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Storia dei computer: hard disk e archiviazione dei dati

Pagina 1: Storia dei computer: hard disk e archiviazione dei dati

Introduzione

La maggior parte dei dati sui computer è conservata su supporti magnetici, cioè un flusso di dati binari (0 e 1) si registra magnetizzando piccoli pezzi di metallo integrati sulla superficie di un disco o nastro, in uno schema che rappresenta i dati. In seguito questo schema magnetico si può leggere e riconvertire in dati interpretabili dalle macchine e poi dalle persone. Questo è il principio dell’archiviazione magnetica, e il tema di questo articolo.

Storia dell’archiviazione magnetica

Prima dell’archiviazione magnetica il supporto principale per salvare i dati di un computer erano le schede perforate (schede di carta con fori che indicavano il dato binario), inventate originariamente da Herman Hollerith per il censimento statunitense del 1890.

L’inizio della storia dell’archiviazione magnetica è datato giugno 1949, quando un gruppo d’ingegneri e scienziati IBM iniziò a lavorare su un nuovo dispositivo di stoccaggio dati. Si trattava del primo dispositivo d’archiviazione magnetica per computer, un prodotto che rivoluzionò la storia della tecnologia. Il 21 maggio 1952 IBM annunciò l’unità a nastro IBM 726, all’interno del proprio IBM 701 Defense Calculator – che segnava il passaggio dai calcolatori a schede perforate a quelli elettronici.

IBM 726 – Clicca per ingrandire

Quattro anni più tardi, il 13 settembre 1956, un piccolo team d’ingegneri IBM di San José in California presentò il primo sistema d’archiviazione su disco, usato sul computer 305 RAMAC (Random Access Method of Accounting and Control).

Il 305 RAMAC poteva salvare 5 milioni di caratteri (proprio così, solo 5MB!) su 50 dischi, ognuno da 24 pollici di diametro, con una densità di soli 2 Kb/pollice quadrato. A differenza delle soluzioni a nastro magnetico, le testine di registrazione del RAMAC potevano spostarsi in qualsiasi posizione sulla superficie del disco senza leggere tutte le informazioni interposte tra i due punti. All’epoca questa capacità di accedere in modo casuale ai dati aveva un profondo effetto sulle prestazioni del computer, perché permetteva di scrivere e leggere dati a una velocità notevolmente superiore rispetto a quella possibile con le soluzioni a nastro.

In poco più di 60 anni l’industria dell’archiviazione magnetica ha fatto progressi fino a raggiungere i 3 TB (3000 GB) o più su dischi da 3,5″ che occupano un singolo alloggiamento di un computer.

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