Approfondimento

Facebook Gaming: come funziona e a chi si rivolge

L’impresa fondata da Mark Zuckerberg ha lanciato qualche giorno fa, in anticipo rispetto alla finestra di giugno inizialmente prevista, l’applicazione Facebook Gaming su Android, che sarà seguita da una versione iOS. L’app non fa altro che separare dal normale feed del social network la sezione relativa al gaming, incapsulandola in uno spazio in cui l’attenzione è incentrata totalmente sui videogiochi e le community di gioco. L’elemento di spicco dell’app è infatti proprio quello di rendere subito accessibili streaming, giochi instantanei di Facebook – sì, quelli che vi dicono con chi passerete la quarantena o come sarete tra 10 anni – e gruppi e pagine legate ai videogiochi.

L’emergenza Covid-19 ha messo in luce, per gli scettici che ancora non ci credevano, come i videogiochi – portati avanti sempre con la dovuta moderazione – possano essere una forma di intrattenimento in grado di unire e attutire alcuni dei disagi che un isolamento prolungato può portare. L’aspetto sociale del videogiocare va ben al di là dello svolgere una partita online e cresce e si radica trova soprattutto nei gruppi che condividono gli stessi interessi, nelle community che crescono intorno a un gioco, con tutto il buono e il cattivo che consegue dall’interfacciarsi con altri tramite uno schermo. In questo periodo un po’ nebuloso, si sono intensificate le pratiche digitali che favoriscono dirette e streaming per rimanere in contatto con amici e appassionati. Non abbiamo numeri alla mano, ma “l’esilio forzato” a casa potrebbe aver dato la definitiva spinta a chi ha sempre voluto iniziare, ma non sapeva bene da dove.

Intercettare questo bisogno non poteva che essere un’occasione ghiotta per Facebook per attirare videogiocatori sul suo servizio, soprattutto quando il messaggio che Facebook Gaming passa è che sia semplice essere in diretta e che dal proprio telefono si può fare subito con i giochi installati sul proprio dispositivo, senza dover impostare nessun parametro o una scena con strumenti come Streamlabs o XSplit. Le due opzioni restano comunque valide, se volete effettuare uno streaming un po’ più professionale potete fare affidamento sugli applicativi sopracitati. Provando l’applicazione per qualche giorno, abbiamo iniziato a chiederci se effettivamente stesse davvero sfidando Twitch e YouTube, o se a suo modo cercasse di proporre un’alternativa per un diverso pubblico. Da ciò che abbiamo potuto vedere, al momento Facebook Gaming presenta un’identità meno definita delle altre piattaforme di streaming, ma potrebbe avere dei vantaggi intrinseci derivanti proprio dall’essere parte della rete di servizi della società californiana

Facebook Gaming: tra casual gamer e streamer professionisti

Il mercato dello streaming si divide tra Twitch, Mixer, YouTube e Facebook, con quest’ultimo in grande crescita rispetto allo scorso anno piazzandosi al terzo posto per ore totali guardate secondo i dati forniti da Streamlabs per il primo trimestre del 2020. Di anno in anno, si legge, Facebook Gaming ha visto anche raddoppiare le ore trasmesse e quadruplicare il numero medio di spettatori simultanei. Sapendo di dover rincorrere i diretti competitor, ha cercato di far gravitare sulla piattaforma anche streamer noti del panorama, strappandoli a Twitch, come Jeremy “DisguisedToast” Wang e Gonzalo “ZeRo” Barrios, o personalità del mondo sportivo legate ai videogiochi come Ronda Rousey che doppia Sonya Blade in Mortal Kombat 11. Attualmente il numero di content creator famosi è esiguo e puntare su streamer amatoriali è giocoforza una necessità della piattaforma, come recita anche il messaggio promozionale della campagna “inizia con amici e familiari, poi osserva come il tuo stream cresce mentre costruisci una community tutta tua”.

Il lancio anticipato è una mossa furba se lo analizziamo tenendo conto del particolare momento storico che stiamo vivendo, ma in quanto a community gaming Facebook deve ancora dimostrare tutto il suo valore. Potenzialmente si ha un pubblico maggiore a cui potersi rivolgere e gli streamer più piccoli ed emergenti potrebbero incontrare meno difficoltà a essere notati rispetto a Twitch, tuttavia le persone si trovano su Facebook per motivi molto diversi tra loro e anche quelle interessate vanno comunque prima intercettate. Il realizzare un’app dedicata alla visione dei contenuti gaming risolve solo in parte il problema. Gli spettatori che si trovano su Twitch e YouTube hanno già maturato un interesse a seguire uno streaming e ciò è vero soprattutto per Twitch che è una piattaforma dedicata esclusivamente a questa attività. La sua immagine è stata costruita anche puntando sul fatto che puoi trovare i migliori streamer, le dirette dei tornei più seguiti e hai una serie di incentivi che premiano la tua appartenenza a una community. Facebook Gaming è agli inizi e non si può comunque pensare che essere semplicemente online basti a catturare l’interesse. La regola “content is king” si applica ovunque, non le si può sfuggire, come non si può sfuggire all’importanza dell’engagement anche attraverso widget, bot e servizi che rendono interattiva la trasmissione. Ampliare il catalogo delle possibilità in mano agli streamer è uno dei punti su cui la piattaforma dovrà investire. Al momento sta cercando di differenziarsi nella creazione di tornei a portata di tutti, organizzati direttamente dagli emittenti per coinvolgere fan e potenziali iscritti.

Uno dei problemi per chi inizia è però soprattutto quello di farsi conoscere. Molti creatori di contenuti fanno promozione ai propri canali di streaming affidandosi ad altri mezzi, tra i quali anche Facebook o Instagram, sfruttando i diversi punti di contatto per far convergere la propria community verso le trasmissioni in corso. Il vantaggio di Facebook Gaming – sulla carta – per chi ha intenzione di crearsi un proprio seguito in modo più strutturato, è di trovarsi già sulla piattaforma di riferimento e di avere una pagina dedicata associata al ruolo di creatore di sessioni video. Ma quanto è facile e intuitivo arrivare a ciò che ci interessa sulla piattaforma? In questi giorni abbiamo provato l’app e accedere alla homepage non si discosta molto dal news feed dell’app principale di Facebook: possiamo vedere i post più popolari delle pagine che seguiamo e di quelle che potrebbero interessarci, i video pubblicati nei gruppi di cui facciamo parte e contenuti a più alto tasso di coinvolgimento che potrebbero essere affini alle nostre ricerche.

La sezione dei giochi, che rappresenta la seconda voce del menu di navigazione, non permette di cercare tra le novità più in voga o i titoli più di successo ma raccoglie tutti quei “Giochi istantanei” che si possono giocare direttamente nella sezione Notizie o nelle conversazioni di Messenger come i vari Know your friends, OMG e Nametests che qualche vostro contatto proverà almeno una volta al giorno e che si discostano molto dall’idea di gioco creato per intrattenere e coinvolgere un pubblico. Proseguendo si può esplorare la vera e propria sezione Facebook Gaming potendo ora cercare per giochi, streaming video e clip, streamer e gruppi. Se non si seleziona nulla, solo scorrendo in basso il feed è possibile iniziare a intravedere i primi streaming di giochi mobile realizzati con la funzione di diretta dell’app e gli streaming più popolari indipendentemente dalla piattaforma.

Una grande attenzione riservata al gioco mobile potrebbe sembrare atipica se consideriamo la natura mordi e fuggi di molti titoli, soprattutto quelli che non presentano modalità competitive e che di conseguenza risultano poco adatti anche allo streaming prolungato. Se prendiamo a riferimento Twitch, gli streaming principali che smuovono le acque avvengono su PC o console, ma se spostiamo la competizione sul versante di YouTube, dove tra i giochi più trasmessi e visti appaiono Garena Free Fire, PUBG Mobile o Brawl Stars, incentivare questa tipologia di gioco non appare così strano. Solo in Italia, smartphone e tablet sono le piattaforme di gioco più utilizzate. Sono circa 10.5 milioni gli utilizzatori e precedono nell’ordine PC e home console secondo i dati IIDEA.

L’interesse di Facebook verso i giochi mobile comunque non è una novità dell’ultimo momento. Quando si pensa a giochi social e Facebook, il collegamento che si fa più spesso è a titoli come Farmville o Criminal Case a cui l’utenza più casual ha quasi sicuramente giocato. Nel corso degli anni, alcuni tra i giochi mobili più popolari sono stati in qualche modo integrati con Facebook e le sue funzionalità, come ad esempio i social login e le liste amici da invitare, dando a molti giocatori la sensazione di poter in qualche modo rimanere in contatto con la propria cerchia. Secondo una ricerca svolta da Facebook IQ, un numero significativo di intervistati ha dichiarato che il motivo principale per cui giocano ai giochi mobile è per farlo con persone che conoscono. Questi giocatori sono stati definiti Community Gamers e tendono a essere più coinvolti durante le loro esperienze di gioco, ci sono più probabilità che effettuino acquisti in-app e che trascorrano più tempo giocando.

Cosa ne abbiamo tratto da questa prova

La sensazione al momento però è quella di una piattaforma che non ha ancora deciso bene a chi indirizzarsi e cerca di coccolare da una parte il pubblico più casual e dall’altro i più appassionati che sono disposti a seguire personalità di spicco, ma anche a scambiare messaggi nei gruppi o a interagire con le pagine come farebbero nella loro normale permanenza su Facebook. Di base l’idea di separare il flusso di navigazione e dedicare uno spazio solo ai videogiochi non è male, sei immediatamente connesso a tutto ciò che ti interessa senza dover passare dall’applicazione principale. Il modo però in cui vengono presentati i contenuti è a volte un po’ dispersivo e poco immediato, con un’interfaccia più lineare e pulita si potrebbero filtrare in modo più chiaro le sezioni, ma salvo redesign a un livello più generale, la struttura tipica di Facebook rimarrà invariata anche per le app sorelle.

Nel complesso il servizio sta crescendo di anno in anno e potendo contare sull’algoritmo di Facebook, potrebbe essere avvantaggiato nel riuscire a far arrivare al giusto pubblico i contenuti di cui si è alla ricerca. Ciò che abbiamo trovato fuori contesto, se si vuole costruire un’immagine gaming più moderna e attenta ai bisogni dei content creator, è la presenza dei giochi istantanei. Si tratta di applicazioni che spesso e volentieri condividono poco con i videogiochi in senso stretto e che sono rimaste a un concetto di gioco social ormai superato. Sono declinazioni di gioco differenti rispetto a quelle a cui invece si vorrebbe dare più visibilità con la piattaforma e che forse potrebbero continuare a vivere separatamente dall’app Facebook Gaming. Buona invece la possibilità di essere in diretta in pochi semplici passi con i giochi mobile. Certo, bisogna accontentarsi delle impostazioni di base non sempre ottimali, ma è probabilmente qualcosa a cui chi muove i primi passi non bada e inizierà a farlo solo quando avrà maggiore consapevolezza delle sue possibilità.

Facebook Gaming si gioca molto del suo futuro nel riuscire a convertire streamer amatoriali in personaggi in grado di attrarre il proprio pubblico; sarà un passaggio fondamentale per ampliare la base e costruire un servizio competitivo che dia anche modo di esplorare format diversi. Per fare ciò è necessario anche che si mantenga sempre aperto il dialogo sulle forme di guadagno e donazione, che la moderazione possa essere impostata e portata avanti su più livelli non per penalizzare gli spettatori, ma per poter gestire al meglio la propria community e garantire rispetto e inclusività. Offrire più strumenti di interazione, sia in gioco che in chat, sarà un altro aspetto sul quale puntare per migliorare il servizio, perché parliamo pur sempre di una forma di intrattenimento. L’aggiunta di sondaggi alle dirette è un primo passo così come è tutta da esplorare la possibilità di creare tornei e associarli anche a eventi di beneficenza, una strategia da non sottovalutare in assenza di grandi partnership e diritti esclusivi per lo streaming di eventi eSport come la concorrenza.

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