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La storia dei processori Intel a 14 nm

Una tecnologia che merita un capitolo speciale nella storia di Intel è sicuramente il processo produttivo a 14 nm: da un lato è uno dei nodi produttivi più ottimizzati della storia, dall’altro i progettisti di chip non ne possono più. Dopotutto, questa tecnologia litografica è stata introdotta nel lontano 2014 con i processori Broadwell.

All’epoca, un chip quad-core con una frequenza turbo di 4 GHz era un prodotto di fascia alta; sembra assurdo, in particolare dopo l’introduzione della gamma Threadripper, ma le cose stavano così. Le CPU Broadwell (o Core di quinta generazione) rappresentavano la fase “tick” del famoso modello tick-tock dell’azienda: nella prima si introduce un nuovo processo produttivo, mentre nella successiva una nuova architettura che lo sfrutti al meglio.

I processori Skylake (o Core di sesta generazione) erano la fase tock e vedevano nel Core i7-6700K il modello top di gamma. Successivamente arrivò sul mercato Kaby Lake, la cui CPU ammiraglia (il Core i7-7700K) divenne nota per un particolare: die e dissipatore (IHS o heat spreader) non erano saldati, bensì “incollati” da della semplice pasta termica. Risultato? Il chip raggiungeva temperature troppo alte.

Questa scelta produttiva consentiva di risparmiare, e dal momento che AMD non offriva molta concorrenza (ricordate l’FX 9590?), il gigante blu se n’era approfittato. Nessuno poteva immaginare che, di lì a qualche mese, il Team Red avrebbe rivoluzionato il settore consumer e prosumer con i processori Ryzen e Threadripper.

Colta alla sprovvista, Intel si mosse rapida e, in soli 6 mesi, presentò al mondo i processori Coffee Lake (o Core di ottava generazione). Per far fronte all’aumento di unità d’elaborazione introdotto dai processori Ryzen, il Team Blue aveva aggiunto due core su tutta la gamma: gli i3 divennero CPU quad-core senza HT (HyperThreading), gli i5 passarono a 6 core/6 thread e gli i7, che vedevano nel Core i7-8700K il nuovo top di gamma, passarono a 6 core/12 thread.

In questo periodo, molti analisti si domandavano per quale ragione suddetti chip fossero a 14 nm anziché 10. In pochi ne erano a conoscenza, ma Intel aveva incontrato grossi problemi durante lo sviluppo del nuovo processo produttivo, poiché gli ingegneri si erano posti obiettivi troppo ambiziosi, tant’è che ancora oggi l’azienda ne paga le conseguenze.

La miglior CPU da gioco del 2018

Come avrete notato, il gigante blu non offriva ancora modelli i9, ma risolse il problema con l’uscita dei Coffee Lake Refresh (o Core di nona generazione). Con questa gamma, i chip i7 passarono a 8 core/8 thread, mentre le varianti i9 a 8 core/16 thread. Il nuovo top di gamma era il Core i9-9900K.

In quel periodo, AMD stava lentamente conquistando terreno grazie a prodotti dal maggior rapporto qualità-prezzo, ma faticava ancora molto in gaming per via delle basse frequenze. La situazione cambiò drasticamente quando l’azienda introdusse i Ryzen 3000, basati sulla nuova architettura ZEN 2.

I nuovi chip (grazie anche all’incremento dell’IPC, istruzioni per clock) riuscirono a colmare quasi del tutto il divario nelle prestazioni di gioco, tant’è che il Ryzen 5 3600 si è imposto come la CPU consumer più venduta del 2020 (per non parlare dell’eccellente rapporto qualità-prezzo del Ryzen 9 3900X).

Ancora una volta, Intel si ritrovava a inseguire e, per l’occasione, giocò l’ultima carta che gli era rimasta: abilitare l’HyperThreading su tutta la nuova gamma di CPU, i Comet Lake-S (o Core di decima generazione). Il nuovo top di gamma era il Core i9-10900K, una CPU da 10 core/20 thread e con frequenze altissime.

Oggi, alcune CPU di decima generazione vantano un ottimo rapporto qualità-prezzo, in particolare il Core i5-10400F (versione priva di GPU integrata) e il Core i7-10700KF (un processore ideale per il gaming). Fino a ottobre 2020, Intel era riuscita a conservare lo scettro delle prestazioni in-game e a non farsi surclassare in tutto quello che sfruttava il single core, come la suite Microsoft Office, i browser web e alcune task di Photoshop. In effetti, è incredibile che l’azienda sia riuscita a “tirare avanti” così a lungo, continuando a migliorare e a spremere un processo produttivo così vecchio.

Tuttavia tutto ha un limite e, infatti, i Ryzen 5000 hanno dato la stoccata finale al gigante blu. Per la prima volta, AMD offriva prestazioni superiori nei giochi e, conscia del vantaggio, decise anche di aumentare i prezzi. I ruoli si sono dunque invertiti: ora è Intel l’azienda che insegue.

Tale traguardo è stato raggiunto da una “piccola” azienda se paragonata a Intel e sull’orlo della bancarotta, il che ha del miracoloso. Come in ogni impresa, il gioco di squadra fa la differenza, tuttavia gran parte del merito è, ed è stata attribuito, alla dottoressa Lisa Su; il suo lavoro è stato ampiamente riconosciuto dagli esperti, infatti le è stato attribuito il Robert Noyce Award ed è stata il CEO più pagato del 2019.

Arriviamo così ai giorni nostri. Abbiamo testato i nuovi processori Rocket Lake-S (o Core di undicesima generazione) e vi invitiamo a dare un’occhiata ai risultati dei nostri test, decisamente interessanti: il nuovo top di gamma, il Core i9-11900K, pur perdendo 2 core rispetto al suo predecessore riesce a dare battaglia al AMD Ryzen 9 5900X nei giochi e in single-core nei carichi già citati in precedenza, ma fatica parecchio in multi-core e fa registrare un consumo superiore quando sotto stress. Anche il Core i5-11600K ottiene buoni risultati, affermandosi come valida soluzione rispetto al Ryzen 5 5600X per chi vuole assemblare un PC per giocare, navigare in rete e gestire tutti i propri documenti.

Nella situazione di crisi e shortage che stiamo vivendo, i veri punti a favore dei processori Intel di undicesima generazione sono però il prezzo e la disponibilità. Guardando ad alcuni shop online, come ad esempio NextHS o AK Informatica, vediamo che le nuove CPU Intel non solo sono disponibili all’acquisto, ma hanno dei prezzi davvero competitivi: il Core i5-11600KF costa 259 euro contro i 395 euro necessari per il Ryzen 5 5600X, il Core i7-11700KF costa 415 euro contro i 499 euro del Ryzen 7 5800X. Se diamo poi uno sguardo ai modelli entry level, vediamo che il Core i5-11400F è davvero interessante: con un prezzo di 169 euro è più economico del Ryzen 5 3600 e, se dovesse offrire performance equivalenti o superiori, potrebbe diventare il “best buy” delle configurazioni di fascia media; lo abbiamo appena ricevuto in redazione, vedremo come si comporterà nei nostri test. Per concludere, sembra che il Core i9-11900K sia l’unica delle CPU a risultare al momento indisponibile, ma con un prezzo di 615 euro (559 euro per la variante -KF) è anch’esso più economico del Ryzen 9 5900X, che costa 689 euro (ma offre ben 4 core in più).

E per quanto riguarda il futuro? Le CPU Alder Lake-S sono attese per fine anno e potrebbero rivoluzionare il mercato, grazie a una nuova architettura e il supporto alle memorie DDR5. In attesa delle novità di casa AMD, sembra proprio che tra fine 2021 e inizio 2022 ci aspettano mesi parecchio interessanti: staremo a vedere cosa succederà, nella speranza che la situazione che affligge il mercato rientri, o quantomeno migliori.

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