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Nvidia, mining e GPU: qual è la verità?

Nvidia è sempre nell’occhio del ciclone, un po’ per le indiscrezioni sulla nuova architettura su cui sarebbe al lavoro (Lovelace?), un po’ per l’uscita di nuovi prodotti (GeForce RTX 3060). Questa volta lo è per un comunicato stampa che, sulla carta, avrebbe dovuto far felici i consumatori.

Il 18 febbraio scorso, l’azienda pubblica il seguente articolo sul proprio blog: “GeForce is Made for Gaming, CMP is Made to Mine“. In sintesi, il Team Green ha dichiarato che le nuove RTX 3060 avranno dei blocchi software che ne dimezzeranno le prestazioni durante l’esecuzione dei più noti algoritmi di mining (Ethereum). Non solo, l’azienda ha anche annunciato l’arrivo di nuove GPU dedicate per questa discutibile pratica commerciale, i modelli CMP (Cryptocurrency Mining Processor).

In teoria, i consumatori potranno finalmente acquistare una GPU di nuova generazione e farlo a un prezzo ragionevole, poiché i miner saranno costretti a optare per i modelli CMP. Sulla carta è una trovata geniale, anzi, è incredibile che un’azienda abbia preso posizione in tal senso.

Tutti felici? Macché. Di punto in bianco si è scatenato un putiferio mediatico e alcuni dei più noti influencer si sono scagliati contro la compagnia, rea di aver tentato di manipolare l’opinione pubblica. Poco dopo l’annuncio di Nvidia, il famoso youtuber Linus Tech Tips ha pubblicato un video in cui esponeva la propria posizione: “NVIDIA pretends to care about gamers”, ossia “NVIDIA finge di interessarsi ai videogiocatori”.

A suo dire, l’azienda aveva messo in atto una mossa di marketing geniale: da un lato, ha tentato di migliorare la propria immagine pubblica dopo lo “scivolone di dicembre”, dall’altro aveva avviato una campagna ad hoc per aumentare i proprio profitti su breve e lungo termine. Come? Secondo lo youtuber, l’azienda intende prevenire a monte l’acquisto di GPU Ampere usate, che finiranno sui vari store non appena il boom del mining finirà.

Secondo Linus, sarebbe meglio vendere solo RTX 3060 sbloccate poiché, in teoria, potrebbero rappresentare un acquisto ideale sul mercato dell’usato. Ciò solleva dei dubbi: chi acquisterebbe mai una GPU sottoposta a un tale stress? Beh, molti miner abbassano il voltaggio e le frequenze del chip al fine di aumentarne la durata; in altre parole, quando i miner le rimetteranno in vendita per rientrare delle spese iniziali, i consumatori potrebbero acquistare prodotti ancora “in salute” e a metà prezzo.

E non finisce qui. C’è anche il terrificante problema degli sprechi elettronici, o e-waste: le GPU CMP sono prive di uscite video, quindi una volta terminata questa fase, verranno semplicemente buttate via e nessuno potrà riusarle. Pensate che si stima che il consumo di energia elettrica dovuto al mining equivalga a quello di un intero paese (Repubblica)! Insomma, è chiaro che la situazione è fuori controllo e solo un intervento del Legislatore potrebbe porre fine a tale scempio.

La mossa di Nvidia si inserisce invece in un quadro più ampio a detta di Ferry, che in un video dedicato, ha dichiarato che questo potrebbe essere un messaggio per il mercato: l’azienda sta prospettando un futuro roseo per i futuri investitori e i propri azionisti.

Ma adesso veniamo al nocciolo della questione: qual è la verità? Nvidia è “brutta e cattiva” e pensa solo a far soldi, incurante delle conseguenze ambientali e dei consumatori? Nvidia è “buona” e ha a cuore gli interessi dei gamer? Ebbene, la verità risiede nelle azioni, nei risultati: se per fine aprile/inizio maggio le RTX 3060 dei partner (non ne verrà lanciata una Founder Edition) saranno disponibili negli e-store a prezzi “ragionevoli”, allora Nvidia avrà vinto e prenderà due piccioni con una fava; tuttavia, se il piano dovesse fallire, ciò potrebbe rivelarsi un pericoloso boomerang per la sua immagine e il valore delle azioni potrebbe scendere notevolmente.

Purtroppo, il Team Green non ha ancora dichiarato se le GeForce RTX 3070, RTX 3080 e RTX 3090 prodotte d’ora in poi riceveranno lo stesso trattamento della RTX 3060, ma vi aggiorneremo non appena ne sapremo di più.

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