? ribattezzato Legends. La nuova continuity iniziata da Il Risveglio della Forza, invece, venne ribattezzata Canon, una linea cronologica ufficiale, scrupolosamente curata da LucasFilms, in cui ogni evento, precedente o successivo alla sua creazione, sarebbe stato attentato esaminato per decidere se farlo rientrare in quella che divenne la cronologia ufficiale di Star Wars.

Il Risveglio della Forza, pur dovendo essere parte della chiusura della saga degli Skywalker, si svolgeva trent’anni dopo gli eventi de Il Ritorno dello Jedi, una scelta che richiedeva sia il ritorno degli eroi originali della saga che nuove figure. Per Abrams era importante che i vecchi protagonisti fossero parte della nuova trilogia:

“Posso esser considerati mitologici e antichi come lo può essere Re Artù. Sono figure che i nuovi protagonisti possono avere sentito nominare, o meno. Sono personaggi di cui si può credere l’esistenza, oppure ritenerli parte di una fiaba”

Per riprendere il ruolo di Luke Skywalker, a Mark Hamill vennero affiancati un nutrizionista e un personal trailer, con lo scopo di trasformare l’attore in una versione credibile del vecchio Luke. Ritornare a indossare i panni del Jedi non era una possibilità che Hamill aveva considerato, come raccontò in seguito:

“Oramai ero convito che la mia esperienza con Star Wars fosse finita. Avevamo avuto un inizio, uno sviluppo e una fine. E di certo, non mi sarei aspettato di tornare in questo ruolo, nemmeno in un milione di anni. Pensavo che anche se avessero fatto altre trilogie, sicuramente io non sarei stato coinvolto”

Una volta letta la sceneggiatura, Hamill era poco convinto del fatto che Luke comparisse brevemente nel finale de Il Risveglio della Forza, ma quando Abrams gli presentò il ruolo del Jedi nella sua interezza, Hammill non ebbe più dubbi.

Nonostante avesse sempre detto di non voler tornare nei panni di Han Solo, anche il settantenne Harrison Ford venne fortemente voluto. Il ruolo di Han in Il Ritorno dello Jedi assomiglia a quello rivestito da Obi-Wan Kenobi in Una Nuova Speranza, anche se l’attore precisò che questa similitudine non era al centro delle idee degli sceneggiatori:

“Han non aspira al ruolo che fu di Obi-Wan, e io non intendo sembrare una versione New Age di Alec Guinness. Il suo sviluppo è in linea con il personaggio, e ci sono eventi emotivamente coinvolgenti che possono avere causato questa crescita, ma c’è ancora molto della canaglia in Han, certe cose non cambiano…”

Ad affiancare i volti noti della saga di Star Wars vengono introdotti i nuovi protagonisti, coloro che dovrebbero traghettare questo storico contesto narrativo nei cuori di una nuova generazione. Rey (Daisy Ridley), Poe Dameron (Oscar Isaac) e Finn (John Boyega) sono i nuovi eroi della Resistenza, che si schierano contro il Primo Ordine, comandato dal Leader Supremo Snoke e dal suo apprendista Kylo Ren (Adam Driver). Nuovi eroi per una nuova generazione, dicevamo, ma non va dimenticato che il nome Star Wars inevitabilmente richiama i vecchi appassionati della saga, che non resistono alla suadente voce della Forza che li spinge a tornare al cinema. Soprattutto quando ad accompagnare l’avventura sullo schermo ci sono le note inconfondibili di John Williams.

Il Risveglio della Forza: un nuovo inizio per Star Wars

Il Risveglio della Forza, alla sua uscita nelle sale, è riuscito a spaccare la fan base della saga. Ridotta ai minimi termini, la trama del film di Abrams è incredibilmente simile a Una Nuova Speranza, una similitudine che non è sfuggita a Lucas, che non ha nascosto di non aver gradito il film, trovandolo privo di immaginazione e creativa.

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Accusa rispedita al mittente da Abrams, che ha spiegato di aver voluto dar vita a una pellicola che facesse sentire i fan, specialmente quelli legati alle precedenti trilogie, in un ambiente familiare. Una divergenza di opinione che Kathleen Knnedy ha risolto con un commento piuttosto netto:

“Può non concordare con ogni decisione presa da J.J., può non gradire ogni scelta fatta da Rian, ma apprezza la realizzazione dei film, di questo sono sicura”

Per quanto le critiche di mancanza di originalità sono comprensibili da parte dei fan di vecchia data, bisogna riconoscere che Il Risveglio della Forza si colloca perfettamente all’interno di una tradizione di Star Wars, che sin dalla prima trilogia ha impostato uno sviluppo narrativo simile a un canovaccio.

All’interno del primo capitolo di ogni trilogia abbiamo la creazione di un gruppo di eroi, che collaborano per sconfiggere un nemico apparentemente invincibile, affrontando la ferita emotiva della perdita del mentore dell’eroe del gruppo, prima di godersi il meritato trionfo. Per quanto comprensibile la sensazione di trovarsi di fronte a un more of the same, accusare Il Risveglio della Forza di essere una brutta copia di Una Nuova Speranza, senza riconoscere il suo ruolo di tradizionale primo capitolo di una trilogia di Star Wars, è ingiusto.

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Quello che ha diviso la fan base di Star Wars è un’apparente incapacità di comprendere come il passaggio del tempo ha portato a una nuova dimensione narrativa per la saga, che si deve rivolgere a un nuovo pubblico, una nuova generazione che risponde a diversi stimoli e ha fame di avventure diverse da quelle che entusiasmavano i loro padri e fratelli maggiori. Il cuore narrativo di Star Wars è ancora presente in Il Risveglio della Forza (il danno arriverà nei capitoli successivi), quello che Abrams ha realizzato è una nuova visione di un classico del cinema di fantascienza, aprendo un universo a una nuova generazione di avventurieri.

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