Approfondimento

GTA 6, il Grand Theft Auto dei (nostri) sogni

Salgo in macchina, metto in moto e parte Billie Jean del mitico Michael Jackson. Era il lontano 2002 e così muovevo i miei primi passi in un GTA, quel Vice City tanto amato, investendo un pedone e l’altro pure, ammaliato da quella folle libertà di poter fare qualsiasi cosa mi passasse per la testa. Da allora ne è passata di acqua sotto i ponti e la serie targata Rockstar si è arricchita di numerosi capitoli, non tutti necessariamente eccezionali, ma comunque di grande qualità (chi più, chi meno). L’ultimo episodio rilasciato è al momento GTA V che ancora oggi gode dell’incredibile successo di GTA Online e dal 2013 ad oggi si è imposto con le sue oltre centoventi milioni di copie vendute in tutto il mondo. Sette anni però sono tanti e il desiderio di sapere qualcosa su GTA 6, anche il più piccolo dei dettagli, si fa ormai sentire.

Oggi siamo dunque qui ad ipotizzare un po’ di scenari plausibili, indicando ciò che più vorremmo e ci aspettiamo dal nuovo capitolo targato Rockstar. Un po’ come fatto nel caso di The Witcher 4. Lo facciamo soprattutto in virtù del fatto che proprio qualche giorno fa ci siano stati degli aggiornamenti del sito ufficiale di GTA 6: adesso non rimanda più al portale di Rockstar, bensì ad una pagina di errore e qualcuno ha pensato che presto potrebbero arrivare info sul prossimo episodio della serie.

In tutto questo dovremo inoltre tenere in considerazione un elemento non di poco conto, ovvero la mancanza di una figura importantissima e fondamentale come quella di Dan Houser, co-fondatore e produttore di Rockstar che proprio recentemente ha lasciato la compagnia (come annunciato tempo addietro). Dietro alle sceneggiature di tutti i GTA (escluso il primo) e anche dei due Red Dead Redemption c’è la sua firma, insieme a collaboratori differenti titolo per titolo. La sua assenza quanto influirà sulla scrittura di GTA 6? Proviamo a scoprirlo insieme.

GTA 6 sarà un Grand Theft Auto diverso?

Alla domanda di cui sopra non è facile rispondere con un secco ‘sì’ o ‘no’. Da un punto di vista prettamente videoludico, GTA 6 sarà sicuramente un Grand Theft Auto a tutto tondo, espanso e arricchito per sfruttare appieno le tecnologie e le potenzialità della next gen. D’altro canto, però, pur non volendo mettere in dubbio le qualità degli altri talentuosi sceneggiatori di Rockstar, innegabilmente quel tratto distintivo che in qualche modo accomuna tutti i capitoli della serie potrebbe forse andare in parte perduto. Persino il primo glorioso Red Dead Redemption vanta nella scrittura dei suoi personaggi quella caratterizzazione tipica ed esilarante della penna di Dan Houser.

D’altro canto essendo però passato già qualche anno dal rilascio di Red Dead Redemption 2, non è da escludere che fino a prima del suo congedo il buon Dan non abbia comunque scritto parte della storyboard di GTA 6 oppure dei concept o, perché no, dei soggetti. L’ultima epopea Western di Rockstar ha visto luce nell’ottobre del 2018, ergo fino all’11 marzo di quest’anno (data precisa in cui Dan Houser ha lasciato l’azienda) ci sarebbe comunque stato del tempo per stendere una sceneggiatura o comunque una base principale della stessa, lasciando poi il compito al team di ampliare il tutto a seconda delle esigenze ludiche del gioco.

Ci sono quindi due scenari ipotetici: il primo, che vedrebbe Dan Houser come autore della sceneggiatura (parziale o meno che sia) o comunque di concept e soggetti vari; il secondo, invece, senza di lui e pertanto si tratterebbe del primo GTA scritto da altri autori dopo tanto tempo. Difficile prevedere con certezza quale sia la realtà dei fatti, perché se da un lato la logica porterebbe a pensare che in un anno e mezzo ci sia stato tutto il tempo per iniziare i lavori sulla sceneggiatura di GTA 6, dall’altro non sappiamo quando questi siano effettivamente iniziati; senza contare che comunque la decisione di lasciare una compagnia non si prenda da un giorno all’altro, perciò bisogna valutare anche quanto questa comunicazione internamente abbia influito o meno sul gioco (ammesso che Dan Houser avesse iniziato a lavorarci).

Uno sguardo alle possibilità ludiche e registiche

Dal capostipite del 1997 all’ultimo capitolo uscito nel 2013 un bel po’ di cose sono cambiate. La serie si è sempre evoluta, cercando di proporre novità importanti tra un episodio e l’altro. Dopo i primi due capitoli della quinta generazione (insieme all’espansione GTA London 1969), la vera svolta arrivò con GTA III nel 2001, il primo episodio completamente in 3D che ridisegnò il concetto di giochi free roaming e open world (dopo Shenmue, il quale proponeva però un altro tipo di libertà).

Vice City diede alla saga Rockstar quel taglio cinematografico più marcato che ora è una caratteristica preponderante del brand, mentre San Andreas, oltre ad aggiungere una marea di attività e cose da fare, è senza ombra di dubbio il primo Grand Theft Auto che tocca tematiche più articolate e profonde, mostrando la maturità del team di sviluppo. Non più il gangster malavitoso che vuole soldi e potere, ma una figura umana, quella di Carl Johnson, che suo malgrado si ritroverà in qualcosa di più grosso di lui, con problemi di natura familiare, del suo futuro lontano dalle gang di Grove Street in cui però si ritroverà nuovamente coinvolto.

Insomma, fino ad arrivare al quinto capitolo, il brand della compagnia statunitense si è sempre evoluto, fino a raggiungere la massima espressione della formula proprio con GTA V, pur non osando nelle attività e nelle caratteristiche del personaggio come San Andreas, né tantomeno in uno script complesso e travolgente come quello di GTA IV. Nel quinto episodio Dan Houser e soci si sono concentrati maggiormente sull’impatto visivo e cinematografico, proponendo infatti una qualità registica altissima, quasi da film (soprattutto per i tempi), denunciando maggiormente tutti gli stilemi e le abitudini della civiltà americana, affrontando le varie questioni con umorismo, demenzialità e satira.

Cosa potrebbe fare dunque GTA 6 più (e speriamo meglio) del suo predecessore? In tutto questo va tenuto in considerazione un certo Red Dead Redemption 2 e le novità apportate dall’ultimo straordinario Western di Rockstar. Se il team di sviluppo riuscisse ad inserire ed ampliare le possibilità scaturite dall’intelligenza artificiale degli NPC vista nella ballata di Arthur Morgan in un contesto contemporaneo che de facto incrementerebbe le interazioni con i vari personaggi nel mondo di gioco (essendo gli ambienti urbani certamente più popolati di quelli del selvaggio West) ne verrebbe fuori qualcosa sì di particolarmente esagerato e complesso, ma anche di incredibile per un prodotto come GTA.

Questo andrebbe ad incrementare e variare tutte le situazioni in cui ci si potrebbe imbattere durante gli spostamenti per strada, ricreando momenti ancora più avvincenti e spontanei rispetto a quelli di Red Dead Redemption 2. Chiaro che sia più difficile replicare una roba del genere con molti più NPC da dover gestire, però la potenza dei nuovi hardware potrebbe garantire non solo la riuscita di una meccanica simile, ma anche un’espansione della stessa.

Ovviamente non è l’unico aspetto da considerare per GTA 6. Bisogna capire se Rockstar deciderà di adottare la strada della varietà oppure incentrare tutto maggiormente sulla storia e sull’influenza delle scelte come visto nel quarto episodio. Dal canto nostro gradiremmo un’interazione ancora più totale, quindi più cose da fare e per le quali potersi perdere in un contesto urbano ancor più vivo e denso di approcci e possibilità ludiche. Una vera e propria espansione di quanto visto in Red Dead Redemption 2, stratificata e migliorata in GTA 6.

Alcuni rumor suggerivano Vice City come ambientazione e se così dovesse essere non ci dispiacerebbe affatto: rivivere la Miami fittizia in chiave moderna e super estesa sarebbe fantastico, soprattutto per gli estimatori del capitolo omonimo (me compreso – NdR). Quasi sicuramente ritroveremo una marea di veicoli, negozi e un sistema di guida in linea con quanto fatto nell’ultimo capitolo piuttosto che replicare quello simil realistico visto nel quarto.

Non sappiamo se Rockstar terrà nuovamente in considerazione l’utilizzo di più personaggi, ma riteniamo che forse sia meglio concentrare tutto su un singolo protagonista e approfondire però la gestione dei parametri e della personalizzazione. GTA V risulta piuttosto povero in questo, specie considerando il San Andreas di gran lunga più ricco da questo punto di vista, avendo quasi una crescita simile a un gioco di ruolo (con le dovute differenze, sia chiaro).

Sempre secondo dei rumor veniva suggerita la presenza di un personaggio femminile. Per quanto l’idea possa essere interessante riteniamo però che Rockstar alla fine opterà per la scelta classica; anche perché tra prostitute, night club, missioni da pappone e quant’altro, una protagonista donna non si sposerebbe alla perfezione con queste attività di contorno tipiche della saga e volendo riadattarle per l’altro sesso potrebbe far nascere delle polemiche che non sarebbero poi nemmeno tanto fuori luogo (esempio: decidere di prostituirsi apposta).

Il cuore pulsante della serie sono senza dubbio le missioni, alcune rimaste nel cuore e nella memoria degli appassionati per la loro qualità e unicità. Come dimenticare la rapina in Vice City? Ma tante altre sono quelle di gran prestigio e nel quinto capitolo abbiamo potuto assistere a trovate veramente pazzesche con una messa in scena rigorosa; questo grazie ad una qualità registica maggiore e ad un sistema di controllo e di shooting finalmente di ottimo livello (almeno nel suo genere di appartenenza). Con GTA 6 ci aspettiamo che la cura e la gestione delle missioni venga ulteriormente migliorata, evitando magari di conteggiare come principali attività semplicissime e che fanno parte di un’unica “macro-missione”.

Un elemento peculiare introdotto proprio dall’ultimo episodio riguarda però i vari approcci alle rapine, permettendo di affrontare i colpi nel modo che più si preferisce. Tuttavia questa possibilità tanto bella sulla carta in realtà sfociava in semplici scelte che cambiavano il modo (scriptato) di affrontare la missione. Il risultato fu comunque encomiabile nel complesso, specie per il modo in cui certe missioni sfruttano tutti e tre i personaggi (anche questa però non totalmente approfondita), ma restava un’idea dal potenziale più alto di quello visto nel gioco.

Non ci aspettiamo che in GTA 6 tornino nuovamente le rapine (quantomeno non come scopo ludico e narrativo), ma sarebbe davvero interessante se Rockstar riuscisse a prendere l’idea dei diversi approcci rendendola anche più dinamica, offrendo così al giocatore più modi, magari anche creativi, di portare a termine degli obiettivi. Intricata e complessa da attuare? Probabile, ma di sicuro non impossibile.

Cosa sicura è che GTA 6 potrebbe essere il più ricco, vasto e sconfinato capitolo della serie; questa volta le potenzialità per non far sentire tutti i limiti del caso e permettere a Rockstar di dar vita ad un gigantesco free roaming stratificato di attività, missioni secondarie, minigiochi ed extra ci son tutte. Non è necessaria una mappa ancora più estesa della Los Santos di GTA V; basterebbe invece perfezionare l’IA, le interazioni, la varietà ludica, gli approcci nelle missioni principali e prendere il meglio di tutti i capitoli della serie, rendendo il tutto più dinamico e con un taglio ancora più cinematografico.

La regia potrebbe intensificarsi ulteriormente grazie ad animazioni facciali più dettagliate di quelle viste in Red Dead Redemption 2 e dar maggior profondità alle cutscene. Dal punto di vista della spettacolarizzazione è possibile che vedremo ancor più inquadrature cinematiche durante il gameplay, specie nelle situazioni più concitate ed esplosive. Siamo sicuri che la compagnia statunitense farà un’altra volta il botto, tracciando probabilmente un nuovo percorso per gli open world free roaming, nella speranza che possa lasciare un segno indelebile nella prossima generazione.

E voi cosa ne pensate?

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