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Rocket League ha trasformato la musica in un’arma vincente

La musica nei videogiochi ha sempre avuto un particolare impatto, specie nei riguardi del ruolo della colonna sonora nell’immaginario pop e nell’utilizzo degli effetti sonori. La tecnologia ci ha sempre spinto più avanti in questo settore, tanto che le stesse nuove console puntano parte della loro esperienza sull’audio dei loro titoli di punta, da vivere con un paio di cuffie di ultima generazione o con un impianto home surround. Ma c’è un gioco che più di tutti – escludendo mostri sacri come Guitar Hero – che ha fatto della sua musica un vanto decisamente particolare: Rocket League.

Come entra Rocket League in questo contesto? Oltre all’ovvia introduzione degli Inni dei Giocatori nella Seconda Stagione da quando il gioco di Psyonix è diventato free-to-play, in realtà la musica del titolo era già uno dei suoi maggiori successi fin dall’inizio della sua avventura. Ed è stata una sinergia con i giocatori e le idee del team audio a creare quello che è definibile uno dei maggiori benefici per gli artisti emergenti della EDM.

Tutto ha inizio da Nosgoth

La lunga storia delle musiche di Rocket League ha inizio da un talentuoso ragazzo di nome Mike Ault, il quale ha lavorato in diversi settori della produzione audio e poco prima di entrare in Psyonix era parte del team di inXile Entertainment dedicato a Hunted: The Demons Forge. Ai tempi la sua vocazione nel settore audio videoludico era quello di creare brani dark e gotici per accompagnare le avventure che ai tempi avevano un discreto fascino e seguito, considerando quanto la community dei videogiocatori avesse a cuore il fantasy intorno al 2010. Ma è solo nel 2011 che Ault si avvicina a Psyonix lavorando su Nosgoth e riscontrando un feedback positivo da parte dei propri datori di lavoro, tanto che decisero di affidargli un progetto molto particolare: le musiche di Rocket League.

Come si passa dal gotico alla musica elettronica dance? Il segreto è tutto negli intenti e nella voglia di cambiare scenario, provare nuove idee e vedere dove possono andare a finire. Sei anni di carriera in tonalità gotiche ti conducono davanti a un bivio: perseverare e provare a immergersi ancora di più in quel mondo o seguire le nuove tendenze e scommettere tutto sulle proprie capacità. Ault, insieme a Psyonix e la sua band Hollywood Principle, decise di puntare tutto su una nuova strada e cercò di dare vita a un universo dove la musica potesse rendere giustizia al rombo dei motori di macchine intente a colpire un pallone. Finora aveva già avuto esperienze con i brani remixati, in particolare lavorando per Warner Bros in Quella Casa nel Bosco e in altri progetti legati a corti e pubblicità. Aveva già anche prodotto dei singoli con la sua band, ma ciò che gli mancava era un filo che potesse unire tutte le sue esperienze e portarle al livello successivo.

Rocket League fu quella scintilla che gli permise di far conoscere le proprie capacità a un pubblico decisamente vasto, ancora più di quanto si aspettasse perfino lo studio stesso. Dopotutto Rocket League, di cui la storia ormai è nota, fu un caso mediatico che rubò decine di ore a migliaia di giocatori e anche oggi continua a macinare numeri su numeri addirittura come eSport. E merito di quel successo fu anche l’accurata maestria del suono di Mike Ault, il quale curò sia le musiche che gli effetti sonori presenti nel titolo.

L’ispirazione dietro il suo design derivava da quei titoli sportivi targati Electronic Arts, i quali hanno sempre a disposizione un tool di riproduzione per far sentire al giocatore brani famosissimi degli artisti del momento mischiati a qualche produzione indipendente. Non è un mistero che tanti bravi musicisti vennero alla luce proprio grazie alla curiosità che tali iniziative suscitavano nei giocatori di ogni fascia, e se si considera il vasto pubblico di FIFA è plausibile ritenere che anche solo il 10% dei giocatori catturati dalle note sarebbe stato un grande traguardo per un qualsiasi artista semisconosciuto.

Rocket League ebbe lo stesso identico principio, ma favorito da un altro grande fenomeno che ebbe un boom negli stessi anni in cui lo ebbe il titolo di Psyonix: Spotify. Ebbene sì, dal 2015 al 2017, Spotify crebbe in maniera esponenziale superando ogni record e diventando il colosso che è oggi, sebbene fosse in circolazione dal 2008. E fu la grande sinergia che Ault trovò con questo canale di streaming, inserendolo come piattaforma preferita per ascoltare i brani del gioco fuori da esso, che la sua popolarità crebbe su entrambi i fronti.

Da un lato, gli utenti di Spotify trovavano dei pezzi EDM molto moderni e dalle svariate correnti che salivano i ranghi su Spotify e comparivano nelle playlist casuali o nelle scelte consigliate, dall’altro gli utenti del gioco andavano su Spotify e nelle playlist specifiche di Rocket League finivano per trovare anche altri brani affini ai loro gusti. Fu una sinergia spettacolare, tanto che Rocket League è attualmente uno dei giochi più vicini al mondo musicale sul mercato, esattamente come lo era Guitar Hero al rock.

Dall’indipendente alla star

Se c’è una cosa che però Rocket League e il lavoro di Ault hanno fatto ancora meglio, è sfruttare questa loro passione per far emergere degli artisti indipendenti e portargli un pubblico ancora più vasto. Il più grande esempio di questo lavoro fu lo storico pezzo Fireworks del primissimo DLC del gioco, il quale convinse Ault e Psyonix – grazie alla ricezione più che positiva – a cercare sempre più collaborazioni per il futuro. Tra Chaos Run e Neo Tokyo, le firme che hanno arricchito la storia di Rocket League sono state tantissime e hanno creato un canale privilegiato per trovare nuovo pubblico senza per forza passare per gli algoritmi sempre più spietati di Spotify, che chiaramente esalta chi già fa ottimi numeri.

Ma fu solo con l’arrivo di Monstercat che Rocket League spiccò il volo esattamente come i veicoli del gioco, firmando con una casa discografica così importante e dagli artisti più variegati. Monstercat non era estranea al mondo del gaming e anzi nel 2015 era molto vicina agli streamer e al modo in cui poteva assicurare ai content creator delle librerie musicali da utilizzare a piacimento.

Ma con Rocket League la sinergia fu nettamente diversa, portando brani inediti direttamente nel gioco come prima presentazione e creando tutta una serie di iniziative davvero aggressive dal lato del brand e del marketing. Non deve sorprendervi quindi che nella storia di Rocket League arrivarono poi collaborazioni con deadmau5 e il più recente Kaskade, insieme a tantissimi grandi nomi dei brand cinematografici. Da Batman a Vicetone, passando per Ritorno al Futuro a Slushii, non c’è davvero nulla che è mancato nella storia di Rocket League.

Si potrebbe pensare che tutto questo sia andato solo a favore del gioco e dell’ottimo design di Ault, ma in realtà la grande forza di Rocket League è stata unicamente quella di riuscire a creare un canale quasi empatico tra i propri giocatori e la musica caratteristica delle corse di Psyonix. La percezione generale, grazie a tutti questi sforzi collettivi, non era (ed è) quella di avere dei semplici accompagnamenti con cui scorrere i menù, ma di vivere la stessa atmosfera che si proverebbe a un vero stadio e alle musiche pre o post partita, portate altresì a un livello ancora più coinvolgente e dinamico nel match stesso. A chiudere questo cerchio storiografico ci sono infatti gli Inni appena inseriti nella seconda stagione, i quali più che personalizzare i goal dei giocatori sono in realtà una lode all’animo musicale di Rocket League, trovando ancora una volta uno spiraglio per riuscire a dare spessore ai tanti artisti passati per i garage virtuali di Psyonix.

Rocket League è un gioco disponibile gratuitamente su tutte le piattaforme, ma ci sono ancora numerose edizioni da collezione ricche di bonus, come la Collector’s Edition per Nintendo Switch disponibile su Amazon.