Spazio

Pioneer 10 il 13 giugno 1983 andò oltre il sistema solare

Pioneer 10 è la prima sonda spaziale ad aver lasciato il sistema solare, ormai nei lontani anni Ottanta. Era, infatti, il 13 Giugno del 1983 quando il velivolo lasciò l’orbita di Nettuno, come sappiamo il pianeta più lontano del sistema in cui viviamo, il suo viaggio, però, era iniziato qualche anno prima, il 2 Marzo del 1972. Da subito la sonda iniziò a inviare messaggi alla Terra e così ebbe inizio quella che fu una delle primissime fasi dell’esplorazione spaziale che, ad oggi, ha assunto dimensioni ben diverse.

Spazio

Grazie a Pioneer 10 conosciamo molte più cose dello spazio esterno al nostro sistema solare, anche se la sonda non è stata l’unica ad aver segnato il record, a seguirla, infatti, Pioneer 11, lanciata il 5 Aprile del 1973. Scopriamo insieme la storia della sonda spaziale che per prima è arrivata dove nessuno aveva mai osato arrivare prima.

La storia di Pioneer 10

Dire che il lancio di Pioneer 10 fu pionieristico, oltre che un gioco di parole, è una verità assoluta, perché non mise in campo solamente la conoscenza tecnologica e ingegneristica fino ad allora sperimentata, ma diede il via a procedimenti che oggi sono diventati standard. Per esempio, l’utilizzo di Atlas-Centaur, che proprio nel 1972 ottenne uno dei primi grandiosi successi (dopo dieci anni di test, fallimenti e indagini per migliorarlo). Altlas-Centaur è lo stadio superiore per i veicoli di lancio che è stato protagonista, nei suoi sessant’anni di carriera, delle più importanti missioni NASA. L’esperimento Pioneer 10 ha segnato il primo utilizzo dell’Atlas-Centaur come veicolo di lancio a tre stadi. Il terzo stadio era necessario per far volare la sonda alla velocità di 51.810 km/h necessaria per il volo verso Giove. Ciò ha reso Pioneer 10 l’oggetto artificiale più veloce a lasciare la Terra, abbastanza veloce da passare la Luna in undici ore e da attraversare l’orbita di Marte, a circa ottanta milioni di chilometri di distanza, in sole dodici settimane.

Spazio

Già il 15 luglio del 1975, Pioneer 10 fece un incontro pericoloso con una serie di asteroidi viaggiando a venti chilometri al secondo. Dopo aver superato sorprendentemente questa fascia di rocce di grandezza variabile, la sonda iniziò il suo viaggio verso Giove. È proprio grazie a lei che abbiamo, infatti, le prime immagini del pianeta che fino ad allora si conosceva molto poco, contrariamente ad oggi i cui studi sono arrivati ad ottimi risultati. Durante il passaggio vicino Giove, il Pioneer 10 ottenne le prime immagini ravvicinate del pianeta, rilevando le cinture di radiazioni intense, localizzando il campo magnetico del pianeta e scoprendo che Giove è prevalentemente un pianeta liquido. Informazioni che gli studiosi, prima di allora, non avevano.

Dopo aver osservato da vicino Giove ed essere arrivato nei pressi di Nettuno, lasciando poi il nostro sistema solare nel 1983, Pioneer 10 vaga nello spazio profondo, sconosciuto. Uno degli ultimi messaggi inviati dalla sonda alla Madre Terra risale a diversi anni fa. Da ricordare, tra i messaggi più recenti, quello del 2001 che ha fatto ben sperare gli scienziati, battendo il record del successore Pioneer 11 che ha smesso di comunicare già nel 1996. Oggi, Pioneer 10 non comunica più con in nostro pianeta ma reca con sé a bordo un messaggio per chiunque potrà ritrovare la sonda una volta che essa subirà l’attrazione gravitazione di altri pianeti o di qualsiasi cosa ci possa essere là fuori.

Il messaggio di Pioneer 10

Con ogni probabilità, per il grande pubblico la caratteristica più importante della prima sonda robotica a lasciare il sistema solare è la famosa targa dorata, destinata a eventuali civiltà extraterrestri che potranno entrare in contatto con Pioneer 10. La placca della sonda dà informazioni di base sulla nostra civiltà, una sorta di messaggio nella bottiglia per esploratori che non possiamo ancora conoscere o essere certi della loro esistenza. Il messaggio è stato ideato dal Dr. Carl Sagan della Cornell University e disegnato da sua moglie, Linda Salzman Sagan.

Spazio

La targa rappresenta, a dire il vero, il primo tentativo di comunicazione extraterrestre, su di essa sono raffigurati un uomo e una donna che stanno davanti alla sagoma di un’astronave. La mano dell’uomo è alzata in un gesto di buona volontà e la costituzione fisica dell’uomo e della donna è stata determinata dai risultati di un’analisi computerizzata della persona media. La chiave per tradurre la placca sta nella comprensione della rottura dell’elemento più comune nell’universo, ovvero l’idrogeno. Questo elemento è illustrato nell’angolo sinistro della placca, in forma schematica, che mostra la transizione iperfine (cioè l’interazione magnetica tra gli elettroni e il nucleare dell’atomo) dell’idrogeno atomico neutro. Chiunque di una civiltà scientificamente istruita abbia una conoscenza sufficiente dell’idrogeno sarebbe in grado di tradurre il messaggio.

Oltre al famoso messaggio, il Pioneer 10 era dotato anche di una sofisticatissima apparecchiatura, molto all’avanguardia per l’epoca. A bordo della sonda, infatti, si possono trovare: un magnetometro vettoriale ad elio, un analizzatore di plasma, uno strumento di misurazione per particelle cariche, un telescopio a raggi cosmici, un telescopio tubo Geiger, un rilevatore di radiazioni intrappolate, un rilevatore di meteoroidi, un fotometro ultravioletto, un fotopolarimetro per immagini, un radiometro a infrarossi.

Le missioni Pioneer e Voyager

Oltre a Pioneer 10 e 11, nel corso degli anni altre sonde spaziali hanno iniziato il loro viaggio nel cosmo, parliamo delle missioni Voyager. Lanciate alcuni anni dopo, nel 1977, Voyager 1 e 2 si trovano ora oltre l’eliopausa e il confine interstellare, ed è ora a più di 152 unità astronomiche (UA) da noi, in cui un UA è la distanza media tra il Sole e la Terra. In altri termini, Voyager 1 ha percorso oltre 14 miliardi di miglia fino ad oggi, mentre suo fratello, Voyager 2, ha percorso oltre 11,7 miliardi di miglia. Serviranno, però, altri novantamila anni affinché Pioneer 10 possa nuovamente incontrare un sole e un possibile sistema stellare. Parliamo di HIP 117795, una stella arancione-rossa nella costellazione di Cassiopea, tenendosi a una distanza di 0,231 parsec (0,753 anni luce).

Spazio

Sia le sonde Pioneer, sia quelle Voyager continueranno il loro viaggio nel cosmo anche quando la Terra non esisterà più, e le informazioni di cui sono custodi, probabilmente, riusciranno a conservare la memoria della nostra civiltà anche a milioni di anni luce di distanza da noi. L’esplorazione dello spazio è ancora agli albori, ma sempre più tecnologiche sonde fanno capolino nel sistema solare, pronte ad esplorare quello che ci circonda e che ancora non riusciamo a comprendere. Se volete saperne di più sull’esplorazione spaziale attraverso l’utilizzo di robot, potete acquistare il libro Robot nell’Infinito Cosmico a questo link.