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The Witcher: da romanzo sconosciuto a fenomeno di costume.

Di come una serie di videogiochi di successo sia riuscita a cambiare le sorti di The Witcher, una saga letteraria conosciuta solo in patria, trasformandola in un vero e proprio fenomeno culturale crossmediale che abbraccia romanzi, giochi di ruolo e giochi da tavolo, videogames, cosplay, fumetti e serie tv.

Come una serie di videogiochi di successo è riuscita a cambiare le sorti del brand The Witcher? Una saga letteraria conosciuta solo in patria trasformata grazie alla sua trasposizione videoludica in un vero e proprio fenomeno culturale crossmediale che abbraccia romanzi, giochi di ruolo e giochi da tavolo, videogames, cosplay, fumetti e serie tv

Come tutto ebbe inizio

Correva l’anno 1985 quando Andrzej Sapkowski, un rappresentante alle vendite polacco, partecipò al concorso di una rivista di narrativa fantastica con il racconto Wiedźmin (trad. The Witcher o Lo strigo secondo la traduzione italiana dei romanzi), guadagnandosi il 3° posto e suscitando grande interesse nel pubblico e nella critica.

Il riscontro positivo fu tale da convincere l’autore ad intraprendere la carriera di scrittore e a pubblicare, nel 1990, un volume contenente cinque racconti tutti incentrati sulla figura di Geralt di Rivia ovvero il witcher del racconto omonimo.

Il successo, in Polonia, fu praticamente immediato, tanto che Sapkowski decise di pubblicare, tra il 1992 e il 1999 altre due raccolte di racconti e quindi una serie di cinque romanzi, che vanno a formare la saga di The Witcher nota oggi in tutto il mondo. Ma ai tempi il successo era circoscritto alla sola Polonia, al di fuori della sua terra natia, lo strigo Geralt era ancora pressoché sconosciuto.

2007, l’anno della svolta

Dobbiamo attendere fino al 2007 prima che il resto del mondo senta parlare di The Witcher.

È questo l’anno, infatti, in cui CD Projekt Red, una piccola software house polacca, lancia sul mercato il videogame per PC The Witcher, ottenendo ottime valutazioni da giocatori e critica e un buon volume di vendite.

Ed è sempre questo l’anno in cui vediamo per la prima volta un libro della serie tradotto in inglese. Insomma, Geralt ha ottenuto il passaporto e può cominciare a espatriare per viaggiare in tutto il mondo.

In Italia, abbiamo dovuto aspettare fino al 2011 prima di poter mettere le mani sul primo libro della saga tradotto nella nostra lingua, ad opera di Editrice Nord.

Ma cos’è uno strigo?

La maggior parte dei lettori saprà già tutto ciò che c’è da sapere su The Witcher e il suo mondo, ma per i pochi che ancora non dovessero conoscerne i dettagli, andiamo a dare le nozioni fondamentali necessarie per capire di cosa stiamo parlando.

Quello creato da Andrzej Sapkowski è un mondo fantasy medioevale che attinge a piene mani dal folklore slavo e dalle fiabe tradizionali. Ma non aspettatevi un’ambientazione ottimista e luminosa in cui il bene prevale sul male. Quello di The Witcher è un mondo cinico, sporco e disilluso, dove è raro che le storie abbiano un lieto fine.

Nei racconti dell’autore polacco, gli esseri umani hanno soggiogato le razze non umane (elfi, nani, halfling), che ora sono vittime di un razzismo imperante e vivono segregate nei ghetti delle affollate città, oppure si danno alla macchia e compiono vere e proprie azioni terroristiche per riguadagnare la propria terra usurpata.

Questo mondo è parte di un multiverso; una sorta di cataclisma magico chiamato Congiunzione delle Sfere ha fatto sì che, secoli prima delle vicende narrate, più mondi si sovrapponessero. A causa di ciò, mostri e creature attraversarono le dimensioni e giunsero anche sul mondo le cui vicende vengono narrate nei romanzi.

La pericolosità di tali creature spinse gli uomini a cercare una soluzione. Questa venne da un mago che, attraverso pozioni, erbe e funghi mutageni e durissimi addestramenti, somministrati a dei bambini orfani o venduti dai genitori, creò le congregazioni degli strighi o witcher che dir si voglia.

Resi più forti, agili e coraggiosi, ma al contempo privati delle più importanti emozioni a causa della mutazione subita, i witcher vagano per il mondo come cacciatori di mostri prezzolati. Personaggi i cui servigi sono richiesi a gran voce e che al contempo sono odiati e temuti dalla gente comune che proteggono.

Geralt di Rivia, il protagonista della saga, è uno dei pochi strighi rimasti e nonostante la sua professata neutralità, sarà suo malgrado coinvolto in una serie di eventi che influenzeranno il futuro del mondo stesso

Una serie di videogiochi di successo

Come abbiamo visto, il primo videogame della serie The Witcher ottenne un successo davvero strepitoso.

Complice un comparto grafico di tutto rispetto per l’epoca, alcune meccaniche di gioco innovative e, soprattutto, per i temi maturi e una componente narrativa importante in cui le scelte del giocatore andavano pesantemente a influire sul prosieguo della storia, il gioco vinse alcuni premi prestigiosi, quali Migliore gioco dell’anno e Migliore RPG dell’anno per IGN.

Ma è con The Witcher 2: Assassins Of Kings che le cose cominciano a diventare davvero interessanti.

Il videogioco, uscito nel 2011 per PC e Xbox 360, infatti, impone nuovi standard per il genere degli action rpg e continua a puntare su una trama solida in cui le scelte del giocatore la fanno da padrone.

Tutto ciò gli porta a vincere oltre cinquanta premi per la migliore grafica, il miglior adattamento o uso di una licenza, la miglior storia, il miglior gioco per PC, il miglior gioco di ruolo e il gioco dell’anno.

Infine, i ragazzi di CD Projekt Red raggiungono l’apoteosi con The Witcher 3: Wild Hunt.

Uscito nel 2015, il videogioco si impone al pubblico come uno dei migliori titoli di sempre, vendendo più di trentatré milioni di copie e ottenendo ricavi per circa $ 1.400.000.000 a fronte di un costo di produzione di $ 81.000.000 (dati aggiornati a marzo 2018). Cifre da capogiro.

Ancora una volta, un gioco legato allo strigo Geralt diventa lo standard a cui altre produzioni concorrenti guardano, per creare un titolo di successo.

Con The Witcher 3: Wild Hunt, si conclude la storia portata avanti in tutta la trilogia. Storia che è di fatto il seguito della saga raccontata dai romanzi e in cui ne ricorrono tutti i personaggi principali e molti di quelli secondari. È un seguito, comunque, assolutamente non ufficiale, se si dà ascolto ad Andrzej Sapkowski, come vedremo più avanti.

Termina la trilogia, ma non terminano i videogiochi legati al brand The Witcher. Il 23 ottobre, infatti, CD Projekt Red ha lanciato ben due nuovi giochi ambientati nel mondo uscito dalla penna dall’autore polacco: Thronebreaker: The Witcher Tales, e Gwent: The Witcher Card Game, un gioco free to play di carte collezionabili – in uscita il 4 dicembre per Xbox One e PlayStation 4 – già presente in una forma più snella nel terzo capitolo della serie videoludica.

E lo sfruttamento commerciale del marchio non termina di certo qui.

Il successo della saga videoludica di The Witcher, infatti, oltre ad aver spinto case editrici di mezzo mondo a pubblicare i libri di Sapkowski, vedendo in lui un potenziale nuovo George R. R. Martin, ha attirato l’attenzione di esponenti di vari media differenti.

Giochi, non solo videogiochi

Grazie alla fama ottenuta con i videogame, CD Projekt Red ha subito capito che lo strigo e il suo mondo potevano ben adattarsi anche a giochi analogici.

Per forza di cose, tutti questi giochi, tuttavia, saranno molto più legati alla serie videoludica che a quella letteraria.

Nel 2007, vide la luce The Witcher: The Adventure Card Game, gioco di carte praticamente introvabile che venne pubblicato solo in Polonia e Spagna. Un tentativo di scarso successo.

Ma nel 2014, grazie a un accordo con Fantasy Flight, uno dei più grandi produttori di giochi da tavolo, anche il mercato dei boardgame vide comparire un titolo legato al brand: The Witcher Gioco da Tavolo, edito in Italia da Giochi Uniti, che riscosse buone valutazioni dalla critica.

Infine, ad agosto, è uscito il gioco di ruolo cartaceo di The Witcher, prodotto da R. Talsorian Games e CD Projekt Red. Sodalizio, quello con la Talsorian, che continua, dopo l’accordo fatto per produrre il videogioco Cyberpunk 2077, basato sullo storico gioco di ruolo Cyberpunk 2.0.2.0. di Mike Pondsmith.

L’edizione italiana di The Witcher, che è stata lanciata in occasione della manifestazione Lucca Comics & Games 2018, è pubblicata da Need Games! e distribuita da Asmodee.

Ma non tutti sanno che questo non è assolutamente il primo gioco di ruolo cartaceo basato sul mondo dello strigo Geralt. Infatti, nel 2001, sull’onda del successo in patria e ben prima che lo strigo cominciasse a vagare per il mondo, la casa editrice polacca MAG publishing house pubblicò il gioco Wiedźmin: Gra Wyobraźni (The Witcher: Un Gioco di Immaginazione).

Pubblicato solo in Polonia, riscosse un discreto successo di pubblico, tanto da meritarsi quattro espansioni.

The Witcher e i comics

Ci sono state ben tre serie di albi a fumetti basati sulla serie The Witcher.

La prima risale al periodo compreso tra il 1993 e il 1995 e fu pubblicata solo in Polonia.

Una miniserie fu prodotta nel 2011 dalla Egmont e, infine, nel 2014 iniziò una serie tuttora in corso, pubblicata dalla Dark Horse Comics. Alcuni volumi di quest’ultima serie sono stati pubblicati in Italia da Panini Comics.

Queste due ultime serie fanno parte del franchise di CD Projeckt Red.

The Witcher sul piccolo e grande schermo

La portata del successo della trilogia videoludica di The Witcher è misurabile anche col fatto che quei volponi di Netflix, fiutato il livello di coinvolgimento del pubblico, hanno deciso di produrre una serie TV avente per protagonista lo strigo Geralt.

L’annuncio della realizzazione di tale serie che vedrà l’attore Henry Cavill, il Superman dei recenti cinecomics targati DC, prestare il volto al witcher, ha suscitato nei fan reazioni entusiaste.

Controverse, invece, le reazioni all’annuncio del cast.

Basata sui libri di Andrzej Sapkowski piuttosto che sui videogame, vedrà la presenza dell’autore polacco come consulente creativo e dovrebbe uscire sulla piattaforma di streaming nel 2020.

Anche in questo caso, non si tratta di una prima volta. Nel 2002, infatti, in Polonia, fu prodotta Wiedźmin (tradotta come The Hexer in inglese), una serie di una stagione in 13 episodi, anch’essa basata sull’opera letteraria ma con molte e discutibili libertà di sceneggiatura. Per la serie, inoltre era stato riutilizzato parte del girato del lungometraggio omonimo uscito l’anno precedente.

Inutile dire che si trattò di due prodotti di bassa qualità, che vennero largamente criticati dai fan polacchi dello strigo.

Merchandise, cosplay, LARP, fanfiction e olimpiadi

Che The Witcher sia diventato un fenomeno culturale ormai lo abbiamo assodato. Per terminare questa lunga carrellata di media in cui lo strigo si è diffuso, non potevamo che parlare del merchandise.

Parecchi infatti, gli accessori, ufficiali e non, che si possono trovare bazzicando sui numerosi siti di e-commerce del web. C’è di tutto, dal medaglione da strigo a forma di testa di lupo alle spade da witcher, dai calzini ufficiali ai costumi per cosplayer.

Già, perché il fenomeno The Witcher è stato fonte d’ispirazione anche dei più famosi cosplayer, che hanno dato vita a costumi e scene davvero impressionanti e di una bellezza incredibile. Alcuni così perfetti da aver meritato persino il retweet da parte di CD Projekt Red sulla loro pagina ufficiale.

Dal cosplay al LARP (Live Action Role-Playing Game, Gioco di ruolo dal vivo N.d.A.) il passo è breve. Sono fioriti numerosi, infatti, gli eventi di gioco di ruolo dal vivo aventi come tema il mondo di Geralt di Rivia. In Polonia, è nata addirittura la Witcher School, un LARP di più giorni giorni organizzato in modo incredibile e spettacolare, con il riconoscimento ufficiale e il supporto sia di CD Projekt RED, sia dalla casa editrice Supernova, gli editori polacchi dei libri di Sapkowski.

Come ogni fenomeno di massa, anche The Witcher, infine, non è esente dal fenomeno del fanfiction, ovvero di racconti, cortometraggi e illustrazioni creati dagli appassionati di una determinata opera, per espanderne il mondo e le vicende che in esso prendono vita.

Nota di colore, The Witcher è stato sdoganato anche alle ultime Olimpiadi di Rio de Janeiro 2016, dove l’atleta russa Vitalina Batsarashkina, medaglia d’argento al tiro a segno da dieci metri, ha gareggiato sfoggiando il medaglione a testa di lupo di Geralt e un paraluce con sopra disegnata l’immagine dello stesso lupo.

Non è tutto oro ciò che luccica

Inevitabilmente, un tale successo di massa, non poteva che portare a problemi e dispute sui diritti di sfruttamento del marchio.

Andrzej Sapkowski, infatti, all’epoca del primo videogame di CD Projekt Red, cedette tutti i diritti di The Witcher per la cifra irrisoria di circa 9.500 dollari, rinunciando alle royalties in base alle vendite, supponendo che il gioco non avrebbe avuto alcun successo.

Quando capì l’errore commesso, cominciò a rilasciare interviste in cui criticava apertamente, fino quasi ad arrivare alla denigrazione, l’operato della software house polacca.

Ciò non gli ha impedito, tuttavia, di cavalcare l’onda del successo, pubblicando nel 2013 un nuovo romanzo sullo strigo Geralt, accolto però in modo tiepido dagli appassionati.

È di un un paio di mesi fa, inoltre, la notizia di come ora l’autore dei romanzi stia cercando di ottenere un risarcimento dagli sviluppatori della saga videoludica, agendo per vie legali.

Questo comportamento ha ottenuto solo di rendere Andrzej Sapkowski inviso alla maggior parte dei fan della saga, che continuano ad adorare personaggi e ambientazione ma considerano l’autore che li ha creati poco più che un signore rancoroso.

Da parte nostra, noi non vediamo l’ora di mettere le mani sull’edizione italiana del gioco di ruolo e attendiamo con ansia di scoprire il livello della serie TV prodotta da Netflix.

Nell’attesa potremmo prendere in considerazione l’idea di fare un salto in Polonia e partecipare alla Witcher School… Chi viene con noi?