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Call of Duty Warzone, dopo bug e glitch della Stagione 1 si guarda alla Stagione 2

Call of Duty Warzone si appresta a spegnere la sua prima candelina. A marzo infatti, il battle royale targato Activision festeggerà un importante anniversario, il primo di tanti considerato il supporto a lungo termine che l’azienda statunitense ha già messo in chiaro di voler schierare. Lanciato praticamente all’inizio del dilagare della pandemia da Covid-19, in concomitanza con l’inasprirsi delle misure di confinamento a livello mondiale, Warzone è letteralmente esploso attirando circa 30 milioni di giocatori in appena due settimane e toccando quote vertiginose a fine 2020, superando gli 85 milioni di giocatori. Divenuto insieme ad Animal Crossing uno dei giochi simbolo del lockdown, ha continuato a macinare successi nonostante i ricorrenti problemi tecnici, di bilanciamento e una lotta sfiancante contro i cheater che abbondano nelle lobby. A oggi, Warzone è ancora uno degli sparatutto multiplayer più popolari e non intende cedere il passo.

Warzone Season 1 tra bug, glitch e cheater

Tra pochi giorni si concluderà la Stagione 1, il grande aggiornamento gratuito che ha coinvolto ogni modalità di Black Ops Cold War, tra cui appunto anche Warzone. Un’integrazione tutt’altro che semplice considerato il particolare periodo storico che ha rimesso in discussione le classiche forme di lavoro in presenza. Molte risorse sono state spese per costruire quello che è a tutti gli effetti un ponte che unisce Modern Warfare di Infinity Ward e Cold War di Treyarch, e che un domani collegherà anche il misterioso CoD 2021. L’arrivo di oltre 30 nuove armi da Cold War, però, ha scosso il già molto delicato equilibrio raggiunto nel tempo dall’arsenale messo a disposizione da Modern Warfare. Un polverone di critiche da parte dei giocatori si è sollevato a causa del DMR 14, un fucile tattico semiautomatico praticamente efficace a ogni distanza, con un rinculo minimo e con un’ottima velocità di fuoco che ha monopolizzato il meta fino a quando non è stato ridimensionato.

Insomma, ogni nuova stagione ha messo sotto i riflettori un’arma rispetto a un’altra, che fosse il Grau, il Bruen o l’Origin, ci sono sempre stati momenti dominati da una bocca di fuoco rispetto a un’altra, ma un’integrazione così totale tra due CoD tra loro molto diversi ha richiesto ben più di un semplice nerf in favore invece di un bilanciamento che ha coinvolto anche la mitraglietta MAC-10 e le pistole Diamatti con specialità akimbo. I problemi di bilanciamento si sono protratti fino alle prime settimane di gennaio finendo paradossalmente per restringere a poche scelte l’ampia selezione di armi che l’arrivo di Cold War avrebbe dovuto invece portare. Gli effetti peggiori però li ha subiti il ritmo degli scontri, con ingaggi talmente rapidi da rendere lo svolgimento delle partite tutt’altro che divertenti vista la perdita di quell’aura di tensione che accompagna ogni battle royale su larga scala.

Scontri rapidi e letali sono invece all’ordine del giorno in Rebirth Island, la vera nuova mappa aggiunta al gioco. L’isola, dove pullulano strutture segrete di armi biologiche sovietiche, si presenta come un campo di battaglia molto più piccolo di Verdansk che ospita solo un massimo di 40 giocatori per partita e una nuova meccanica di rientro in campo. Niente gulag, ma un rientro a tempo finché uno dei compagni di squadra è ancora in piedi. Tra tutto ciò che la stagione ha portato in Warzone, è stata una delle aggiunte migliori, soprattutto per chi apprezza i combattimenti ravvicinati e ama la frenesia degli scontri a fuoco in spazi stretti tipici della serie.

Neanche Rebirth Island però è stata immune ai problemi. I giocatori di Warzone sono stati vittime di una varietà impressionante di bug diversi: dalle armi non funzionanti correttamente che impediscono di vedere l’obiettivo se si montano ottiche a lungo raggio, ai lanci di equipaggiamento che bloccano completamente il gioco una volta recuperati, passando per il famigerato “glitch dello stimolante” che è riapparso in gioco addirittura per la quinta volta e bug dell’invisibilità che hanno costretto gli sviluppatori a rimuovere momentaneamente gli elicotteri. Se a questi spiacevoli eventi sommiamo i cheater che sparano nascosti nei muri, che hanno visuale libera con i wallhack o una mira assistita invidiabile che mantiene il reticolo fisso sull’avversario, giocare a Warzone negli ultimi mesi non è stato sempre piacevole nonostante l’impegno per migliorare la situazione.

Season 2: cosa vorremmo

Negli scorsi giorni è stato pubblicato il primo trailer per la nuova stagione che investirà Call of Duty e non abbiamo potuto fare a meno di scrivere nero su bianco i nostri desideri dopo la riflessione sull’andamento della stagione 1. I principali giochi battle royale sul mercato offrono, o hanno offerto, diverse mappe su cui darsi battaglia. Fortnite con il lancio del Capitolo 2 ha introdotto una nuova isola con 13 diverse località. In Apex Legends o vengono aggiunte nuove mappe, o una delle mappe attuali riceve un considerevole aggiornamento, per ogni stagione poi, c’è la rotazione delle mappe in gioco per variare un po’ gli scontri. Sebbene a dicembre si sia aggiunta Rebirth Island a Warzone, questa mappa è molto piccola e non è stata minimamente progettata per sostituire le dinamiche di gioco che l’ampia area di Verdansk permette.

Easter egg, teaser e speculazioni fanno tutti pensare che con la prossima stagione in partenza, sarà proprio Verdansk a subire i maggiori cambiamenti. La stagione 1 di Warzone terminerà il 24 febbraio e già c’è parecchio movimento che ha fatto incuriosire i fan. Strani terminali presi dalla modalità Zombi di Black Ops Cold War sono stati avvistati nello Stadio e nell’ospedale e si presentano con un messaggio che dovrebbe “attivare gli zombi”. Sebbene non succeda nulla, questo messaggio ha messo in moto le fantasie dei fan che si sono chiesti se finalmente le testate nucleari che avrebbero dovuto radere al suolo Verdansk per introdurre la season 1 avranno un ruolo chiave nella prossima stagione. Quale occasione migliore per distruggere tutto se non un’emergenza zombi? Non ci sono ancora conferme da parte di Treyarch, Raven Software e Activision, ma non sarebbe un’idea del tutto fuori contesto considerando l’importanza che gli zombi hanno da sempre rivestito per la serie di Black Ops. È arrivato davvero il momento per Warzone di cambiare radicalmente e più in linea con quanto mostrato nel trailer per la nuova stagione c’è lo scenario dei Monti Urali già visto nella modalità Bomba Sporca.

E se proprio non è ancora tempo per una nuova mappa interamente rivista da zero, Verdansk dovrà cambiare faccia ulteriormente rispetto a quanto già fatto in passato se vuole davvero continuare a mantenere un numero elevato di giocatori. Sono molte le mappe pubblicate nel corso dei vari anni che potrebbero essere integrate nel gioco per dare nuovi punti di loot e ingaggio. A parte i cambiamenti al meta, vitali e necessari, per strappare i giocatori all’inevitabile noia va fatto uno sforzo in più. Di recente anche strani fulmini sono apparsi nel cielo e non sarebbe male se per rendere le cose più interessanti fosse attivo anche un sistema di meteo dinamico o venissero introdotti più eventi nel corso dei mesi, del resto ci avviciniamo al primo anniversario e potrebbe essere l’occasione per festeggiare in grande stile.

Superata ormai la prima integrazione con i più recenti CoD, ci aspettiamo che i futuri aggiornamenti procedano con meno problemi sul fronte dei bug e dei glitch. Da quando le comunicazioni sono passate quasi unicamente a Raven Software c’è stata meno confusione e un chiaro tentativo di essere più trasparenti. Glitch e bug possono sempre verificarsi, ma ciò che è importante è il tempismo con cui i problemi vengono risolti. L’altro impegno che ci aspettiamo dagli sviluppatori è nella lotta ai cheater, una vera piaga dei giochi multigiocatore online. Warzone è un gioco molto popolare e come tale attira un fastidiosissimo numero di persone scorrette. Sono stati effettuati più di 300.000 ban permanenti in tutto il mondo dal lancio, ma i ban permanenti non fanno altro che rallentare la situazione; quando è fin troppo facile creare un nuovo account per rigettarsi nella mischia, i cheater non ci pensano 2 volte a ritornare in campo per rovinare l’esperienza a tutti.

Irrobustire il sistema anti-cheat è il primo degli step che gli sviluppatori hanno preso in considerazione, soprattutto se c’è l’intenzione, come evidenziato dalle dichiarazioni di Johanna Faries, di spingere Warzone anche verso il lato competitivo includendolo nella Call of Duty League – per quanto competitivi possano essere considerati i battle royale che si basano fortemente anche sul caso e la fortuna. Ma se anche solo si volesse implementare una modalità di gioco classificata come la concorrenza, sono necessari sforzi ben maggiori di battaglie legali contro fornitori di cheat o esclusioni a tappeto di persone scorrette. Apex Legends e Fortnite utilizzano Easy anti-cheat, Valorant ha il suo Vanguard anti-cheat e per il bene del proprio franchise anche Call of Duty sta investendo in miglioramenti al software anti-cheat interno e nella tecnologia di rilevamento aggiuntiva.

Conclusioni

Il successo di Call of Duty non si discute: anno dopo anno si conferma uno dei videogiochi sempre sulla cresta dell’onda, ma proprio perché attira tanto pubblico necessita di misure più stringenti ed efficaci per combattere gli imbroglioni. La stagione 1 ha rappresentato un passaggio obbligatorio, necessario all’integrazione in un unico gioco di due titoli sviluppati da team diversi. Il tutto è avvenuto con qualche problema di troppo che ha reso la stagione spesso sottotono e forse non era esattamente ciò che i giocatori si aspettavano. In fondo, quando tutto funziona come dovrebbe, è divertente giocare insieme ai propri amici, guardargli le spalle mentre razziano il bottino in Malloppo, incitarli nell’attesa di rientrare in campo in Ritorno Terzetti o salvargli la vita prima che un team nemico possa eliminarli. Manca davvero poco all’inizio di una nuova stagione e ci auguriamo che finalmente venga data una bella scossa al gioco per non rimanere vittime della monotonia di mappe ormai conosciute a memoria.