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Assassin’s Creed Valhalla, che armi utilizzavano i vichinghi?

A lungo chiacchierato e atteso, il nuovo Assassin’s Creed si è finalmente mostrato qualche settimana fa, prima con una elaborazione digitale di immagini a opera dell’artista BossLogic e poi con un trailer in computer grafica che ha fatto risvegliare molti dei fan della saga. Anche se ancora sono tanti gli interrogativi che circondano la nuova opera di Ubisoft, soprattutto sul fronte della narrazione, abbiamo ricevuto in questi giorni un considerevole numero di interessanti informazioni su alcuni aspetti del gameplay che fanno ben sperare per una rivisitazione della componente action-rpg dopo quanto proposto da Origins e Odyssey. L’ambientazione vichinga offre interessanti spunti sia per gli approcci via mare che via terra, ma anche per sperimentare con la componente micro-gestionale degli insediamenti, in quanto gli uomini del nord venuti dal mare non furono solo una forza distruttiva, ma si stabilirono anche sulla terraferma fondando centri e instaurando rapporti commerciali.

Tra le nuove feature, Assassin’s Creed Valhalla consentirà anche di condurre dei veri e propri raid per saccheggiare i territori nemici in cerca delle risorse necessarie o di lanciare assalti su più larga scala contro le fortezze sassoni. Il nuovo sistema di combattimento è stato presentato come “viscerale” e permetterà di colpire, smembrare e decapitare i nemici. Tra le armi in dotazione abbiamo visto asce, spade, scudi e persino la lama celata azionata sopra il polso. I Vichinghi sapevano utilizzare un gran numero di armi che impugnavano anche contemporaneamente con due mani. L’arsenale a disposizione poteva essere molto vario e dipendere anche dal proprio status economico. Un guerriero ben equipaggiato, si suppone potesse arrivare a trasportare fino a quattro o cinque armi oltre all’armatura, anche se molto probabilmente ne aveva con sé un numero inferiore.

Nonostante l’efferatezza, uno stile di combattimento sanguigno e l’assenza di una struttura come potrebbe essere quella della legione romana, è erroneo credere che attaccassero senza strategie guidati solo dal furore con cui venivano dipinti i Berserker. Considerata la scelta di non utilizzare più il livello numerico come valore guida, ma basare l’esperienza sul senso di potenza derivato da armi e abilità, in questo articolo cercheremo di offrire una panoramica su mezzi atti a offendere ed armature in uso presso le popolazioni scandinave e sulle tecniche di combattimento per fornire un’idea sulle possibilità storiche a cui Assassin’s Creed Valhalla può essersi ispirato per delineare il suo combat system. Le armi che copriremo infatti erano adatte ai combattimenti in formazione ravvicinata o libera, ma soprattutto per combattimenti corpo a corpo individuali, senza dimenticare che l’uso che ne veniva fatto poteva anche essere efficace contro i soldati a cavallo e per gli attacchi a distanza.

Le lance

Una delle armi vichinghe più comuni era la lancia. Era economicamente meno dispendioso produrre la punta di una lancia rispetto a una spada, bastava relativamente poco ferro e un bastone di legno – pare che il frassino fosse molto utilizzato – per avere un’arma completa che poteva essere fissata o meno tramite un rivetto. La lancia era uno strumento perfetto per diversi usi che variavano dalla caccia alle battaglie. Sarebbe però sbagliato credere che fosse un’arma solo dei combattenti con minori mezzi economici, infatti esistono ritrovamenti che mostrano lance con lame saldate in modo da presentare dei motivi e degli ornamenti o lance con intarsi decorativi. A seconda della forma e delle dimensioni della punta, la lancia poteva meglio soddisfare le sue funzioni. Letale e affilata, infatti, veniva usata a una o due mani, per tagliare, affondare nelle difese nemiche e poteva anche essere lanciata. In presenza di particolari ganci, veniva utilizzata per strappare lo scudo agli avversari e lasciarli esposti ad altri attacchi. Nella mitologia norrena, Gungnir è il nome della portentosa lancia di Odino, dio della guerra, che si dice fosse infallibile e realizzata dai nani, i migliori fabbri di tutto il cosmo.

La scure

Come la lancia, anche la scure nella sua forma più semplice era economica e facile da produrre, nonostante non mancassero esempi di teste d’ascia decorate con oro e / o argento (ad esempio l’ascia ritrovata a Mammen). La sua versatilità però era anche superiore a quella di una lancia, si tratta infatti dello strumento che molti contadini avevano fin dalla nascita e che poteva servire per i compiti più piccoli come il taglio della legna alla costruzione di una casa, un’imbarcazione, la caccia fino ad arrivare al combattimento e alla costruzione di fortificazioni temporanee che erano un elemento ricorrente delle strategie in territorio ostile. La forma della lama, della testa e la lunghezza dell’asta ne definivano la funzione e l’uso.

La scure a una mano poteva anche essere nascosta dietro uno scudo, risultando prontamente disponibile per l’uso e, vista comunque la leggerezza rispetto ad altre armi più imponenti, poteva essere lanciata con una precisione mortale. Le “asce barbute” erano caratterizzate da un bordo inferiore a uncino che risultava utile in combattimento per agganciare gli scudi avversari (Eivor ne impugna una). Un tipo più grande di testa d’ascia, con un ampio bordo curvo, montata su un lungo manico impugnato a due mani – che prese poi il nome di ascia danese – fu un’innovazione di fine X secolo e si suppone che fosse sviluppata come risposta all’aumento dell’uso della cavalleria in guerra. Queste grandi asce si trovano raffigurate nell’arazzo di Bayeux.

Coltello da combattimento

Come la lancia e la scure, il coltello richiedeva solo una quantità relativamente piccola di ferro e poteva essere usato per la caccia e la sopravvivenza in ambienti ostili oltre che in battaglia. Il coltello da combattimento, solitamente con manici di legno, osso o corno, veniva indossato in vita orizzontalmente, come testimoniamo le croci nella chiesa di S. Andrew in Middleton, nel North Yorkshire. Le lame dei coltelli da combattimento potevano avere forme diverse, ma erano relativamente larghe e pesanti rispetto ai coltelli da lavoro, ciò consentiva all’arma di assorbire la forza di contatto in modo più efficace rispetto a un coltello più leggero. Nella maggior parte dei casi erano armi sprovviste di guardia e ciò le rendeva sicuramente meno efficaci in parata. La più nota delle armi è il Sax – o Seax – che è assimilabile a un coltello lungo o una spada corta, ideale per l’uso in formazione ravvicinata, poiché poteva essere usato con grande efficacia senza richiedere movimenti ampi.

Le Spade

La spada era progettata esclusivamente per l’uso in combattimento e il fatto che servisse più metallo rispetto ad altri tipi di arma, la rendeva un oggetto per gli appartenenti a uno status sociale più elevato. I foderi sembrano in genere essere stati a più strati, con uno strato interno di pelle di pecora o tessuto per proteggere la lama, uno strato rigido di legno sopra e uno strato esterno di cuoio, in alcuni casi con un ulteriore strato di tessuto tra il legno e la pelle. Le spade vichinghe erano in genere piuttosto pesanti, ma la costruzione dell’elsa – formata da una guardia, una manica e un grande pomolo – permetteva di bilanciare l’arma. Una classificazione delle spade vichinghe in base all’elsa è stata sviluppata per la prima volta nel 1919 dall’archeologo norvegese Jan Petersen nel suo libro De Norske vikingesverd (“La spada vichinga norvegese”).

Le spade vichinghe nel corso del tempo cambiarono e si svilupparono continuamente. Uno dei ritrovamenti più sorprendenti è la spada di Langeid, un reperto risalente all’undicesimo secolo che inizia a mostrare ornamenti del tardo medioevo e iconografie cristiane che potrebbero essere un segno del processo di cristianizzazione che aveva investito le popolazioni norrene. Nel mondo vichingo si trovavano poi molte spade di origine franca, a volte combinate con pomoli prodotti localmente, altre con impugnature tipiche dei popoli germanici quindi è plausibile ritrovare in gioco anche armi apparentemente distanti dall’immaginario comune. Alcune delle iscrizioni su queste lame sembrano rappresentare i nomi dei produttori. Di questi, il più comune è Ulfberht, ma questo nome sembra essere stato usato oltre 200 anni dopo la sua prima apparizione a metà del IX secolo, e la qualità delle lame Ulfberht, così come l’ortografia del nome, variavano considerevolmente, suggerendo che potesse trattarsi di copie a opera di fabbri meno talentuosi che volevano sfruttarne il nome.

Archi e frecce

Le narrazioni contenute nelle saghe in prosa, si sa, tendono a esagerare gli eventi: si narra di tempeste di frecce scagliate, o stormi di corvi in picchiata, come a indicare un uso su larga scala di arco e frecce in battaglia. Sappiamo per certo che gli archi venivano usati per la caccia, ma non è comunque insolito che gli arcieri dessero il via all’azione prima che gli eserciti si chiudessero per combattere a distanza ravvicinata, o che potessero essere usati durante le battaglia navali. Le punte di freccia utilizzate nei combattimenti apparivano più leggere e strette di quelle adibite alla caccia, così da raggiungere lunghe distanze e penetrare le cotte di maglia. Scavi archeologici degli anni ’60 a Ballinderry in Irlanda e Hedeby nella Germania settentrionale hanno portato alla luce archi lunghi e frammenti di arco datati tra il IX al l’XI secolo. Il materiale preferenziale era il tasso, ma sono stati rinvenuti anche frammenti realizzati in legno d’olmo. Grazie alle ricostruzioni e ai test con repliche dell’arco lungo di Hedeby, si è riusciti a identificare un peso di circa 47 kg con una portata massima di 180 m.

Elmi, scudi e armature

Gli elmi e gli scudi erano relativamente comuni tra i vichinghi, mentre le armature era molto più rare. Gli elmi vichinghi, spesso raffigurati in altri media con le corna che sporgono da ambo i lati, non corrispondono a quelli originali. I guerrieri vichinghi meno facoltosi utilizzavano un elmetto di forma conica con una protezione nasale. Oltre alla variante in ferro più costosa, venivano realizzati con il cuoio bollito in modo da essere comunque resistenti per garantire protezione dai colpi. È difficile che i materiali organici si preservino per tutto questo tempo, a oggi infatti uno dei pochi caschi meglio ricostruito, è l’elmo di Gjermundbu. Si tratta di un manufatto in ferro che richiama l’archetipo dello Spangenhelm con un marcato apparato difensivo per gli occhi. Alcuni elmi erano dotati di una maglia di ferro rivettata sui bordi a protezione del collo.

La cotta di maglia è un tipo di armatura formata da anelli in ferro, e nonostante fosse pesante, manteneva una certa flessibilità che non impediva l’uso corretto delle armi. Le cotte di maglia erano progettate per fermare un’azione di taglio e assorbire l’impatto dei colpi anche se scarsa era la protezione contro un forte colpo concentrato e per una maggiore protezione dovevano essere indossate sopra a degli indumenti imbottiti. I vichinghi erano noti anche per essere degli abili tessitori. In una delle immagini di Assassin’s Creed Valhalla abbiamo intravisto delle armature che potrebbero essere definite lamellari, cioè composte da lamelle di vario materiale che solitamente si associano più facilmente ai mongoli o alle armature dei Samurai. Sono poche le prove che fanno riferimento a un uso estensivo nell’era vichinga, la maggior parte di queste provengono dall’area del Baltico. Gli scavi nella città commerciale di Birka, nella Svezia orientale, hanno portato alla luce armi e armature di influenza orientale che potrebbero risalire ai Cazari, all’Impero bizantino o al Califfato islamico.

Ciò su cui non si hanno dubbi è l’uso di uno scudo in legno di forma circolare. Al centro c’è una cupola di ferro chiamata umbone che serviva a proteggere la mano del portatore dello scudo. Questa è solitamente l’unica parte che si preserva, anche se uno dei più sorprendenti reperti è la nave recuperata a Gokstad, che aveva in dotazione 32 scudi rotondi del X secolo dipinti con vernice gialla e nera. Gli scudi in uso in battaglia erano relativamente sottili e le ricerche hanno dimostrato che si spaccherebbero facilmente se colpiti da frecce, asce o spade. Si ritiene quindi che fossero originariamente ricoperti di pelle di animale come rinforzo, mentre alcuni scudi potevano presentare rinforzi in metallo sui bordi o sul retro. Verso la fine dell’era vichinga (790 – 1066), furono usati scudi ad aquilone, illustrati anche nell’arazzo di Bayeux di cui abbiamo in precedenza parlato. È bene notare che durante l’era vichinga, i combattimenti furono fatti perlopiù a piedi, quindi è difficile che fossero adottati in massa rispetto allo scudo circolare.

Per approfondimenti potete consultare alcune delle fonti utilizzate per la stesura di questo articolo:

Weapons of the Viking Warrior – Gareth Williams, Johnny Shumate

Vikings at War– Kim Hjardar, Vekard Vike

Storia dei vichinghi. Viaggi, guerre e cultura dei marinai dei ghiacci – Donald F. Logan

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