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Lost in Space seconda stagione: la recensione delle nuove avventure dei Robinson

Cogliendo al balzo l’atmosfera natalizia del periodo, in cui il senso di famiglia si dovrebbe sentire maggiormente, Netflix ha deciso di rilasciare la seconda stagione di Lost in Space proprio alla vigilia di Natale. Scelta che potrebbe anche esser motivata dall’intenzione di cavalcare la crescente voglia di fantascienza generata dal fenomeno Star Wars, che con L’Ascesa di Skywalker ha riacceso la passione per i mondi futuri.

Lost in space, la fantascienza classica di Netflix

E parlando di fantascienza classica, Lost in Space è un nome importante. La serie di Netflix, infatti, è il remake di una popolare serie tv americana di fantascienza, andata in onda dal 1965 al 1968, nota in Italia come Perduti nello spazio. In un periodo in cui la fantascienza americana era stimolata dalla paura dell’atomica e di mutanti (come nel celebre Cittadino dello spazio) o dalle atmosfere più inquietanti di Ai confini della realtà, Lost in Space si caratterizzava come una sci-fi più leggera, avventurosa e con un pizzico di ironia. Per l’epoca, Lost in Space fu una fantascienza diversa, una qualifica che mantenne sino all’arrivo della serie fantascientifica per eccellenza, Star Trek (1966).

L’importanza di Lost in Space per la fantascienza fu tale che ne venne tentato un remake cinematografico nel 198, Lost in Space – Perduti nello spazio, dove nonostante un cast di primordine e un grande sforzo nel comparto visivo si ottenne uno scarso risultato sul piano narrativo, condannando il film ad esser una delusione per gli appassionati di fantascienza.

Netflix ha deciso di inserire il remake in formato seriale di Lost in Space all’interno del proprio palinsesto, andando ad arricchire una sezione della propria offerta in cui figurano produzioni come Altered Carbon, e rimasta orfana di un prodotto di qualità come The Expanse, salvata con intelligenza da Amazon Prime Video.

Nuova serie, nuova avventura

Lost In Space torna dopo due anni di attesa, al termine di una prima stagione che aveva mostrato del potenziale non pienamente espresso. La causa era la necessità di inserire in una manciata di episodi quanti più elementi possibili per gestire un universo in cui lo spettatore si sentisse sicuro e accolto. Risultato raggiunto solo parzialmente, dato che gli unici personaggi realmente apprezzabili erano i membri della famiglia Robinson, compresa la pericolosa dottoressa Smith, mentre i personaggi secondari erano piatti e privi di carattere, rendendoli a tratti parte dello sfondo e non attori di un’avventura appassionante.

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Difetto comprensibile e spiegabile in parte dal fatto che l’ossatura di questa serie fantascientifica è fortemente radicata nel concetto di famiglia, incarnato dal nucleo famigliare dei Robinson. La prima stagione è incentrata sulla loro sopravvivenza e ricerca di un modo di ricongiungersi al resto della spedizione umana. Ed è dove li avevamo lasciati sul finire della prima stagione di Lost In Space.

Ritroviamo i Robinson dopo sette mesi dal finale della precedente stagione, su un pianeta ignoto in cui hanno costruito un rudimentale habitat sfruttando la loro Jupiter e costruendo una piccola serra che li aiuti a sopravvivere ad un’atmosfera tossica. L’idea è, però, sempre quella di tornare alla Resolute, l’astronave madre del progetto di colonizzazione, ma senza i motori carichi non possono lasciare il pianeta.

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Come sempre, è Maureen (Molly Parker) ad avanzare l’idea più intrepida, proponendo di rendere la Jupiter una nave e solcare i mari verso le tempeste elettriche che si stagliano, puntuali ogni giorno, all’orizzonte. È l’inizio di una nuova avventura che spinge i Robinson a ricongiungersi con i loro compagni e affrontare il viaggio verso Alpha Centauri. O almeno, questo è ciò che sperano.

Imparare dagli errori

La seconda stagione di Lost in Space ha il compito di partire dai punti fermi fissati nella prima stagione e portarli verso una definizione che sappia correggere gli errori riscontrati in precedenza. Alla prima infornata di episodi si può perdonare di aver voluto basare la costruzione dell’ambientazione sulla famiglia Robinson, penalizzando la caratterizzazione di personaggi secondari, che ritroviamo anche nella nuova stagione di Lost In Space. Il ruolo della famiglia Robinson, anche in questa nuova stagione, rimane centrale, ma viene mitigato in favore di una maggior caratterizzazione di altre figure, che pur non diventando di primo spicco, diventano comunque ingranaggi essenziali per la trama della serie, che riavvicinando i Robinson al resto dei colonizzatori umani ritrova un tratto essenziale della fantascienza d’avventura: la scoperta.

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Sin dai primi episodi, i protagonisti di Lost In Space esplorano nuovi mondi, scoprendo nuovi dettagli sulla razza aliena cui appartiene il robot amico di Will Robinson. Creature, ambienti pericolosi e sfide da superare sono all’ordine del giorno, rendendo questa seconda stagione appassionante e più solida della precedente, grazie ad una continua esplorazione dell’ignoto, tra speranze e paure. Questa evoluzione spinge la serie verso una maggior concretezza, che riesce a dipanare le perplessità sulla stagione d’esordio.

Il nuovo ambiente sociale della serie, la Resolute, è costruito in modo da poter valorizzare anche il passato della spedizione stessa. Grazie alla comparsa di nuovi personaggi, viene spiegata la verità dietro il viaggio verso Alpha Centauri, mettendo a nudo il meglio e il peggio dell’umanità. La sopravvivenza diventa una dinamica angosciosa e pericolosa, capace di spingere a compiere azioni scellerate, identificandole con la scusa del bene superiore.

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In questa seconda stagione di Lost in Space è da rivalutare la cura con cui si evolvono personaggi importanti per la serie. Il nucleo famigliare dei Robinson non perde di importanza, venendo approfondito e valorizzato nelle sue apparenti debolezze. La fragilità di Penny, il senso di responsabilità di Judy o il senso di estraniamento di Will sono resi al meglio, cementando il loro legame famigliare, rinsaldato dalle due figure genitoriali, Maureen e John, che cercano di impedire ai coloni di compiere errori che ne minerebbero la morale e nel contempo pronti a difendere a ogni modi i loro figli.

Chi sembra giovare maggiormente di questa maggior definizione è Smith, che contando sulla buona performance di Parker Posey riesce ad andare oltre il ruolo quasi machiettistico di villain della prima stagione. Nei nuovi episodi di Lost In space, la Smith non è più una figura piatta, ma prende viene maggiormente definita. La sua abilità di plagiare le menti, il suo macchinare sempre per garantirsi sempre la sopravvivenza sono utilizzati al meglio, dando vigore alla trama di Lost in Space, con un epilogo che sa di redenzione.

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Pur andando a realizzare una trama più strutturata e che utilizza al meglio tutti i personaggi, non sono ancora stati eliminati del tutto dei passaggi deboli, frutto di ingenuità, che spesso sono la conseguenza di un’improvvisa accelerazione del ritmo narrativo, nel timore di non potere avvincere a dovere lo spettatore. Si tratta di espedienti che si trovano specialmente nei primi episodi, che fortunatamente vengono meno nella seconda metà della stagione, sino ad un finale che lascia presagire grandi eventi per la terza stagione.

Oltre ad una nuova gestione della trama, Lost In Space con la seconda stagione si offre anche come uno stupendo spettacolo visivo. Sin dai primi episodi, le avventure dei Robinson non lesinano spettacolarità e adrenalina, con scenari alieni spettacolari e scene d’azione estremamente ben realizzate e capaci di emozionare lo spettatore. Un obiettivo raggiunto anche presentando una tecnologia futura che sia credibile, capace di esser sia speranza per il futuro dell’umanità che arma per fini meno nobili. Il tutto portando su schermo uno spettacolo convincente ed appagante.

Se vi piacciono le atmosfere di Lost In Space e volete provare l’avventura di divenire dei colonizzatori di pianeti il gioco da tavolo Terraforming Mars potrebbe fare al caso vostro!