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Gli irregolari di Baker Street: recensione del nuovo Sherlock Holmes di Netflix

Esistono personaggi che sono divenuti una costante del nostro immaginario, al punto da esser oggetto di recuperi da parte del mondo dell’entertainment. Nomi come Dracula, Frankenstein e King Kong sono parte integrante della storia del cinema, come dimostrano i numerosi film e le serie loro dedicate. A questa schiera di figure sovrannaturali appartiene anche il più terreno Sherlock Holmes, l’infallibile detective creato da Sir Arthur Conan Doyle. Protagonista dei racconti dello scrittore inglese, Holmes è divenuto la scintilla ispiratrice di film e serie, una lunga lista di avventure a cui ora si aggiunge Gli Irregolari di Baker Street, la nuova serie Netflix Original disponibile dal 26 marzo.

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Il fascino di Holmes, il suo essere un personaggio fuori dal comune, lo ha reso subito un’icona. Conan Doyle lo ha ritratto alla perfezione, definendo le caratteristiche essenziali di un personaggio che ha sedotto e ispirato le generazioni successive, come dimostrato dai tanti narratori e sceneggiatori che si sono cimentati con il mito di Holmes.

Sotto questo spirito, sono nati prodotti come i due film che hanno visto l’investigatore di Baker Street venir interpretato da Robert Downey Jr., o Sherlock, serie della BBC con protagonista Benedict Cumberbatch, ma si potrebbe citare anche la versione comica vista in Il fratello più furbo di Sherlock Holmes o l’appassionante racconto della sua adolescenza immaginato da Chris Columbus e Barry Levinson con il loro Piramide di Paura.

Gli irregolari di Baker Street: magie oscure nella Londra vittoriana

Tutte le opere citate, pur spingendo la figura del detective di Sir Arthur Conan Doyle in territori inesplorati, hanno sempre mantenuto una certa attinenza ai punti salienti del mito di Sherlock Holmes. Anche in una storia atipica come Mr Holmes – Il mistero del caso irrisolto, splendida rivisitazione cinematografica del 2015, i tratti essenziali del personaggio sono rispettati e solo lievemente adattati alla necessità narrativa di questa ultima avventura dell’infallibile investigatore. Con Gli irregolari di Baker Street, invece, la sensazione è che la presenza di Sherlock Holmes sia un mero richiamo per gli appassionati del personaggio, che però non trova all’interno della serie una radice narrativa che motivi la presenza di Holmes e Watson.

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La Londra vittoriana di fine ‘800 è lo sfondo in cui si muovono i personaggi de Gli irregolari di Baker street. Un periodo intenso, per la società britannica, proiettata verso il nuovo secolo alle porte, ma ancora divisa tra un nascente mentalità moderna e un pensiero ancora retrogrado in cui ancora albergano superstizione e interessi verso scienze esoteriche. Anche la nobiltà britannica era affascinata da questi rituali, che univano magia e potere, un argomento non apertamente trattato, ma che era al cento delle conversazioni riservate.

Non a caso, in questi anni nascono alcuni dei principali capolavori della letteratura gotica, come Dracula e Frankenstein, e compaiono i penny dreadful, brevi pubblicazioni settimanali in cui comparivano storie di terrore e magia. Anche Arthur Conan Doyle aveva inserito questa particolare affinità al paranormale nei suoi romanzi, mettendo spesso Holmes a confronto con crimini in cui una presenza sovrannaturale nascondeva ben più umane macchinazioni.

Tom Bidwell, creatore di Gli Irregolari di Baker Street, si è lasciato sedurre da questo periodo ancora diviso tra scienza e magia, tra progresso e tradizione. La sua Londra contrappone con particolare attenzione i quartieri dell’upper class, come Baker Street, allo squallore e povertà delle slums in cui vivono i giovani protagonisti, gli Irregolari. Non pago, Bidwell inserisce un elemento di ulteriore rottura sociale, con la presenza di Leopold, erede della Corona Britannica, che costretto a una dorata reclusione per via di una pericolosa malattia, decide di conoscere il mondo abbandonando la propria reggia e diventando parte della banda di strada al centro della storia.

Un gruppo di reietti e dimenticati, composto da ragazzini costretti a crescere tra violenza e povertà, dove l’arte della sopravvivenza è una triste maestra di vita. Guidati da Bea e dalla sorella Jessie, questi giovani disperati diventano le spie e gli agenti di John Watson, medico di Baker Street, noto per esser compagno di avventure del celebre Sherlock Holmes. Watson utilizza questi giovani come pedine, i suoi occhi e le sue orecchie nei bassifondi londinesi, dove dei casi inspiegabili fanno pensare che un antico male si stia risvegliando. Improvvisamente, i disperati delle slums sembrano entrare in possesso di poteri straordinari, con cui cercano di vendicarsi dei soprusi subiti, ma questi inquietanti segnali spingono Watson a impiegare i suoi irregolari per venire a capo di un mistero le cui radici affondano nel passato di Sherlock Holmes.

Gli irregolari di Baker Street si affida a questo elemento sovrannaturale come punto di svolta per il mito di Sherlock Holmes. Riscrivere il mito di personaggi divenuti patrimonio culturale universale non è un’operazione semplice, la volontà di innovare deve essere bilanciata dal rispetto per il materiale originale. Sfortunatamente, Bidwell decide di muoversi verso una rottura totale con il personaggio di Doyle, mostrando uno Sherlock Holmes che ha ben poco, se non nulla, del personaggio autentico. Il difetto, in tal senso, è che invece di avere una stori che si avvolga attorno a Holmes, si impronta la narrazione in modo che di Holmes rimanga solo il nome, mentre i suoi tratti specifici vengono sviliti per rendere il celebre detective poco più di un deus ex machina per sostenere la trama.

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Un vizio non da poco, che penalizza anche un teen drama che senza l’ingombrante nome di Holmes avrebbe potuto esistere ugualmente. I giovani protagonisti sono creati con la giusta cura per creare un interesse in un pubblico adolescenziale, si muovono nella Londra oscura e superstiziosa de Gli irregolari di Baker Street con la spavalda sicurezza di chi ha sanguinato e sofferto su quel selciato, lasciando emergere un vissuto emotivo intenso che ricorda come, per quanto agguerriti, questi giovani uomini e donne siano pur sempre dei ragazzi.

Sherlock Holmes schiavo della trama

L’elemento del sovrannaturale viene trattato con scaltrezza, lo si rende serpeggiante e non eccessivamente manifesto. Sappiamo che la magia esiste, i protagonisti la affrontano nei loro incarichi, ma non assistiamo mai direttamente ai suoi più cruenti exploit, la viviamo di riflesso nelle espressioni sconvolte e terrorizzate dei protagonisti. Una scelta ottima, che valorizza l’emotività dei personaggi, evitando di scadere nello splatter.

Dove però Gli irregolari di Baker Street perde di consistenza è nel rapporto con il pezzo da novante della serie, Sherlock Holmes. Watson e Holmes sono due personaggi completamente lontani da qualsivoglia loro precedente interpretazione, sono stati privati dei loro tratti essenziali. Il celebre detective viene esasperato nei suoi noti vizi, ma solo come mezzo per dare maggior consistenza a una tragedia personale inconciliabile con il personaggio, così come il rapporto con Watson viene radicalmente stravolto per pura necessità narrativa.

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La presenza di Holmes e Watson in questa serie è superflua. Il loro ruolo avrebbe potuto essere affidato a un anonimo londinese del periodo, sfruttando in modo più convincente il promettente lavoro fatto in termini di valorizzazione del tessuto sociale. Gli Irregolari di Baker Street, a ben vedere, ha più punti di contatto con Stranger Things, di cui replica le dinamiche di base, e Penny Dreadful, che non con il mito di Sherlock Holmes. Una presenza, quella del detective, che diventa anche ingombrante, che priva una storia tutto sommato intrigante dei pochi colpi di scena possibili, soffocati da questa figura altisonante che deve obbligatoriamente avere un ruolo, identificato troppo presto da uno spettatore attento, vanificando il fulcro emotivo della seconda metà della serie. Eppure sarebbe bastato prendere come esempio il buon lavoro di Harry Bradbeer con Enola Holmes.

Gli Irregolari di Baker Street è una serie che si rivolge a un pubblico adolescenziale, un target su cui Netflix sta investendo con sempre maggiore attenzione, come dimostrano offerte del calibro di Fate – The Winx Saga. Chi invece si lascia tentare dalla presenza del ben noto indirizzo di Sherlock Holmes, rimarrà profondamente deluso nel vedere una delle peggiori interpretazioni moderne del mito del detective di Arthur Conan Doyle.

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