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Morbius: il vampiro vivente del Marvel Universe

In un mondo fatto di eroi che viaggiano per lo spazio in armature ipertecnologiche, di dei provenienti da altri pianeti e di soldati quasi immortali, quale destino può esserci per creature che sembrano uscite dai nostri incubi peggiori? Una domanda a cui apparentemente è difficile dare risposta, ma se c’è una cosa a cui ci ha abituato la Casa delle Idee è che non esiste nulla di impossibile se si hanno a disposizione i migliori narratori su piazza. All’interno della nutrita famiglia di eroi e villain Marvel, infatti, trovano spazio anche figure particolari che si ispirano alle grandi suggestioni narrative della letteratura di genere, come uno dei più letali avversari del Tessiragnatele: Morbius, il vampiro vivente.

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L’idea di introdurre un personaggio animato dalle tinte horror come Morbius fu parte di una rivoluzione nella Casa delle Idee che prese vita sul finire della rigida censura imposta dal Comics Code Authority. Il periodo di severo controllo dei temi trattati nei fumetti, nato con la fine della Golden Age, fu una costante con cui gli sceneggiatori di comics dovettero scontrarsi nei primi anni della Silver Age, vedendosi privati della possibilità di utilizzare figure che potessero rifarsi alla letteratura horror, ma gli anni ’70 videro una parziale revisione di queste regole rigide. Un’occasione che Stan Lee era intenzionato a sfruttare.

Morbius, l’horror entra nella Casa delle Idee

Nel 1971, dopo un ventennio di severo controllo sui comics, il Comics Code Authority decise di rivalutare alcuni dei suoi punti fermi, soprattutto per consentire agli sceneggiatori di poter trattare temi delicati e di impatto sociale. All’interno di questa apertura, vennero compresi anche i tanto odiati mostri della letteratura gotica e horror, che divennero quindi elementi narrativi liberi di esser nuovamente impiegati all’interno delle avventure degli eroi di colossi del fumetto supereroico.

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Come da tradizione, Stan Lee colse subito questa possibilità come un’occasione imperdibile, tanto da prendere una decisione incredibile: mettere Spider-Man faccia a faccia con un vampiro. Il Sorridente Stan, però, era oberato di lavoro e non aveva modo di occuparsi di questo incontro epocale, decidendo quindi di affidare la sua intuizione a uno dei suoi collaboratori più fidati: Roy Thomas.

Prendere in mano l’Arrampicamuri in quel periodo fu una vera prova di coraggio da parte di Thomas. Lee aveva infatti portato Peter Parker a vivere un momento particolarmente intenso della sua storia, portandolo a tentare un esperimento con cui avrebbe dovuto perdere i suoi poteri di ragno, consentendogli vivere una vita normale accanto alla sua amata Gwen Stacy. Sfortunatamente, nella fretta di liberarsi del suo alter ego, Parker assunse una pozione senza prima testarla, scelta scellerata che lo portò a una nuova mutazione, che gli fece spuntare altre quattro braccia, rendendolo ancora più simile a un aracnide.

Toccò dunque a Thomas proseguire questo momento tragico della vita di Spider-Man, introducendo un elemento di rottura come la presenza di un vampiro. Il primo pensiero dello sceneggiatore fu quello di scomodare nientemeno che il nosferatu per eccellenza, Dracula, ma Stan Lee bocciò subito l’idea. L’intenzione non era quella di introdurre il vampiro canonico, ma di creare un personaggio che unisse i tratti comunemente associati ai succhiasangue calandoli all’interno del contesto supereroico della Casa delle Idee. Dracula, dunque, venne accantonato, ma solo fino all’anno seguente, quando esordì The Tomb of Dracula, serie a tema vampiri da cui prese il via anche l’epopea di Blade.

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Thomas dovette quindi inventarsi un villain che accontentasse la volontà di Lee e al contempo fosse funzionale nelle storie di Spider-Man. Una sfida vera e propria, considerato che quasi tutti i grandi nemici del Tessiragnatele erano comparsi nei primi tre anni di storie del personaggio (tra il 1963 e il 1966), il che richiedeva di  creare una nuova nemesi che cogliesse aspetti innovativi, pur rimanendo all’interno della tradizione del personaggio. Fedele a questo principio, Thomas rintracciò ancora una volta nella scienza le origini di un personaggio Marvel.

Il connubio tra la Casa delle Idee e il mondo scientifico era oramai indissolubile. Fantastici Quattro, Hulk, Iron Man, X-Men e lo stesso Spider-Man erano figli della scienza, che in modi diversi, ma sempre inquietanti, aveva contribuito alla loro nascita. Rifacendosi a una consuetudine narrativa da weird science, Thomas decise di realizzare un cattivo la cui storia delle origini fosse basata su un incidente di laboratorio, proseguendo idealmente la tradizione degli esperimenti falliti come in L’esperimento del Dottor K. (1958). Motivo per cui la prima apparizione di Morbius avvenne nell’interno dell’arco narrativo L’uomo o il ragno?, per la precisione nel capitolo Un mostro di nome…Morbius!, contenuto in Amazing Spider-Man #100, dell’ottobre del 1971.

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Il vampiro vivente fece la sua apparizione nel Marvel Universe in una storia in cui tutti i protagonisti erano vittime di folli esperimenti: Peter Parker erano diventato più simile a un ragno che non a un uomo e il dottor Curtis Connors nuovamente lottava con il suo alter ego Lizard. Era il momento perfetto per introdurre il nuovo villain richiesto da Lee. Thomas, coadiuvato dai disegni di Gil Kane, creò una figura che pur avendo un aspetto inumano ispirato all’immagine del vampiro tradizionale, avesse però la fisionomia di un personaggio dei fumetti, con tanto di costume e poteri che, pur creando un’analogia con quelli di Dracula, fossero credibili come conseguenza di un folle esperimento.

L’uomo dietro il mostro

Michael Morbius è, come spesso accade in casa Marvel, un personaggio tragico. Premio Nobel per la scienza, Morbius è uno scienziato di origine greca che, afflitto da una malattia degenerativa, tenta un ultimo esperimento basato sull’interazione tra il sangue di un pipistrello vampiro e una macchina di sua invenzione. Un disperato tentativo di sopravvivere a un destino infausto che lo vuole privare della sua vita felice con l’amata Martine, a cui lo scienziato si affida con il supporto del fedele amico Emil, che lo aiuta a sottoporsi a questo trattamento a bordo di una barca, al largo delle coste della Grecia. Come prevedibile, la scienza ancora una volta mostra il suo lato impietoso in casa Marvel. L’esperimento non solo fallisce, ma trasforma Michael Morbius in un mostro, la cui prima azione è uccidere il povero Emil, preda della fame che si impossessa dello scienziato oramai divenuto Morbius, il vampiro vivente.

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Il dramma di Morbius può essere letto come il rovescio della medaglia di quanto accaduto a Parker, che ha mantenuto la sua umanità nonostante l’incidente che lo ha reso Spider-Man. Forse inconsciamente, Thomas fa esordire Morbius in una storia in cui Parker interagisce con due nemici con cui condivide la origin story, tutti vittime di esperimenti falliti. Se nel caso di Peter Parker si può parlare di incidente di percorso, per Curtis Connors e Michael Morbius, i due comprimari di L’uomo o il ragno?, la condizione di mostro a cui giungono è frutto di una scienza di frontiera vista come ultima speranza per lenire una condizione umana fallace, che si tratti di un arto mancante o di una vita oramai prossima alla fine. Come se gli autori volessero mostrare che rinunciando alla propria imperfetta umanità, rinnegandola e affidandosi alla fredda scienza si rischiasse di scatenare il mostro che si annida nella profondità del proprio animo.

Thomas, nella prima apparizione di Morbius, non esita a creare comunque un’analogia con il mito di Dracula. Il viaggio del vampiro vivente verso le coste americane viene raccontato in modo simile a quello del celebre conte transilvano a bordo del mercantile Demeter, con tanto di citazione della mattanza degli uomini dell’equipaggio. Nonostante questa impostazione da creatura della notte, già in questo arco narrativo si può intravedere la sofferta umanità di Morbius, che assumerà un tono più evidente negli anni seguenti.

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Dopo questo esordio, Morbius dovette comunque piegarsi al periodo transitorio di apertura del Comics Code Authority. Pur potendo utilizzare personaggi prima preclusi, le case editrici non forzarono la mano ma diedero vita a serie a fumetti parallele che, prive del bollino di approvazione del Comics Code Authority, potevano godere di maggior libertà. Marvel creò Vampire Stories, antologia a fumetti in cui i temi horror venivano affrontati con naturalezza, con storie che vedevano in azione anche figure già viste nelle produzioni più conosciute. In questa pubblicazione vennero inserite avventure con Blade e Morbius, protagonisti di storie che non si limitavano a sperimentare sul punto di vista di narrativo, ma anche in quello grafico, dando vita a cicli narrativi di grande fascino. In questa dimensione, Morbius continuò la sua evoluzione come personaggio, tornando però presto all’interno delle pubblicazioni di prima fascia della Casa delle Idee.

Contrariamente ad altri villain di Spider-Man, Morbius, per la sua natura, non rimase un antagonista monolitico, ma venne trasformato in un anti-eroe, complice la comparsa nel Marvel Universe di un contesto sovrannaturale, in cui operavano personaggi come Dottor Strange o Ghost Rider. Il vampiro vivente lentamente diventò una figura gotica ma non espressamente negativa, ossessionata dalla ricerca di una cura per la propria condizione. In alcuni casi, ovviamente, questo portò Morbius a scontrarsi con gli eroi marveliani, ma non mancarono casi in cui il suo intervento era quello di spalla o addirittura di membro di una formazione superoica, come nel caso dei Figli della Mezzanotte.

La definizione dell’animo di Morbius è un percorso lungo cinquant’anni, che pur partendo con un esordio da villain ha saputo muoversi in direzioni diverse. Basterebbe citare il breve arco narrativo di Subcity, realizzato da Todd McFarlane e pubblicato all’interno di Spider-Man, una storia in cui la necessità di Morbius di nutrirsi viene assevita dal vampiro vivente in un’ottica di punizione divina. In Subcity, emergono la disperazione e la spasmodica ricerca di Morbius di non esser un nemico o un avversario, lasciando spazio alla volontà di riuscire a trovare una strada per vivere la propria, sofferta esistenza senza uccidere innocenti.

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Non un eroe, ma nemmeno un villain monodimensionale. Morbius è un’anima tragica, utilizzando al meglio da alcuni autori Marvel per creare storie che ne esaltino la complessa interiorità e si accaniscano impietosamente su un uomo che vede sempre più affievolirsi il suo passato umano, come in Questa è la vita, in cui Fred Valente lo costringe a chiudere dolorosamente un capitolo della sua vita rimasto a lungo in sospeso. La vita di Morbius è come un monito che ricorda al lettore come il confine tra l’eroe e il cattivo a volte può essere una questione di sorte, ma che ogni scelta è frutto della propria anima. Michael Morbius, in quest’ottica, da cinquant’anni cammina sul sottile confine tra il mostro e l’uomo, e spesso è difficile dove inizi l’uno e svanisca l’altro.