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Mulan recensione in anteprima: un live action leggendario

Acclamato, chiacchierato, aspettato. Poi rimandato, e infine su Disney Plus approdato, con accesso riservato ma limitato. Questa è in breve la lunga vicenda che ha visto come protagonista uno dei live action forse più discussi della recente produzione Disney, non tanto per il suo soggetto, quanto per le modalità di visione più uniche che rare, imposte dalle restrizioni dettate dalla pandemia di Covid-19. Avevamo visto le prime scene in anteprima a gennaio, ora abbiamo visto l’intero film, sempre in anteprima: parliamo di Mulan, il live action diretto da Niki Caro a partire da una sceneggiatura scritta da Rick Jaffa & Amanda Silver e Lauren Hynek & Elizabeth Martin.

Mulan è da oggi disponibile in anteprima on demand su DISNEY+ Potete vederlo comodamente con tutta la famiglia da casa se  avete un abbonamento annuale (con 1 mese in omaggio) o mensile ed accedete ai servizi VIP.

La storia di cui siamo stati spettatori è basata sul poema narrativo La Ballata di Mulan, motivo per cui la pellicola si presenta come un remake della versione cinematografica finora disponibile e non ricalca appieno il primo capitolo originale Disney che tutti ricordiamo, a cartoni animati. La vera domanda a cui cercheremo di rispondere, e che tutti si stanno ponendo, è: vale davvero la pena spendere poco più di 20 euro, per un solo film, godendo del cosiddetto Accesso VIP, per vedere Mulan prima degli altri abbonati Disney+? Abbiamo la risposta per voi, ed è più che giustificata.

Prima di procedere con la recensione, ricordiamo che il live action Mulan è prodotto da Chris Bender, Jake Weiner e Jason Reed, mentre Bill Kong, Barrie M. Osborne, Tim Coddington e Mario Iscovich sono i produttori esecutivi.

Loyal, brave, true

Questo è il mantra attorno a cui ruota l’intera narrazione, gli stessi valori marchiati a fuoco sulla spada della giovane guerriera, prima ancora posseduta dal padre: fedele, coraggioso, sincero. La giovane di casa Hua però non aveva alcun diritto di combattere, o anche solo lontanamente comportarsi come se fosse “un guerriero qualsiasi”. Nonostante si recasse in aperta campagna cinese per allenarsi fin da ragazzina alle superbe arti marziali, nello stile unico e spettacolare che connota l’intero film, la famiglia non appoggia questa sua inclinazione, a partire dalla madre.

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Il padre, dal canto suo, è molto più predisposto nel suo cuore a vedere una figlia che dimostra le sue doti di guerriera, e sosterrà infatti che “un guerriero sa riconoscere un altro guerriero”, ma la donna di casa si impone e chiama la figlia a onorare la famiglia come si addice a una ragazza cinese: con un buon matrimonio.

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Mulan dovrà dunque mettere da parte le scorribande per la città, rincorrendo galline e lanciandosi dai tetti, ma durante la cerimonia del “matchmaking”, qualcosa andrà storto e il disonore ricade sulla sua testa. Non è una combattente, non è una buona pretendente: “sa soltanto quello che non è”, per citare il film Balto, ma l’animo infuocato della ragazza non si placa nemmeno di fronte alla chiamata in guerra del padre.

Non è sicuramente quella lettera siglata dall’imperatore, che pretende sul campo di battaglia un uomo per ciascuna famiglia, a impedire a Mulan di rubare spada e armatura del padre e scappare a cavallo. E no, questa volta non vedremo né tagli netti dei suoi lunghi capelli setosi, né spiriti degli antenati a benedire il suo viaggio, tanto meno un grillo (non parlante) portafortuna o draghetti simpatici.

Queste non sono le uniche distinzioni che separano il live action dal cartone animato, come vedremo più avanti.

There is no courage without fear.

Un capolavoro “non-Disney”

In seguito alla fuga da casa, Mulan si prepara per entrare nell’esercito, fingendosi un ragazzo senza troppi problemi e dissimulando una voce maschile un po’ maldestramente, ma comunque in maniera sufficiente per essere creduta da tutti, senza dubbio alcuno. Come anticipava il padre di Mulan, preoccupato nel sapere che la figlia aveva preso il suo posto tra le fila dei combattenti, la ragazza era ancora priva di qualsiasi conoscenza del mondo, e degli uomini.

Un dettaglio che si rivela parecchio divertente quando non riesce a dissimulare “orrore” e assoluto pudore di fronte ai corpi nudi dei compagni all’accampamento, oppure quando nella notte “rischiano” di abbracciarla in punti…sensibili, che la smaschererebbero. Ma contro chi combattono questi giovani, messi alla prova quotidianamente?

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La minaccia arriva dal nord, capitanata dal terribile Böri Khan, assetato di vendetta e apparentemente guidato da uno, cento, mille corvi, che riuniti compongono il corpo di una donna, una combattente, una strega. la cui presenza si rivela subito agli esordi, lungo la famosa Via della Seta e in una cittadella vicina. Il suo nome è Xianniang, e il rischio che lo spettatore corre nei suoi confronti è di partire prevenuto nel giudizio di questo personaggio, una delle novità assolute nel cast della storia.

La donna non è infatti l’unico elemento di rivoluzione, tra nuovi volti e vecchie conoscenze: nell’esercito viene scissa la figura del “possibile matchmaking” di Mulan. Se nel film a cartoni animati il suo interesse era nei confronti di Li Shang, comandante dell’esercito, qui il suo apparente interesse amoroso non è certo il severo comandante Tung, ma il suo pari Honghui, un ragazzo smilzo che cerca di fraternizzare con lei, seppur con parecchie difficoltà.

Per riscoprire tutta la magia di DISNEY+, potete accedere al servizio con un abbonamento annuale (con 1 mese in omaggio) o mensile.

La ragazza cerca infatti di tenere le distanze formalmente con tutti, ma senza voltare mai la schiena in battaglia, per quanto sia considerata traditrice nel momento in cui rivelerà la sua vera identità di donna. Senza anticipare molti altri dettagli relativi alla trama, possiamo dire però che questo film dichiara la sua elevata cifra registica e narrativa sin dalle primissime sequenze, perdendo quel sapore “fatato” che possiedono talvolta le riesumazioni dei classici Disney e allontanandosi dai fasti e dalla goliardia di una pellicola come poteva essere quella di Aladdin.

Mulan si allontana dagli stilemi tradizionali della produzione Disney anche per un altro fattore non indifferente: non presenta infatti alcun momento canoro, nessun brano interpretato. Forse per evitare nuove polemiche su eventuali variazioni dei brani, forse per dare un tono più serioso e focalizzato sull’elegante disciplina delle arti marziali, la pellicola guarda altrove e mette in disparte qualsiasi canzone che ricordate dalla vostra infanzia: da Farò di te un uomo, a Riflesso, passando per la celeberrima citazione

Il fiore che sboccia nelle avversità è il più raro e il più bello di tutti.

Questo non solo perché di fatto il personaggio di Shang è stato in qualche modo modificato in questo film, ma anche perché il momento della celebrazione di Mulan di fronte all’imperatore viene qui reinterpretato con un omaggio decisamente esplicito al femminismo. Una schiera di donne attende la salvatrice della dinastia, così come viene annunciata all’imperatore sempre da una donna, ricordando questa aggiunta voluta come una di quelle “variazioni sul tema” già viste nel sopracitato live action Aladdin con l’originale e inedito brano di Jasmine, La mia voce.

Probabilmente, la mancanza di un vero e proprio tocco magico, tipico di Disney, allenta i legami stilistici con la casa madre e riesce a renderlo un film diverso da quanto ci saremmo attesi, ma pur sempre ben riuscito. Guardiamo ad esempio al franchise de Pirati dei Caraibi o ai film Marvel più acclamati, tra cui Avengers: Endgame: gli incassi parlano chiaro, non è necessario un “happily ever after” romantico per convincere il pubblico.

Nel nome della differenza

Come vi anticipavamo, le distanze prese dal cartone animato sono parecchie, e a nostro parere questa versione live action è risultata sicuramente più completa e approfondita, in grado di portare sullo schermo un prodotto figlio del nostro tempo e che non si rivolge più a un pubblico composto prettamente da piccoli spettatori. Niki Caro e il suo team sono stati in grado di rivelarci una storia dai decisi sapori e colori orientali, ben più aderente alle vicende narrate sul conto di Ha Mulan, e non Fa Mulan, una prima, sostanziale distinzione legata alla diversa lettura degli ideogrammi che compongono il nome della nostra eroina.

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Inoltre, questo film comincia dall’infanzia di Mulan, quando già dimostrava di avere un certo carattere irruento, giocoso ed estroverso. Spunta una sorella, un po’ più paurosa e meno coraggiosa della sorella, mentre nell’originale risultava essere figlia unica (se non teniamo conto del suo fedele cagnolino, che Mulan considera un fratello) e non vengono menzionati altri parenti al di fuori dei genitori e della nonna.

E’ anche vero che abbiamo conosciuto la ragazza come inesperta delle armi, nel film a cartoni, mentre qui compare subito come colei che si allenava duramente fin dalla tenera età.

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Tra i tanti divari tra le due pellicole però, per nostra fortuna, sono rimasti invariati alcuni passaggi, o anche solo parzialmente, come la scena della presentazione di Mulan alla famiglia del potenziale pretendente marito, la consegna della chiamata sul campo di battaglia accettata dal padre di Mulan.

Si tratta comunque di distinzioni ragionate e ponderate, scelte effettuate sulla volontà di una resa finale ben più corposa di dettagli a livello narratologico e scenico rispetto a quanto presentato nel cartone animato di oltre vent’anni fa, una scelta che giustifica anche i quasi due giri di quadrante dell’orologio nella visione (circa 116 minuti).

Un film lento e attento

Ci sono sicuramente forti influenze del cinema tradizionale del Sol Levante, in questo nuovo live action, tra cui L’ultimo SamuraiLa foresta dei pugnali volanti, la cui interprete principale Zhang Ziyi era stata inizialmente individuata per questo film, poi rimpiazzata da un’agilissima ed elegante Yifei Liu, conosciuta anche come Crystal Liu.

La sua interpretazione nel ruolo della giovane leggenda cinese è stato davvero molto apprezzato e quasi oltre le aspettative, considerando la scelta registica di enfatizzare qualsiasi scena bellica, sacrificando le parti più “leggere” e ironiche per rendere omaggio alle antiche e nobili arti di combattimento orientale.

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Non siamo rimasti incantati solo dalla Liu, ma anche da un’interpretazione breve, ma lodevole nei primi piani, di Jason Scott Lee nei panni di Böri Khan, già noto al grande pubblico per la sua interpretazione di Mowgli nel film del 1994, e Gong Li in quelli della strega Xianniang; per quanto la loro presenza su schermo sia davvero breve e risicata, hanno talvolta saputo rispondere in pieno alla regola aurea secondo la quale “vale più un silenzio, che mille parole” e nella cinematografia questo potere, e questo livello di performance, non può che risultare sublime agli occhi del pubblico e in termini di suspense.

Si tratta di un film lento e attento, ogni singolo dettaglio diventa protagonista di fronte all’obiettivo della telecamera, che non ha alcuna paura di inquadrare la minima ruga di espressione sul volto dei personaggi, il minimo angolo di tessuto prezioso degli abiti e ogni singolo riflesso e luccichìo delle spade e dei fasti decorativi di un’affascinante cultura cinese sempiterna.

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L’acclamata regista Niki Caro riesce a dare vita all’epica storia della leggendaria guerriera cinese, mostrando il percorso di crescita dell’eroe, o meglio dell’eroina, di una giovane donna senza paura che rischia ogni cosa per proteggere la propria famiglia e il proprio Paese, diventando uno dei più grandi militari che la Cina abbia mai conosciuto. Non è stato facile trasformarsi in una stimata guerriera e guadagnarsi il rispetto di una nazione riconoscente e, soprattutto, l’orgoglio di un padre.

La dimostrazione che a volte, la sola “pena” che ci portiamo sulle spalle è quella di essere nati con un genere sessuale che la società non ritiene adatto per certi ruoli: mai una donna avrebbe potuto diventare il militare che Hua Mulan ha dimostrato di essere, e infatti si parla purtroppo di una “leggenda”. Il messaggio è chiaro: combatti per i valori in cui credi, rimanendo loyal, brave, true. Se il valore dell’Accesso Vip al film rimane pur sempre quello di 21,99€, questi saranno ben spesi, un valore quantificabile a differenza delle virtù di Mulan, che rimangono inestimabili ed encomiabili.

Per poter guardare Mulan comodamente seduti a casa vostra, circondati da Pop Corn e caramelle gommose iscrivetevi al servizio di Streaming Disney+ con abbonamento mensile o annuale a questo link.