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Frozen 2 incontra Disney Plus: tutto quello che dobbiamo sapere

Ci sono buone nuove per i fan di Elsa e compagnia, e la novità è dettata proprio dall’arrivo di Frozen 2 su Disney Plus. Ma andiamo con ordine: perché Elsa è nata con dei poteri magici? La risposta a questa domanda si configura come una vera e propria minaccia per il Regno di Arendelle, spingendo la protagonista stessa con la sorella Anna, Kristoff, Olaf e Sven a partire insieme per un viaggio straordinario e pieno di pericoli. Ma la vera domanda, a questo punto, sarebbe: perché non possiamo scoprirlo anche in streaming? La questione è subito risolta.

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Non solo Frozen – Il Regno di Ghiaccio è da tempo disponibile sulla piattaforma in questione; dall’11 settembre, possiamo finalmente recuperare il secondo film imperdibile sulla piattaforma ufficiale di casa Disney che, con buona pace di tutti i fan di Elsa, Anna e dei loro amici, possono (ri)vedere Frozen 2 – Il regno di Arendelle. 

Elsa temeva che i suoi poteri fossero troppo forti per essere accettati dal mondo. Ora dovrà sperare che siano abbastanza forti per salvarlo. Riscopriamo insieme i tratti salienti di questa pellicola e del mondo di Arendelle per non arrivare impreparati al (re)watch su Disney Plus!

Nell'(ormai non più) ignoto

E’ vero che dalla prima data di uscita di questo film, ne è passato di tempo. Era il “lontano” novembre 2019, quando Elsa è tornata sui nostri schermi dopo ben 6 anni di silenzio. Un periodo probabilmente troppo lungo secondo alcuni, che ha fatto quasi perdere le speranze ai fan del ritorno della giovane principessa, poi regina, di Arendelle.

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La sua storia è diventata celebre, ricordata nel tempo soprattutto tramite le numerose fan art e fanfiction che hanno popolato il web per tutti questi anni. Ma come ci insegna la vita, l’importante è non arrendersi, mai, e continuare a sperare nel ritorno della principessa Disney più “fredda” e tra le più chiacchierate degli ultimi tempi.

Dunque è bene ricapitolare tutto quello che sappiamo su questa storia, per dimostrare il nostro affetto infinito a Elsa e compagnia. “Dopo tutto questo tempo? Sempre”, per citare un’altra saga davvero sempiterna: quella di Harry Potter.

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Innanzitutto, sappiamo bene che il film è stato realizzato dalla squadra creativa premiata con l’Oscar: i registi Jennifer Lee e Chris Buck, il produttore Peter Del Vecho e gli autori delle canzoni Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez, di cui tanto abbiamo già scoperto grazie al documentario Frozen 2: Dietro le quinteanch’esso reso disponibile su Disney Plus.

Proprio grazie a questo documentario, è possibile scoprire le diverse attività svolte in nemmeno un anno, per l’esattezza 11 mesi, prima della première mondiale, per realizzare un prodotto di elevata qualità, considerando lo “storico” alle spalle determinato dal primo film.

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Nei vari episodi viene data la parola alle figure professionali più importanti e rappresentative di questo progetto, mostrandoci scritti, disegni e altri materiali originali, le pietre miliari di un film fenomenale e che ha conquistato il pubblico non solo per la cura grafica pazzesca, ma anche e soprattutto per la colonna sonora.

Questa ultima vanta anche in questo caso un’eredità di non poco conto, considerando il successo indiscusso di Let It Go, hit mondiale tradotta in italiano con il titolo All’alba sorgerò, di pavarottiana influenza, lanciata dal primo film e che aveva posto una prima, importantissima pietra miliare nel percorso di crescita e consapevolezza di sé di Elsa (e di tantissimi spettatori e fan).

Un brano che non è stato ancora eguagliato dal numero di visualizzazioni su YouTube da altri presenti nel secondo film, tra tutti Into The Unknown (Nell’ignoto) e Show Yourself (Mostrati), chiaramente per via innanzitutto della distanza di anni nell’uscita delle due pellicole, ma anche questi due brani sono sulla buona strada.

Le pietre miliari delle colonne sonore

Abbiamo a che fare dunque con un vero e proprio fenomeno mondiale, che ha condotto a tantissime reinterpretazioni da parte di utenti o altri artisti famosi, e non parliamo solo delle cover ufficiali, come quella di Demi Lovato per Let It Go e dei Panic! At The Disco per Into The Unknown, i quali hanno regalato una versione decisamente potente e adrenalinica di un brano che aveva già dalla sua una componente motivazionale non da poco.

Abbiamo a che fare anche con l’omaggio di Maisie Williams, giovane star di Game Of Thrones e protagonista dello spot Audi andato in onda durante il Superbowl 2020. La ragazza viene mostrata mentre si trova bloccata nel traffico, bombardata da messaggi particolarmente allarmistici sul cambiamento climatico, un problema che non la tange, guidando un’auto a zero emissioni. Per questo intona il brano Let It Go, proprio per lasciarsi alle spalle dei problemi ecologici legati alle auto che non la riguardano.

Show Yourself, invece, ha posto alcuni problemi di comprensione della sua inclusione nella trama, almeno a una prima visione. La prima sfida? Capire chi stesse chiamando Elsa ad Ahtohallan. Alla sua chiamata ha risposto la madre, determinando alcuni cambiamenti al progetto originale e costringendo gli autori Kristen Anderson-Lopez e Robert Lopez a ri-lavorare in 24 ore il front end della canzone.

Non è stato il solo inghippo di questo brano: il rischio iniziale era proprio quello che venisse tagliato di netto e definitivamente dalla storia, in quanto era ritenuto superfluo e di difficile collocazione ai fini della trama. Inoltre, i creatori stavano davvero facendo del loro meglio per rivelare al meglio cosa volesse significare il brano agli occhi (e orecchie) degli spettatori. È durante questa canzone che Elsa diventa il “Quinto Spirito”, in grado di unire gli spiriti della natura e gli umani.

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Come fa questa canzone a portare avanti la storia? Gli scrittori avevano alcune opzioni riguardanti la voce dell’entità che Elsa chiama e a cui chiede di mostrarsi. In una versione, era una sorta di voce della coscienza di Elsa, che chiamava se stessa al suo destino. Un’altra opzione era invece quella di avere una voce non legata a una persona vera e propria, ma che fosse lo stesso Ahtohallan in veste di entità.

Lo strano brano

La parte difficile di Frozen 2 è fare sì che anche i giovani spettatori riescano a comprendere appieno il film, cosa non facilissima nemmeno per un cluster target selezionato dagli “addetti ai lavori” in fase di creazione di questa pellicola magica. Dopo aver mostrato il film, la troupe ha compreso che la storia era un po’ confusa e, di conseguenza, un certo numero di scene sono state tagliate, tra cui anche una canzone interpretata dal popolo dei Northuldra omessa dalla versione finale: See The Sky.

Tra queste canzoni che ci hanno stretto il cuore dall’emozione, ad altre molto più leggere e presentate in termini di ballata come Something Never Change, fino ad arrivare al caso dell’unico brano interpretato da Kristoff, Lost In The Woodsuna canzone che apparentemente ha ben poco a che vedere con la storia di Elsa e compagnia, soprattutto con lo stile delle altre performance.

In questo caso infatti, la discordanza è legata non tanto al testo vero e proprio, quanto alla scelta di “spettacolarizzazione” del brano proprio come se fosse uno spettacolo a sé stante. E’ anche vero che gli spettatori di tutte le età possono apprezzare il melodramma intrinseco e la voce drammatica, ma è appunto l’estetica generale che lo rende così magico.

Alcune immagini si riferiscono ad artisti specifici che erano popolari durante gli anni ’80, come i Queen e i Journey, senza dimenticare quanto siano forti i richiami a videoclip dei primi anni dell’allora neonata stazione TV musicale USA per eccellenza, MTV. Secondo l’interprete Jonathan Groff, questo momento del film è stato realizzato come se ci fossero dei

drunk dudes singing Journey.

Una spiegazione plausibile per motivare i movimenti di Kristoff, quasi come se avesse consumato un paio di alcolici (o forse ubriaco d’amore?) e volesse rivendicare la foresta come suo palcoscenico personale. Alcuni aspetti di questo video sono infatti ispirati in particolare da un video dei Journey come Separate Ways (World’s Apart), dove il cantante Steve Perry e i suoi compagni di band fissano direttamente il pubblico e comunicano ciò che li preoccupa nel profondo.

Gli ultimi saranno i primi

Ma quindi Frozen 2 è solo “musica, e il resto scompare”, come direbbe la buona Elettra nazionale? Ponendo la questione in tal senso, sembra un banale musical Disney, ma oltre i brani c’è di più, decisamente.

Si tratta del prosieguo del viaggio di crescita e accettazione dell’identità che Elsa sta man mano scoprendo, dopo aver compreso nel primo film di avere poteri magici che doveva tenere nascosti agli occhi del mondo. Motivo per cui aveva deciso di rifugiarsi in un castello isolato e lontano da tutti, dove era riuscita finalmente a mostrarsi alla luce del sole e a convivere serenamente con la magia che le consente di ghiacciare qualsiasi cosa.

Frozen

Proprio il ghiaccio si anima in Olaf, un simpatico comprimario che in questo secondo capitolo della storia assume un’importanza ben diversa e maggiore rispetto a quanto successo nella prima comparsa. Olaf qui diventa portavoce di una sorta di coscienza collettiva attenta all’ecosistema mondiale, attraverso citazioni non troppo stridenti con la storia, ma quasi infilate appositamente per testimoniare il pensiero dei registi (o quantomeno esprimere un messaggio eco-solidale chiaro e diretto al pubblico). Non solo: in un momento “di debolezza”, il pupazzo di neve in un dialogo con Anna citerà all’incirca uno dei momenti più commoventi in Avengers: Infinity War, la morte di Spider-Man tra le braccia di Iron Man quando disse:

Signor Stark, non mi sento molto bene

Per poi essere seguito da una sorta di dissolvenza nell’aria, proprio come il giovane Uomo Ragno.

L’identità di Elsa

L’intera storia narrata in Frozen è anche una vicenda che richiama ancora una volta il tema della diversità, anche da un punto di vista dell’orientamento sessuale. Per quanto non sia mai stato mostrato esplicitamente nei film, ipotizziamo che Elsa sia omosessuale, ma al momento non ha trovato ancora l’anima gemella, a differenza della sorella Anna, che prima di Kristoff era fidanzata con il superbo, maldestro e antipatico principe Hans delle Isole del Sud.

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La coppia sviluppa velocemente un’attrazione reciproca e Anna aveva chiesto alla sorella la benedizione affinché potessero sposarsi, ma Elsa non è d’accordo, in quanto si erano conosciuti troppo in fretta per arrivare a una decisione così importante in breve tempo. Questa lite si conclude proprio con le prime manifestazioni pubbliche dei suoi poteri.

Una questione dunque, quella dell’identità sessuale di Elsa, che è stata a lungo dibattuta nel tempo: pur non trattandosi (ad oggi) di una rivelazione esplicita della sua identità, a differenza di quanto accaduto nel corto Out o di quanto accadrà nella serie già piuttosto discussa The Owl House, dove il protagonista sarà dichiaratamente bisessuale.

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In Frozen 2 non ci sono stati riferimenti alla sessualità di Elsa, nonostante i registi ci abbiano pensato a lungo. Jennifer Lee aveva dichiarato che erano arrivati alla conclusione che la regina non fosse ancora pronta per alcuna relazione, lasciando ancora in sospeso (e non realizzata) la campagna lanciata dalla comunità LGBTQ+ nel 2016 su Twitter con l’hashtag #GiveElsaAGirlfriend.

Non c’è due senza tre

Il fatto è che Elsa è (ancora) non definita in alcun senso a livello sessuale, mentre lo è un po’ di più nella trama del film, divenuta finalmente regina dei Northuldra per consentire di convivere pacificamente con il popolo di Arendelle, ora sotto l’egida di Anna. Due regni, due sorelle; questo è l’happy ending che potrebbe anche concludersi qui. E invece no: ci attende un terzo capitolo, stando alle dichiarazioni dei registi che sono alle prese con Frozen 3, di cui sappiamo ben poco, ma tra questi scarsi dettagli, pare che questa pellicola completerà la trilogia di Frozen.

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Potrebbe anche trovare un compimento anche la vita amorosa di Elsa, con alcune teorie che vedono in Honeymaren, ragazza dei Northuldra, la prescelta per completare l’altra metà del cuore della regina. Non possiamo dire altro su questo nuovo lavoro in cantiere, ma sappiamo con maggiore certezza che il film arriva ora su Disney Plus e che possiamo rivivere la magia dei venti del Nord finalmente sul divano di casa nostra.

Per tutti i fan di Frozen, consigliamo il gioco di carte UNO a tema, oppure il libro The Art of Frozen 2