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Avengers: l’inizio di una saga generazionale

Mentre Disney+ sta continuando a mostrarci l’evoluzione del Marvel Cinematic Universe con serie come WandaVision e The Falcon & The Winter Soldier, non possiamo fare a meno di sentire la mancanza dei personaggi che maggiormente sono stati identificati come i pilastri di questo complesso universo narrativo, Iron Man e Capitan America. Ma per quanto si possa esser devoti a queste due icone del Marvel Universe, non si può negare che il momento di svolta dell’MCU si ebbe quando l’11 aprile 2012 l’El Capitan Theatre di Hollywood ebbe il privilegio di ospitare l’anteprima del film che avrebbe impresso all’universo cinematografico dei personaggi della Casa delle Idee la sua identità: Avengers. A ripensarci ora, dopo che abbiamo assistito a lotte fratricide, ingressi eccellenti nella formazione degli Eroi più Potenti della Terra e aver presenziato alla fine di un capitolo importante della storia di questa famiglia di supereroi, sembra facile riconoscere alla pellicola diretta da Joss Whedon lo status di cult, ma quando si diede vita al Marvel Cinematic Universe nel 2008, questo passaggio narrativo centrale nel futuro MCU non era così scontato. D’altronde, gli eroi dei fumetti al cinema arrivavano da un periodo transitorio, in cui le incoraggianti performance dei primi cinecomics dedicati a personaggi come Blade o gli X-Men sembravano invogliare a investire in progetti più ambiziosi e strutturati. Avengers doveva esser il tassello centrale del mosaico che si stava creano nei Marvel Studios.

the avengers

Si chiamava “Progetto Avengers”

L’idea di realizzare un film con protagonisti i Vendicatori era nell’aria sin dal 2003, quando Avi Arad, a capo dei Marvel Studios, pianificò di avviare la lavorazione del film nell’aprile 2005, dando vita a una serie di pellicole che presentassero i personaggi della Casa delle Idee al cinema. L’idea era di creare un complesso arco narrativo, in cui fossero presenti film individuali e altri corali. A beneficiare di progetti dedicati sarebbero stati solo i personaggi principali, in modo da creare delle figure di riferimento per gli spettatori, attorno a cui avrebbero agito altri eroi minori.

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Dopo essersi appoggiati a Merryll Lynch come partner economico, i Marvel Studios pianificarono di dare vita a tre film che avrebbero presentato gli eroi di punta del proprio universo, facendoli poi incontrare in un film corale. Da questo principio, si iniziò a lavorare ai primi due film di Iron Man, a Capitan America e Thor, sempre tenendo a mente che questi tre big di casa Marvel avrebbero dovuto unire le forze in un’avventura corale.

Mentre il Marvel Cinematic Universe muoveva i suoi primi passi affidandosi a Hulk, Iron Man e Thor, i Marvel Studios stavano già lavorando alacremente alla creazione del punto di svolta dell’MCU. Vennero presi accordi con gli attori già parte di questo mondo, come Robert Downey Jr. e Chris Heimsworth, si definirono ruoli centrali per alcune new entry, come Scarlett Johansson che avrebbe sostituto Emily Blunt come Natasha Romanoff in Iron Man 2, ruolo che avrebbe poi rivestito per un decennio.

Se da un lato il cast si stava lentamente completando, dal punto di vista narrativo si stavano delineando quelle che sarebbero divenute le figure chiave del successo del Marvel Cinematic Universe. Dopo avere contribuito a creare le basi dell’MCU con i primi due film di Iron Man, Jon Favreau venne nominato produttore esecutivo, ma non si sarebbe seduto sulla sedia del regista. Favreau, pur dando un apporto creativo, era conscio di quali sarebbero state le sfide nel realizzare Avengers:

“Era dura, perché ero davvero molto coinvolto nella creazione del mondo di Iron Man, e Iron Man è un eroe basato sulla tecnologia, ma in Avengers sarebbero stati introdotti degli aspetti sovrannaturali con la presenza di Thor. Nei fumetti, l’unione di questi due elementi aveva funzionato, ma è necessario ragionare molto affinché tutto funzioni e non detoni la realtà che abbiamo creato”

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In effetti, mentre già si stava lavorando su Avengers, Thor non era ancora uscito al cinema, quindi gli studios dovevano anche tenere conto che potenzialmente il Dio del Tuono avrebbe potuto essere un personaggio non accolto positivamente dal pubblico. Motivo per cui Zack Penn, incaricato della sceneggiatura, si trovava in una condizione decisamente infelice:

“Il mio ruolo è quello di mescolare i diversi film e verificare che stiamo replicando la struttura dei fumetti, facendo collimare tutti i film. C’è soltanto una lavagna su cui sono indicati i punti in cui i film si intersecano. Sto cercando di convincere tutti a realizzare quante più animazioni e storyboard possibili in modo da esser certi che siamo tutti allineati su una visione comune. Ma le esigenze della produzione hanno sempre la precedenza”

Questo Penn significava cercare di concentrarsi maggiormente sui personaggi già apprezzati dal pubblico e che potevano essere la base su cui costruire Avengers. Seguendo questo spunto, Penn cercò di ridurre al minimo il ruolo di Thor, anche se dopo aver visto la performance di Hemsworth gli diede maggior spazio, rivalutando anche la sua idea iniziale di utilizzare il Teschio Rosso come villain, riportando l’attenzione su Loki. Tutto questo avveniva tra la fine del 2009 e l’inizio del 2010, un periodo intenso che veniva vissuto con apprensione anche dal Presidente dei Marvel Studios, Kevin Feige:

“La gente si dimentica che iniziammo a girare Avengers prima che sia Thor e Captain America uscissero al cinema. E se la gente avesse odiato Thor? Se avessero considerato Loki ridicolo? E se nessuno si fosse bevuto la storia del supersoldato congelato nel ghiaccio? Eravamo già a buon punto della produzione di questo film imponente e non volevamo fermarci. In quel momento, dovevamo giocarci tutto”

A marzo del 2010, venne anche scelto l’attore che avrebbe interpretato Capitan America, Chris Evans, che avrebbe portato lo Scudo della Sentinella della Libertà per altri due film oltre ad Avengers: Captain America: Il Primo Vendicatore (uscito pochi mesi dopo Avengers) e Captain America: the Winter Soldier. Ma il vero momento della svolta per Avengers fu l’entrata in scena dell’artefice del suo successo: Joss Whedon.

I Vendicatori… ci facciamo chiamare così

Con il suo arrivo, Whedon sconvolse radicalmente quanto fino a quel momento immaginato, specialmente da Penn. Quando al creatore di Buffy venne offerta la possibilità di riscrivere la sceneggiatura e di dirigere il film, Penn vide il proprio lavoro venire completamente annullato, considerato che Whedon decise di appellarsi a una componente del mito dei Vendicatori che fosse allineata all’essenza del progetto del Marvel Cinematic Univers: creare una squadra di eroi. Un’idea che Whedon aveva ben chiara:

“Si doveva arrivare alla prima incarnazione dei Vendicatori, agli Ultimates, a tutto ciò che sono stati. Non avevo senso, era ridicolo. Ci son un dio del tuono, c’è un grosso gigante verde, Capitan America dagli anni ’40, Tony Stark che sostanzialmente non va d’accordo con nessuno. Queste persone non sono fatte per stare assieme e tutto il film è basato sul renderli un gruppo. E capire che puoi non sentirti parte di questo gruppo, ma che ne hai bisogno”

Dopo aver cercato diverse idee, per il villain del film Whedon si lasciò ispirare da Loki, ispirandosi alla prima storia dei fumetti dei Vendicatori, in cui il fratello di Loki tenta di conquistare la Terra, scontrandosi però con un una formazione composta da alcuni dei principali eroi pubblicati all’epoca dalla Marvel. Una storia nata per emergenza, quando non si riuscì a completare per tempo il primo numero di Daredevil, ma che grazie a Kirby e Stan Lee divenne il punto di partenza di una delle grandi formazioni eroistiche della Silver Age.

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Mentre Whedon riscriveva la sceneggiatura di Avengers, si andava a completare i casting degli ultimi personaggi, assumendo Jeremy Renner per Occhio di Falco e confermando la presenza centrale di Clark Gregg come Agente Coulson. A sorpresa, venne però sostituito Ed Norton come Hulk, consegnando a Mark Ruffalo l’occasione di indossare i panni di Bruce Banner. Decisione che venne spiegata da Feige come necessaria, visto che cercavano interpreti che potessero creare un’alchimia tra loro che giovasse al film, un’opinione che portò a una certa tensione con Norton, il quale, tramite il suo agente, accusò la produzione di voler screditare professionalmente.

Come accaduto in precedenza, per la sua nuova apparizione Iron Man avrebbe dovuto una nuova armatura. In ogni diversa avventura, Tony Stark migliorava il proprio alter ego e per Avengers venne richiesto a Phil Saunders, concept illustrator, di dare vita alla nuova MarkVII, seguendo gli input di Whedon:

“Joss era alla ricerca di un elemento cool simile alla versione valigetta di Iron Man 2, che fosse compatibile con un’armatura da combattimento che potesse funzionare anche nello scontro finale”

Il risultato fu un’armatura di Iron Man che non solo fu presentata in modo rocambolesco durante il preambolo della Battaglia di New York, ma che si dimostrò anche perfetta per sconfiggere l’armata dei Chitauri.

Avengers, uniti!

Nonostante alcune pecche nella sceneggiatura (come sapeva Banner dove trovare gli altri a New York? E Thor come ha fatto ad arrivare precisamente sul quinjet su cui era prigioniero Loki?), Avengers fu un successo incredibile. Andando oltre all’incredibile performance in termini di incassi, il primo capitolo della saga cinematografica degli Eroi più Potenti della Terra gettò le basi non solo per proseguimento di questa supersquadra, ma anche per l’evoluzione individuale degli uomini dietro la maschera.

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Soprattutto Tony Stark. L’aver varcato il portale sui cieli di New York e scoperto una realtà più ampia di quanto sinora sperimentato dal geniale inventore, divenne il motore che lo spinse a cercare nuove soluzioni per proteggere la Terra (creando Ultron in Avengers: Age of Ultron) o a cambiare radicalmente la propria percezione del suo ruolo, arrivando infine alla sua eroica morte in Avengers: Endgame.  Seppur nato con l’Hulk di Norton e rafforzato dalla fortunata scelta di Robert Downey Jr. come Tony Stark, il primo momento in cui l’MCU assume la sua vera forma è in Avengers, l’istante in cui vengono messe in moto le sinergie e le dinamiche interpersonali che daranno sostanza al complesso mondo cinematografico degli eroi della Casa delle Idee.

Un’influenza che si estese non solo ai prodotti più noti dell’MCU, come i film della saga, ma che fu anche il punto di partenza di Agents of S.H.I.E.L.D. e che venne citato anche in serie non direttamente legate all’MCU, come il Daredevil di Netflix, in cui veniva citata la Battaglia di New York. Ma soprattutto, Avengers fu l’incarnazione dei sogni di generazioni di lettori che videro i propri beniamini lottare come nelle tavole di dei loro amati comics, grazie a una costruzione visiva che esaltava la prodezza di questa squadra di supereroi affiancandola a una colonna spettacolare. Avengers, nel dare una nuovo spirito allo stile narrativo dei cinecomics, ha portato in sala lo spirito autentico dei Vendicatori, consegnandolo a una nuova generazione di Veri Credenti.