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Borderlands 3 e le prospettive dell’Endgame

Il lungo reveal riguardante il gameplay di Borderlands 3 ci ha portato alla scoperta delle prime ore di gioco, a cavallo tra l’astronave Sanctuary III e la Prometea di Atlas. Nella nostra anteprima potrete leggere tutti i dettagli e i retroscena che abbiamo potuto osservare direttamente all’evento di Los Angeles, unendo dubbi e speculazioni in un unico quadro decisamente più chiaro.

Mentre la trama risulta ancora lontana dall’essere dettagliata, i meccanismi legati alla personalizzazione del personaggio, dei nemici e del modo in cui il bottino e i livelli interagiscono con il giocatore ci forniscono segnali sull’impronta che il nuovo titolo della saga vuole portare al franchise. In particolar modo, vogliamo porre l’attenzione sul modo in cui Gearbox abbia messo in chiaro di voler approfondire l’endgame del gioco, lanciando ben quattro corposi DLC e introducendo perfino quelli che, per ora, hanno definito come “raid”. Una buona sezione di fine gioco però necessita di fondamenta solide e di sistemi che premino la ripetizione delle varie attività, sia con la difficoltà che con un bottino adeguato alla sfida.

Andiamo dunque ad analizzare le promesse di Borderlands 3, lanciando anche un piccolo sguardo al modo in cui la sua produzione va a rispecchiare gli standard dei recenti looter-shooter immessi sul mercato. Del resto, sono passati diversi anni dalla pubblicazione di Borderlands The Pre-Sequel e lo scenario videoludico è nettamente mutato, specialmente alle porte della nuova generazione.

Level Scaling e Cooperatività

Inutile nasconderlo: il terzo capitolo della serie non è solamente il più ambizioso e vasto, è anche quello dall’impronta più fortemente multigiocatore. Gearbox crede fermamente che il modo migliore per godersi Pandora e lo spazio della sua galassia sia con qualche amico o online, così tanto da rendere gli NPC veri e propri alleati standard e da implementare un innovativo sistema che premia chi guarda i vari stream del gioco. Che siate in partita o meno, la vostra esperienza ludica sarà ininterrotta e perfino osservare il proprio content creator preferito si trasforma in un’occasione per potenziare il vostro avatar e il suo equipaggiamento, comodamente seduti davanti alla vostra TV.

Tenendo a mente questo aspetto, l’ipotesi raid – che si concretizzerà all’E3 stando alle parole del team di sviluppo – sembra richiamare quanto fatto da Bungie in Destiny, la quale ci ha ampiamente dimostrato come sia possibile implementare un’attività del genere in un FPS. La vecchia impostazione di Borderlands, del resto, non era decisamente adatta a un’incursione, principalmente perché l’assetto cooperativo aveva un’impronta ben diversa ed era studiato più come aggiunta al single-player che vero e proprio settore indipendente.

La differenza più immediata, in azione nel reveal, è stata abbondantemente illustrata quando abbiamo visto entrare nel party un nuovo giocatore. Parliamo quindi delle istanze relative al livello e al loot, le quali creano esperienze personalizzate in base al giocatore e distruggono alcuni limiti logistici importanti. La novità più appetitosa è la possibilità di avere il bottino esclusivamente nostro, lasciando che gli altri compagni vedano armi differenti dalle nostre. Questo discrimine tiene conto anche del livello raggiunto e può essere utilizzato o meno a seconda delle proprie preferenze. La modalità classica è sempre presente e attivabile a comando, nel caso lo si desideri.

L’altra conseguenza dell’introduzione delle istanze è che i nemici scalano con il livello del giocatore, perfino quando si affrontano gli stessi contenuti a disparità di parametri. Nel gameplay degli sviluppatori un giocatore di livello 5 interagiva con uno di livello 25 ed entrambi vedevano nemici a livelli diversi, abbattendoli però in comune attraverso una logica di gradazione che va a potenziare o depotenziare i danni a seconda della media. In soldoni, con questo sistema potrete giocare con qualsiasi amico indipendentemente dal suo livello e sarà sempre proficuo per tutti. Dite pure addio a quel vostro conoscente che andava avanti senza di voi, dividendo il vostro party tra scarsi e smanettoni: adesso non ci sono più scuse per non fare gruppo e affrontare i pericoli di Pandora.

A livello di endgame questo sistema risulta utile per creare tetti nei quali poter inserire le diverse fasce d’utenza. Mentre per ora abbiamo visto in azione il criterio dei livelli, non è da escludere che possano entrare in gioco anche altri fattori per decidere quanto e come i nemici debbano rapportarsi ai giocatori. Ad esempio, sappiamo che Borderlands 3 ha implementato il “Gear Score”: un numero identificativo della potenza/valore di un determinato equipaggiamento. Questo numero di solito è utilizzato per dare un’idea della potenza dell’utente attraverso una media generale dell’armamento, permettendogli di andare oltre il livello base e continuare la propria avventura focalizzandola sulla caccia al miglior bottino.

Il suo ruolo sembra essere centrale nel già complesso sistema numerico di Borderlands 3, tanto che potrebbe diventare un requisito consigliato per accedere ai boss più impegnativi o ai raid. Allo stesso tempo però, potrebbe essere anche un semplice indice tarato per invogliare il giocatore a continuare la propria caccia al tesoro e alla migliore combinazione di effetti e statistiche. Difficile però immaginare che una sottolineatura messa in primo piano abbia solamente un ruolo marginale o astratto.

Numeri e varietà

L’importanza del Gear Score va quindi ben oltre la semplice divisione statistica, bensì ci fornisce un indicatore piuttosto importante se visto dalla prospettiva della varietà di costruzione del proprio alter-ego. Per la prima volta nella storia del franchise, Borderlands 3 permetterà agli eroi di possedere diverse abilità uniche, corrispondenti a ognuno dei tre rami che di solito accompagnano l’albero delle capacità. In genere, questi percorsi di talenti servivano per specializzarsi in determinati approcci, cambiando più o meno leggermente il funzionamento dell’abilità unica.

Gearbox ha però deciso di cambiare le carte in tavola, approfondendo di più le possibilità di personalizzazione e venendo incontro al concetto di “build” maturato nel corso del marchio. Abitualmente la costruzione dei vari giocatori avveniva semplicemente con la differenziazione di passive e modificatori. Quest’ultimi davano certamente risultati diversi, ma alla fine il funzionamento intrinseco dell’eroe – o il suo ruolo all’interno dell’economia di gruppo – rimaneva quasi del tutto invariato.

Ogni personaggio ha tre abilità uniche e tre rami da seguire. Zane, in particolare, può usarne due contemporaneamente

Essendo Borderlands 3 ancora più focalizzato sull’esperienza multiplayer, la staticità in questo aspetto avrebbe smorzato di molto l’interazione con il proprio avatar nel lungo periodo, rischiando di lasciare la vera e propria scelta solamente alla selezione del personaggio o classe in termini da RPG. Diversificando invece il ramo delle abilità e creando costanti alternative modificabili a piacere (sia cambiando ablità unica che resettando i punti nelle stazioni adibite) viene instaurata quella fluidità necessaria per riuscire ad adattarsi al bottino ottenuto e alla mole di statistiche/effetti che si ritrovano nelle armi e nel loro fuoco alternativo.

Le combinazioni diventano, come intuibile, quasi infinite e questo è forse il risultato più auspicabile per un looter shooter che vuole avere un endgame solido e mai ripetitivo. Il mondo di gioco è piuttosto vasto e già questo è sufficiente a non rendere tedioso il cosiddetto “grinding” degli ultimi livelli, ma se si fosse mantenuta la struttura tradizionale il risultato sarebbe stato meno apprezzabile. Il Gear Score entra in gioco quindi come discrimine individuale per ottimizzare la propria build, lasciando che il tetto di questo parametro rappresenti la completezza strutturale che qualunque giocatore affiatato mira a raggiungere fin dai primi passi.

Borderlands 3 e i boss

Dall’approccio classico vediamo però trasportato il focus sui boss: un marchio di fabbrica che non ha mai deluso, specialmente se si considera quelli segreti o le bestie che abbiamo dovuto affrontare nei meandri dei vari DLC. Durante il reveal, e nel nostro provato, ci siamo resi conto di quanto Gearbox abbia voluto puntare sui grandi cattivi di fine livello, un elemento che alla fine della fiera rende memorabile la propria avventura in qualsiasi looter-shooter. Chiunque abbia giocato a Destiny, per esempio, ricorda con piacere la difficoltà nell’affrontare Oryx o nel distruggere Atheon, così come i veterani del primo Borderlands hanno i flashback del proprio incontro con Il Distruttore.

Non solo costituiscono una sfida al proprio armamento e albero delle abilità, ma sono un’ottima occasione per riunire i propri amici e affrontare in gruppo una minaccia troppo grande da abbattere in solitaria. Le meccaniche dei boss sono state quindi potenziate, migliorate e diversificate nell’approccio. Ora ci sono vere e proprie “fasi” e interazioni che con tutta probabilità coinvolgeranno l’arena dello scontro. Già il boss finale del livestream, Mouthpiece, ci ha dato una perfetta idea di quello che possiamo aspettarci, così come alcuni spezzoni visibili nel trailer di gameplay rilasciato a corredo.

Mouthpiece è solamente uno dei tanti Boss di Borderlands 3!

I grandi cattivoni, accompagnati da una pioggia di bottino contestuale e unico per boss, sono l’ultimo ingrediente di una promettente ricetta per un looter-shooter dalla solida progressione e dall’endgame già apparentemente granitico. Non c’è neanche bisogno di speculare su quali sfide verranno proposte o su ciò che verrà rivelato durante la conferenza dell’E3 di Los Angeles (che troverete sulle nostre pagine), Gearbox ha già messo tutte le carte in tavola proprio per garantire la massima trasparenza per il proprio prodotto e affermando che questo è il paradiso per gli amanti del genere, gestito da chi effettivamente ha inizialmente creato la formula in questione.

Se tutto ciò che è stato anticipato si rivelerà funzionale e approfondito, Borderlands 3 ha tutti i connotati per risucchiare ore e ore del vostro tempo, riprendendosi con prepotenza il trono (forse mai perso) di miglior FPS-RPG. Non scordiamoci poi che ci saranno più personaggi da poter creare, numerose Sfide da eseguire, missioni secondarie da scoprire e molto, molto altro in quello che si prospetta il Borderlands più grande, grosso e cattivo di sempre.

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