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I giochi più sottovalutati di questa generazione

E anche questa generazione, dopo anni di emozioni e di titoli capaci di segnare in maniera indelebile la storia dei videogiochi, si sta avviando verso la conclusione. Manca infatti sempre meno all’arrivo delle nuove console che, senza ombra di dubbio, saranno ugualmente in grado di lasciare un segno in un’industria caratterizzata da una crescita costante e che non accenna a fermarsi.

Tanti sono i titoli che meritano di essere ricordati e, anche soltanto stendendo una lista generica, è  immediatamente possibile notare anche un’enorme varietà tra i diversi prodotti. Da Breath of the Wild a Death Stranding, passando per Forza Motorsport e il recentissimo The Last of Us Part II, c’è stato davvero spazio per tutti: questa generazione, insomma, può essere tranquillamente ricordata come una delle più complete a cui abbiamo mai assistito.

Ai capolavori appena citati se ne affiancano come detto tantissimi altri, tutti destinati a rimanere nella memoria dei video giocatori probabilmente per sempre. Allo stesso tempo non sono però mancati titoli che, per un motivo o per l’altro, non sono riusciti a centrare completamente l’obiettivo in questa direzione. Stiamo parlando di tutti quei “quasi capolavori”, di quei prodotti che forse avrebbero meritato più attenzione di quella che hanno ricevuto: noi di Game Division oggi vogliamo raccontarvi, insomma, di alcuni dei giochi più sottovalutati di questa generazione.

I giochi più sottovalutati, dal 2013 ad oggi

Quella che segue non è una classifica ma una lista, che non presenta alcun ordine particolare, ideata con l’obiettivo di ricordare quelli che sono i giochi più sottovalutati della generazione che si sta per concludere. Il lasso di tempo considerato va a comprendere i titoli usciti dal 2013, e quindi dall’approdo sul mercato di Xbox One e PlayStation 4, ad oggi: i sette anni, insomma, che hanno rappresentato in sostanza uno dei periodi più importanti della storia di questo settore.

Si è infatti trattato di una generazione nata e sviluppatasi nel pieno della rivoluzione digitale, in un periodo dunque dove social media e piattaforme analoghe hanno favorito un ricircolo della comunicazione tale da bombardare l’utenza da molteplici direzioni. Mai prima di allora infatti si era assistito a qualcosa del genere: al racconto così pronunciato, in termini di qualità e quantità, del videogioco all’interno del panorama dei media. Ciò nonostante è evidente come, in un contesto di questo tipo, si vadano inevitabilmente a passare in rassegna migliaia e migliaia di informazioni, e di conseguenza si rischi di perderne di vista molte che meriterebbero invece più rilievo. Andiamo a vedere insieme qualche esempio in proposito, iniziando tornando indietro di appena tre anni…

Hellblade: Senua’s Sacrifice

Il primo esempio che vi vogliamo portare è rappresentato da Hellblade: Senua’s Sacrifice, singolare hack and slash targato Ninja Theory uscito nel 2017. Il gioco è stato sì riconosciuto da pubblico e critica come una vera e propria perla, capace di evocare emozioni in maniera cruda e diretta nel cuore dei videogiocatori, ma avrebbe forse meritato più attenzione. Fattori come la durata esigua e una campagna pubblicitaria forse non troppo impattante, hanno fatto sì che l’avventura di Senua finisse rapidamente accantonata, lontana dall’attenzione del grande pubblico.

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Certo, coloro che hanno avuto modo di giocarci sono concordi sull’incredibile qualità del prodotto: Hellblade è infatti qualcosa di mai visto prima, che va a coinvolgere l’utente nella sua dimensione più profonda. Hellblade lavora sulla psiche, rappresentando in maniera incredibilmente accurata una condizione estrema sulla quale troppo spesso si tende a sorvolare. La percezione è comunque che il titolo avrebbe potuto raggiungere un pubblico molto più ampio, per venire annoverato in maniera definitiva tra i capolavori indiscussi di questa generazione. Vedremo se il sequel, annunciato a sorpresa come esclusiva Xbox, riuscirà ad ottenere una sorte migliore.

DmC Devil May Cry

Restiamo su un titolo Ninja Theory con quello che, a conti fatti, è stato uno dei prodotti più divisivi di questi ultimi anni: DmC Devil May Cry. Uscito a inizio 2013 su console di vecchia generazione, il titolo è poi stato riproposto in una migliorata Definitive Edition uscita nel 2015 su PlayStation 4 e Xbox One. Perchè includerlo nella lista dei giochi più sottovalutati della generazione? Sin dall’annuncio, DmC si è voluto porre come qualcosa di diverso dalla serie originale targata Capcom. Dal design dei personaggi, fortemente criticato dai fan più affezionati, alla trama raccontata il tutto è infatti stato oggetto di un restyling senza dubbio rischioso.

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Il risultato finale, però, è un prodotto assolutamente da tenere in considerazione: un gioco capace di intrattenere e di divertire, unendo a questi elementi un livello di sfida a tratti impressionante. DmC è insomma un titolo che merita almeno una seconda chance, partendo da una ricontestualizzazione del gioco in sé: percependolo come qualcosa di staccato dalla serie madre, cosa che effettivamente è in tutto e per tutto, l’avventura di Dante è una storia a sè stante in grado di regalare qualche ora di pura adrenalina.

Mad Max

Cambiamo ora genere spostandoci su un altro titolo, anch’esso con tutte le carte in regola per rientrare nella lista dei giochi più sottovalutati della generazione. Stiamo parlando di Mad Max: action adventure uscito nel 2015 e sviluppato da Avalanche, studio svedese dietro alla serie Just Cause e a prodotti come Rage 2 e Renegade Ops. Arrivato su PlayStation 4 e Xbox One poco dopo l’uscita nelle sale del pluripremiato film di George Miller, il gioco racconta le vicende di Max successive a quelle narrate nella pellicola con protagonista Tom Hardy.

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E lo fa costruendo nei minimi dettagli un’atmosfera, ideata tramite la sapiente realizzazione dell’ambientazione di gioco e da una colonna sonora capace di toccare le giuste corde. A questo si aggiunge un gameplay dinamico e ricco di opzioni di personalizzazione, che porta il giocatore a immergersi completamente nelle lande desolate del mondo di Mad Max. L’enorme successo del film non è però riuscito a trainare il gioco, che in termini di vendite ha raggiunto risultati modesti senza sfondare in maniera particolare. Le voci di corridoio su un possibile sequel si sono man mano sempre più affievolite, ma anche a cinque anni dalla sua uscita noi di Game Division non possiamo non consigliarvi Mad Max: un gioco che ancora oggi merita di essere provato almeno una volta, e che non ha nulla da invidiare a molti titoli più blasonati.

Assassin’s Creed Unity

Sì, abbiamo davvero inserito Assassin’s Creed: Unity nella lista dei giochi più sottovalutati della generazione. Prima di imbracciare torce e forconi aspettate però di sentire le nostre ragioni, che proveranno ad essere il più ponderato possibile. Iniziamo dicendo che sì: il primo capitolo totalmente “new gen” della serie Ubisoft è pieno di problematiche tecniche non trascurabili. La primissima release del gioco in particolare presenta modelli non rifiniti, glitch al limite della decenza e bug fastidiosi sin dalle primissime sezioni di gioco: da questo punto di vista, Unity è stato una vera fucina di materiale da meme per tutti gli appassionati e non solo.

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Volendo però spezzare una lancia in favore del titolo troviamo però dei fattori positivi che sarebbe scorretto non considerare. La trama raccontata è infatti tra le più interessanti dell’intera saga, e lo stesso discorso può valere anche per l’ambientazione. Assassin’s Creed: Unity è un viaggio nella Parigi rivoluzionaria del Settecento che riesce, tramite una serie di escamotage visivi e narrativi ad altissimo impatto, a rievocare alla perfezione uno dei periodi più importanti della storia dell’umanità. Nonostante gli evidenti problemi, ci sentiamo dunque di consigliarvi di dare una seconda opportunità a un gioco che, forse troppo in fretta, è stato etichettato come un prodotto peggiore di ciò che è realmente.

Ryse: Son of Rome

Il catalogo Xbox One presenta al suo interno una serie di esclusive di altissimo livello: da Ori and the Will of the Wisps a Gears 5, passando per Halo 5 Guardians e la serie Forza Horizon. Accanto a queste ne andrebbe aggiunta almeno un’altra, uscita a inizio generazione e passata troppo presto da potenziale esclusiva di punta a titolo passato in sordina molto velocemente. Ryse: Son of Rome è infatti un action adventure di prim’ordine, sviluppato dalla stessa Crytek già autrice di prodotti come il primo Far Cry, Crysis e il più recente Hunt: Showdown.

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Perchè è da considerare tra i giochi più sottovalutati usciti su Xbox One? In termini di vendite Ryse: Son of Rome ha raggiunto risultati perlopiù modesti, facendo segnare inoltre un’accoglienza tiepida da parte della stampa specializzata. Il gameplay, giudicato eccessivamente basico da una fetta importante di critica e pubblico, è insieme alla carenza di contenuti uno dei motivi alla base di questo flop totalmente inatteso. L’altra faccia della medaglia ci restituisce però un comparto grafico notevole e una trama davvero interessante: nel gioco vestiremo i panni di Marius Titus, comandante nella Roma neroniana impegnato nella sua missione di vendetta contro il popolo barbaro. Un vero e proprio must per gli amanti del genere storico, anche e soprattutto alla luce dei pochi titoli del genere presenti sul mercato.

The Last Guardian

Cambiamo lato passando a un’esclusiva PlayStation che sarebbe sbagliato non citare tra i giochi più sottovalutati di questa generazione: The Last Guardian, ultimo titolo sviluppato dal Team Ico. Il gioco, annunciato da Fumito Ueda nel 2007, ha attraversato uno sviluppo che sarebbe un eufemismo chiamare travagliato. Ritardi nello sviluppo, l’avvento di una nuova generazione e repentini cambi di piani in corso di lavorazione sono solo alcuni degli elementi che hanno ritardato l’uscita del titolo fino a dicembre 2016.

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All’arrivo nei negozi, The Last Guardian ha diviso pubblico e critica in maniera quasi radicale: da una parte in molti hanno elogiato il comparto artistico del gioco, unito a una narrazione emozionante e capace di colpire e coinvolgere sin dalle prime battute. D’altro canto, il gioco presenta una serie di meccaniche giudicate datate e non all’altezza della generazione corrente: elemento inevitabilmente figlio dei continui rinvii di cui abbiamo appena parlato. Al netto di tutto The Last Guardian è e rimane una perla che vale la pena recuperare ancora oggi: il viaggio del protagonista e di Trico è infatti una vera e propria esperienza a tutto tondo, da vivere almeno una volta nella vita.

Sunset Overdrive

Prima di Marvel’s Spider-Man, Insomniac Games si era già distinta per aver dato vita a personaggi come Spyro e Ratchet & Clank: anche soltanto questa è, comprensibilmente, una lettera di presentazione non da poco per uno studio di sviluppo di videogiochi. Nel mezzo troviamo Sunset Overdrive, uscito nel 2014 su Xbox One e purtroppo finito troppo rapidamente nel dimenticatoio: le scarse vendite non hanno infatti aiutato il gioco a raggiungere la notorietà che meritava, e nemmeno una buona accoglienza da parte della critica è servita a molto in questo senso.

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Il titolo, un dinamico shooter free roaming dal comparto artistico quantomai singolare, ci mette nei panni di un uomo impegnato a sopravvivere in un mondo popolato da mutanti: la fittizia cittadina di Sunset City è infatti rimasta vittima di un’epidemia, causata da un misterioso energy drink che ha reso la popolazione aggressiva. Il nostro protagonista potrà contare su una serie di escamotage, più o meno convenzionali, per sconfiggere una volta per tutte questa la minaccia: il prodotto finale è un cocktail frenetico di azione e follia, che noi di Game Division vogliamo assolutamente premiare come uno dei titoli migliori della scorsa generazione. In assoluto.

Menzioni onorevoli

Concludiamo questo nostro viaggio tra i giochi più sottovalutati della generazione che si sta per concludere con una serie di titoli che, a nostro avviso, meritano senza dubbio una menzione d’onore in questa speciale lista. Il primo tra questi è The Evil Within: survival horror sviluppato dal team Tango Gameworks, con a capo del progetto il “padre” di Resident Evil Shinki Mikami. I due capitoli della serie, usciti nel 2014 e nel 2017, sono un concentrato di elementi fortemente ispirati ai classici del genere: dallo stesso Resident Evil a Silent Hill, passando per una pellicola storica come Psycho di Alfred Hitchcock… Ma non solo. The Evil Within va infatti a rievocare tutti gli elementi che hanno reso grande il genere survival horror nella seconda metà degli anni Novanta, trasponendoli all’interno della generazione di PlayStation 4 e Xbox One con tutte le innovazioni del caso. E lo fa egregiamente, riuscendo perciò a ritagliarsi una propria identità: il responso del pubblico è però stato troppo tiepido, e il gioco non è riuscito a sfondare come avrebbe dovuto. Un vero peccato.

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Altro titolo degno di menzione è senza ombra di dubbio Nioh, souls-like sviluppato da Team Ninja capace di avvicinarsi a livello di esperienza a titoli come quelli a cui si va fortemente a ispirare. Proprio questi ultimi, di qualità troppo superiore, hanno però fatto sì che Nioh fosse a tutti gli effetti un “successo a metà”: chi ha avuto modo di giocarci sa quali sono le grandi qualità del gioco, ma è spesso concorde nell’affermare che forse i termini di paragone si rifanno a standard fin troppo elevati. Come esperienza a sé stante, in ogni caso, il titolo merita di essere vissuto senza se e senza ma.

Judgment, uscito in Giappone a fine 2018 e arrivato pochi mesi dopo anche in Europa, gode di un destino (purtroppo) molto simile. L’esperienza di gioco è davvero intensa, con un comparto narrativo coinvolgente e dal forte impatto emozionale: il protagonista Takayuki Nagami dovrà infatti indagare su una serie di omicidi che risulterebbero in qualche modo legati al suo passato, in un viaggio che vi terrà incollati allo schermo dall’inizio alla fine. Il titolo ha però la “colpa” di essere uno spin-off di Yakuza, serie dall’incredibile successo che ne ha in qualche modo limitato l’espressione delle enormi potenzialità.

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Concludiamo poi con D4: Dark Dreams Don’t Die, a parere di una nicchia di giocatori il vero titolo sottovalutato per antonomasia di questa generazione. Diretto dall’eclettico Hidetaka Suehiro, creatore peraltro di Deadly Premonition, il gioco ci mette nei panni di David Young: investigatore privato la cui moglie viene assassinata lasciando su di lui un trauma impossibile da superare. L’improvvisa scoperta di poter viaggiare nel tempo cambierà però le carte in tavola, e il nostro protagonista si troverà di fronte alla concreta possibilità di invertire le cose una volta per tutte. Una trama davvero avvincente se non fosse che Swery, spinto da motivi di salute, dovette abbandonare lo studio di sviluppo nel mezzo della lavorazione. Risultato? Dopo un prologo e due episodi, le vicende di D4 si interruppero in maniera brusca e inattesa, e a più riprese sia il direttore che Access Games hanno confermato che non ci sarà un continuo di alcun genere. Un titolo potenzialmente rivoluzionario, purtroppo mai completato.

La parola passa ora a voi giocatori: quali sono i giochi più sottovalutati di questa generazione a vostro parere?

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