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Apple avverte gli USA: “L’aumento dei dazi ridurrà la nostra competitività”

Apple ha formalmente richiesto di bloccare le tariffe del 25% sui beni importati dalla Cina. Conseguenze sul business aziendale, sulla competitività e sulla capacità di contributo dell'azienda all'economia nazionale.

Apple ha ufficialmente chiesto agli Stati Uniti di rivedere l’aumento delle tariffe del 25% imposte dal governo Trump sulle merci importate dalla Cina. Nella lettera inviata al rappresentante per il commercio, Robert Lighthizer, l’azienda di Cupertino ha sottolineato che le tariffe proposte potrebbero avere un impatto su quasi tutti i prodotti Apple, tra cui iPhone, MacBook, AirPods e Apple Watch comprese batterie e parti di ricambio.

Apple sostiene che questo la metterebbe in una posizione di svantaggio rispetto ai suoi concorrenti internazionali, in particolare le sue controparti cinesi. Tutto ciò farà abbassare il contributo dell’azienda a tutta l’economia statunitense. A maggio, l’amministrazione Trump ha annunciato l’aumento delle tariffe su quasi tutte le categorie di beni, compresi computer, smartphone e televisori. Ragion per cui anche altri produttori come Dell, HP, Intel e Microsoft hanno inviato una lettera simile esprimendo il loro disappunto.

Se le tariffe entreranno in vigore, le aziende come Apple dovrebbero elaborare un piano alternativo per cercare di contenere i costi. Per il colosso di Cupertino, un’opzione potrebbe essere quella di spostare una parte della propria produzione al di fuori della Cina, come è stato riportato in un articolo precedente. A tal proposito, uno dei principali assemblatori di prodotti Apple, Foxconn, si è già detto pronto a poter spostare la produzione se Apple dovesse richiederlo.

Diversificare la produzione, però, comporta tempo. Dunque, le aziende statunitensi potrebbero esser costrette ad aumentare i prezzi dei loro prodotti. Gli analisti di JP Morgan, infatti, hanno stimato che – in seguito alle nuove tariffe – il prezzo degli iPhone di prossima generazione potrebbe aumentare fino al 14% in più. Insomma, a farne le spese saranno purtroppo anche i consumatori. Ora, non resta che attendere la decisione definitiva da parte del governo degli Stati Uniti.

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