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Migliorare le capacità di un data center

L’infrastruttura ICT è al centro dei processi per il business aziendale: ottimizzarne i costi e aumentarne il rendimento è fondamentale per le imprese che vogliano trovare risorse per la ripresa

Avatar di Gaetano Di Blasio

a cura di Gaetano Di Blasio

@Tom's Hardware Italia

Pubblicato il 31/12/2012 alle 23:12 - Aggiornato il 15/03/2015 alle 01:44
  • Data Center Optimization
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Migliorare le capacità di un data center

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La capacità di erogare i servizi si può misurare in più modi, ma, dal punto di vista aziendale, il punto di riferimento devono essere i processi di business. Per esempio, quanto tempo intercorre dall’arrivo di un ordine, la sua registrazione e la sua evasione? Quanto tempo occorre per sviluppare un nuovo prodotto e lanciarlo sul mercato?

Ogni processo consta di diverse fasi, che l’automazione informatica contribuisce in maniera massiccia ad accelerare. Rispetto alle tempistiche del passato, anche recente, si può registrare un notevole aumento della flessibilità. Ciò, in particolare, è reso possibile dalla virtualizzazione. Quest’ultima, più precisamente, è stata implementata inizialmente per ottimizzare lo sfruttamento della capacità elaborativa. La cosiddetta “server consolidation” ha permesso negli ultimi cinque anni circa di ridurre il numero di macchine all’interno dei data center. Soprattutto ha consentito di rallentare il ritmo con cui crescevano e crescono tali macchine. Se fino a poco tempo fa era “normale” impiegare solo il 15% della potenza di calcolo di un server, oggi la suddivisione di una macchina fisica in più macchine virtuali permette di elevare notevolmente la percentuale di sfruttamento dei chip, fino a sfiorare il 100%.

Un tempo molti server venivano dedicati ciascuno a un unico compito. Oggi su una singola macchina fisica vengono “definite” più virtual machine, ognuna destinata a svolgere un compito. La crescita di potenza e lo sviluppo delle tecnologie di virtualizzazione, unitamente alla diffusione di tali soluzioni, stanno portando a una sempre maggiore ottimizzazione. In particolare, secondo stime diffuse recentemente da Idc (Idc Emea Virtualization Tracker, dicembre 2011), il numero di virtual machine configurate per macchina fisica (su server x86) è in costante aumento: da una media di 5,3 nel 2010 si è passati a 5,9 nel 2011 e si prevede che si arriverà a 6,5 quest’anno e a 8,5 VM per server x86 nel 2015. Contestualmente il numero di server fisici venduto decrescerà.Il vantaggio reale della virtualizzazione, peraltro non consiste tanto nel risparmio sul costo dell’hardware (spesso dovuto anche e soprattutto all’abbassamento dei prezzi), ma nella flessibilità d’installazione: una virtual machine richiede tempi rapidissimi per essere creata, rispetto all’acquisto e configurazione di un nuovo server fisico. Questo si traduce in un netto miglioramento di tutti i tempi suddetti e in una maggiore agilità nel rilascio di nuovi servizi da parte con l’IT. Diretta è la ripercussione sui processi di business e sulla capacità dell’impresa di gestire i cambiamenti.

Ciononostante, non basta virtualizzare i server per raggiungere gradi di efficienza realmente soddisfacenti. Anche perché esistono rischi da non sottovalutare, come l’eccessiva proliferazione di macchine virtuali, che, invece di semplificare, complica la gestione. A questo si aggiungono problematiche legate alla crescita dello storage.

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