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Le migliori storie d’amore Disney da riscoprire a San Valentino

Disney e amore sono un connubio difficilmente divisibile. Che la casa di Topolino parli di buoni sentimenti, unione, amicizia e immancabilmente di amore è cosa risaputa, proponendo agli spettatori di tutto il mondo tanti modi diversi per combattere gli antagonisti che, spesso e volentieri, si pongono sul cammino che conduce i nostri eroi all’happy ending augurato per antonomasia, e che difficilmente viene disatteso, celebrando finalmente il classico “e vissero per sempre felici e contenti”. Non c’è migliore occasione di San Valentino, la festa degli innamorati, per riscoprire insieme le migliori storie d’amore che Disney abbia mai celebrato finora, e che possiamo rivivere anche oggi grazie alla disponibilità di questi titoli, e di alcune loro versioni live action, su Disney Plus. Pronti dunque per rispolverare i ricordi d’infanzia e tornare a sognare per qualche breve istante, ricordando le migliori storie animate di qualche anno fa? La scelta è stata ardua, ve lo anticipiamo, ma abbiamo deciso di ripercorre solo alcuni dei film più significativi e particolari, per presentare tante diverse sfaccettature dell’amore.

San Valentino Disney, le migliori storie d’amore

Il gobbo di Notre-Dame

Il papa è lui! risuona ancora nelle nostre orecchie, se pensiamo alla fantastica colonna sonora della versione musical di Cocciante, che ha portato sui palchi di tutto il mondo la storia nata dalle pagine di Victor Hugo. Partiamo proprio con la vicenda “al tempo delle cattedrali”, quella raccontata ne Il gobbo di Notre-Dame, uno dei film Disney meno raccontati e celebrati nel novero dei migliori titoli dell’animazione. Forse per la storia non leggerissima che, nonostante sia chiaramente edulcorata e variata rispetto alla versione originale, rimane pur sempre una vicenda di povertà, amore impuro e orfani storpi, nonché di un triangolo (o meglio forse, di un quadrato) tra Quasimodo, Esmeralda, Febo e Frollo.

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Una vicenda sentimentale che si racconta tra le pietre e le vetrate di una cattedrale secolare, dove una semplice gitana dal sorriso ammaliante e dagli occhi verde mefistofelico (non a caso) riesce a conquistare il cuore di tre uomini diversi fra loro, diventando così il fulcro vero e proprio della storia. Ognuno di loro, almeno nel film di animazione, rappresenta dunque tre volti dell’amore: Quasimodo è la purezza, l’affetto e la carità; Febo è l’amore “eroico e virile” che vincerà sopra gli altri, non adempiendo al suo compito di capo delle guardie di Parigi e abbandonando alla fine anche la sua armatura; Frollo è la dannazione, il richiamo dell’istinto carnale contro la sua vocazione religiosa, quest’ultima che soffoca il primo cercando di condannare Esmeralda al rogo. Il fuoco della passione che brucia e arde, dopotutto.

Una storia non propriamente e completamente romantica, per essere annoverata in questa occasione, ma che sa mettere a nudo tutti i principali volti dell’amore nei confronti di una sola donna, che non è mai nemmeno stata inclusa tra le principesse Disney tradizionali. Forse è il caso dunque di ricordare per un attimo, almeno ora, questa vicenda.

Cenerentola

Il sogno realtà diverrà, è quello che tutti gli innamorati si augurano per la propria storia. Cenerentola ricorda a tutte le donne in particolare che non importa quale sia la considerazione che viene riservata dalla famiglia, considerando anche quanto i veri affetti più cari siano quasi del tutto spariti. Non è l’abito a fare il monaco, o dovremmo dire la principessa: è sì bastato un pizzico di magia della buona Fata Madrina di turno per rendere Cinderella la donna più bella del reame (citazione più vicina a un’altra storia Disney), ma bisogna esserlo nell’animo, prima ancora che nelle vesti. Dalle ceneri, letteralmente, la ragazza riesce a risorgere come una fenice, abbandonare la condizione di difficoltà e di schiavitù imposta dalla matrigna e dalle tre sorellastre smorfiose per conquistare il cuore del suo principe; un personaggio, quest’ultimo, che però avrebbe dovuto avere un destino leggermente diverso nelle prime scritture del film.

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Pare infatti che in una prima sceneggiatura, in un finale alternativo, dopo che il granduca aveva scoperto l’identità di Cenerentola, la ragazza venisse portata al castello per essere ripresentata al principe, sorpreso di apprendere che Cenerentola fosse in realtà una modesta serva e non la principessa che pensava fosse. Per quanto sia stata modificata, anche solo in parte, la storia finale, sappiamo bene che i sentimenti del principe per lei erano troppo forti per essere infastiditi o alterati dalla condizione sociale della ragazza, e ben sappiamo che una semplice zucca si è trasformata nella fantastica carrozza che tutti conosciamo. Senza dimenticare la famigerata scarpetta di cristallo, oggi assurta a simbolo di un incontro pretestuoso per rivedere il proprio principe azzurro, ma che nella storia ha fatto sì che i due innamorati potessero finalmente unire il loro percorso di vita e di amore.

Il Re Leone

Siamo tutti collegati nel grande cerchio della vita. Il brano interpretato da Ivana Spagna è rimasto negli annali delle migliori colonne sonore che Disney abbia mai proposto nei suoi grandi classici dell’animazione di fine secolo scorso, quando gli spettatori scoprivano la storia che univa due leoni, Mufasa e Sarabi, i primi di una stirpe di re della savana africana che, dall’alto della Rupe dei Re, hanno dato alla luce il futuro re delle Terre del Branco, Simba. Se ricordiamo la scena iniziale dove lo sciamano Rafiki “battezza” il leoncino di fronte ai sudditi di Mufasa, non possiamo che celebrare l’amore proprio di Mufasa e Sarabi, una storia che verrà più tardi ripresa in parallelo, ma forse con meno successo di pubblico, tra Simba e Nala, nel sequel di questa prima pellicola.

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Se la storia del Re Leone effettivamente ruota molto di più attorno al fulcro padre-figlio, in maniera più specifica potremmo dire tra “ricordo del padre-figlio”), è innegabile, che quel poco che abbiamo visto dell’amore tra Mufasa e Sarabi sia stato un amore equo, alla pari, dove le cure nei confronti del figlio non sono demandate solo alla figura femminile. Una responsabilità genitoriale alla pari, per quanto i veri insegnamenti a Simba siano impartiti da Mufasa, ma una cosa è certa: l’amore di Sarabi si è protratto anche dopo la dolorosa morte di Mufasa, per mano (o per meglio dire, letteralmente, per zampa) di Scar, suo fratello, proteggendo l’unica forma di vita rimastagli accanto in ricordo del coniuge. Una storia d’amore “scritta nelle stelle”.

Aladdin

Il mondo è mio. Le notti d’Oriente sono piene di segreti, come quelli che abitano nel cuore di quel ladruncolo di Aladdin e di Jasmine, principessa orfana di madre che non conosce la vera origine dell’uomo di cui si sta innamorando, e che crede essere un principe. Come nel caso sopracitato di Cenerentola, anche in questo film non c’è una vera corresponsione tra identità e abito, ma davvero l’apparenza conta più, o tanto quanto, il proprio essere? Che importa se Aladdin non è nobile di origini, ma lo è nel cuore?

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Dopo il primo incontro tra i due, Jasmine sembra essere rimasta colpita dal bel principe, che riuscirà anche a portarla in volo sopra i tetti di Agrabat e lontano nel mondo, in un posto che solo loro conoscono, via da tutto, come accade a tutti gli innamorati. Scene che abbiamo rivisto anche nella recente versione live action, arricchita anche dal brano Speechless interpretato da Naomi Watts, un pezzo che sottolinea ancora di più come la principessa in questo caso sia indipendente, tanto da diventare sovrana a sua volta alla fine del film (una scelta delicata che ha diviso la critica), e che sia dunque in grado di andare oltre, seppur con qualche iniziale difficoltà, la bugia “bianca” di Aladdin circa la sua identità. Un amore che li ha portati a vincere anche le angherie di Jafar e del suo fido pappagallo Jago che non riescono a farla franca, complice un impeccabile Genio che ha salvato sia il destino di Aladdin e Jasmine, sia il ricordo di un personaggio iconico grazie al doppiaggio del compianto Gigi Proietti.

La Bella e la Bestia

E’ una storia sai, più vera che mai. Fino all’ultimo petalo di una rosa che ha scandito il tempo rimasto alla Bestia, ultimo e unico abitante di un palazzo ormai in decadenza, oltre ai suoi servitori, ridotti a oggetti animati per via di un incantesimo, ma sempre più arrugginiti e in difficoltà. “Solo il bacio del vero amore” potrà salvarli, e da chi poteva arrivare, se non da una bella ragazza pura di cuore, intelligente e in grado di andare oltre il temibile aspetto di un giovane superbo, arrogante, pericoloso, ma in fondo semplicemente alla ricerca della salvezza?

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Sarà la brava e dolce Mrs. Bric ad accompagnare Belle nel suo viaggio dei sentimenti, che la porta a diventare sì prigioniera della Bestia, un essere ormai senza più un nome e un suo passato, dove tutto è stato cancellato per via di questa magia che lo ha trasformato in un essere inguardabile e indesiderabile. Come può dunque Belle riuscire a innamorarsi di lui? Sapendo guardare oltre le apparenze, comprendendolo, conoscendolo, innamorandosi più della persona che è rimasta intrappolata in un corpo che non lo rappresenta più. Una storia di prigionia e gabbie, tra metafore e non, ma in grado di celebrare una delle facce più nobili e difficili da scoprire dell’amore: quello per l’anima e per la mente di una persona, andando oltre la corporeità che non sempre è in grado di riflettere la psiche che la abita.

Tarzan

È il tuo cuore che ti sta parlando, se vuoi, lo sentirai. Lascialo decidere, non ti deluderà. In chiusura di questa selezione di film, troviamo l’amore selvaggio presentato in un altro film rimasto abbastanza in disparte oggi, guardando alla produzione animata Disney degli ultimi anni Novanta del secondo millennio. Personaggio immaginario inventato da Edgar Rice Burroughs, la versione Disney di Tarzan incontra per la prima volta i suoi simili con l’arrivo di un gruppo di esploratori provenienti dall’Inghilterra, composto dal Professor Porter, sua figlia Jane e la loro guida, il cacciatore Clayton.

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Considerato tra i più riusciti prodotti dell’azienda nel suo cosiddetto periodo del Rinascimento Disney, Tarzan racconta ancora una volta come due mondi distanti possano incontrarsi, conoscersi e decidere di unirsi, forse con una rinuncia alla vita nella civiltà da parte di Jane, ma del resto lo sappiamo: per amore, si è disposti a rinunce, anche a quelle apparentemente grandi, potenti, costose. Ma se tutto ha un prezzo, l’amore ha un valore non misurabile e indicibile, che solo il cuore di chi lo prova sa quanto sia prezioso.

Tra divertenti “lezioni” di netiquette e società tra Tarzan e Jane, e una riflessione sugli equilibri delicati che possono essere inficiati in natura per via della presenza umana, ma solo se irruenta e violenta, Tarzan porta sullo schermo l’amore che non solo unisce dimensioni diametralmente opposte, ma anche quello espresso con i gesti, con i sentimenti, senza bisogno di parole, soprattutto quando non si conoscono per poter comunicare, rendendo tutto elementare, semplice, genuino. Come il sentimento che celebriamo oggi, dopotutto.

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